Storia..seconda parte...

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manstein

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apro un nuovo 3d causa...."sparizione" del vecchio 3d.....chiamero' quelli di "Chi l'ha visto?".....
Eravamo rimasti alla situazione di stasi dopo l'operazione Battleaxe....entrambi gli schieramenti,alleato e dell'Asse,stavano effettuando una corsa contro il tempo per rinforzarsi in uomini e mezzi.
Ipiu' favoriti erano gli inglesi,la legge degli affitti e prestiti stava partendo con i primi benefici:tutte le forniture militari ordinate alle industrie belliche americane nel 1939 dai francesi venivano dirottate verso gli inglesi,cari armati Stuart,Cannoni di medio e lungo calibro,vettovaglie e munizionamento venivano inviati senza sosta attraverso il Mar Rosso.
Piu' problematico appariva il rafforzamento dalla Madrepatria,bisognava attraversare il Mediterraneo,la presenza del XFliegerkorps in Sicilia creava qualche problema alle forze navali che attraversavano il Canale di Sicilia,comunque nel complesso i tre grossi convogli che compirono la traversata,sia per rifornire Malta che per rinforzare la presenza inglese in Egitto,subirono pochi danni dall'aviazione dell'asse......men che meno dalla marina da guerra italiana.
In questo frangente gli inglesi dovettero affrontare,dopo la presa di Creta da parte tedesca,la questione Siria,......la Siria era controllata da truppe francesi fedeli al governo collaborazionista di Vichy,rappresentava quindi una spina nel fianco del fronte inglese....un'eventuale sbarco tedesco sulle coste libanesi avrebbe aperto la via per un accerchiamento delle forze terrestri inglesi in Egitto.
Inizio' una campagna,molto rapida a dir la verita',contro la Siria che si risolse in un mese,non fu inizialmente molto considerata dall'Okw,molto impegnato nella Campagna di Russia che incominciava a dare i suoi problemi logistici e materiali,...che decidette di inviare molto tardi,a dir la verita',delle squadriglie di Bombardieri per poter far pendere la bilancia dalla parte francese l'esito della campagna.....
 
...piu' tardi si apri un altro fronte,militarmente di marginale importanza ma logisticamnet importantissimo,quello iraniano.
La continua avanzata tedesca in Russia aveva preoccupato non poco Churchill,i suoi strateghi militari davano per conclusa l'Operazione Barbarossa per la fine del 1941 o al massimo per i primi mesi del 1942,in quanto sapeva benissimo che liquidato i sovietici Hitler si sarebbe occupato della Gran Bretagna....quindi quando tramite l'ambasciatore russo a Londra Stalin chiese aiuto alle potenze occidentali....Churchill fu ben lieto di offriglielo.
Stalin chiedeva, e lo chiese fino al 1944,l'apertura di un secondo fronte in Europa o in Scandinavia per cercare di distogliere parte delle armate tedesche dal teatro di operazioni russo....bisogna pero' notare che l'apertura di un secondo fronte era una "fissa " anche di Churchill...elaboro',di concerto con i suoi strateghi dello S.M.Imperiale,un piano che inizialmente prevedeva la sconfitta delle forze dellì'Asse in Cirenaica e Tripolitania e un successivo sbarco in Sicilia e Sardegna e da quest'ultima massicci attacchi aerei sulle citta' italiane,che avrebbe fatto crollare le velleita' di guerra italiane.
L'operazione fu scartata dai comandanti in capo che si succedettero nel teatro di operazioni medio-orientale per due motivi...il logistico e il fatto che Rommel non era un osso tenero....comunque ritornando al filo conduttore si profilava un crollo sovietico il quale avrebbe avvicinato pericolosamente i tedeschi ai campi petroliferi iraniani.
In Iran esisteva una rete di spie e organizzativa tedesca che aveva spinto la Scia' ad adottare una linea di politica estera filo-tedesca,...gli Inglesi ,di concerto con i Russi, avevano intimato al governo iraniano una specie di ultimatum per espellere tutti i diplomatici e non tedeschi dai territori persiani.
Dopo aver ricevuto risposte,giudicate non sufficienti,tre divisioni russe da nord,due divisioni indiane dal Pakistan e tre divisioni dall'Iraq invadettero il paese,...la lotta fu di breve durata e non intensa gli alleati avevano come obiettivo i pozzi petroliferi iraniani ,che conquistarono con relativa facilita'...entro 10 gg. dall'inizio delle operazioni fu firmato l'armistizio e il figlio dell Scia' fu posto a capo di un governo filo-inglese....
 
......dopo aver sistemato la situazione politica medio-orientale Churchill,puntava ad una risoluzione del conflitto in Africa Settentrionale ,per due evidenti ragioni:la prima perche' la perdita dell'Egitto avrebbe avuto delle ripercussioni enormi a livello internazionale e a livello di stabilita' interna nelle colonie,a questo proposito occorre dire che esistevano sia in India che in Egitto diverse spie di origine tedesca che "indigena",.....la seconda che che finalmente aveva la possibilita' l'esercito alleato di infliggere una sconfitta alle forze tedesche.
Come prima mossa Churchill congedo' Wawell sostituendolo con Auckinkeck,pensando in questo modo di portare un Generale che "seguisse" di piu' i suoi ordini considerato che Wawell per attaccare aveva espresso numerose condizioni..specie dopo il fallimento di Battleaxe,.....dopo aver visionato il teatro delle operazioni Aucklinkeck e Cunningham,futuro capo delle operazioni in Crusader,richiedettero parecchi rinforzi di uomini e mezzi che deprimettero Churchill....qui segui' una serie di missive "cocenti" tra il primo ministro e il Generale....
 
....i problemi alleati erano ben diversi da quelli delle truppe dell'Asse:infatti le truppe italiane erano ancora alle prese con la trasformazione in divisioni tipo Africa Settentrionale da divisioni metropolitane quali erano come arrivate in Libia e poi bisogna aggiungere la cronica mancanza di rifornimenti che assillava sia le truppe tedesche che italiane.
In questo periodo venivano provati vari sistemi di trasferimento truppe:tramite sommergibili,tramite aerei d trasporto il viaggio di navi da battaglia....pero' purtroppo queste soluzioni erano solo pagliativi....Rommel voleva Tobruk e anche Bastico e Gambara...erano entrambi convinti che prima di un'ulteriore avanzata in Egitto occorresse eliminare la resistenza britannica nella piazzaforte.
Rommel richiedeva rinforzi,ma ben due viaggi all'Okw e a colloquio con Hitler gli furono vani,ottenne solamnete nuovo materiale e uomini di rincalzo.......pero' il problema piu' assillante era la sicurezza ai convogli che partivano dall'Italia...l'Okw non voleva assumersi l'onere del controllo in quanto,parole di Braunisch,sarebbe stata un'ingerenza troppo grande nei confronti dell'alleato italiano.
Le perdite pero' continuavano il passaggio nelle vicinanze di Malta era pericolosissimo,si penso' di attuare una rotta diversa ovvero di passare il piu' possibile vicino alla Grecia lontano dalle basi aeree di Malta,...il problema era il consumo di nafta molto elevato e per i convogli piu' lenti la zona ove i caccia italo-tedeschi ove non avrebbero potuto per difficolta' logistiche assicurare la copertura sarebbe stata piu' lunga.
Si penso' ad affiancare ai cacciatorpediniere di scorta ai convogli, anche navi da battaglia,ma anche qui l'eccessivo consumo di nafta e il ricorso ad altri cacciatorpediniere per proteggere le navi da battaglia ,limito' l'uso di questa soluzione.
Le perdite si facevano sentire :un convoglio carico di pezzi d'artiglieria adatti all'assedio di Tobruk in preparazione da 3 mesi fu affondato nelle vicinanze di Tripoli,un carico di carri tedeschi per Rommel fu affondato al largo di Malta.....la situazione appariva pesante solamente per resistere ad eventuale attacco alle forze britanniche non per attaccare Tobruk.....
 
Ciao Manstein ;)

ho comprato "Achtung Panzer ! " di Guderian, edizioni Hobby&Work.

Parte dal 1914 e arriva al 1937, molto interessante ;)

ciao :)
 
Scritto da harley-law
Ciao Manstein ;)

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Parte dal 1914 e arriva al 1937, molto interessante ;)

ciao :)
Ciao Harley-law,...l'ho letto si e' interessante....:) :) :) ;)
 
....le difficolta' italo-tedesche non erano conosciute appieno dagli alleati che comunque riuscirono ,grazie alla continua pressione di Churchill e all'arrivo di notevoli rinforzi a preparare un'offensiva per i primi di novembre.
Loffensiva fu poi spostata al 18 Novembre causa l'arrivo incompleto dei carri,poi per il mancato arrivo dei complementi,ed infine per l'addestramento degli uomini suoi nuovi carri Stuart americani.
L'offensiva doveva essere attuata su 3 linee:La Northern Linee,La Central Linee,La Southern Linee......
 
Oggi su History Channel...c'era un bel documentario sulle truppe d'elite' o speciali tedesche durante la seconda guerra mondiale.....qualcuno l'ha visto...????
 
Scritto da harley-law
Ciao Manstein ;)

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Parte dal 1914 e arriva al 1937, molto interessante ;)

ciao :)

che bello..!! uno di questi giorni lo prendo anch' io...:)
 
Scritto da manstein
Oggi su History Channel...c'era un bel documentario sulle truppe d'elite' o speciali tedesche durante la seconda guerra mondiale.....qualcuno l'ha visto...????

sarebbe interessante richiedere che chi ha un registratore digitale o una scheda di aquisizione possa registrarli e metterli in condivisione tramite ad es un sito tipo

www.enkeywebsite.net

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...ssssst..senza che lo legga il Wild altrimenti ci Coventryzza...
:rolleyes: :p ;)
 
Scritto da pippero
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...ssssst..senza che lo legga il Wild altrimenti ci Coventryzza...
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....si puo' fare...ciao pippero......comunque lunedi sera "speciale" stalingrado ......Von Paulus-Ciukov....sempre su History Channel
 
Ciao Manstein, ho ritrovato il thread :)




BATTAGLIA DI CAPO SPADA

di Tansini Davide

Data: 19 luglio 1940.
Luogo: Mar Egeo, nei pressi di Capo Spada.
Eserciti contro: flotte Italiana e Inglese.
Contesto: seconda guerra mondiale.
Protagonisti:
Contrammiraglio Ferdinando Casardi, Comandante 2a divisione di incrociatori leggeri;
Capitano di Vascello Collins, Comandante dell’incrociatore leggero Sydney;
Capitano di Vascello Umberto Novaro, Comandante dell’incrociatore leggero Bartolomeo Colleoni;
Capitano di Fregata Nicholson, Comandante del cacciatorpediniere Hyperion.

La battaglia



Nel luglio 1940 Supermarina – il Comando Supremo della Marina italiana – decise di dislocare alcune navi da guerra nella base di Lero, a Rodi, con l’intento di attaccare gli eventuali convogli inglesi in transito tra la l’Egitto e i Dardanelli. Per questo compito gli alti comandi italiani ritennero conveniente impiegare la 2a divisione incrociatori leggeri di stanza a Tripoli – il Bartolomeo Colleoni e il Giovanni dalle Bande Nere – comandata dal Contrammiraglio Ferdinando Casardi.

Questa scelta venne dettata da diverse ragioni. Come le altre quattro unità gemelle che costituivano la classe Condottieri – Alberico da Barbiano, Alberto da Giussano, Armando Diaz e Raffaele Cadorna – i due incrociatori erano stati progettati per opporsi ai cacciatorpediniere, navi assai veloci ma poco armate e corazzate. Per ottenere una velocità piuttosto elevata, si era dovuto progettarli con un contenuto dislocamento: la corazzatura venne perciò ridotta ad appena 24 millimetri, permettendo una cospicua diminuzione del dislocamento – solamente 6.500 tonnellate – e un proporzionale aumento di velocità, che raggiunse il valore massimo di 37 nodi. L’armamento principale – 8 cannoni da 152 millimetri e 4 tubi lanciasiluri – avrebbe consentito a queste unità di inseguire ed impegnare qualsiasi cacciatorpediniere nemico tenendosi fuori dalla gittata dei suoi proietti, e nel contempo di sfuggire rapidamente ad unità pesantemente armate. Progettati nel 1925 e varati nel 1930, erano gli incrociatori più vecchi della Regia Marina italiana: a causa della bassissima protezione erano scherzosamente chiamati “incrociatori di carta”. Nel 1932 la corazzatura dovette essere portata a 32 millimetri affinché le navi non soffrissero eccessivamente i colpi di mare: aumentò così il tonnellaggio complessivo e la velocità venne di conseguenza diminuita. Grazie al ridotto dislocamento questi incrociatori consumavano poca nafta: nelle basi del Dodecaneso – difficilmente rifornibili dal lontano territorio metropolitano – era infatti necessario schierare unità che consumassero poco carburante. La scarsezza di combustibile condizionò la Marina italiana per tutta la durata del conflitto, portando al blocco quasi completo delle operazioni dall’estate del 1942.

Alle 21.00 del 17 luglio i due incrociatori salparono da Tripoli alla volta di Lero. Il giorno seguente uscì da Alessandria d’Egitto una formazione britannica diretta verso l’Egeo. Essa era costituita da due gruppi, comandati dal Capitano di Vascello Collins: il primo – agli ordini dello stesso Collins – comprendeva l’incrociatore leggero Sydney e il cacciatorpediniere Havock ed aveva il compito di perlustrare il Golfo di Atene; il secondo gruppo – al comando del Capitano di Fregata Nicholson – era formato dalla 2a flottiglia cacciatorpediniere – Hyperion, Ilex, Hero e Hasty – ed aveva l’ordine di compiere una ricognizione antisommergibile nelle acque fra l’isola di Caso e Creta, prima del passaggio di un convoglio britannico. Nella stessa giornata Supermarina ordinò al Comando Aereo di Rodi di effettuare ricognizioni aeree sul Canale di Cerigotto, dove sarebbero transitati i due incrociatori di Casardi, e di garantire alla formazione italiana la copertura aerea durante la traversata dell’Egeo. All’alba del 19 luglio la formazione italiana si trovava all’ingresso dell’Egeo, in navigazione a 25 nodi con rotta 75°.

I pochi ricognitori che avevano sorvolato quel tratto di mare per tutta la giornata precedente non avevano rilevato alcuna unità nemica, perciò il percorso fu ritenuto abbastanza sicuro. Alle 6.17 le vedette del Bande Nere scorsero all’orizzonte – controsole – i profili di quattro navi da guerra. Pochi minuti dopo esse vennero identificate come cacciatorpediniere britannici in rotta verso Sud-Ovest: le navi di Nicholson. Casardi decise di attaccare queste unità, veloci quanto i suoi incrociatori ma molto meno armate: aumentò la velocità fino a 30 nodi e accostò a sinistra, badando bene a tenersi fuori portata dell’artiglieria nemica, assai pericolosa per le sue deboli navi. Alle 6.27 il Colleoni e il Bande Nere aprirono il fuoco dalla distanza di 17.500 metri.

La flottiglia britannica venne colta di sorpresa: appena scorte le vampate delle salve italiane, Nicholson ordinò di ritirare gli apparati di scoperta antisommergibile, di invertire la rotta e di aumentare la velocità a 35 nodi per sfuggire al pericoloso cannoneggiamento. Comunicò subito dopo a Collins l’attacco da parte di due incrociatori italiani di classe Condottieri. Collins, che stava terminando la sua ricognizione 60 miglia a Nord-Est, non rispose al messaggio ma ordinò alle sue unità di invertire la rotta e di aumentare la velocità a 35 nodi: sua intenzione era di portare il più velocemente possibile le navi italiane sotto il fuoco del Sydney, mantenendo il silenzio radio per non scoprirsi al nemico. Casardi si lanciò all’inseguimento dei cacciatorpediniere di Nicholson: non aveva infatti motivo di ritenere inattendibili le rilevazioni aeree della giornata precedente, perciò non sospettava neppure lontanamente la presenza di un incrociatore britannico in quelle acque. D’altra parte catapultare gli idrovolanti imbarcati sugli incrociatori avrebbe costretto ad una forte riduzione di velocità, con il rischio di perdere il contatto con le unità nemiche.

Il cannoneggiamento italiano – anche se intenso – si rivelò infruttuoso, a causa del mare agitato e dello scarso addestramento degli artiglieri. Alle 6.43 le navi britanniche lanciarono alcuni siluri da 18.000 metri e virarono a Nord, avvolgendosi in cortine fumogene. La formazione italiana cessò allora il fuoco per sganciarsi dai pericolosi ordigni, permettendo ai cacciatorpediniere di portarsi a 24.000 metri. A questo punto Casardi decise di serrare le distanze, anche col rischio di esporsi al fuoco nemico: alle 6.50 fece aumentare la velocità a 32 nodi ed accostò per 60°, portandosi in rotta perpendicolare alla flottiglia inglese. Nicholson, vedendo il nemico avvicinarsi celermente, dovette virare a Nord-Est. Le navi italiane presero anch’esse questa rotta, in ogni caso la più rapida per raggiungere Lero. Contemporaneamente i cannoni italiani riaprirono il fuoco. Questo secondo cannoneggiamento si interruppe alle 7.05: i telemetristi italiani si trovarono in cattiva posizione rispetto al sole, e le navi britanniche ne approfittarono per virare a Nord. Casardi – ritenendo pericoloso questo continuo spostamento verso Settentrione – ordinò di accostare per 60°, costringendo la formazione inglese a riprendere la rotta precedente. Alle 7.22 il Contrammiraglio comunicò la situazione a Lero e richiese l’intervento dei bombardieri stanziati a Rodi: infatti, neppure uno degli aerei promessi si era fino ad allora visto.

A causa della foschia gli incrociatori italiani non poterono avvistare le navi di Collins, che durante l’inseguimento si erano dirette a tutta velocità verso la zona dello scontro. Alle 7.30 l’incrociatore britannico – avvolto nella nebbia – aprì il fuoco da 18.300 metri di distanza. Casardi, colto di sorpresa, ordinò immediatamente di accostare per 150° e di rispondere al fuoco: i telemetristi italiani non riuscivano però a vedere il nemico, così che il tiro risultò quasi completamente casuale. Il Bande Nere fu raggiunto da una granata da 152 millimetri, che scoppiò sotto coperta presso l’albero di trinchetto uccidendo quattro uomini e ferendone altrettanti. Anche il Sydney venne colpito da un proietto italiano, che attraversò il fumaiolo prodiero e ferì leggermente un marinaio inglese. Gli italiani credettero da principio di fronteggiare ben due incrociatori britannici: l’Havock era stato infatti confuso con un’unità gemella del Sydney. Casardi ordinò di stendere una cortina di fumo per coprire la ritirata delle sue navi: i cacciatorpediniere nemici avevano infatti invertito la rotta e anche la loro artiglieria avrebbe potuto rivelarsi micidiale per i fragili incrociatori. Alle 7.46 Casardi ordinò di cessare la copertura fumogena, poiché il tiro britannico era diventato impreciso. Diradatosi il fumo, gli italiani rilevarono erroneamente due incrociatori di classe Leander, la cui distanza non era ancora misurabile coi telemetri. Dopo più di un’ora di inseguimento, le navi si trasformarono da inseguitrici ad inseguite!

Creta chiudeva alla formazione italiana la fuga verso Sud. Vi erano perciò due possibilità: verso Est, così da raggiungere Lero con un ampio giro, oppure verso Sud-Ovest, verso il mare aperto, in modo da sfruttare l’alta velocità per liberarsi degli inseguitori. Con la prima soluzione – durante la stretta virata che gli incrociatori italiani avrebbero dovuto compiere – le navi nemiche si sarebbero avvicinate notevolmente, e con esse le pericolose bordate d’artiglieria. Con la seconda possibilità si sarebbero per lo meno mantenute le distanze dagli inseguitori, e minori sarebbero state le probabilità di essere raggiunti da proietti nemici. Inoltre Casardi sapeva che verso Occidente la situazione era tranquilla, mentre verso Oriente nulla gli impediva di imbattersi in altre unità nemiche. Perciò alle 8.00 il Contrammiraglio italiano ordinò alle sue navi di virare a Sud-Ovest. Collins approfittò della posizione favorevole e tentò di tagliare la strada agli incrociatori avversari: diede perciò ordine all’Havock di raggiungere gli altri cacciatorpediniere e di inseguire il nemico alla massima velocità. Le navi inglesi uscirono dalla foschia e a quel punto gli italiani si resero conto che nella formazione inglese vi era un solo incrociatore. Entrambe le parti ripresero quindi a scambiarsi cannonate. I veloci cacciatorpediniere di Nicholson cominciarono a serrare le distanze, tanto da poter piazzare qualche salva a cavallo della formazione italiana. Ma il forte vento di maestrale e le ondate costrinsero i contendenti ad inserire dispositivi giroscopici nei circuiti elettrici dell’artiglieria: con ciò era possibile neutralizzare la perdita di salve dovuta a rollio e beccheggio, sebbene le bordate venissero notevolmente ritardate.

Alle 8.10 le navi di Casardi si trovavano all’altezza di Capo Spada. Otto minuti dopo gli incrociatori italiani accostarono a sinistra per evitare l’isolotto di Agria. Improvvisamente, alle 8.23 accadde l’irreparabile: il Colleoni venne colpito da un proietto che esplose nella sala macchine lasciando la nave alla deriva. Attorno all’incrociatore cominciarono a levarsi sempre più numerose colonne di acqua e fuoco, quasi nascondendolo alla vista. Nonostante si moltiplicassero i colpi a segno sulla nave, i pezzi del Colleoni continuarono incessantemente a tuonare. Ma in pochi minuti 38 cannoni britannici ebbero ragione sulla valorosa nave: ben presto le caldaie di prua vennero colpite, così che l’artiglieria – rimasta senza energia – dovette cessare la strenua difesa. Dovunque vi erano incendi ed esplosioni. Alle 8.29 i cacciatorpediniere britannici lanciarono alcuni siluri, di cui uno distrusse l’intera prora dell’incrociatore. L’equipaggio, che fino ad allora non aveva lasciato i posti di combattimento, salì in coperta per abbandonare la nave ormai distrutta.

Poco dopo altri due siluri esplosero a dritta: il Colleoni, sbandato a dritta, cominciò ad imbarcare acqua e si capovolse inabissandosi con 150 marinai. Il Bande Nere assistette alla distruzione del suo gemello, ma dovette continuare la fuga senza poter far nulla per salvarlo. Alle 8.30 un idrovolante italiano comparve sul luogo del combattimento: il primo aereo nazionale ad essersi sino ad allora visto. Alle 8.50 un proietto britannico trapassò il castello di prua del Bande Nere ed esplose nei compartimenti inferiori causando 4 morti e dodici feriti. Poco dopo una caldaia si surriscaldò e dovette essere isolata, facendo scendere la velocità a 29 nodi. Le navi inglesi cominciarono allora ad avvicinarsi: alle 9.15, con notevoli sforzi, la velocità fu riportata a 32 nodi. Il Sidney nel frattempo era stato inquadrato da sempre più salve del Bande Nere ed aveva quasi esaurito le munizioni delle torri di prua. Alle 9.26 la formazione inglese cessò il fuoco e accostò a dritta: la battaglia di Capo Spada si era conclusa.

I cacciatorpediniere Hyperion, Ilex e Havock ritornarono indietro e recuperarono 525 naufraghi del Colleoni, fra cui il comandante, Capitano di Vascello Umberto Novaro, gravemente ferito, che morì ad Alessandria quattro giorni dopo: gli venne assegnata la medaglia d’oro per il valore dimostrato nel combattimento, in rappresentanza di tutto l’equipaggio. Alle 11.30 sei trimotori S-79 attaccarono le navi inglesi, che sospesero subito le operazioni di recupero lasciando parecchi marinai italiani in mare. Alle 13.30 sei bombardieri S-81 assalirono la formazione: una bomba trapassò lo scafo dell’Havock rendendone inagibile una caldaia. Altre incursioni – alle 17.00 ed alle 18.30 – non ebbero conseguenze. Il Bande Nere si era diretto nel frattempo verso Bengasi, dove arrivò la sera del 20 luglio.

Dopo questa sconfitta la Marina italiana non cercò in Casardi un capro espiatorio: egli sì avrebbe dovuto portare le navi affidategli a Lero senza esporle a rischi, ma se le ricerche aeree fossero state effettuate con accuratezza, certamente non avrebbe attaccato i cacciatorpediniere britannici – la cui inferiorità rispetto agli incrociatori italiani era comunemente accettata – per non esporsi ai micidiali proietti del Sydney. Responsabilità anche del Comando Aereo, e di Supermarina, che commise certamente l’errore di schierare a Rodi quei due fragili incrociatori, ritenendo la rapidità un vantaggio per le unità basate nel Dodecaneso: in un mare chiuso e disseminato di isole come l’Egeo, in cui manovrare è difficoltoso, una robusta corazzatura – come quella degli incrociatori leggeri di classe Garibaldi – si sarebbe dimostrata ben più utile dell’alta velocità.

Se da un lato la perdita del Colleoni non ebbe grandi effetti sull’economia della flotta, dall’altro fece nascere seri dubbi sull’efficienza della flotta nazionale: dopo la battaglia di Punta Stilo – dieci giorni prima – e lo scontro di Capo Spada la Marina italiana non era riuscita ad infliggere alcun danno alla Royal Navy, contrariamente alle aspettative. Del resto, già prima del conflitto molti gerarchi non riponevano alcuna fiducia nella tanto decantata superiorità navale dell’Italia – praticamente virtuale – che si tramutò in autentica inferiorità meno di quattro mesi dopo, col disastro di Taranto.

testo di Tansini Davide
Bibliografia
La Sierra, Luis de: La guerra navale nel Mediterraneo 1939-43, Mursia;
Infante, Nino - Nava, Massimo: Le belle navi che non tornarono, Libritalia;
Arrigo Petacco Arrigo: Le battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale, Mondadori;
Rocca, Gianni: Fucilate gli ammiragli, Mondadori;
Rocca, Gianni: I disperati, Mondadori.


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tratto da Storia Militare del febbraio 2002

GLI STEREOPITI E LA REALTA' SUGLI EQUIPAGGIAMENTI INVERNALI DELLE TRUPPE ITALIANE IN RUSSIA DURANT LA SECONDA GUERRA MONDIALE.

Hovoluto ,visto ache la stagione,discutere su di un'argomento molto trattato durante il dopoguerra che ,secondo la rivista,ha molti lati oscuri...potremo tutti insieme discutere l'argoomento e portare a conoscenza altri documenti.

Sui libri di memorie e anche di storia la campagna di Russia del 1941-43 e' assurta a simbolo dell'impreparazione militare italiana nella seconda guerra mondiale.L'immagine stereopitata e' quella del fantaccino armato di un inutile moschetto,che si trascina semiassidenella neve con indosso scarpe di cartone e pastrano sdrucito.Il regime ed i vertici militari sono stati accusati di aver voluto invadere la Russia,mandando allo sbaraglio una intera armata male equipaggiata e non idonea ad operare nella steppa a -40°.Sotto accusa sono stati la quasi totale mancanza di mezzi corazzati,di moderne artiglierie controcarri,di mitra per l'armamento della fanteri e sopratutto di vestiario in grado di proteggere i soldati dai rigori del clima invernale.Colonne di fanti appiedati,sparute forze corazzate dotate di carri da 3 e 6 tonnellate,alpini con i propri muli prparati alla guerra da montagna spediti a combattere nelle pianure ucraine contro truppe nemiche di stirpe mongola avvezze a climi rigidi,abbondantemente fornite di potenti carri T34,temibili lanciarazzi detti "organi di Stalin",efficienti mitra Pepescia,cappotti e stivali e copricati foderati di pelliccia.Oltre allo squilibrio qualitativo e quantitativo delle forze in campo,fu l'imprevidenza dello Stato maggiore del Regio Esercito ed in particolare dei servizi logistici,che,risultando incapaci di assicurare i rifornimenti essenziali alle truppe schierate sul Don,contribuirono in maniera determinante alla catastrofica ritirata ed alla distruzione di 10 tra le ns. migliori divisioni.Questo bagaglio di nozioni fa parte ormai dell'immaginario collettivo e viene considerato come verita' storica sia dai profani che dagli storici di professione.
Davvero i servizi logistici fallirono cosi' miseramente in Russia ,lasciando decine di migliaia di soldati alla merce' dell'inclemenza del tempo?Limitando in questa sed la trattazione al servizio di commissariato,branca vestiario ed equipaggiamenti,davvero lo stato maggiore del Regio Esercito fu cosi' negligente da non studiare in tempo i provvedimenti necessari al CSIR (Corpo Italiano Spedizione in Russia) prima e all'Armir (Armata Italiana in Russia)nel secondo inverno in Russia ad affrontare il gelo e le temperature glaciali caratteristiche del fronte orientale?
Gia' nella campagna di Grecia,l'equipaggiamento del fante italiano aveva mostrato gravi deficienze,che causarono 12.300 casi di congelamento su un totale di 63.000 feriti.Nel marzo del 1941 dopo le amare esperienze dei reparti che avevano partecipato alle operazioni invernali sulle montagne greco-albanesi,lo Stato maggiore aveva disposto l'adozione di nuove dotazioni di corredo da distribuire alle truppe destinate all'Albania.

Le truppe devono avere serie individuale vestiario ed equipaggiamneto con seguenti varianti:3 coperte da campo anziche' 1.Terza coperta costituisce dotazione di reparto e non viene distribuita alle truppe.I militari isolati partono peratnto con 2 sole coperte.3paia di calze di lana anziche' 3 di cotone e 3 paia di pezze da piedi,2 camicie di flanella,anziche' 2 di cotone.2 paia mutande di lana anziche' due cotone o tela.2 paia stivaletti o scarponi da montagna.1 paio pantaloni di tela in piu'.1 cappuccio di lana.1 paio guanti lana.......tratto da promemoria per Mussolini del 5 marzo 1941 intitolato Corredo truppe destinate in Albania AUSSME fondo H9.

Gli ammaestramenti tartti dal conflitto con la Grecia tornarono utili nella successiva campagna di Russia.Il programma dei rifornimenti per il Csir in previsione delle operazioni invernali inizio' fin dall'agosto 1941 e notevoli sforzi vennero fatti per equipaggiare in modo adeguato il corpo d'armata del gen.Messe.Oltre ai rifornimenti provenienti direttamente dall'Italia,vennero istituite apposite commissioni di acquisto in Romania ed Ungheria,poste alle dipendenze della intendenza Csir ed inquadrate dal punto di vista commerciale ed amministrativo nel centro approvigionamenti di Bucarest.

Stato Maggiore R.E. impartisce disposizioni in rapporto necessita' campagna invernale Csir alle direzioni generali del ministero,nella loro qualita' di organi direttivi dello stato maggiore e di organi centrali amministrativi approvigionatori.SERVIZIO ARTIGLIERIA: viene interessato per invio materie di consumo,ferri da ghiaccio per quadrupedi;direttive per conservazione e impiego del materiale e degli esplosivi;impiego liquido anticongelante per freni idraulici,ecc....SERVIZIO GENIO:viene invitato a allestire baracche con adatti mezzi di riscaldamento e illuminazione;inviare copertoni ferroviari,slitte al traino animale e a traino umano,spartineve;impartire disposizioni per conservazione e impiego esplosivi da mina e mine anticarro.....SERVIZIO MOTORIZZAZIONE:viene interessato per tutte le predispozioni del caso,scopo rendere possibile massima utilizzazione automezzi sul ghiaccio a temperature a oltre-30°,su strada a fondo naturale fortemente tormentato ecc..... SERVIZIO SANITARIO: e' invitato a diramare norme igienico-profilattiche del caso:accertare necessita' eventuali variazioni razione viveri truppa,per adeguarla particolari esigenze ambientali;provvedere per zanzariere e guantoni per sentinellee slitte portaferiti.SERVIZIO CHIMICO: e' interessato accertare possibilta' impiego aggressivi e fumogeni anche alle vasse temperature locali e impartire norme relative:curare efficienza mezzi per difesa chimica.SERVIZIO IPPICO E VETERINARIO:e' invitato a diramare norme del caso per cura,governo e profilassi ecc....di qudrupedi,acquistare in zona quadrupedi atti al tiro slitta,a complemento o sostituzione qudrupedi del Csir,fornire tutti i quadrupedi di coperte....tratto dal Promemoria per il Duce del 28 agosto 1941 Predispozioni per la Campagna invernale in Russia...


Continua.......
 
In particolare,per il servizio di commisaariato la serie individuale di indumenti invernali doveva comprendere copricapo,berretto di pelliccia,(caciula rumena) da distribuire con passamontagna e paraorecchi;pastrano o cappotto corredato di pelliccia oppure integrato(per cavalleria o motociclisti)da giubbotto transilvano(giubba di pelliccia senza maniche);uose valdostane e calzettoni;scarponi alpini delle taglie piu' grandi per consentire l'uso di doppio paio di calze di lana o carta possibilmente impermeabile da interporre fra le due calze.Inoltre,per sentinelle e truppe in servizio speciale:calzari con pelo interno e suola dilegno,sacchi a pelo,cappotti da scolta da indossare sopra quello di pelliccia.....tratto da Promemoria per il Duce del 15 settembre del 1941 Predisposizioni per la campagna invernale in Russia.....

Il Csir richiese:
che le calzature di ricambio siano di taglia grande,tenuto presente che con la stagione invernale dovranno sostituirsi le pezze da piede con grosse calze di lana:che sia impiantato in posto- a Balta-con personale direttivo italiano e mano d'opera locale,un piccolo stabilimento per la costruzione e la riparazione delle calzature,traendo la materia prima dalle risorse della Romania.....tratto da Foglio n°6250 Esigenze del Csir in data 1 settembre 1941 del Comando Supremo -Il reparto Ufficio Servizi-

Nel settembre -ottobre del 1941,raggiunta la linea del Dniepr,l'intendenza del Csir provvide alla sostituzione delle uniformi estive di tela con quelle di panno,oltre al rinnovo delle calzature,ormai logorate dalle marce effettuate ed in condizioni di non poter essere usate nell'imminenza della stagione piovosa.L adistribuzione dei capi di vestiario necessari a completare la serie invernale,a protezione dai maggiori rigori gradualmente verificatesi,ebbe luogo dopo che fu raggiunta la zona mineraria ed industriale del Donez....tratto da I servizi logistici sul fronte russo 1941-1943,Roma,Ministero della Difesa,Stato Maggiore dell'Esercito,Ufficio Storico 1975....
Il basso numero di militari affetti d congelamento (3614 su una forza complessiva del Csir di 62.000 uomini e su un totale di 15.013 ricoveri ospedalieri nel periodo agosto 1941-giugno 1942) e di amputazioni (circa un centinaio)dimostra la validita' dei provvedimenti adottati per fronteggiare in tempo manifestazioni meteorologiche eccezionalmente gravi di quanto fosse prevedibile(nell'inverno 1941-1942 si ebbero temperature minime inferiori ai -20° per 16 giorni con punte massime di -30°).
Nel marzo del 1942,l'addetto militare italiano a Berlino,generale Marras,interpello' il Quartier generale tedesco per ottenere i dati di esperienza tratti dalle recenti operazioni invernali sul fronte orientale e ne fece oggetto di una relazione:

VESTIARIO INVERNALE:Molti oggetti di vestiario leggeri ma caldi,anziche' un solo indumento molto pesante;cio' allo scopo di pote graduare la copertura a seconda della temperatura.Oggetti di vestiario ovattati e ,per economia d materie prime,anche sottovesti di materiale cartaceo si sono dimostrate ottime.Alle basse temperature sono indispensabili stivali di feltro.Stivali non chiodati diminuiscono il pericolo di congelamento.Per le truppe su sci sono particolarmente utili corte pellicce e berretti di pelliccia.Come indumento mimetico,l'indumento in due pezzi(giacca e pantaloni)si e' dimostrato preferibile a quello ad un solo pezzo (camicione da neve) finora usato.Per la lotta in regioni povere di accantonamenti sono indispensabili tende riscaldabili.Si e' dimostrata particolarmente utile la tenda finlandese per 20 uomini,munita di stufa smontabile.In mancanza di tali tende sono stati anche adoperati teli da tenda comuni:con 16 di tali teli da tenda si poteva comporsi una tela riscaldabile.gni uomo deve disporre di una coperta impermeabile,sulla quale stendersi;essa puo' essere sostituita anche da un telo da tenda oppur da una coperta di tela gommata.E' necessario un abbondante equipaggiamneto di stufe per tende e per trincea.Molto partica si e' dimostrata la cosidetta borsa calda,impiegata dai russi,la quale puo' produrre per via chimica sufficiente calore per parecchie ore e vieneimpiegata particolrmente per nuclei di espolrazione notturna e per trasporti feriti.E' da tenere presente che gran parte di queste esperienze sono state ricavate dall'esercito finlandese,il quale ha fornito anche i modelli di tende,di slitte e di altri materiali,come pure oggetti di equipaggiamento.E' gia' stato segnalato in passato che alcuni corsi per ufficiali e sottufficiali germanici sono stati svolti in Finlandia e che altri corsi si stanno tuttora svolgendo in Germania sotto la direzione di istruttori finlandesi.Su alcuni di tali materiali ebbi a riferire nel febbraio del 1939 dopo aver assistito alle manovre invernali in Finlandia......tratto dal foglio n°798/s in data 13 marzo 1942Esperienze tratte dalla guerr invernale nei riguardi della organmizzazione e dell'equipaggiamneto dei reparti Aussme fondo L13...documetazione acquisita dal 1968...

Anche il Csir invio' allo Stato maggiore a Roma un propspetto di indicazioni sul rendimento operativo dei vari capi di vestiario utilizzati nella campagna invernale appena conclusa,contenente una serie di proposte di modifiche da apportare agli indumenti ed equipaggiamenti da neve
1° Oggetti mimetici per neve.Busta porta oggetti:va bene il tipo campionato dal Ministero;mantello con cappuccio:dovrebbe essere accorciato fino sopra al ginocchio,in modo da permettere l'uso di apposite uose bianche e di rendere piu' agevoli i movimenti del soldato;soprapantaloni di tela:da abolire,sostituendoli con uose bianche (possibilmente di canapa impermeabilizzat) a forma di tubo e alte fino sopra il ginocchio,con caratteristiche tali che possano non soltanto completare il mimetismo dell'individuo,ma proteggere le estermita' dalle infiltrazioni della neve,dall'umidita' e dal vento;teli copricarichi:si concorda sul tipo campionato dal Ministero,ma piu' convenientemente se di maggiori dimensioni.
2° Indumenti per sciatori.Va bene la serie prevista per il battaglione sciatori "Monte Cervino".
3°Indumenti invernali.appotto con pelliccia:lo si richiede piu' ampio di spalle e piu' lungo;cappuccio di lana di maglia:va bene il tipo attuale,vedere se e' possibile ottenere un tipo un po' piu' pesante,provvisto di cordoncino e fettuccia per restringere a volonta' l'apertura del viso;guanti: preferibile l'assegnazione individuale di un paio di lana a 3 dita e di un paio di pelliccia con tela impermeabilizzata;giubbetto transilvano:adatto solo per motociclisti e sciatori,tenere presente che in genere sono un po' stretti;sottocappotti di flanella:abolirli;paraorecchie: abolire il tipo attuale,consigliabile di pelliccia e a forma tale che si possa applicare, al momento del bisogno,alla parte rivoltabile del berretto a busta;calze di lana: opportuno elevare la dotazione a 4 paia;caciule:abolirle,quelle esistenti potranno essere utilizzate per la confezione di paraorecchi di pelliccia;corpetti a maglia:aumentare l'assegnazione individuale a 2 capi,in modo da consentire il cambio,di cui e' maggiormente sentita la necessita' durante il periodo invernale per la lotta contro i pidocchi:calzettoni:sono migliori delle fascie gambiere,potrebbero agevolmente sostituirle;paranaso:sarebbe consigliabile adottare un tipo di paranaso possibilemnte abbinato al paraorecchie di pelo;soprapantaloni da motociclista:va bene l'attuale tipo,ma un po' piu' ampio;ramponi:rispondono meglio le grappette;scarponi:sospenderne l'uso per le truppe non alpine in Russia.In sostituzione viene richiesta la distribuzione di un paio di stivaletti a concia mista leggeri(tipo armi a piedi),possibilmente foderati internamente,provvisti di appropriata chiodatura ridotta(eliminare l'impiego dei chiodi a T)che eviti il persistente accumulo di neve con gli inconveniente relativi(dispersione del calore del piede attraverso la chiodaura e assorbimento dell'umidita');calzari con suola di legno foderati di pellicia:buoni per le vedette;uose valdostane:sarebbe opportuno modificare il sistema di chiusura eliminado i lacci.......tratto dalPromemoria dell'intendenza speciale del Csir in data 26 giugno 1942"Oggetti mimetici per neve e indumenti per il Csir"....


Continua.......
 
Il Servizio Informazioni dell'esercito provvide a tradurre e a adiramare con opuscoli a stampa vari regolamenti e istruzioni tattiche sul combattimento in ambiente innevato degli eserciti tedesco esovietico,quali"Come assicurare lo sgombero dei feriti dai campi di battaglia durante l'inverno-mezzi di trasporto(traduzione dall'ucraino-1940)","Norme provvisorie per l'addestramento ed il combattimento dei reparti sciatori (traduzione dal tedesco-agosto1942)," "Le operazioni in inverno"(estratto della pubblicazione in vigore nell'Armata Rossa-dicembre 1942)","Mascheramneto del combattente per l'inverno"(traduzione di una pubblicazione edita dal Commissariao del Popolo per la Difesa dell'Urss-1941).
Contestualmente all'invio dell'8 Armata,lo Stato maggiore italiano predispose un piano per dotare tutti gli effettivi,circa 229.000 uomini,di indumenti seciali invernali.Nell'agosto del 1942,il Ministero della Guerra-Gabinetto invio' al Comando Supremo e allo Stato Maggiore del Regio Esercito la situazione dei provvedimenti gia' attuati e di quelli in itinere relativa alle dotazioni invernali di vari servizi logistici dell'intendenza ARMIR.In particolare,ecco quanto riportato da tale documento in merito al vesiario e all'equipaggiamento:
-saranno presumibilmente soddisfatte entro il mese di settembre tutte le necessita',ad eccezione-causa mancanza materie prime-del nero lucido e del grasso per calzature.Per quanto riguarda i cappotti foderati di pelliccia,mentre i cappotti sono gia'completamente confezionati nella totalita',occorrera' sollecitare l'approntamento delle pelliccie.E' da notare al riguardo,che la recentissima segnalazione dell'aumento del fabbisogno da 200.000 a 250.000 ,la mancanza di materie prime,le complicate modalita' di approvvigionamento e confezione imposte dal sistema corporativo,hanno influito negativamente sul tempestivo approntamento.E' stato necessario ricorrere,tra l'altro,alla requisizione(ordinata nella corrente settimana)di 220.000 pelli esistenti presso i pellicciai per bisogni civili,nonche' di tutte le pelli di importazione(312.000) attualmente esistenti in dogana.In aggiunta ai provvedimenti ed accorgimenti gia' adottati e alle minacce di sanzioni penali nei riguardi delle ditte inadempienti,sara' concesso-allo scopo di stimolare queste ultime e di indurle a sostenere le maggiori spese conseguenti all'aumentato ritmo di lavorazione e limitatamente alle fodere di pelliccia che dovranno essere consegnate in settembre-un premio di £ 4. per ogni pelliccia e per ogni giorno d'anticipo sui termini contrattuali di consegna.Per quanto concerne i cappucci di lana a maglia,se-nonostante assicurazioni della federazione dei tessili-non potra' essere tempestivamente avviato tutto il quantitativo occorrente,si provvedera' ad avviare,nel frattempo,cappucci con sovracappucci di tela impermeabilizzata disponibili in grande quantita'......tartto da Foglio n°53418 in data 27 agosto 1942 Materiali speciali invernali per l'8 Armata........

L'intendenza 8 Armata,sulla base dei rifornimenti ricevuti dall'Italia e direttamente dalla Romania,stabili' la seguente DOTAZIONE DI INDUMENTI E MATERIALI PER LA STAGIONE INVERNALE 1942:
Dotazione individuale:1 Corpetto a maglia in piu',4 Paia di calze di lana,1 Cappuccio di lana a maglia,1Paio di guanti di lana,1 Paio di occhiali da nve,1 Paio di calzettoni di lana con paraneve,1 Paiodi guanti di tela impermeabile con pellicia,1 Cappotto con pelliccia,1 Coperta da campo.Inoltre 2 Camicie di flanella e 2 Paia di stivaletti,dei quali la truppa dovrebbe essere gia' provvista,mentre per gli alpini la dotazione di calzature e' di 1 paio di scarponi ed 1 Paio di stivaletti.Si mette in evidenza che i calzettoni di lana devono essere distribuiti nella sola misura di 1 Paio per individuo ( e non 2 Paia)lasciando in uso fino a consumazione il paio di fasce gambiere gia' in distribuzione.
Dotazione di materiali invernali di reparto:calzari da trincea 5-10% retrovie,10-15% reparti in linea,sacco a pelo 5-10% reparti in linea;uose valdostane 50-80% reparti in linea;racchette da neve 5-10% retrovie,10-15% reparti in linea;giubbotto transilvano e soprapantaloni di tela impermeabilizzata per motociclisti:1 per ogni motociclista;cappotti da scolta 5% retrovie,10% reparti in linea;bastoni alpini 20% retrovie,100% reparti in linea.I cappotti con pelliccia e le coperte da campo debbono considerarsi reparti da campo.
Dotazione di indumenti mimetici per neve da distribuire alle sole truppe in linea come dotazione di reparto:1 busta porta-oggetti di tela bianca,1 mantella con cappuccio di tela bianca,teli copricarichi vari.


Ora elenco una tabella riassuntiva datata agosto 1942 sulla situazione del vestiario e dell'equipaggiamneto invernale per l'armir dell'agosto 1942.

MATERIALI ASSEGNATI DALL'ITALIA GIUNTI DA SPEDIRE

Calze di lana 900.000 paia 900.000 -

Cappucci di lana 250.000 106.000 144.000

Guanti di lana 244.000 paia 244.000 -

Mutande di lana 470.000 470.000 -

Sottocappotti di flanella 100.000 100.000 -

Coperte da campo 850.000 400.000 450.000

Cappotti con pelliccia 227.000 100.000 127.000

Scarponi da montagna 80.000 paia 64.000 16.000

Calzari da trincea 90.000 90.000 -

Guanti di tela con pelliccia 220.000 220.000 -

Sacchi a pelo 90.000 90.000 -

Giubbotti di pelliccia 25.000 25.000 -

Uose valdostane 200.000 paia 168.000 32.000

Calzettoni paraneve 400.000 341.000 59.000

Soprapantaloni per motoc. 15.000 15.000 -

Cappotti da scolta 30.000 30.000 -

Occhiali da neve 200.000 200.000 -

Bastoni alpini 200.000 200.000 -

Racchette da neve 40.000 40.000 -

Grappette e ramponi 264.000 40.000 224.000

Paraorecchie 200.000 200.000 -

Guanti pelle per Ufficiali 10.000 10.000 -

Corpetti a maglia 200.000 200.000 -

Serie complete sciatori 10.000 10.000 -



CONTINUA............
 
La circolare n°3811 del 18-10-1942 diramata a tutti i comandi e servizi dell'8 Armata prescriveva inoltre ,che:
"la distribuzione per tutte le truppe dovra' aver luogo-per gli oggetti di lana ai primi di novembre;-per gli oggetti di pelliccia (in special modo il cappotto con la pelliccia)per la loro delicatezza e superiori qualita' protettive,vanno risparmiati il piu' possibile,per quando la rigidita' della temperatura ne rendera' indispensabile l'uso.Non consentendo il quantitativo di cappotti giunto finora dall'Italia,la completa distribuzione alle truppe,dovra' essere data precedenza ,nella ripartizione,ai reparti di linea piu' avanzati.Ai militari appartenenti ad enti e reparti considerati di retrovie,dovra' eseere distribuito di massima un sottocappotto di flanella(eccezionalmente due)da indossare col cappotto di panno grigio-verde in distribuzione.Sara',poi,gradualmente provveduto da questa intendenza alla sostituzione del cappotto di pelliccia,man mano giungeranno dall'Italia i quantitativi assegnati.La dotazione di coperte da campo per i reparti di linea puo' essere elevata fino a sei coperte,mentre per le altre truppe e' limitata ad un massimo di 4 per individuo,da raggiungere gradualmente in relazione alle temperature e alle condizioni di alloggiamento".

Ai soli ufficiali era consentita la cessione a pagamento di indumenti invernali e di pelliccia, con esclusione del cappotto di fodera di pelliccia.
Gia' alla fine dell'agosto 1942,le dotazioni di equipaggiamenti invernali nei magazzini di commissariamento dell'intendenza dell'Armir potevano considerarsi discrte come risulta dal prospetto postatovi l'ultima volta.
Oltre al materiale approvvigionato dall'Italia e acquistato dalla Romania,L'intendenza in Russia pote' avvalersi anche di notevoli quantitativi di vestiario recuperate sui campi di battaglia o di preda bellica,tra cui: piu' di 26.000 cappucci di lana a maglia,11.000 fodere di pelliccia per cappotti,65.000 mutande di lana,11.600 sottocappotti di flanella,10.000 paia di guanti di lana e di tla foderati di pelliccia,13.800 cappotti e 90.500 coperte.
L'inadempienza della Direzione generale del Servizio di commissariato militare verso gli impegni assunti ad agosto dinanzi al Duce,che prevedevano il soddisfacimento al 100% del fabbisogno dell'Armir di cappotti foderati di pelliccia entro il mese di settembre,fu oggetto di aspre critiche ed accese rimostranze da parte dello Stato Maggiore presso il Ministero della uerra.
L a questione dei cappotti di pelliccia fu prospettata dal Gabinetto del Ministero in ben 8 promemeoria al Duce a partire dalla data del 27 agosto 1942 fino al 31 dicembre 1942.

"La Direzione Generale Servizio Commissariato comunica che,su un fabbisogno complessivo di 230.000(cappotti),ne sono stati gia' spediti 180.000 e sono in corso di spedizione i rimanenti 50.000(gia' chiesto l'ordine di movimento).
Ufficio:come per tutti gli altri rifornimenti destinati all'8 Armata,il problema e' meno degli approntamenti che di trasporti.Comunque oltre i 3 quarti del fabbisogno complessivo sono gia' sul posto.....tratto dal Promemoria per il Duce del 20 Dicembre 1942 Cappotti foderati di pelliccia per l'8 Armata.Un altro promemoria con lo stesso oggetto in data 31 dicembre 1942 riferiva...Fabbisogno di primo tempo 375.000 cappotti(230.000 per la Russia,100.000 per altri scacchieri,45.000 per avvicendamento)-soddisfatto fabbisogno della Russia,riforniti agli altri scacchieri i quantitativi assegnati allo SMRE o richiesti dalle unita' interessate,disponibili ancora 50.000 cappotti.......

Il problema principale di equipaggiamento affrontato dalle truppe italiane in Russia fu,comunque,quello degli scarponcini,che non si rivelarono idonei all'ambiente invernale della steppa e cui si pote' ovviare solo in parte con la distribuzione di calzari.Al posto degli scarponcini venne proposto dal Csir,nel giugno del 1942,l'allestimento in sito di un tipo di stivale denominato localmente"burki",costituito da strati di tessuto trapuntati.Quel tipo di calzatura risultava leggero,ottimo quale mezzo di protezione dal vento gelido e come calzatura riposante,adatto per la mercia su superfici ghiacciate assai piu' della scarpa chiodata.Per la fabbricazione avrebbero potuto essere impiegati coperte ed indumenti fuori uso,tanto di lana quanto di tela.L'altra calzatura invernale ruussa-i "valenchi"-fabbricati in feltro,ottenuto secondo le consuetidini locali trattando la lana in fiocco con acido solforico-avrebb presentato maggiori difficolta' per la produzione diei quantitativi occorenti,per l'assenza di stabilimenti industriali e per la scarsita' di materie prime necessarie.Lo stato maggiore non respinse la proposta di adottare i burki,ma la produzione sul posto incontro' difficolta' maggiori di quelle previste e non se ne poterono avrer che poche migliaia di paia,prodotte da piccole fabbriche locali della zona occupata dalla Divisione Torino e della zona di Millerovo.Le autorita' germaniche ne fornirono 5.000 paia alla divisione Julia,ma fu un'eccezione in quanto anche le unita' tedesche n erano a corto.....tratto da "I servizi logistici delle unita' italiane al fronte Russo".....

CONTINUA......
 
Da quanto esposto risulta evidente lo sforzo organizzativo degli organi centrali per far fronte alle esigenze di vestiario invernale delle truppe operanti in Russia.Risalta anche che i vari tipi di indumenti in didtribuzione avessero sostanzialmente buona prova,con l'eccezione delle calzature.
Gravi responsabilita' sono,invece,da addebitarsi ai comandi operativi piu' elevati al fronte,in primo luogo al comandante dell'Armir,Gen.Gariboldi ed al responsabile delle'Intendenza dell'8 Armata.....Il Gen. verra' poi accusato nel novembre del 1944 dalla Commissione di Epurazione del personale militare ..." di aver dato prova ,quale intendente dell'8 Armata italiana in Russia,di incapacita' nell organizzazione logistica in previsione delle necessita' invernali,preoccupandosi invece di trasferire in Italia,per scopi personali,una donna russa,viveri ed oggetti vari di provenienza incerta"........,che usarono una eccessiva e colpevole parsimonia nella distribuzione degli equipaggiamenti invernali giacenti nei propri magazzini di commissariato.Come gia' segnalato,gli indumenti di lana furono consegnati alle truppe di linea sul Don solo a novembre,quando gia' nevicava ed il giorno 9 si erano registrati di notte -23°.
Alla data del 15 novembre solo il 30% delle truppe in linea,gli ufficiali dei reparti in linea e pochi altri ufficiali addetti ai servizi ispettivi disponevano di cappotto di pelliccia.Alla data del 30 novembre 1942 i servizi avanzati di commissariato avevano distribuito solo 110.000 cappotti con pelliccia o da scolta e quelli arretrati 6.500 al 18 novembre 1942.
Decine di migliaia di cappotti ed altro materiale rivestito di pelliccia rimanevano inultilizzato nei depositi,mentre al fronte le truppe dovevano affrontare i -20°/-30°.
Il 4 dicembre 1942 lo Stato Maggiore sollecito' il Sottosegretario al Ministero della Guerra Scuero,affinche' tutti i cappotti disponibili fossero consegnati alle truppe...l'offensiva sovietica denominata in codice "Operazione Piccolo Saturno",sarebbe scattata di li' ad una settimana.....poiche' i complementi provenineti dall'Italia erano gia' provvisti di tale capo di corredo,per evitare disparita' di trattamento e conseguenti malumori,e' ravvisata la necessita' di completare con urgenza la distribuzion dei cappott con pelliccia,dotamdone tutti i militari.
Lo spirito di economia caratteristico dei servizi logistici italiani un po' in tutte le guerre del Novecento,induceva a risparmiare il piu' a lungo possibile preziosi indumenti,facilmente deperibili,per una campagna che si pensava ancora lunga.
Gli intendenti dell'Armir immaginavano forse un'altro inverno di stasi delle operazioni belliche,come quello precedentemente trascorso dal Csir,le cui truppe avevano avuto solo saltuarie occasioni di combattere in campo aperto,lontano dalle trincee e dai ricoveri riscaldatai.
Ad acuire i problemi intervenne la scarsita' di gasolio e benzina,interamente approvigionati dai tedeschi,che condiziono' i piani di trasporto dei rifornimenti alle unita' avanzate.
Fatto sta che tonnellate di materiali depositati nelle basi logistiche avanzate di Rossosc,Kupijansck,Kantemirova,Tcerkovo e Millerovo,invece di andare a beneficio dei soldati,vennero in gran parte incediate prima dello sgombero o abbandoante intatte sotto l'incalzare delle truppe sovietiche,che arrivarono a lanciare sulle colonne dell'Asse in ritirata manifestini contenenti frasi ironiche di ringraziamneto per le razioni natalizaie di cibarie(comprendenti anche una grossa quantita' di anettoni)catturate nei magazzini italiani.



Ho concluso se qualcuno vuole portare qualche commento o consioderazione o testo su cui discutere e' il benvenuto.....
 
Tra chi propone e chi dispone del proposto, c'è l'intrallazzo.
Quante leggi vengogno emanate e poi puntualmente disattese? Figuriamoci quando c'è da guadagnare. Sicuramente vennero ordinati e fatti confezionare cappotti, scarponi e guantoni impellicciati, ma dove finirono? Sembra che i soldati ripresi in fotografia durante la ritirata dal Don non ne fossero provvisti, a meno che non li avessero scambiati con le signore incontrate nelle isbe. Leggendo Rigoni o Bedeschi o Revelli, non ho sentito parlare di tanto ben di dio.

Una precisazione: quando si fa opera di storico, si cercano i documenti che rispondano alle domande che ci si è fatti. Per cui si trova quello che si cerca, e quello che non è aderente, non lo si considera. E questo nel caso di storico che cerca di essere imparziale, figuriamoci se non lo è. Tutto può essere, non dico manipolato in cattiva fede, ma adattato alle proprie esigenze, basta prendere in considerazione un certo documento di ordinativi di vettovaglie e non considerarne un altro, dove, metti caso, si modifica quello precedente.

Non esiste la "storia", ma la sua interpretazione.

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