Terapie anticovid

Trasparente2

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:D;)
persone che hanno la laurea in medicina su google si concedono il lusso di proporre pure le cure
apposto stiamo
questa tiritera degli spary nasale va avanti da mesi,...non arrivano a capire che quando respiriamo l aria arriva ai polmoni, son convinti che il sars cov 2 si fermi alla gola o al naso:rolleyes: :rolleyes:

Purtroppo Google è l' unico mezzi di informazione che da risposte su certi argomenti.

Sui media tradizionali è propaganda a tappeto stile bulgaro.
 

TessaS

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Purtroppo Google è l' unico mezzi di informazione che da risposte su certi argomenti.

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Il 50% sono siti clickbait dove gli allocchi con patente trovano pane per loro:o
 

BlackM

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Purtroppo Google è l' unico mezzi di informazione che da risposte su certi argomenti.

Sui media tradizionali è propaganda a tappeto stile bulgaro.

Ma infatti, a che serve una laurea in Medicina, quando abbiamo il wifi?
 

Trasparente2

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Ma infatti, a che serve una laurea in Medicina, quando abbiamo il wifi?

Si tratta di voler capire non di giocare a fare il dottore. Se nessuno ti da risposte, le vai a cercare dove puoi.... Anche da Google,

Poi se per un atto di fede vuoi credi a politici e virologi e scienziati autoreferenziali...

Nessuno te lo impedisce.

Un paese che cerca risposte da Google è messo male, ne convengo pure io.
 

oleafragrance

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anakinra

vi dice niente questo farmaco usato per il covid?
 

enjoyash

Buzzkill.
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Svolta nella cura del Covid grave con il farmaco Anakinra, testato a Negrar: ecco i risultati dello studio

L’infettivologo Andrea Angheben: “Risultati particolarmente esaltanti: ho potuto constatare di persona che alcuni pazienti clinicamente destinati ad essere intubati mostravano un rapido ed inaspettato miglioramento a poche ore dalla somministrazione del farmaco sperimentale

20 SETTEMBRE 2021
VERONA. Uno studio internazionale (Grecia-Italia), a cui ha partecipato anche l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, apre prospettive concrete per la prevenzione dell’insufficienza respiratoria grave nei pazienti colpiti da COVID-19.

Questo grazie alla somministrazione precoce del farmaco biologico anakinra, finora usato soprattutto per la cura dell’artrite reumatoide, che si è dimostrato capace ridurre drasticamente il ricovero in terapia intensiva e i decessi. I risultati del trial “SAVE MORE” – di Fase III, randomizzato e in doppio cieco – sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Medicine e l’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) ha iniziato il procedimento di valutazione per estendere le indicazioni dell’anakinra al COVID-19.

Lo studio è stato condotto su 594 pazienti ricoverati per polmonite e vede come principale investigatore Evangelos J. Giamarellos-Bourboulis, professore dell’Università Nazionale Capodistriana di Atene, che ha coordinato 37 ospedali, tra cui 8 italiani a loro volta coordinati dall’Istituto Spallanzani di Roma.


LA RICERCA
Il “Sacro Cuore Don Calabria” è tra i centri in Italia che ha arruolato il maggior numero di pazienti (15).

“Lo studio ha dimostrato che la somministrazione precoce dell’anakinra riduce del 55% la mortalità e del 64% il rischio di morte o la necessità di ricovero in terapia intensiva per la progressione della polmonite in insufficienza respiratoria grave valutati al 28mo giorno”, afferma il dottor Andrea Angheben, responsabile del reparto del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali di Negrar e responsabile locale del trial.

Mi sento di dire che sono risultati particolarmente esaltanti: pur essendo all’oscuro su chi riceveva il farmaco rispetto al placebo ho potuto constatare di persona che alcuni pazienti clinicamente destinati alla terapia intensiva mostravano un rapido ed inaspettato miglioramento a poche ore dalla somministrazione del farmaco sperimentale”.

La chiave di volta sta tutta nelle caratteristiche dell’anakinra, associate all’individuazione della “finestra di somministrazione”. “Sappiamo che i danni maggiori causati dal COVID-19 sono dovuti all’infiammazione (la “famosa tempesta citochinica”) che paradossalmente il nostro sistema immunitario provoca reagendo in maniera incontrollata al virus – spiega ancora Angheben - L’infiammazione è un processo mediato dalle interleuchine.

Infatti fin dall’esordio del COVID-19 sono nate molte ricerche su farmaci inibitori dell’infiammazione, come il tocilizumab attualmente indicato nel trattamento di COVID-19.

IL MECCANISMO BIOLOGICO

L’anakinra va ad agire su un’interleuchina molto importante, la 1-alfa e 1-beta, bloccandola e quindi arrestando la cascata infiammatoria; con una potenza tuttavia che lo differenzia da altri farmaci simili: agisce velocemente e la durata di azione è legata al suo utilizzo con conseguente minimo impatto sulla competenza immunitaria del paziente.”.

Una caratteristica fondamentale, quest’ultima, “perché la riduzione dell’infiammazione comporta anche la riduzione della risposta immunitaria e quindi espone il soggetto già colpito da polmonite o intubato a sovrainfezioni. Cosa che invece può accadere con altri farmaci simili, come il tocilizumab. Lo studio infatti non ha rilevato un numero maggiore di infezioni in coloro che hanno assunto il farmaco, rispetto ai pazienti nel braccio di controllo con placebo. Ci troviamo pertanto di fronte ad un farmaco oltre che efficace, anche sicuro”.

Ma l’anakinra non avrebbe la stessa efficacia se non venisse somministrato al ‘tempo giusto’. “La clinica ci ha insegnato fin dall’inizio che l’infiammazione può essere contrastata solo somministrando tempestivamente i farmaci di cui disponevamo, in primis il cortisone. Grazie a questo studio ora sappiamo quantificare l’avverbio “tempestivamente”.

In un precedente trial (SAVE), il professor Giamarellos-Bourboulis aveva dimostrato che il COVID-19 si comporta per certi versi come la sepsi nella fase avanzata, patologia di cui si occupa da tempo; in altre parole i pazienti destinati a progressione di malattia – quindi all’insufficienza respiratoria – sono coloro che nel sangue hanno un alto valore del suPAR, un biomarcatore del plasma che funge da strumento prognostico per l’attivazione immunitaria in fase precoce.

Nel trial che ci ha coinvolto si è fatto tesoro di questo dato e sono stati screenati, tra Grecia e Italia, circa mille pazienti, arruolando però solo quelli destinati a peggiorare cioè quelli che presentavano il biomarcatore nel sangue con valori superiori a 6”.

Lo studio SAVE MORE è stato condotto in doppio cieco, cioè gli sperimentatori non sapevano quali fossero i pazienti che hanno assunto il farmaco (circa 400) e quali il placebo. Ad entrambi i bracci è stato somministrato lo standard terapeutico tradizionale: cortisone, eparina e supporto respiratorio.

Lo studio SAVE MORE offre anche ulteriori informazioni utili per combattere il COVID-19; il professor Giamarellos-Bourboulis sta ora studiando i sottogruppi, cioè sta valutando l’efficacia e la sicurezza del farmaco per esempio nei pazienti obesi o nelle donne piuttosto che negli uomini.
Svolta nella cura del Covid grave con il farmaco Anakinra, testato a Negrar: ecco i risultati dello studio - Il Mattino di Padova Padova
 

maxbank

"All'apparir del vero tu misera cadesti..."
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Speranza ha preso una cantonata: altro che vigile attesa con tachipirina, il paracetamolo peggiora il Covid - Secolo d'Italia


La tachipirina aumenta il rischio di evoluzione negativa del Covid. L’effetto del paracetamolo è quello di ridurre le scorte di glutatione, una sostanza naturale che agisce come antiossidante. La carenza di questa sostanza può portare a un peggioramento dei danni legati all’infiammazione causata dall’infezione da coronavirus. Il glutatione è il principale degli antiossidanti prodotti dall’organismo, che aiutano a combattere i radicali liberi. Una barriera naturale che non può mancare per mantenersi in buona salute. Ma che con il passare del tempo si indebolisce. Il Covid riduce ulteriormente questi antiossidanti e la tachipirina li butterebbe a terra».


:clap:
 

Maramald

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SEMPRE SAPUTO CHE PEGGIO DEL COVID C'è SPERANZA