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http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole041203bo.html
Tango-bond: bancari a giudizio
Finanza difficile - Il Pm di Firenze ottiene che due funzionari del Credem siano processati per truffa
ISABELLA BUFACCHI



ROMA - «Truffa aggravata». «Disegni criminosi». «Artifizi e raggiri». Alla fine i Tango-bond sono approdati al primo processo di natura penale che vede «due funzionari della sede di Firenze del Credito Emiliano» richiamati sul banco degli imputati. È quanto recita il recente decreto di citazione a giudizio a firma del pubblico ministero di Firenze Giuseppe Nicolosi il quale, con questo importante atto del procedimento penale, ha riconosciuto la fondatezza delle pesanti accuse di due denunce-querele collegate all'acquisto di bond collocati in Italia dalla Repubblica argentina e dalla Telecom argentina. Nel momento in cui il pm ha deciso di scartare l'archiviazione, questa ipotesi di reato di truffa è passata subito alla citazione in giudizio. La truffa - in questo caso aggravata - come del resto anche il furto sono reati che non prevedono il rinvio a giudizio con intervento del Gip (Giudice delle indagini preliminari) ma l'avvio della citazione diretta in giudizio davanti al Tribunale composto da un solo giudice. E così sarà per questo caso fiorentino, il primo forse di una lunga serie dal momento che dietro le quinte si sta muovendo un gruppo di agguerriti risparmiatori fiorentini colpiti dal crack argentino: questo processo è un banco di prova perchè mette in prima linea l'individuo, come prevede il diritto penale che ascrive il reato solo alle persone, ma vede comunque sullo sfondo un istituto di credito con querele che mirano al risarcimento dei danni subiti per il default dei Tango-bond (danni ipotizzabili al momento con una perdita del capitale dal 75 al 92%). A far scattare la molla del cosiddetto "esercizio dell'azione penale" sono due denunce-querele presentate dalla titolare di un conto di custodia e amministrazione titoli della filiale di Firenze del Credem: C.L., sottoscrittrice di bond dell'Argentina e della Telecom Argentina per cifre consistenti. Le obbligazioni in questione sarebbero state acquistate, è questa la tesi degli avvocati della parte offesa (Ferruccio Fortini e Antonella Pellecchia dello Studio Di Porto), con le somme di denaro ricevute a titolo di risarcimento e di donazioni da C.L. che è tetraplegica dall'età di 18 anni a seguito di incidente automobilistico: questo nonostante «l'espressa richiesta verbale di investimenti in titoli non a rischio» della parte lesa. Per inchiodare i due funzionari del Credem di Firenze definiti dal pubblico ministero «uno addetto agli investimenti in titoli e l'altro ai rapporti con la clientela» (cariche sulle quali il Credito Emiliano contattato dal Sole 24 Ore non ha rilasciato nè conferme nè smentite), gli avvocati di C.L. hanno ricostruito numerosi comportamenti non corretti in base ai regolamenti della Consob e alle disposizioni della Banca d'Italia in materia di modalità per intermediazione di titoli. Nel dettaglio, ecco la tesi dell'accusa: un lotto di obbligazioni della Repubblica argentina sarebbe stato acquistato prima del 31 dicembre 1998 attraverso un presunto ordine telefonico (dal 1 gennaio 1999 l'ordine telefonico non è più consentito). Ma nel caso specifico di C.L. sarebbe emerso un conflitto d'interessi in quanto la banca era presente nel sindacato di collocamento del Tango bond e dunque percepiva una commissione da parte del debitore e dall'investitore. La banca avrebbe dovuto informare per iscritto il cliente in merito al conflitto d'interessi e il cliente avrebbe dovuto acconsentire all'acquisto con ordine scritto; la propensione al rischio emerge in un documento firmato da C.L. sugli obiettivi e sulla situazione finanziaria dove l'investitrice risultava "massima esperta" e l'obiettivo dell'investimento «con massima rischiosità in funzione della ricerca della massima redditività»: questo però in virtù di caselle tutte prestampate. L'accusa ritiene evidentemente che la casella prestampata, senza aggiunta di spiegazioni del funzionario di banca, rappresenti una forma di raggiro; l'acquisto delle obbligazioni della Telecom Argentina sarebbe basato su un documento firmato in circostanze affatto chiare; il tipo di informativa ricevuta da C.L., sebbene sulla base di un contratto di custodia titoli, non ha registrato alcun aggiornamento sul valore del portafoglio. Gli estratti-conto sembra non contenessero il valore di mercato dei bond bensì solo il loro valore nominale. La risparmiatrice non si è accorta della perdita e quando l'ha capito era troppo tardi per recupare il capitale. In aggiunta, i funzionari della banca sono accusati di aver continuato a tranquillizzare la cliente persino nel 2001 sostenendo che il capitale non era affatto a rischio.
 
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Tango-bond, la proposta Usa
Risparmio tradito - L'associazione americana Abc chiede il rimborso del 65% del capitale
ISABELLA BUFACCHI




ROMA - Gli americani sottoscrittori di bond argentini hanno teso ieri alla Repubblica Argentina un ramo d'ulivo ma hanno mantenuto il pugno di ferro: l'associazione Abc (Argentina Bondholders Committee) ha ribadito il suo secco «no» all'«irragionevole» piano-Dubai, respingendo nuovamente la perdita del 75% sui Tango bond proposta dagli argentini, ma al tempo stesso ha lanciato una controproposta «realistica» che prevede il recupero al 65% del capitale (perdita del 35%). Il tutto senza guanti di velluto ma sventolando la minaccia, in caso di stallo o assenza di negoziati, dell'imminenza di una valanga di azioni legali mirate al sequestro dei beni argentini nel mondo intero. La controproposta americana al piano-Dubai è stata presentata ufficialmente ieri a New York nel corso di una riunione "consultativa" voluta dagli argentini, la prima allargata a creditori provenienti da più zone geografiche nel mondo. L'incontro, che si è protratto per due giorni anziché una sola giornata come previsto inizialmente, si è svolto tra le principali associazioni e istituzioni bancarie a tutela degli interessi degli obbligazionisti (Abc, banche giapponesi e alcuni osservatori italiani, tedeschi e svizzeri) e gli esponenti del ministero delle Finanze argentino responsabili della ristrutturazione di circa 90 miliardi di dollari di debito. Secondo fonti newyorchesi bene informate, il faccia a faccia tra Guillermo Nielsen, sottosegretario alle Finanze argentino, e i bondholders si è svolto senza grandi animosità. Un risvolto tutto sommato prevedibile. In assenza di una massiccia presenza dei vertici delle associazioni europee (mancava ieri all'appello Nicola Stock presidente della Task force argentina che porta avanti gli interessi dei privati acquirenti dei bond alla pari cioè a prezzo 100) i creditori rappresentati a New York sono risultati in prevalenza quelli dell'Abc americana, che sono istituzionali con i bond in portafoglio a prezzi ben sotto la pari e per questo più disponibili a incassare l'"haircut". Presentando la controproposta l'Abc ha usato toni duri e minacciosi. Ha fissato innanzitutto gli obiettivi per il processo della ristrutturazione: che assicuri equo trattamento per tutti i creditori su scala internazionale; che rifletta i progressi di un consulto significativo con i creditori; che sia compatibile con l'effettiva capacità di pagare dello Stato argentino; che si basi sui precedenti storici. Gli esponenti della Abc hanno ammonito gli argentini, sostenendo che il piano Dubai, se portato avanti, provocherà una valanga di iniziative legali contro l'Argentina. L'Abc ha ricordato che dal 1990 a oggi si sono verificate ristrutturazioni di debito in oltre una ventina di Stati sovrani, con perdite sul capitale in media del 36% sulla base di una gamma compresa tra 0% e 50 per cento. In tutti questi eventi, gli Stati insolventi hanno sempre riconosciuto l'inclusione nelle trattative degli interessi pregressi. Per questo l'Abc ritiene che l'Argentina debba modificare il piano-Dubai in senso migliorativo per i creditori: interessi maturati dalla data del default-moratoria fino alla data dell'exchange inclusi; perdita del valore nominale al 35% e non al 75%; nuovi bond alla pari (rispetto ai vecchi) o con sconto sul prezzo, ma uguale "net present value" ovvero stesso valore di mercato sul secondario; nuove emissioni con scadenze tra 8 e 30 anni (non 40); scambio dei vecchi bond con il 5% di pagamento in contanti e il 95% in nuovi titoli; data dell'exchange al primo luglio 2004; cedole step-up dal 2,5% al 7,5 per cento (e non dallo 0,5% al 2%). Secondo l'Abc, questa ristrutturazione è sostenibile e consente all'Argentina di tornare sul mercato dei capitali nel 2008
 
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