tenetevi forte

Divaghiamo un po'...

Prendiamo in considerazione un fatto: Clinton durante la sua amministrazione stava azzerando quasi il debito USA, grazie soprattutto al dirottamento dei fondi verso la New Economy.

Poniamo il caso ora che la Fed possa stampare a proprio piacimento moneta (cosa che non mi trova d'accordo ma che sembra trapelare da piu' parti)

prendiamo un altro caso in esame: l'economia, quella vitale degli USa non sta andando cosi' male.

Ora andiamo nelle ipotesi.

Mettiamo che i grandi detentori di titoli di debito USA comincino a smobilizzarli per passare ad altre divise.

Mettiamo che, seguendo le leggi di mercato i prezzi calino.

Assumiamo che il debito USA e' per la stragrande maggioranza in USD.

Gli USA potrebbero fare un bel vuyback dei propri titoli a prezzi stracciati ed ad un cambio di gran lunga conveniente, magari anche senza stampare ma vendendo altre divise per acquistare divisa propria.

Come vi pare?
 
skipper1971 ha scritto:
quindi non è una inesattezza, annunciare una cosa ai mercati o farla sono equivalenti
in parte si, quello che intendo è che pretendere di accettare solo € anzicchè dollari, cioè "eurizzare" la vendita di petrolio per esempio, oppure accettare il pagamento in dollari e convertirli in €, ha lo stesso effetto, cioè diminuisce il valore del dollaro per l'aumento della domanda dell'euro.
Ma questo, come aveva accennato Luigi giorni addietro, poi causa problemi di ben altra entità, e dubito che noi o la banca centrale europea siano in grado di gestire...



skipper1971 ha scritto:
ma questo non ci garantisce che non ci sia una prossima crisi e tantomeno che la sfanghino ancora.
garanzia? chi parla di garanzia? chissà magari ci casca il cielo addosso domani e risolve tutto...
quello che intendo è che forse loro visto i precedenti sono maggiormente in grado di "gestire" determinate situazioni, anche se non è certo...

skipper1971 ha scritto:
guarda che l'aumento dei prezzi di oro, metalli, petrolio, ecc E' l'inflazione,.
certo, se poi guardiamo il quadro degli ultimi anni o decennio. Non so quanti anni hai, e se hai vissuto gli anni '70 e in parte '80, io ero giovane e il ricordo molto nitido, QUELLA era inflazione, a due cifre, ...
Capisco pienamente il balzo dei tassi dal 1% al 5%, capisco che persino molti operatori formatosi negli ultimi due decenni, forse non sono abituati a questi cambiamenti..., ma la qualità delle variazioni valutarie (anche se con masse monetarie minori...) era altrettanto notevole...

Il balzo del petrolio e materie prime degli ultimi due anni, in condizioni "normali", avrebbe causato un'inflazione con tendenza verso due cifre... se questo non è (ancora?) avvenuto,
perchè l'incidenza del petrolio sulle economie è diminuità,
perchè il costo del lavoro ha contribuito a "raffreddare" questo rialzo (effetto india e cina...!?),
aumento produttività (taluni paesi)

condivido comunque il "timore" che esiste sui derivati e tutta una serie di attività finanziare in essere, che ormai sono, diciamo, li, ma quasi incontrollabili persino da coloro che le hanno escogitate...

saluti
gioia23
 
Ultima modifica:
Poniamo il caso ora che la Fed possa stampare a proprio piacimento moneta (cosa che non mi trova d'accordo ma che sembra trapelare da piu' parti)

Se non sappiamo più quale sia l'M3 fa cosa vuole...è possibile che nessuno dica nulla a livello di banche centrali?
 
E' come fare la partita tra uno che vede le tue carte e tu che non sai quelle che ha lui....
 
Io la trovo una cosa da Pyongyang...
 
gioia23 ha scritto:
condivido comunque il "timore" che esiste sui derivati e tutta una serie di attività finanziare in essere, che ormai sono, diciamo, li, ma quasi incontrollabili persino da coloro che le hanno escogitate...

saluti
gioia23

Ciao gioia,

verissimo cio' che dici ma ti assicuro che le banche stanno investendo negli ultimi anni miliardate per essere in controllo della situazione. Esiste un rishcio pero'... Come è avvenuto per l'Argentina: quando non si sa piu' cosa fare si sbologna il tutto al cliente sprovveduto o che si ritiene esperto.

Ma il problema esiste ed i mezzi di monitoraggio sono sempre inadeguati per la varietà di prodotti che vengono inventati ogni giorno. Solo per darti un esemipo, al moment sto introducendo circa 350 nuovi prodotti in un sistema informatico presso il mio cliente. Sistema globale di rischio usando in 4 continenti... 350 prodotti finanziari diversi, nuovi, tutti da monitorare.. ed ogni giorno ne saltano fuori di nuovi... una volta c'era il trading sui capitali, poi cominciarono quelli sui nozionali, ora c'è il trading della volatilità e delle correlazioni tra divise... insomma sifa trading su tutto ma proprio tutto.. in pratica si compra e si vende volatilità... Aria fritta... Gli organici delle banche ca,biano, agli studi economici ormai si preferiscono i matematici e gli ingegneri.. E questo non per iper arricchimento ma soprattutto per evitare catastrofi. Ce la faremo? Non lo so, ma di sicuro ogni ora che passa, diventa piu' difficile monitorare il rischio e l'efficienza del mercato si allontana grazie alle mutazioni genetiche di certi prodotti finanziari...
 
FaGal ha scritto:
Poniamo il caso ora che la Fed possa stampare a proprio piacimento moneta (cosa che non mi trova d'accordo ma che sembra trapelare da piu' parti)

Se non sappiamo più quale sia l'M3 fa cosa vuole...è possibile che nessuno dica nulla a livello di banche centrali?

Tu non lo sai. gli addetti ai lavori si. L'M3 non è una formula segreta tenuta ad Atlanta per fare la Coca Cola. Poi francamente, non capisco uno che fa trading da casa che tipo di calcoli fa pe rverificare che l'M3 sia corretta od errata... Quando leggo i calcoli del PIL o dell'inflazione e leggo "Ora non ho tempo altrimenti li calcolerei, quindi ad occhio posso dire".. Mi viene da ridere... scusate ma quando sono grosse sono grosse..
 
Credo che nessun trader casalingo - pure quello laureato in matematica, economia e statistica - abbia i mezzi e/o le informazioni per sapere se un dato macro comunicato (CPI usa odierno +0.60 su mese) sia reale o tarocco.

Lo prende per buono o si occupa di altro. :yes:
 
skymap ha scritto:
Credo che nessun trader casalingo - pure quello laureato in matematica, economia e statistica - abbia i mezzi e/o le informazioni per sapere se un dato macro comunicato (CPI usa odierno +0.60 su mese) sia reale o tarocco.

Lo prende per buono o si occupa di altro. :yes:

neanche i trader delle banche, te lo assicuro... ci vogliono ben altre conoscenze per calcolare certi dati... :)
 
Certo ma credo che il non dirlo non sia positivo
 
FaGal ha scritto:
Certo ma credo che il non dirlo non sia positivo

Capisco, anche perchè ha smesso di pubblicare anche il dato sugli EuroDollari che potevano facilmente concedere il calcolo dell'M3. Ma il dato non sarà pubblicato ma comunque calcolato. Quale la logica dietro questa decisione.

Te lo dico spassionatamente: nel 1995 il dollaro era sotto gli attacchi di Soros e compagnia... allora si interveniva sul mercato con forti acquisti di dollari e si bruciavano miliardi. Oggi si blocca la speculazione non pubblicando dei dati che possano dare adito a speculazioni. Perchè, lo credo veramente, non solo siamo in un periodo di crisi ma di forte speculazione.

quando è stato fatto l'ultimo intervento in mercato aperto per difendere la parità con l'Euyro per esempio... quando la FED è intervenuta nel mercato dei Fed Funds in maniera massiccia per evitare lo stato di cose?

non ho dubbi che sia stato un motivo di oportunità ma piuttosto che a pensare al tracollo penso all'evitare speculazioni anche se, invece, sembra che questa cosa abbia creato sfiducia e panico.. Ma forse è quello che gli USA vogliono? non saprei....
 
gli eurodollari del caimano


Quanto siamo ricchi …

…ho ricevuto a casa il suo libricino e a pagina 154 è scritto che nel 2006 il reddito medio degli italiani è pari a 27.119 dollari, mentre nel 2001 era di 24.670 dollari.
Facendo due conti, perciò, risulta che il reddito medio è cresciuto di circa 2.500 (2449) dollari.
Mi sono chiesto: ma perché mi danno le cifre in dollari ?
Poi ci sono arrivato da solo e cioè :
nel 2001 per fare un dollaro ci voleva un euro e 15 centesimi, quindi 24.670 dollari (reddito 2001) moltiplicato per 1,15 fa 28.370,50 euro.
Poi, il 31 marzo 2006, per fare un dollaro bastavano solo 83 centesimi di euro, quindi 27.119 dollari (reddito 2006), moltiplicato per 0,83 fa: 22.508,77 euro.
Qualche berluschino potrebbe dire sono le solite menzogne della sinistra, ebbene invito tutti quelli che hanno ricevuto il libro ad andare a controllare a pag. 154!!

:D
scusate quandi hai detto eurodollari mi è tornata alla mente la cosa che avevo letto
http://stpeter.altervista.org/?p=64
 
Non c'entra nulla, scusate la divagazione
 
Ciao gioia,

verissimo cio' che dici ma ti assicuro che le banche stanno investendo negli ultimi anni miliardate per essere in controllo della situazione. Esiste un rishcio pero'... Come è avvenuto per l'Argentina: quando non si sa piu' cosa fare si sbologna il tutto al cliente sprovveduto o che si ritiene esperto.

Ma il problema esiste ed i mezzi di monitoraggio sono sempre inadeguati per la varietà di prodotti che vengono inventati ogni giorno. Solo per darti un esemipo, al moment sto introducendo circa 350 nuovi prodotti in un sistema informatico presso il mio cliente. Sistema globale di rischio usando in 4 continenti... 350 prodotti finanziari diversi, nuovi, tutti da monitorare.. ed ogni giorno ne saltano fuori di nuovi... una volta c'era il trading sui capitali, poi cominciarono quelli sui nozionali, ora c'è il trading della volatilità e delle correlazioni tra divise... insomma sifa trading su tutto ma proprio tutto.. in pratica si compra e si vende volatilità... Aria fritta... Gli organici delle banche ca,biano, agli studi economici ormai si preferiscono i matematici e gli ingegneri.. E questo non per iper arricchimento ma soprattutto per evitare catastrofi. Ce la faremo? Non lo so, ma di sicuro ogni ora che passa, diventa piu' difficile monitorare il rischio e l'efficienza del mercato si allontana grazie alle mutazioni genetiche di certi prodotti finanziari...




Luigi,
mi confermi in altre parole ciò che ha scritto recentemente Buffett sui derivati.

Vi copio parte del discorso all'ultima assemblea azionisti, (mi scuso per la lunghezza, ma ne vale la pena) considerando che si è trovato, dopo l'acquisto di GeneralRe nel 1998, con una sezione di trading e derivati, che successivamente non essendo riuscito a vendere stanno cercando di portare a termine i contratti e chiudere...


gioia23
"Long ago, Mark Twain said: “A man who tries to carry a cat home by its tail will learn a lesson that can be learned in no other way.” If Twain were around now, he might try winding up a derivatives business. After a few days, he would opt for cats.

We lost $104 million pre-tax last year in our continuing attempt to exit Gen Re’s derivative operation. Our aggregate losses since we began this endeavor total $404 million.
Originally we had 23,218 contracts outstanding. By the start of 2005 we were down to 2,890.
You might expect that our losses would have been stemmed by this point, but the blood has kept flowing.
Reducing our inventory to 741 contracts last year cost us the $104 million mentioned above.
Remember that the rationale for establishing this unit in 1990 was Gen Re’s wish to meet the needs of insurance clients. Yet one of the contracts we liquidated in 2005 had a term of 100 years! It’s difficult to imagine what “need” such a contract could fulfill except, perhaps, the need of a compensationconscious trader to have a long-dated contract on his books. Long contracts, or alternatively those with multiple variables, are the most difficult to mark to market (the standard procedure used in accounting for derivatives) and provide the most opportunity for “imagination” when traders are estimating their value.
Small wonder that traders promote them.
A business in which huge amounts of compensation flow from assumed numbers is obviously fraught with danger. When two traders execute a transaction that has several, sometimes esoteric, variables and a far-off settlement date, their respective firms must subsequently value these contracts whenever they calculate their earnings. A given contract may be valued at one price by Firm A and at another by Firm B.

You can bet that the valuation differences – and I’m personally familiar with several that were huge – tend to be tilted in a direction favoring higher earnings at each firm. It’s a strange world in which two parties can carry out a paper transaction that each can promptly report as profitable.
I dwell on our experience in derivatives each year for two reasons. One is personal and
unpleasant. The hard fact is that I have cost you a lot of money by not moving immediately to close down


Gen Re’s trading operation. Both Charlie and I knew at the time of the Gen Re purchase that it was a problem and told its management that we wanted to exit the business. It was my responsibility to make sure that happened. Rather than address the situation head on, however, I wasted several years while we attempted to sell the operation. That was a doomed endeavor because no realistic solution could have
extricated us from the maze of liabilities that was going to exist for decades. Our obligations were particularly worrisome because their potential to explode could not be measured. Moreover, if severe trouble occurred, we knew it was likely to correlate with problems elsewhere in financial markets.
So I failed in my attempt to exit painlessly, and in the meantime more trades were put on the books. Fault me for dithering. (Charlie calls it thumb-sucking.) When a problem exists, whether in personnel or in business operations, the time to act is now.

The second reason I regularly describe our problems in this area lies in the hope that our experiences may prove instructive for managers, auditors and regulators. In a sense, we are a canary in this business coal mine and should sing a song of warning as we expire. The number and value of derivative contracts outstanding in the world continues to mushroom and is now a multiple of what existed in 1998,
the last time that financial chaos erupted.

Our experience should be particularly sobering because we were a better-than-average candidate to exit gracefully. Gen Re was a relatively minor operator in the derivatives field. It has had the good fortune to unwind its supposedly liquid positions in a benign market, all the while free of financial or other pressures that might have forced it to conduct the liquidation in a less-than-efficient manner. Our
accounting in the past was conventional and actually thought to be conservative.

Additionally, we know of no bad behavior by anyone involved.
It could be a different story for others in the future. Imagine, if you will, one or more firms (troubles often spread) with positions that are many multiples of ours attempting to liquidate in chaotic markets and under extreme, and well-publicized, pressures. This is a scenario to which much attention should be given now rather than after the fact. The time to have considered – and improved – the reliability of New Orleans’ levees was before Katrina.

When we finally wind up Gen Re Securities, my feelings about its departure will be akin to those expressed in a country song, “My wife ran away with my best friend, and I sure miss him a lot.”
 
gioia23 ha scritto:
Luigi,
mi confermi in altre parole ciò che ha scritto recentemente Buffett sui derivati.

Vi copio parte del discorso all'ultima assemblea azionisti, (mi scuso per la lunghezza, ma ne vale la pena) considerando che si è trovato, dopo l'acquisto di GeneralRe nel 1998, con una sezione di trading e derivati, che successivamente non essendo riuscito a vendere stanno cercando di portare a termine i contratti e chiudere...


gioia23

"Long ago, Mark Twain said: “A man who tries to carry a cat home by its tail will learn a lesson that can be learned in no other way.” If Twain were around now, he might try winding up a derivatives business. After a few days, he would opt for cats.

Si', sono d'accordo con Buffet anche perchè cio' che dice è risaputo nel mercato ed e' la base del mio lavoro. In pratica monitorare il rischio, mettere su sistemi informatici che consentatno il monitoraggio del rischio, soprattutto, con riferimento stesso all'articolo postato, la possibilità di unwinding delle posizioni aperte.

In pratica con i limiti posti dalle banche ai traders e quelli dei vari Basilea, è un continuo cercare di tenere i rischi dovute ad esposizioni a tassi o cambi entro dei limiti gestibili.

Se prendiamo l'esempio dei 100 anni menzionati da Buffet, non esiste nessun prodotto o metodo che possa consentire all'hedging di una posizione simile. Infatti rimasi sgomento quando vari corporate iniziarono un annetto fa ad emettere obbligazioni a 100 od 80 anni... Come diavolo si fa a comprare un titolo simile? come lo si fa a valutare se non con il principio che prima o poi andrà su? Ma in base a cosa? Questi sono titpici prodotti per la clientela, prodotti che di sicuro gli istituzionali comprano per poi sbolognarli o Dio sa per quale oscuro motivo.

Cinicamente devo ammettere che questo mercato e quello delle fusioni ed acquisizioni mi da da vivere da anni ma in tuta coscienza devo dire che ho rifiutato tanti contratti dove era evidente che cio' di cui avevano bisogno era semplicemente una firma del sottoscritto per pararsi le derriere in caso di problemi...
 
Luigi,
niente da aggiungere, se non GRAZIE per la qualità del 3d
gioia23
 
gioia23 ha scritto:
in parte si, quello che intendo è che pretendere di accettare solo € anzicchè dollari, cioè "eurizzare" la vendita di petrolio per esempio, oppure accettare il pagamento in dollari e convertirli in €, ha lo stesso effetto, cioè diminuisce il valore del dollaro per l'aumento della domanda dell'euro.

hai parlato di inesattezze nell'articolo, questa non lo era, nè intacca l'idea che sta dietro, ossia che c'è un motivo per cui più di un paese vuole ridurre le riserve in dollari



gioia23 ha scritto:
garanzia? chi parla di garanzia? chissà magari ci casca il cielo addosso domani e risolve tutto...
quello che intendo è che forse loro visto i precedenti sono maggiormente in grado di "gestire" determinate situazioni, anche se non è certo...

hai citato tu il passato per dire che anche stavolta andrà bene
ancora una volta ciò non dimostra che l'autore abbia basato la sua opnione su presupposti sbagliati
e nessuno finora ha trovato argomenti che ne smontino la logica se non dire "pessimista", oppure "inesattezze" (senza indicarle), "non succederà" (e perchè no?)
intendiamoci, non pretendo di dire che sicuramente andrà come dice lui
ma solo che è uno scenario possibile e costruito su basi logiche, non dovremmo considerarlo solo perchè non ci piace e/o risulta in conflitto con le nostre idee ed aspettative?

gioia23 ha scritto:
certo, se poi guardiamo il quadro degli ultimi anni o decennio. Non so quanti anni hai, e se hai vissuto gli anni '70 e in parte '80, io ero giovane e il ricordo molto nitido, QUELLA era inflazione, a due cifre, ...
Capisco pienamente il balzo dei tassi dal 1% al 5%, capisco che persino molti operatori formatosi negli ultimi due decenni, forse non sono abituati a questi cambiamenti..., ma la qualità delle variazioni valutarie (anche se con masse monetarie minori...) era altrettanto notevole...

Il balzo del petrolio e materie prime degli ultimi due anni, in condizioni "normali", avrebbe causato un'inflazione con tendenza verso due cifre... se questo non è (ancora?) avvenuto,
perchè l'incidenza del petrolio sulle economie è diminuità,
perchè il costo del lavoro ha contribuito a "raffreddare" questo rialzo (effetto india e cina...!?),
aumento produttività (taluni paesi)

condivido comunque il "timore" che esiste sui derivati e tutta una serie di attività finanziare in essere, che ormai sono, diciamo, li, ma quasi incontrollabili persino da coloro che le hanno escogitate...

saluti
gioia23

c'ero
il problema è che per inflazione intendiamo due cose diverse.
tu come aumento dei soli prezzi al consumo, io in genere aumento della massa monetaria
se gli USA fossero un sistema economico chiuso ermeticamente ci sarebbe forse già un aumento del CPI a 2 cifre %
ma il mondo è sempre più aperto, e la liquidità è rimasta solo in parte all'interno, in gran parte è stata "esportata" andando a creare quel deficit commerciale che hanno oggi
 
Vedremo come andranno le cose...
e non vorrei annoiare gli altri con il nostro dialogo..

come detto da Luigi, scrive diverse singole cose, di per se esatte, ma poi nell'insieme, io ho i miei dubbi che vada proprio cosi...

io non ho preferenze e non è che abbia posizioni "ideologiche", però col passare del tempo ho letto talmente tante di previsioni che poi si sono rivelate non giuste...


skipper1971 ha scritto:
hai parlato di inesattezze nell'articolo, questa non lo era, nè intacca l'idea che sta dietro, ossia che c'è un motivo per cui più di un paese vuole ridurre le riserve in dollari
Ma proprio durante la fase calante questi decidono di diversificare??? Cosi non solo hanno venduto a basso prezzo i loro prodotti agli USA, ma poi subiscono anche un'ulteriore calo del valore di quanto incassato, insomma è una disgrazia più per loro che per gli USA...
mi ricorda un pò la crisi asiatica dell'98, anche li alcuni paesi si illudevano di rimanere agganciati al $, poi risultò impossibile rimanerne agganciati durante il rialzo ed entrarono in crisi, chi si avvantaggiò furono proprio gli USA,...
non vorrei che anche questa volta andasse cosi, in modo opposto...


skipper1971 ha scritto:
hai citato tu il passato per dire che anche stavolta andrà bene
ancora una volta ciò non dimostra che l'autore abbia basato la sua opnione su presupposti sbagliati
e nessuno finora ha trovato argomenti che ne smontino la logica se non dire "pessimista", oppure "inesattezze" (senza indicarle), "non succederà" (e perchè no?)
intendiamoci, non pretendo di dire che sicuramente andrà come dice lui
ma solo che è uno scenario possibile e costruito su basi logiche, non dovremmo considerarlo solo perchè non ci piace e/o risulta in conflitto con le nostre idee ed aspettative?
non ho scritto che andrà bene, scrivo che hanno maggior probabilità di aver successo, visto i precedenti, che comunque non sono garanzia di successo...
è innegabile però che è una delle poche società che è riuscita senza grossi scossoni a riallinearsi alle svalutazioni/rivalutazioni della propria valuta...

skipper1971 ha scritto:
c'ero
il problema è che per inflazione intendiamo due cose diverse.
tu come aumento dei soli prezzi al consumo, io in genere aumento della massa monetaria
se gli USA fossero un sistema economico chiuso ermeticamente ci sarebbe forse già un aumento del CPI a 2 cifre %
ma il mondo è sempre più aperto, e la liquidità è rimasta solo in parte all'interno, in gran parte è stata "esportata" andando a creare quel deficit commerciale che hanno oggi

non so, ma se fossero un'economia chiusa non avrebbero avuto questo aumento di liquidità... ma sono supposizioni
la realtà è che la liquidità è molto aumentata, ma considera la "globalisation" (rieccola!) i timori di deflazione di alcuni anni fà, il 2000 ed il 2001...
poi non dimentichiamo che ogni punto di svalutazione del dollaro, aumenta la ricchezza di tutti gli asset esteri delle società USA, aumenta la loro competitività, aumenta l'introito in dollari delle loro esportazioni, poi teniamo anche conto che il consumo pro capite di energia li è molto più alto che in Europa, pertanto hanno alti margini di miglioramento proprio in questo campo, solo che finora non hanno voluto farlo...
insomma, se è certamente vero chè il deficit commerciale e la perdita di valore del $ potrà creare grossi problemi a loro, ritengo che sapranno come "spalmare" i problemi anche su tutti gli altri, allora il crollo del dollaro sarà solo una parte del problema...e neanche tanto grande

gioia23
 
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