Termini Di Prescrizione Per Un'azione Legale Nei Confronti Di Una Banca

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Vorrei chiedere a Voltaire, V&S e a chiunque lo sapesse se
in seguito alla scadenza di un'operazione finanziaria consigliata da un impiegato di una banca
che ha procurato una perdita di oltre venti milioni delle vecchie lire
è possibile chiedere il risarcimento anche a distanza di oltre un anno.

Grazie.
 
Mi pare non ci siano termini diversi dalla prescrizione ordinaria.
 
Scritto da Voltaire
Mi pare non ci siano termini diversi dalla prescrizione ordinaria.

In questo caso si prescrive in cinque anni dal giorno in cui si è verificato il danno. Naturalmente occorre dimostrare che la responsabilità del danno ricade sulla banca, ma mi pare che in base a recenti leggi si sia invertito l'onere della prova, che sarebbe a carico della banca. Mentre credo che non si possa comunque ricorrere all'ombudsman poiché il danno è superiore al limite previsto.
Chiedo conferma a chi lo sapesse
 
Se siamo nel campo della responsabilità contrattuale, il termine ordinario di prescrizione è di dieci anni (2946 c.c.), in cinque anni si prescrive infatti il diritto al risarcimento dei danni in caso di responsabilità aquiliana (2947 c.c.). Per stabilire l'applicazione della norma sulla prescrizione, dovresti comunque spiegare meglio il fatto, perchè possono concorrere entrambe le responsabilità, contrattuale e extracontrattuale (e distinguere la responsabilità della banca da quella del suo impiegato).

Attenzione poi a non confondere termini di DECADENZA con termini di PRESCRIZIONE.
 
Se siamo nel campo della responsabilità contrattuale, il termine ordinario di prescrizione è di dieci anni (2946 c.c.), in cinque anni si prescrive infatti il diritto al risarcimento dei danni in caso di responsabilità aquiliana (2947 c.c.).

Confesso la mia ignoranza: non so cos'è la responsabilità aquiliana.


Per stabilire l'applicazione della norma sulla prescrizione, dovresti comunque spiegare meglio il fatto, perchè possono concorrere entrambe le responsabilità, contrattuale e extracontrattuale (e distinguere la responsabilità della banca da quella del suo impiegato).

Al momento non ho dettagli precisi dell'operazione (si tratta di persone piuttosto semplici e ho chiesto loro la documentazione di cui sono in posseso). In linea di massima ho capito che si è trattato di un'operazione di durata annuale con cedola elevata ma senza garanzia del capitale alla scadenza. L'operazione si è conclusa più di un anno fa e ha dato luogo ad una minusvalenza superiore ai venti milioni di lire (ne erano stati investiti circa 50).

Attenzione poi a non confondere termini di DECADENZA con termini di PRESCRIZIONE.

Se potete spiegarmi anche brevemente vi ringrazierei.
 
Intervengo subito, scusandomi sempre della ermeticità con cui scrivo.

Responsabilità. Si ha illecito aquiliano o extracontrattuale se si viola un diritto o situazione giuridica tutelata in modo assoluto (contro tutti i consociati); si ha illecito contrattuale (da inadempimento) se si viola un diritto relativo (quando si riferisce comunque ad un precedente specifico rapporto obbligatorio). La differenza oltre che nella prescrizione sta nell'onere della prova, perchè nell'illecito contrattuale esiste una presunzione di colpa, mentre per l'extracontrattuale è chi agisce che deve dimostrare la colpevolezza (esistenza elementi indicari dall'art. 2043 c.c.). Spesso, in materia bancaria e finanziaria in genere, si dà eccessivo spazio alle norme specifiche dimenticando i principi generali.

Decadenza e prescrizione. Nella prescrizione il decorso del tempo porta alla perdita del diritto; nella decadenza il decorso del tempo porta alla preclusione all'esercizio di un potere (è implicito un onere, per cui una volta compiuto l'atto la decadenza è evitata): è importante la distinzione perchè per la decadenza non operano le cause di interruzione (di regola neanche quelle di sospensione).
 
Grazie per le delucidazioni anche se nel caso specifico ocorrerà capire se è possibile individuare una responsabilità del danno da parte dell'istituto. A mio modesto parere ritengo responsabile la banca nell'eseguire operazioni che non siano adeguate alla situazione finanziaria, all'esperienza e alla propensione al rischio dell'investitore. Credo che al di là dei principi generali del diritto (e mi sembra di aver capito che comunque questi non impediscono, benché siano trascorsi oltre due anni dal momento dell'ordine, l'esercizio dell'azione di responsabilità per danni), la normativa in materia di diritto bancario, le direttive UE e i vari regolamenti CONSOB, prevedano in materia di strumenti finanziari un'inversione dell'onere della prova a carico della banca che deve dimostrare di aver agito con diligenza e tenendo conto del profilo del cliente.
Ammetto di non conoscerle bene, per questo chiedo consiglio, ma attendo comunque di avere maggiori ragguagli su quanto è accaduto.
 
Caro Vol1, proprio ora mentre lavoravo stavo riportando quanto previsto dal Testo Unico in materia di Intermediazione in tema di regole di comportamento: art. 21 Tuf.

La regola di cui tu fai cenno, sull'onere della prova, secondo cui nei giudizi di risarcimento dei danni spetta agli intermediari l'onere della prova di aver agito con diligenza, riproduce un principio più generale (e v. art. 1218 c.c.), il criterio cioè di ripartizione di oneri probatori in tema di responsabilità contrattuale: non per questo può essere considerata superflua, eliminando parte dei dubbi sollevati dalla norma di diritto comune.
 
Ho i dettagli dell'operazione: si tratta di un'obbligazione emessa da una banca con cedola elevata (20%) ma con rimborso legato all'andamento di un titolo azionario.
Il cliente ha investito 25.000 euro nel settembre 2000 e ne ha incassati 11.530 (compresi gli interessi) a distanza di un anno.
La perdita è di 13470 euro (pari a oltre 26 milioni delle vecchie lire).
Pare che al momento della sottoscrizione il cliente abbia chiesto all'impiegato se avrebbe riavuto indietro il suo capitale e questi avrebbe risposto che bisognava che fallisse nokia per non avere indietro il capitale ...
Nell'ordine firmato dal cliente la banca ha informato il cliente che ritiene l'operazione inadeguta ed eccessivamente rischiosa ...
Dopo il rimborso (si fa per dire ...) il cliente è tornato dall'impiegato che gli ha fatto notare che era l'unica persona a essersi lamentata dell'esito dell'operazione ...
L'unica speranza di poter ottenere qualcosa secondo me sta nella mancata consegna del regolamento richiamato nella comunicazione del prezzo di rimborso (34 contro 100 di nominale ...). Il cliente non si ricorda di aver firmato un regolamento.
Chiedo pertanto consiglio a V&S, Voltaire e chiunque altri possa aiutare il malcapitato a riavere i suoi quattrini. La persona in oggetto è titubante a rivolgersi all'avvocato perché ha paura di essere fregata anche da lui ...

N.B.: non c'è nessun riferimento agli avvocati che frequentano questo forum .... :D
 
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Dalla descrizione sembra un reverse convertible, o qualcosa che gli assomiglia.

Oltre agli aspetti prettamente contrattualistici (so di cause intentate per illecito arricchimento, in virtù della cedola=premio dell'opzione implicita prezzata malissimo, ma ci sono anche altri aspetti), di cui i Vermoderatori sanno molto più di me, si può certamente approfondire il discorso dell'inadeguatezza dell'operazione proposta al cliente.

Inadeguatezza che l'intermediario deve valutare volta per volta, e deve segnalre al cliente, il quale deve accettarla espressamente.

L'intermediario deve basarsi sui dati comunicati dal cliente (esperienza, grado di rischio, altri investimenti esistenti, ecc.), ma anche in assenza di tali dati (perché il cliente ha deciso di non fornirle, e molto spesso fanno in modo che non le fornisca) l'intermediario deve basarsi sui dati noti (età, professione, ecc.) dai quali si può desumere una inadeguatezza anche in assenza di informazioni specifiche.

Come sempre, le dichiarazioni dell'impiegato non fanno testo (davvero vorrei capire come nessun altro si sia lamentato: forse perché nemmeno si sono accorti di aver perso un sacco?), ma bisogna attenersi alla documentazione esistente.

Quanto al regolamento, è da vedere se tra le varie firme non abbia anche firmato per presa visione dello stesso.
 
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Gradirei un consiglio di V&S e di Voltaire.
 
Sono un po' in ritardo, lo so...questa sera sto evadendo la corrispondenza di domenica e lunedì mattina:eek:

Lo dico che mi serve una segretaria:D

Se vedemo domani:cool:
 
idem causa lavoro: interessante, volante, il tuo discorso della responsabilità in caso di contratti conclusi in via telematica o a distanza, proprio in riferimento all'obbligo di informare e assumere informazioni dal cliente.
 
Scritto da Verm & Solitair
idem causa lavoro: interessante, volante, il tuo discorso della responsabilità in caso di contratti conclusi in via telematica o a distanza, proprio in riferimento all'obbligo di informare e assumere informazioni dal cliente.

No V&S, non riguarda contratti conclusi in via telematica, ma in filiale.
 
Si, si, dicevo interessante se riferito anche a nuove tipologie di conclusioni di contratto. Ciao V&S
 
Vi ringrazio per l'interessamento, ma ... un consiglio ? :D
 
So di alcuni legali che portano avanti l'ipotesi di indebito arricchimento, poiché l'opzione contenuta nel prodotto è prezzata in maniera largamente sfavorevole per l'investitore.
 
Grazie Volt. In merito all'eventuale mancata sottoscrizione del regolamento potrebbe comportare la nullità della sottoscrizione ?
 
La necessità dell'atto scritto determina anche la necessità della sottoscrizione (ciò si desume dai principi sulla scrittura privata, per cui la sottoscrizione è parte intergrante della stessa). Poichè il contenuto minimo del contratto è previsto in via regolamentare (non dalla legge, che stabilisce la forma scritta), può ritenersi valida l'operazione quando il contratto è stato sottoscritto, anche se l'operazione è aliunde regolata da altro atto, semplicemente indicato (ma specificamente accettato). Vanno perciò esaminati tutti gli atti sottoscritti e quelli allegati per poter esprimere un parere preciso.
 
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