Telekom Serbia: coinvolto anche un PF

  • Due nuove obbligazioni Societe Generale, in Euro e in Dollaro USA

    Societe Generale porta sul segmento Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana due obbligazioni, una in EUR e una in USD, a tasso fisso decrescente con durata massima di 15 anni e possibilità di rimborso anticipato annuale a discrezione dell’Emittente.

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ghekko1966

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Roma, 07 mag 2003 - 19:26


Telekom Serbia, indagato accusa: tangenti a Prodi



Igor Marini, promotore finanziario indagato per riciclaggio dalla Procura di Roma, ha accusato oggi Romano Prodi, Lamberto Dini e Piero Fassino di aver preso tangenti nella vicenda Telekom Serbia, per la quale è stato ascoltato oggi dalla Commissione parlamentare di inchiesta. Immediate sono giunte le repliche dei portavoce di Prodi e Fassino e dello stesso Dini, che presenteranno denunce.

I tre politici di altissimo rango erano all'epoca presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e sottosegretario agli Esteri. Non sono stati citati per nome e cognome ma con i nomigoli di "Mortadella" per Prodi; di signor "Ranocchio" e signora "Ranocchia" per Lamberto Dini e sua moglie Donatella e di signor "Cicogna" per Fassino.

Marini ha sostenuto di poter provare quanto denunciato se gli verrà data la possibilità di accedere a alcuni documenti depositati presso gli archivi della corte dei notai a Lugano, in Svizzera. In quegli archivi sostiene esistano "copie di passaporti depositati e di conti correnti bancari" attraverso i quali lo stesso Marini dice di aver movimentato, per ripulirla, una somma di denaro pari a 55 milioni di dollari i cui destinatari finali sarebbero stati, tra gli altri, funzionari intermediari dell'ex governo Prodi che agivano per conto di "Mortadella", "Cicogna" e "Ranocchio".

Per conto dell'avvocato Fabrizio Paoletti, Marini ha riferito di aver spostato somme attraverso paradisi fiscali esteri per un totale di 173 milioni di dollari. Di questi, 55 milioni si riferirebbero all'affare Telekom Serbia e sarebbero stati "ripuliti" dallo stesso Marini mediante spostamenti di denaro in vari paesi prima di finire nelle tasche - tra gli altri - di Prodi, Dini e Fassino. Marini ha anche detto di essere stato minacciato affinché non si presentasse in Commissione e ritrattasse quanto denunciato ai carabinieri: è stato disposto che venga chiesto un servizio di scorta.

Prodi ha annunciato che presenterà denuncia: "Anche se siamo arrivati al ridicolo - ha detto il suo portavoce - abbiamo deciso di agire per vie giudiziarie contro i responsabili di questa grave diffamazione".

"Una gravissima e torbida provocazione a cui reagiremo nel modo più netto", gli fa eco il portavoce del segretario dei Ds: "Fassino - aggiunge - non ha mai conosciuto questo signore, né avuto con lui direttamente o indirettamente alcun rapporto. Di più Fassino non ha mai avuto contatti, incontri, rapporti con nessuno di coloro che si sono occupati dell'accordo commerciale tra Telecom Italia e Telekom Serbia". (red)
 
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Affare Telecom-Serbia

Ecco alcune domande che si è posto il giornalista Angelo Pergolini, domande che sulla carta stampata non riusciranno a trovare mai una risposta.......

1 - È normale che una acquisizione come quella della Telekom Serbia (valore: 1.500 milioni di marchi tedeschi) sia stata effettuata per contanti?

2 - È normale che i soldi siano stati trasportati da Atene a Belgrado in sacchi di juta su un aereo privato? Ed è vero che questo è avvenuto sotto scorta di agenti dei servizi italiani?


3 - È normale che la Telecom Italia abbia anticipato la quota della Ote, compagnia telefonica greca, entrata poi nell'operazione con il 20 per cento?

4 - È normale che l'acquirente, ovvero la Telecom Italia, chieda al suo advisor, cioè la Ubs, di rivedere al rialzo la stima del bene che deve comprare?

5 - È normale che l'allora presidente della società, Guido Rossi, fosse del tutto all'oscuro dell'accordo?

6 - È normale che l'azionista totalitario della Telecom, il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, non fosse stato informato dell'operazione?

7 - È normale che un'acquisizione considerata «strategica» per l'azienda non sia stata discussa in consiglio d'amministrazione?

8 - È normale che un'operazione di questo rilievo sia stata effettuata tramite una piccola consociata estera, la Stet Netherland, e non dalla casa madre?

9 - È normale che Mario Agliata, ex direttore della Stet International dichiari: «Ricevetti l'ordine di recarmi a Belgrado per firmare... sono stato precettato... ho agito come una penna stilografica, maneggiata da chi sapeva»?

10 - È normale che pochi mesi dopo l'acquisizione la società di revisione Coopers & Lybrand, incaricata di certificare i bilanci della Telekom Serbia, rilevasse: «Non presentano una situazione contabile conforme a quanto prescritto dalla normativa»? In parole povere: questi bilanci sono falsi?

11 - È normale che la Telecom Italia non abbia ottenuto il controllo operativo della società, come di norma avviene sempre, secondo le regole di corporate governance internazionalmente accettate, in affari di questo tipo?

12 - È normale che Roberto Colaninno, numero uno Telecom, sia volato a Belgrado dopo l'esplosione dello scandalo per poi dichiarare: «Tutto ok»?

13 - Infine: è normale che non si sappia quali impegni ha preso Colaninno con i partner serbi?

Fin qui le stranezze - come dire, aziendali? - dell'affare. Ma ce ne sono anche altre. Forse ben più rilevanti. Che tirano in ballo il governo italiano.

14 - Nell'operazione furono pagate «commissioni» per una cifra variabile fra i 30 e i 50 miliardi di lire. I percettori furono le banche Natwest, Paribas e Barclays. Per conto di chi?

15 - Se il profumo di tangenti è forte, appare però evidente un'anomalia: in affari di questo tipo la regola è che la cifra relativa alla transazione economica sia pagata in chiaro (cioè tramite trasferimento bancario) e la percentuale d'intermediazione (la mazzetta) in nero, cioè in contanti oppure con accrediti su conti off-shore. Nel caso Telekom Serbia avvenne l'esatto contrario. Come si spiega?

16 - Quando fu conclusa l'operazione, al momento del brindisi, Milosevic protestò perché i «mafiosi italiani» avevano preteso il 3 per cento. «Poco» commentarono i suoi collaboratori: ma si trattava comunque di 45 miliardi. Dove sono finiti?

17 - Quando divenne numero uno della Telecom, Franco Bernabé ordinò un'inchiesta interna sull'affaire Serbia. Che fine ha fatto quel rapporto?

18 - È vero che alcuni protocolli dell'accordo con Belgrado furono secretati e quindi mai resi noti ai risparmiatori che sottoscrissero le azioni Telecom Italia al momento della privatizzazione dell'azienda?

19 - Che ruolo ebbero nell'affare l'intermediario italiano Gianni Vitali e Dojcilo Maslovaric, ambasciatore serbo in Vaticano? Entrambi erano intimi della famiglia Milosevic. Entrambi sono stati indicati, da varie fonti, come intermediari dell'operazione Telekom Serbia. A quale titolo?

20 - Zarko Korac, oggi vicepremier del governo di Belgrado, definisce «un atto di cinismo politico» l'operazione Telecom. C'è da capirlo: quei 1.500 miliardi di lire, in contanti e in sacchi di juta, servirono a Milosevic per pagare gli stipendi ai militari, annichilire l'opposizione democratica, vincere le elezioni e finanziare l'avventura del Kosovo. Domanda: il governo italiano ne era consapevole?

21 - Nonostante la Telecom fosse all'epoca una società pubblica, e operasse in un settore strategico come le telecomunicazioni, il ministro degli Esteri, Lamberto Dini, ha dichiarato di non aver avuto alcun ruolo nella transazione. Di più: ha sostenuto di essere stato informato di quanto avveniva solo dai giornali. Perché non ha mai letto i rapporti inviati dall'allora ambasciatore a Belgrado, Francesco Bascone, che denunciavano i rischi dell'operazione?

22 - Perché Piero Fassino, oggi ministro della Giustizia e candidato vicepremier dell'Ulivo, e allora sottosegretario agli Esteri con delega sui Balcani, molto attento ai rapporti fra le aziende italiane e la Serbia (come suo dovere), sostiene di non aver avuto nulla a che fare nel più rilevante affare concluso in quell'area?

23 - Perché l'ambasciatore Bascone è stato rimosso da Belgrado e trasferito a Cipro?

24 - Perché fu sostituito da Riccardo Sessa, ex segretario di Giulio Andreotti?

25 - È vero che Maslovaric (ambasciatore serbo in Vaticano e mediatore dell'affare Telekom) era in eccellenti rapporti con Andreotti?

26 - È vero che Maslovaric presentò Cesare Geronzi, presidente della Banca di Roma e amico di Andreotti, a Milosevic?

27 - È vero che sempre Maslovaric organizzò alcuni incontri riservati a Roma fra Milan Milutinovic, ministro degli Esteri di Belgrado, e Dini?

28 - Perché il ministro Dini, intervenendo alla Camera dei deputati per illustrare il ruolo del governo italiano nell'affaire Telekom Serbia (inesistente, a suo dire) ha parlato di «manovali della Cia» come ispiratori delle notizie riportate dalla stampa?

29 - I servizi segreti italiani hanno avuto un ruolo (e quale?) nell'operazione?

30 - Al momento della conclusione dell'affare era stato firmato da poco l'accordo di Dayton, che poneva fine alla guerra in Bosnia. Bastava questo fatto per definire (parola di Dini) «un regime più che legittimo» quello di Slobodan Milosevic?

(Fonte: Panorama)
2001 dicembre
 
Come mai queste cose saltano fuori dopo la condanna a Previti?
 
Scritto da marcotrader
Come mai queste cose saltano fuori dopo la condanna a Previti?

Un colpo al cerchio e uno alla botte ?

:p :p :p
 
...

:D toccato.
Peraltro oggi fermano due esponenti della commissione in svizzera e si lamentano perché devono procedere per rogatoria..
1 Art. 82 cost prevede limiti alle commissioni parlamentari che sono quelli opponibili all' autorità giudiziaria
2 con la 367/2001 si sono fatti una legge (rogatorie svizzere nello specifico) che pensavano utile e ora ne pagano le conseguenze..un colpo al cerchio una alla botte

:D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D
 
Precisazione

IL SIG. IGOR MARINI NON E' MAI STATO ISCRITTO ALL'ALBO DEI PROMOTORI FINANZIARI .

:p :p :p
 
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precisazione doverosa, si è parlato anche di consulente finanziario
 
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