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Falcorosso

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28 APRILE2006- Le parole di ieri di Ben Bernake presidente della federal reserve...potrebbero essere la miccia per l'inversione di marcia dei tresury bond....la fine della politica espansiva della FED dovrebbe innescare nei prossimi giorni acquisti sul TBOND ...pertanto penso di iniziare una copertura sul decennale ....e sul trentennale....la rottura tecnica di 107.04 dovrebbe favorire estensioni fino a 108.30 prima e 109.60 poi
 
attento però che il dollaro è visto in discesa, e quindi rischi di rimetterci...

saluti

maino
 
il dollaro è visto in discesa perchè si pensa ad uno stop dei tassi d'interesse se cosi sarà il tbond in termini di prezzo è destinato a salire molto di piu' di quanto non si indebolisca il dollaro
 
Trend Aspettando la Fed che potrebbe alzare al 5% il costo del denaro I bond? Ancora Mini-riacquisti di Btp lunghi, ma il 35% deve restare su emissioni con cedola legata ai tassi
Non è ancora l’ora di tornare ad indossare l’abito lungo. Anche se i rendimenti dei bond decennali dell’ultima asta sono arrivati al 4,28%. Un livello che può cominciare a fare gola. Nel portafoglio globale estivo ci deve essere almeno un 35% di variabile. E nella restante fetta devono dominare i titoli corti. Fra nove giorni la Banca Centrale degli Stati Uniti potrebbe aumentare i Fed funds per la quindicesima volta consecutiva, portandoli al 5% e quintuplicando il livello del tasso di sconto Usa di fine giugno 2004. Quando la banca americana decise il primo rialzo, l'accompagnò con l'indicazione che la politica restrittiva del credito sarebbe stata attuata con gradualità. Ma la frequenza con cui gli aumenti sono stati fatti ha in pratica annullato il concetto di gradualità suggerito dall’esiguità (0,25%) di ogni scatto: quattro punti in poco meno di due anni, infatti, sono un notevole traguardo.
Molto meno aggressiva, fino ad ora, la strategia della Banca centrale europea che, dopo oltre due anni di tassi stabili al 2%, decise un primo aumento al 2,25%, ad inizio dicembre scorso, ed un secondo, al 2,50%, in marzo.
In prospettiva è lecito attendersi una minor frequenza degli aumenti del tasso di sconto americano, il cui obiettivo finale potrebbe essere il 5,25%, o al massimo il 5,50%. In area euro ci si attendono altri tre o quattro rialzi, che potrebbero portare il costo del denaro al 3,25% o al 3,50%.
In ogni caso il futuro dei rendimenti dovrebbe essere ancora un futuro di aumenti. E questo, per chi ha titoli a cedola fissa in portafoglio, significa inevitabilmente prezzi in diminuzione, con conseguenti effetti negativi sul valore del patrimonio.
Al tempo stesso con le quotazioni in calo potrebbero esserci nuove opportunità, perché i rendimenti delle emissioni a cedola fissa si porterebbero su livelli interessanti. Già ora i Btp decennali offrono un rendimento lordo del 4,30% circa, mentre quelli con durata biennale pagano un punto in meno.
Per ambedue le scadenze non si possono escludere altri rialzi dei rendimenti, in sintonia con gli aumenti del tasso di riferimento. Il rendimento dell'emissione biennale potrebbe salire fino al 4% lordo, con l'effetto di far scendere l'attuale quotazione di circa un punto, mentre il rendimento della durata decennale potrebbe attestarsi al 4,75% lordo, a fronte di un calo del prezzo di mercato di circa quattro punti.
Esempi estremi. Ma se la ripresa dell'economia fosse accompagnata da un costo della vita crescente a causa dei prezzi del petrolio, nel prossimo autunno queste cifre potrebbero far parte della nostra realtà quotidiana.
In assenza di certezze, però, oggi confezionare un portafoglio titoli richiede un approccio graduale perché, paradossalmente, il prezzo del petrolio potrebbe anche creare l’effetto opposto, dando una spallata alla ripresa economica e riducendo le attese d'incremento sui tassi. Perché a quel punto le banche centrali sarebbero costrette ad attuare una politica monetaria meno restrittiva per evitare che la ripresa dell'economia naufraghi.
Ecco allora qualche consiglio: già oggi conviene aggiungere una quota di titoli a cedola fissa con durata lunga accanto alle emissioni brevi. Sarebbe meglio acquistare sia strumenti di Stato, sia corporate bond a rating elevato per non assumersi anche il rischio emittente. Se, invece, la propensione al rischio è molto alta, il settore automobilistico propone obbligazioni ad elevato rendimento. General Motors e Ford, in particolare, pagano tassi interessanti, anche per durate brevi perché il loro grado d'affidabilità è ancora oggi molto basso. Chi decide di rischiare può osare su questi titoli fino al 2-3% se non può esporsi troppo, mentre chi si può permettere voli più arditi può arrivare fino al 7,5-10%.
La distribuzione degli strumenti obbligazionari, limitatamente alle emissioni a cedola fissa, dovrebbe essere destinata per il 70% a titoli con durata massima due anni e per il 30% a decennali o con scadenze più lontane. Nell'ottica di un portafoglio globale in questa fase è meglio pesare ancora la quota a tasso variabile al 35%, quella a tasso fisso breve al 45,50%, quella a tasso fisso lungo al 19,50%. Non si dovrebbe al momento riposizionare il portafoglio esclusivamente in strumenti a cedola fissa. Nonostante il sensibile calo delle quotazioni, infatti, molti effetti negativi sui prezzi sono ancora possibili Soprattutto fra qualche mese. corriere
 
nel prezzo di oggi dei Tbond già si scontano i fed fund al 5 % , ma dopo questo rialzo dal 4,75 al 5% gli stati uniti interromperanno la serie dei rialzi...e c'è chi già è pronto a scommettere che per fine anno inizio 2007 con un'economia americana in affanno i tassi potrebbero essere tagliati fino ad una fine 2007 al 4,25 %
 
Falcorosso ha scritto:
nel prezzo di oggi dei Tbond già si scontano i fed fund al 5 % , ma dopo questo rialzo dal 4,75 al 5% gli stati uniti interromperanno la serie dei rialzi...e c'è chi già è pronto a scommettere che per fine anno inizio 2007 con un'economia americana in affanno i tassi potrebbero essere tagliati fino ad una fine 2007 al 4,25 %

Il pronostico sull'affanno prossimo venturo dell'economia USA potrebbe rivelarsi un po' troppo pessimista.... nel senso che ad una minore crescita potrebbe cmq accompagnarsi una fase di stasi dei tassi, sia a scopo di sgonfiaggio della bolla immobiliare, sia più in generale con l'intento di drenare liquidità....

Qualcosa del genere sta facendo già da un anno la banca centrale d'Inghilterra... :)
 
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