Tassazione dei dividendi!

palandrea

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Domandina semplice semplice sui dividendi e relativa tassazione.

In presenza di minus, le stesse possono essere compensate dalla tassazione sui dividendi?

In teoria la risposta dovrebbe essere affermativa, dico ciò in base alla semplice considerazione che il dividendo azionario è a tutti gli effetti equiparabile ad una plusvalenza su titoli e quindi in tutto e per tutto assoggettabile alla normativa sulla tassazione dei Capital Gain e relativa regolamentazione.
Sulla base di quanto detto faccio un’ulteriore considerazione.
In data odierna vendo n° X titoli Telecom Italia realizzando una minusvalenza di Euro 100.
La valuta di questa operazione di vendita è come sempre di tre giorni non festivi. Pertanto l’accredito verrà effettuato al + tardi mercoledì mattina.
Ma lunedì è anche il giorno dello stacco dei dividendi.
Il dividendo verrà tassato al netto dei 100 euro da recuperare….oppure mi addebiteranno anche quelli, sulla base del fatto che la valuta dell’operazione di vendita (e quindi di realizzo della minus) è successiva allo stacco?...
A presto…
 
palandrea ha scritto:
Domandina semplice semplice sui dividendi e relativa tassazione.

In presenza di minus, le stesse possono essere compensate dalla tassazione sui dividendi?

In teoria la risposta dovrebbe essere affermativa, dico ciò in base alla semplice considerazione che il dividendo azionario è a tutti gli effetti equiparabile ad una plusvalenza su titoli e quindi in tutto e per tutto assoggettabile alla normativa sulla tassazione dei Capital Gain e relativa regolamentazione.
Sulla base di quanto detto faccio un’ulteriore considerazione.
In data odierna vendo n° X titoli Telecom Italia realizzando una minusvalenza di Euro 100.
La valuta di questa operazione di vendita è come sempre di tre giorni non festivi. Pertanto l’accredito verrà effettuato al + tardi mercoledì mattina.
Ma lunedì è anche il giorno dello stacco dei dividendi.
Il dividendo verrà tassato al netto dei 100 euro da recuperare….oppure mi addebiteranno anche quelli, sulla base del fatto che la valuta dell’operazione di vendita (e quindi di realizzo della minus) è successiva allo stacco?...
A presto…
in teoria si.. in pratica no :rolleyes:
 
A partire dal 1 luglio 1998, con la nuova normativa sulla tassazione delle rendite finanziarie, la cosiddetta "Riforma sul Capital Gain", sono state introdotte importanti novità legislative che interessanno direttamente i risparmiatori.
Oltre ai redditi frutto del normale impiego di capitale come interessi e dividendi (i REDDITI DA CAPITALE), già tassati sulla base della normativa precedente, anche i guadagni da capitale (Capital Gain) sono soggetti a tassazione.
I Capital Gain sono i guadagni (o plusvalenze) rappresentati dalle differenze tra il valore di realizzo (o rimborso) e il prezzo di acquisto (o sottoscrizione) realizzate dall'investimento in azioni, titoli di stato, obbligazioni, titoli atipici, ecc.

Ma quanto si paga al fisco su ciascuna plusvalenza?

La nuova normativa introduce due tipi di aliquote fiscali:

* Il 27% per le plusvalenze realizzate con la cessione di partecipazioni societarie superiori al 2%;
* Il 12,50% per tutte le altre tipologie di plusvalenze, tra cui quelle relative a investimenti in azioni, titoli di stato, obbligazioni, che interessano più direttamente il risparmiatore privato.

Il fisco ha previsto la possibilità di compensare le perdite realizzate, indipendentemente dalla natura del titolo che le ha originate, con le plusvalenze ottenute. In questo modo, l'imposta verrà applicata alle plusvalenze nette, alle quali cioè sono state dedotte le eventuali minusvalenze.

E come si paga?

Il risparmiatore ha tre possibilità di scelta:

* Optare per il regime ordinario (o della dichiarazione) se si è un risparmiatore "fai da te";
* Optare per il regime amministrato se si ha in essere o si intende iniziare con la banca, o un intermediario autorizzato, un rapporto di custodia titoli o amministrazione titoli, ovvero un deposito in caso di investimento in strumenti derivati;
* Optare per il regime del risparmio gestito se si ha in essere o si intende dare alla banca, o a un intermediario autorizzato, un incarico di gestione di portafogli.

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Regime Ordinario (o della dichiarazione)

E' il regime base previsto dalla riforma.

E' necessario dichiarare esplicitamente il desiderio di optare per questo regime se si è titolari di un conto titoli o di un conto in gestione e in tutti quei casi in cui si ricade o nel regime amministrato o nel regime gestito.

Redditi di capitale: ne fanno parte gli interessi, il disaggio di emissione, i dividendi e così via, tutti i proventi definiti frutti del normale impiego di capitale. In regime ordinario sono tassati con le usuali ritenute alla fonte o imposte sostitutive, così come è stato fino ad oggi.

Plusvalenze: sono i guadagni rappresentati dalla differenza tra il valore di realizzo (o rimborso) e il prezzo di acquisto (o di sottoscrizione) realizzati dall'investimento in azioni, titoli di stato, obbligazioni, titoli atipici, cambiali finanziarie, accettazioni bancarie, derivati, cessione a termine di valute e metalli preziosi e cessione di crediti.
Ad esse si applica l'equalizzatore per rivalutare i guadagni avvenuti dopo più di un anno dall'acquisto. In regime ordinario dovranno essere indicati al netto delle minusvalenze realizzate nell'anno. Nel caso le minusvalenze fossero superiori alle plusvalenze, il risparmiatore non dovrà pagare alcuna imposta, ma avrà l'onere della dichiarazione per poter ammortizzare nell'arco massimo di 4 anni le perdite sopportate.

Vantaggi: il risparmiatore fai da te risparmia i costi relativi al deposito titoli presso gli intermediari specializzati e i costi di gestione. Paga una volta all'anno, al momento della dichiarazione dei redditi, compensando plusvalenze e minusvalenze indipendentemente dalla loro realizzazione temporale.

Svantaggi: il più evidente è la complicazione amministrativa; il contribuente deve infatti tenere memoria delle operazioni potenzialmente rilevanti e conservare tutta la relativa documentazione per gli adempimenti della dichiarazione.
Il più importante è però la perdita dell'anonimato: le banche e gli altri intermediari hanno l'obbligo di comunicare all'amministrazione finanziaria tutti i dati relativi alle operazioni effettuate nell'anno precedente dai contribuenti che non scelgono il regime amministrato o quello gestito.
E' inoltre impossibile compensare i redditi da capitale con le minusvalenze.

Attenzione: Le plusvalenze realizzate dalla cessione di partecipazioni definite qualificate saranno in ogni caso assoggettate al regime ordinario.

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Regime Amministrato

In presenza di un rapporto di custodia o amministrazione titoli o di deposito nel caso di contratti relativi a strumenti derivati, il risparmiatore è entrato automaticamente nel regime amministrato.

Redditi di capitale: ne fanno parte gli interessi, il disaggio di emissione, i dividendi e così via, tutti i proventi definiti frutti del normale impiego di capitale. In regime amministrato sono tassati con le usuali ritenute alla fonte o imposte sostitutive, così come stato fino ad oggi.

Plusvalenze: sono i guadagni rappresentati dalla differenza tra il valore di realizzo (o rimborso) e il prezzo di acquisto (o di sottoscrizione) realizzati dall'investimento in azioni, titoli di stato, obbligazioni, titoli atipici, cambiali finanziarie, accettazioni bancarie, derivati, cessione a termine di valute e metalli preziosi e cessione di crediti.
In regime amministrato l'imposta sostitutiva sulle plusvalenze viene applicata e prelevata su ciascuna plusvalenza, che sarà ridotta delle eventuali minusvalenze realizzate in precedenza. E' compito dell'intermediario applicare l'equalizzatore qualora la plusvalenza (o la minusvalenza) sia stata realizzata su un investimento acquistato almeno 12 mesi prima della cessione.

Vantaggi:tutti gli adempimenti d'imposta sono a carico dell'intermediario e soprattutto viene garantito l'anonimato del contribuente nei confronti dell'amministrazione finanziaria. E' quindi consigliabile per chi vuole continuare a gestire i propri risparmi autonomamente. Le plusvalenze saranno tassate solo se realizzate.

Svantaggi: il costo dell'amministrazione dei titoli da pagare all'intermediario. Tassazione effettuata su ogni singola operazione: le minusvalenze sono detraibili solo se precedenti alle plusvalenze. L'impossibilità di compensare redditi di capitale con eventuali minusvalenze. L'applicazione dell'equalizzatore.

Attenzione:Le plusvalenze realizzate dalla cessione di partecipazioni qualificate e da prelievi di valuta dai depositi e dai conti correnti sono escluse dal regime amministrato e ricadono sempre nel regime ordinario. Devono pertanto essere inserite nella dichiarazione dei redditi e il contribuente si deve fare carico di tutti gli adempimenti.

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Regime Gestito

E' il regime più semplice e conveniente per il risparmiatore che non desideri intervenire personalmente sui mercati finanziari.
In presenza di un incarico di gestione di masse patrimoniali conferito alla banca o ad altro intermediario autorizzato, il risparmiatore che non dichiara apertamente la scelta di un regime alternativo è assoggettato al regime del risparmio gestito.

Redditi di capitale: ne fanno parte gli interessi, il disaggio di emissione, i dividendi e così via, tutti i proventi definiti frutti del normale impiego di capitale. In regime di risparmio gestito alcuni sono trattati come le plusvalenze e concorrono alla determinazione del risultato maturato con la conseguenza che le loro imposte possono essere sterilizzate da minusvalenze su investimenti di altra natura.
Rientrano nel risultato maturato i seguenti investimenti:

* gli interessi dei titoli di stato e obbligazionari;
* gli interessi del conto corrente di appoggio alla gestione a condizione che la giacenza media annua non superi il 5% della massa gestita;
* i titoli obbligazionari esteri;
* le operazioni pronti contro termine;
* le operazioni di prestito titoli;
* i dividendi nazionali e esteri, se le azioni sono negoziate sui mercati regolamentati.

Per gli investimenti non espressamente indicati restano valide le ritenute precedenti: questa tipologia di redditi è esclusa dal conteggio per la determinazione della base imponibile del risultato della gestione.

Plusvalenze: sono i guadagni rappresentati dalla differenza tra il valore di realizzo (o rimborso) e il prezzo di acquisto (o di sottoscrizione) realizzati dall'investimento in azioni, titoli di stato, obbligazioni, titoli atipici, cambiali finanziarie, accettazioni bancarie, derivati, cessione a termine di valute e metalli preziosi e cessione di crediti.
In regime gestito quello che conta ai fini della tassazione il risultato maturato dalla gestione. Viene quindi abbandonato il principio di cassa, cioè del pagamento dell'imposta sul guadagno o sulla plusvalenza solo quando si gi realizzata. La tassazione viene applicata anche sui redditi da capitale e sulle plusvalenze non ancora effettivamente realizzate, ma solo maturate. Naturalmente sono deducibili anche le minusvalenze implicite.

Vantaggi: tutti gli adempimenti d'imposta sono a carico dell'intermediario e soprattutto viene garantito l'anonimato del contribuente nei confronti dell'amministrazione finanziaria. Non solo, dal momento che alcuni redditi da capitale non subiscono una tassazione autonoma ma contribuiscono alla determinazione del risultato di gestione e quindi dell'imponibile, possono essere compensati da minusvalenze su altre tipologie di investimenti e comunque subire una imposizione inferiore a quella applicata negli altri casi. Infine, il pagamento dell'imposta avviene una volta l'anno e non ogniqualvolta si verifichi una plusvalenza. Dal momento che la tassazione nel regime gestito avviene secondo il principio della maturazione, non si applica l'equalizzatore.

Svantaggi: i dividendi delle azioni quotate nei mercati regolamentati italiani contribuiscono alla formazione del reddito di gestione, pertanto il risparmiatore perde il credito d'imposta. Questa opzione implica la delega della gestione dei risparmi e il conseguente pagamento all'intermediario autorizzato o alla banca del servizio reso.

Attenzione: Dal risultato di gestione sono sempre escluse le plusvalenze derivati da cessioni di partecipazioni qualificate e i dividendi che ne derivano. Le plusvalenze derivanti dal prelievo di valute estere da depositi e conti correnti in gestione contribuiscono alla formazione del reddito maturato e saranno pertanto tassate al 12,5%.

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Regime transitorio per le plusvalenze

Le nuove disposizioni sul capital gain si applicano alle plusvalenze e alle minusvalenze realizzate a partire dal primo luglio 1998. Per evitare che il nuovo regime sia eccessivamente penalizzante rispetto alla normativa precedente, sono state previste norme particolari per la determinazione del costo iniziale degli investimenti da considerare nella determinazione della plusvalenze o della minusvalenza. In generale le norme consentono, in via del tutto facoltativa, di calcolare il costo iniziale di obbligazioni e azioni negoziate nei mercati regolamentati, come la media dei valori rilevati nel mese di giugno 98.
Nel caso di obbligazioni, la media del mese giugno potrà essere utilizzata come costo iniziale dell'investimento solo nel caso in cui dalla cessione (in regime ordinario e amministrato) o dalla maturazione (regime gestito) ne derivi una plusvalenza e non se, al contrario, risulta una minusvalenza.

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FAQ

Su cosa si paga?

A partire dal 1 luglio 1998, con la nuova normativa è mutata la tassazione delle plusvalenze a seconda del regime scelto dal contribuente e sono divenute reddito imponibile anche numerose tipologie di plusvalenze finora ignorate:

* Tutte le plusvalenze derivanti da cessione di azioni. Anche se negoziate nei mercati regolamentati e anche se non quotate;
* Le plusvalenze da cessione o rimborso di titoli non partecipativi, come obbligazioni, titoli di stato, titoli atipici, cambiali finanziarie;
* Cessione a termine di valute e cessione di metalli preziosi;
* Proventi derivanti dall'impiego di strumenti finanziari derivati.



Cosa si intende per maturazione?

Il fisco non considera più solo le plusvalenze realizzate al momento della liquidazione dell'investimento, ma anche quelle maturate nell'arco del periodo di riferimento. Allo stesso modo considera anche le perdite implicite e consente di dedurle.



L'equalizzazione, cos' è e come si usa?

L'equalizzatore: per equiparare il regime gestito agli altri due, il legislatore ha introdotto un moltiplicatore stabilito annualmente dal Ministero delle Finanze e potrà essere applicato solo per gli investimenti dalla durata superiore ai 12 mesi.


In pratica non puoi compensare le minusvalenze con i dividendi!!!!!!!!!!!!

Però se tu avessi il risparmio gestito penso si possa fare!!! :rolleyes:



Il regime del risparmio gestito. Si applica in caso di gestione patrimoniale e di partecipazione a fondi comuni di investimento e Sicav. In questo caso le plusvalenze sono tassate con il criterio di competenza (quindi anche se non sono state effettivamente realizzate). E’ però possibile compensare i redditi soggetti a prelievo alla fonte (cedole e dividendi) con le minusvalenze, anche se non effettivamente realizzate. Sia il regime del risparmio amministrato che quello del risparmio gestito inoltre consentono all’investitore di mantenere l’anonimato.

CMq aspetta altre risposte in merito!!Se ci saranno!! :)
 
Ultima modifica:
Mi permetto di osservare che il risparmiatore è OBBLIGATO a scegliere il regime del risparmio amministrato, non esistendo più ad oggi il regime della dichiarazione.
Se qualcuno di voi è riuscito ad optare per il regime della dichiarazione me lo faccia sapere. Nessuna banca che io sappia da questa possibilità.
Anteriormente alla legge di riforma, la 461/97, le plusvalenze derivanti da acquisto/vendita di titoli, rientranti nella tipologia dei redditi diversi, si volatilizzavano magicamente, e NON finivano mai in dichiarazione.
E' questo il motivo per cui lo Stato, ha preferito rendere obbligatorio il regime del risparmio amministrato, per avere la certezza assoluta (affidando di fatto il controllo e la relativa liquidazione dell'imposizione) ad intermediari finanziari quali le istituzioni creditizie.
Continuo a ribadire, che nessuna norma è di ostacolo alla compensazione delle minusvalenze con la tassazione sui dividendi, stante l'identica natura di tali proventi finanziari, e l'applicabilità ad entrambi della legge sul capital gain.
 
Estratto della pubblicazione “guida alla riforma fiscale” edito dall’Agenzia delle Entrate, con particolare riferimento alla riforma sul Capital Gain


“A poco più di un anno dall’approvazione della delega al Governo, avvenuta con la legge 7 aprile
2003 n. 80”



persone fisiche che agiscono fuori del regime di impresa e possiedono partecipazioni non qualificate:
il nuovo regime non sarà diverso da quello attualmente previsto in quanto i dividendi (ma
anche le plusvalenze di cessione) subiranno un’imposizione del 12,5%. Il socio sarà sempre e in ogni
caso soggetto alla cedolare secca del 12,5% a titolo d’imposta. Non sarà più possibile, quindi, richiedere
alla società erogatrice degli utili la non applicazione della ritenuta e farli concorrere alla formazione
del reddito secondo la tassazione ordinaria ad aliquote progressive (regime della dichiarazione);
 
palandrea ha scritto:
Mi permetto di osservare che il risparmiatore è OBBLIGATO a scegliere il regime del risparmio amministrato, non esistendo più ad oggi il regime della dichiarazione.
Se qualcuno di voi è riuscito ad optare per il regime della dichiarazione me lo faccia sapere. Nessuna banca che io sappia da questa possibilità.
Anteriormente alla legge di riforma, la 461/97, le plusvalenze derivanti da acquisto/vendita di titoli, rientranti nella tipologia dei redditi diversi, si volatilizzavano magicamente, e NON finivano mai in dichiarazione.
E' questo il motivo per cui lo Stato, ha preferito rendere obbligatorio il regime del risparmio amministrato, per avere la certezza assoluta (affidando di fatto il controllo e la relativa liquidazione dell'imposizione) ad intermediari finanziari quali le istituzioni creditizie.
Continuo a ribadire, che nessuna norma è di ostacolo alla compensazione delle minusvalenze con la tassazione sui dividendi, stante l'identica natura di tali proventi finanziari, e l'applicabilità ad entrambi della legge sul capital gain.
Il regime della dichiarazione per le plusvalenze?
 
Mi sembra assai strano

Ibex ha scritto:
Il regime della dichiarazione per le plusvalenze?

Che non esiste la possibilita' di scegliere il regime 'dichiarativo'.
A quanto ne so non e' obbligatorio avere il regime amministrato, o no?
 
peter_rei ha scritto:
Che non esiste la possibilita' di scegliere il regime 'dichiarativo'.
A quanto ne so non e' obbligatorio avere il regime amministrato, o no?

Vero: il dichiarativo lo ha abolito l'ultima finanziaria.
 
Ho capito

mb 1942 ha scritto:
Vero: il dichiarativo lo ha abolito l'ultima finanziaria.
Pero' chi aveva scelto il dichiarativo prima , rimane cosi'? Oppure il provvedimento della finanziaria e' retroattivo?
Mi sembra che ci sia gente ( pochi ) con ancora il dichiarativo.
 
peter_rei ha scritto:
Pero' chi aveva scelto il dichiarativo prima , rimane cosi'? Oppure il provvedimento della finanziaria e' retroattivo?
Mi sembra che ci sia gente ( pochi ) con ancora il dichiarativo.

Mi sembra che sia anche retroattivo: ossia oggi per le non qualificate il regime è sempre amministrato.

Diverso invece per le qualificate per le quali mi pare che sia ancora possibile il dichiarativo.
 
mb 1942 ha scritto:
Vero: il dichiarativo lo ha abolito l'ultima finanziaria.
Ma parli per la tassazione dei dividendi?
 
Un aiuto per favore...le minusvalenze sono calcolate sul deposito titoli ovviamente..per es. ho una minusvalenza che mi porto dietro ( e l'ho preso pure dietro !!) dal 2004 mettiamo di 2.000 euro..se io oggi vendo intesa con un gain di 1900 euro non pago il 12.5 % ? mentre se prendo il dividendo indipendentmente dal minus/plus ci pago il 12.5% ..giusto.? quindi il capital gain considera senza limiti temporali le minusavlenze e solo quando le plus superano le minus pago il 12.5 ?
grazie in anticipo e cmq..
ciao

P.s. la spiegazione data da voi è chiara , vi porgo questa domanda per capire se ho appreso in modo corretto o se sono di coccio ...
 
ringhio2 ha scritto:
Un aiuto per favore...le minusvalenze sono calcolate sul deposito titoli ovviamente..per es. ho una minusvalenza che mi porto dietro ( e l'ho preso pure dietro !!) dal 2004 mettiamo di 2.000 euro..se io oggi vendo intesa con un gain di 1900 euro non pago il 12.5 % ? mentre se prendo il dividendo indipendentmente dal minus/plus ci pago il 12.5% ..giusto.? quindi il capital gain considera senza limiti temporali le minusavlenze e solo quando le plus superano le minus pago il 12.5 ?
grazie in anticipo e cmq..
ciao

P.s. la spiegazione data da voi è chiara , vi porgo questa domanda per capire se ho appreso in modo corretto o se sono di coccio ...

Domanda n.1: giusto. se vendi Intesa con Gain di 1900 euro non paghi il 12,50%
Domanda n.2: giusto. Sul dividendo il 12,5% lo paghi sempre, indipendentemente dalle minus che hai in carico.
Domanda n. 3: sbagliato. Il limite temporale per riportare le minus è di 5 anni. Il capital gain lo paghi solo per le eccedenze delle plus sulle minus.
 
Ultima modifica:
mb 1942 ha scritto:
Domanda n.1: se vendi Intesa con Gain di 1900 euro non paghi il 12,50%
Domanda n.2: sul dividendo il 12,5% lo paghi sempre, indipendentemente dalle minus che hai in carico.
Domanda n. 3: sbagliato. Il limite temporale per riportare le minus è di 5 anni.
Scusa Mb ma il limite temporale e' di 5 anni?
Mi sembra che le minus fatte nel 2001 adesso sono gia' state azzerate....
 
peter_rei ha scritto:
Scusa Mb ma il limite temporale e' di 5 anni?
Mi sembra che le minus fatte nel 2001 adesso sono gia' state azzerate....

Si, il limite è di 5 anni. Quelle del 2001 si sono estinte al 31/12/2005 (5 anni)
 
mb 1942 ha scritto:
Si, il limite è di 5 anni. Quelle del 2001 si sono estinte al 31/12/2005 (5 anni)
OK! anche se io per comodita' considero che una minus dura 4 anni dopo di che scade.

Cmq devo rilevare che il concetto di plusvalenza è ben diverso dal concetto di dividendo come distribuzione di utile anche se la percentuale di tassazione e' la stessa.

Ciao e grazie per le spiegazioni
 
mb 1942 ha scritto:
Domanda n.1: giusto. se vendi Intesa con Gain di 1900 euro non paghi il 12,50%
Domanda n.2: giusto. Sul dividendo il 12,5% lo paghi sempre, indipendentemente dalle minus che hai in carico.
Domanda n. 3: sbagliato. Il limite temporale per riportare le minus è di 5 anni. Il capital gain lo paghi solo per le eccedenze delle plus sulle minus.

OK ora è molto più chiaro...un grazie a tutti
 
peter_rei ha scritto:
OK! anche se io per comodita' considero che una minus dura 4 anni dopo di che scade.

Cmq devo rilevare che il concetto di plusvalenza è ben diverso dal concetto di dividendo come distribuzione di utile anche se la percentuale di tassazione e' la stessa.

Ciao e grazie per le spiegazioni
La minusvalenza è valida fino al quarto anno successivo a quello in cui è stata fatta.
Una minusvalenza fatta a fine 2001 è scaduta a fine 2005. (4 anni)
 
Ibex ha scritto:
La minusvalenza è valida fino al quarto anno successivo a quello in cui è stata fatta.
Una minusvalenza fatta a fine 2001 è scaduta a fine 2005. (4 anni)

Ma no, sono 5 anni: metti che la minus sia stata conseguita il 31/12/2001. Il 2001 conta come primo anno (anche se sei all'ultimo giorno dell'anno). Il 2002 è il secondo, il 2003 è il terzo, il 2004 è il quarto ed il 2005 è il quinto (fino al 31/12).

Si va per anno solare.
 
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