Thread quasi d'amore.

Enig Mistico

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Cosa è.
Enig Mistico

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Che caldo! Mai sentito un caldo così soffocante. Non si respira.
E' finita. Questa volta è proprio finita.
Lei ha deciso di andarsene. Non la rivedrò più.
Benissimo!

Era così innamorata. E io, devo dire, negli ultimi tempi non
avevo neanche un gran bisogno. Non gliel'ho detto per
non farla soffrire. Ecco: mi ha lasciato lei. Bel colpo!

Che caldo! Certo anche lei, a lasciarmi con questo caldo...
In genere preferisco che mi lascino d'inverno.
E lei, niente. Mi lascia così, improvvisamente, in una
stagione qualsiasi.
Torna dalla mamma, dalla sorella, dalla zia, dalla cognata.
Non è possibile che non mi pensi.
Ecco, forse ora mi chiama, certo....la telepatia.
Lo sente che per me è importante...
Sì una telefonata...
Sono qui che aspetto e lo guardo, lo guardo fisso, il telefono.
Macché, sono qui da due ore e lui zitto.
Maledizione, hanno imparato anche gli oggetti.
Quando li vuoi...niente! Appena sei al cesso....DRIN!
Non posso mica passare la mia giornata al cesso.

Che caldo! Ma lo sentirà lei, il caldo? Perché non fa niente?
Ma non lo capisce cosa vorrebbe dire in questo
momento per me vederla correre, sì, corrermi incontro tutta rossa, sudata....
Amore, amore, certo, la resurrezione, il miracolo.
E' così che si diventa cattolici.
Ti amo più di prima. E' colpa mia. E' colpa mia.
Ma lascia stare!
Ma no, è una storia finita e basta. Bisogna che me lo metta in testa.
Non si ritorna indietro. Non è mica il gioco dell'oca.
No, magari uno pensa. La riconquisto.
No! Non si rimonta mai. Vai lì, fai un sacco di discorsi preparati, belli anche,
di quelli....che fanno colpo.
Quale colpo? Una volta facevano colpo.
Ma cosa parlo a fare, *******!
Con questa faccia da perdente...
Un pugno ci vorrebbe: PUM!...
Invece di aggrovigliare sulle parole, un fiume di parole,
che quella poi va a casa e dice:
"ma che ha detto? Niente"....
PUM!...Invece quello sì,che se lo porta a casa.

Ma che caldo! Ma sì è colpa mia. Non l'ho saputa tenere.
E' sempre stata colpa mia. E'così, non ce la faccio mica a fare
una cosa seria, io.
Ma perché riesco sempre a sciupare tutto?
All'inizio sono un genio, per le donne.
Mi appendono tutte le medaglie sul petto.
Sono una meraviglia di uomo, l'unico.
Ma perché duro così poco come meraviglia?
Dopo me le strappano le medaglie e mi insultano:
"Sei un egoista fottuto, non sai voler bene a nessuno,
nè a me, nè ai tuoi figli, nè a tua madre. Tu non
sai neanche cos'è l'amore. Tu sei capace solo di scopare"

Magari!!!!!.
Non era mica un complimento.
Significava: completamente incapace di amare. Io, eh?...
E' che l'amore è una parola strana.
Vola troppo.
Andrebbe sostituita. 'L'amore'...
Non sarebbe meglio chiamarlo.....'La cosa'?
Potrebbe diventare più concreto, più duraturo.
All'inizio lei...io l'amavo.
Sì, voglio dire avere quegli attimi intensissimi,
che sembra lascino dei segni profondi, importanti.
Ma 'La cosa' non è questo.
O meglio, non è solo questo.
'La cosa' è trasformazione, percorso, crescita insieme...
E' un patto di sangue stipulato tra due persone e forse,
prima ancora, dal destino.
'La cosa'?...è l'amore.
No, è un'altra qualità dell'amore.
Una qualità che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita.
Non so se avrò mai la fortuna di farlo, questo patto di sangue.
Forse ci vorrebbe un uomo.
Cento volte ho provato a cambiare.
A ricominciare da capo. A reincarnarmi.
Ma mi sono sempre reincarnato...senza di me.
Ecco, senza avere avuto una realtà, io passo evanescente
tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi.
Ci sarà senz'altro il modo di fare....'La cosa'!
Altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini...
Sì, degli involucri...mai delle persone.
Magari dei personaggi....personaggi affascinanti, simpatici anche....mai persone.
Ma se è così...l'amore non sarà mai....'materia', 'terra', 'cosa'......
Sarà sempre una parola che vola....
Una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa.....
E ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.
 
Ultima modifica:
Scritto da Enig Mistico
[]Cosa è.
Enig Mistico


Tutto perfetto, come si suol dire , non fa una piega ..


se non fosse per questo


Ecco, senza avere avuto una realtà, io passo evanescente
tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi.



Nefer
 
Scusate.
Lo tiro su un momento.
E penso a cosa scriverci (di pseudo-nuovo).

Enig Mistico
 
Uhmmm:) De-archiviato.





Ram
 
Falso contatto.

Falso contatto.

Enig Mistico

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Com'è bella! Com'è bella! Una donna stupenda.
Mi è piaciuta subito. No, non è molto che ci conosciamo.
E stasera viene da me, a casa mia.
Che emozione!
Non so da che parte cominciare.

Le faccio:
"Sono contento che tu sia salita un attimo. Non l'avrei mai sperato. No, non fraintendemi... con una donna come te non lo farei mai... Cioè, sì, lo farei... cioè... che casino... voglio dire... non siamo qui per questo. Siediti. Ho del whisky. Ne vuoi un po'?"
E lei:
"No. Voglio fare l'amore con te."
Come? Cos'hai detto?
"Sì..." ripete tranquilla, "voglio fare l'amore con te."

Avevo capito bene.
E la Madonna! Ma è una meraviglia.
Un miracolo.
Bisogna afferrarli al volo, i miracoli.
Mica te lo chiedono due volte.
Ecco, non le do neanche il tempo di finire la frase. La prendo tra le braccia e la stringo fortissimo.
Sono troppo eccitato. La trascino in camera. Mi slaccio la camicia. Mi tolgo le scarpe, i pantaloni, le mutan...

Oddio, Non sono pronto.
Eppure mi piace da impazzire...
Niente.
Come mai?
No, non facciamo scherzi... proprio stasera. Non mi succede mai. Comunque le mutande le tengo.
Lei è già sotto il lenzuolo. Chissà se è completamente nuda.
Speriamo di no, cioè magari... un po' di seta...
Mamma mia, che faccio?
Ecco, mi sdraio vicino a lei e prendo tempo.

Silenzio.
Cerco di comunicarle quanto sia emozionante l'attimo in cui non è ancora successo niente...
Le faccio:
"Il sabato del villaggio. "
E lei, abbracciandomi:
" Caro!... "
Ma come? Siamo già al 'caro'? Per loro è facile. Sono subito pronte.
Io invece.. che faccio? La strada della tenerezza, certo che poi è proprio quella che a un certo punto...
Si, mi piace, mi dà fiducia. Basta non preoccuparsi.
Ma sì, così, con calma.
L'accarezzo esplorandola dolcemente in ogni punto del corpo.
La pelle è sottile.
Poi premo leggermente con sensibilità lenta, lentissima, orientale.

Niente. Neanche l'oriente mi aiuta.
Sono disperato.
Provo a buttarmi su di lei con ardore. Il resto verrà da sé.
Infatti, lo sapevo. Meno male.
E’ bellissima, sì, sì. L'abbraccio, la stringo, la bacio, poi le accarezzo il viso, la guardo negli occhi, e la ribacio, la bacio, la bacio, la bacio...
Sì, ma non posso mica andare avanti a baciarla tutta la notte!

Calma. Lei non si è accorta di niente. Vedi quando si dice 'una donna meravigliosa'... 'una santa'?!
"Come sei bella!"
E lei:
"Sì, ma fermati, fermati. Non preoccuparti. Non ti devi forzare."
Ahi, aveva capito tutto... 'la santa'. Mi discosto sfiduciato, in silenzio.
Lei si rannicchia dolcemente con la testa sulla mia spalla e mi accarezza piano, quasi distrattamente.
Sta cercando di aiutarmi.
E ci riesce... Brava, ci sta riuscendo... così, così... miglioro, miglioro. Ora scende, sì, con grande delicatezza gioca con l'elastico delle mie mutande.
Che fa? Me le toglie?
Nooo! Errore!
Fine del miglioramento.

In questi casi... o uno sprofonda, o fa dello spirito.
E' il mio genere:
"Sono belli gli amori spirituali, eh... Non si corre il rischio della volgarità."
Genialità sprecata. Non è disposta a certe intuizioni.
Mi fa solo:
"Spero non sia colpa mia..."
"Lasciamoglielo credere, lasciamoglielo credere!
Che poi è anche vero. Non si dice in quel modo
"Voglio fare l'amore con te."
Non è mica un annuncio economico.
E poi, poi non ci si spoglia così: TRAC!
La colpa è sua.
Sì, va bene, è bellissima ma la colpa è sua.
Ma che credeva di fare?
Si è anche tutta profumata, come una t.roia.

Ecco, quest'idea della t.roia mi piace. più di quella della santa. Perché non ci ho pensato prima?
Ci sono dei pensieri che fanno effetto.
Si, si, sento che succede qualcosa, finalmente, finalmente.
In un attimo sono sopra di lei.
Ci siamo. Questa volta me la prendo, me la prendo, Sì, sento affluire il sangue da tutte le parti.
Affluire, affluire, affluire...
No, non da tutte le parti.

Mi ritiro piano piano nel mio angolino.
Lo so, lo so, l'unica cosa è non preoccuparsi, ma... a un certo punto... si preoccupa lei, la santa.
Bisogna distrarla.
"Vuoi una sigaretta?" è sempre così.
Negli intervalli tra un tentativo e l'altro si fumano tre pacchetti di sigarette e si parla anche della Fininvest.

Durante la conversazione lei strofina un po' il suo corpo contro il mio.
Poi un po' di più.
Io continuo con la Standa. Interessante.
E' che a furia di sfregarsi a un certo punto la santa ha una tal voglia di scopare che non si riesce a immaginare neanche in uno scimmione.
Mi salta letteralmente addosso.
Ora è sopra di me.
Sono in sua balia.
Non mi dà tregua.
Che faccio? Dovrebbero aspettare, le donne, per dio!
Dovrebbero star li buone... che poi magari tutt'a un tratto scatta. E invece ti aiutano... cioè, credono di aiutarti... e ti toccano... ahi! maldestra, anche...
Allora sì... che fare?
Io mi difendo come posso.
Cerco di facilitare la sua passione, che arrivi al massimo.
Certo, faccio qualcosa con le mani cosi alla rinfusa, con le ginocchia, mi agito, tocco, stringo, struscio. sgambetto.
Lei morde, geme..
Poi si calma, si calma...
Si calma...

Dev'essere andata bene.
Scivolo da sotto di lei sempre più furtivo.
Lei resta immobile a pancia in giù.
Un attimo di silenzio. Ho capito.
E' il momento della dolcezza.
Le passo una mano sui capelli e la guardo pieno di comprensione..
Dorme come un sasso.

L'ho distrutta.
 
Re: Re: Falso contatto.

Scritto da Bonny


ma daiiiiiiii... era così bello prima:(

Fine della poesia.:(


l'ha tirato su, ma forse non era pronto :rolleyes:
 
Hai mai pensato di komprarti un kondizionatore????:D :D :D
 
Enig...mio caro Mistico

...mi scappa di dirti che, forse, c'hai il corpo strano!

Com’è corretta l’introspezione,
com’è ignorante la mia erezione.

Tutto rigorosamente virgolettato :-)


P.S.:

Il thread è interessante, però. Meglio "pensamolo strano" piuttosto che "famolo strano".... o no?
 
Guardando al passato, il futuro (del passato) risulta maledettamente vicino.
Immediato.
Inevitabile.
Maledettamente inevitabile

Enig Mistico

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[...] Ma intanto io raccoglievo conchiglie, ovviamente con le scarpe piene di rena, che t'entra dappertutto e te la ritrovi in un angolo di una tasca anche un mese dopo, nonostante te la sia ben scrollata di dosso, e sul torpedone istesso, e alla sera spogliandoti per andare a letto, e la mattina dopo rivestendoti quando sorti dal letto; fai una striscia di rena ovunque tu vada, che di Policini ne avrebbero trovati quindici, acidénta alla rena, al mare, alle conchiglie e tutto.

Lui intanto, già scafato e smagato sui diciotto, mia come te, bischero di dodici e raccoglitore di conchiglie, prima gli fa (a lei), dice: "Oh, la mia morosa mi cerca sempre, non mi posso muovere di un passo" (ella temeva che sarebbe andato a casino, con tutti quegli altri, come di poi fecero) e poi:" Vieni qua, via, che ti do un bacino", lui che poteva, a lei, alla splendente.

Me la rividi, in quella corsia dello Spedale, con la testa deformata e ingrossata da quel tumore Mostro dla Madonna, grottesca e tragica, che mi venne incontro e mi disse:
"Ma sai chi sono, mi riconosci ancora ?"
"E via, vuoi che non ti riconosca ?"
Così da anni, lucida sempre, e doppiamente straziata e infelice.
"Sai cosa vorrei ?" mi disse "cos'è che desidero di più. Morire, vorrei, perchè Cristo o s'è dimenticato di me o mi vuol lasciar qui a farmi star male, non so perchè. Cosa gli avrò mai fato, io, a lui ? Ma io voglio morire, perchè non ce la fo più."
E mi parlava piano piano, calma calma, come se mi raccontasse di cosa le davano da mangiare, o che il tempo si era rinfrescato.
E io lì come un pistollo a dire:
"Ma via, ma dai".
Vigliacco che non sapeva come fare, cosa dire, e non vedeva l'ora di trovare una scusa e scappare via.
 
L'impossibilità e la paura

Una notte le chiede perché sia venuta al suo tavolo nel caffè in riva al mare. Perché abbia accettato il contratto delle notti bianche.
Lei riflette. Dice:
“Perché non appena siete entrato in quel caffè nello stato in cui eravate, in quel dolore tranquillo, ricordate: avevate voglia di morire, a mia volta ho voluto morire in quel modo teatrale ed esteriore. Volevo morire con voi. Mi sono detta: mettere il mio corpo contro il suo corpo e aspettare la morte. Come certo immaginate, ho alle spalle un’educazione che avrebbe dovuto farmi credere che voi eravate un poco di buono e bisognava che io avessi paura di voi, ma voi piangevate, ho visto solo questo e sono rimasta. E’ stato al mattino, su quella strada statale, quando avete detto che volevate pagarmi, che vi ho guardato tutto. Ho visto gli abiti da clown e il khol blu intorno agli occhi. Allora ho saputo che non mi ero sbagliata, che vi amavo perché, contrariamente a quello che mi avevano insegnato, non eravate né una canaglia né una assassino, eravate uscito dalla vita.”
Lui crede di cogliere nel sorriso lo spasmo delle lacrime, l’assenza e, nello sguardo, la nuova ipocrisia, quella che sopravviene quindici giorni dopo l’inizio delle cose. Ne è spaventato.
Lei dice:
“Non vi conosco. Nessuno può conoscervi, mettersi al vostro posto, non sapete dove trovare un posto. Per questo vi amo e per questo siete perduto.”
 
In nessun luogo andai
per niente ti pensai
e nulla ti mandai
per mio ricordo.
Sul bordo m'affacciai
d'abissi belli assai.

Su un dolce tedio a sdraio
amore ti ignorai
invece costeggiai
i lungomai.

M'estasiai,
ti spensierai
m'estasiai
eeeh e si spostò
la tua testa estranea
che rotolò.

Cadere la guardai
riflessa tra ghiacciai
sessanta volte che
cacciava fuori
la lingua e t'abbracciai
Di sangue m'inguaiai
Tu quindi come stai
Se è lecito che fai
in quell'attualità
che pare vera.

Come stai?
Ti smemorai
ti stemperai
eeeh e come sta
la straniera? Lei come sta?

Son le cose
che pensano
ed hanno di te
sentimento
esse t'amano e non io
come assente rimpiangono te
Son le cose prolungano te.

La vista l'angolai
di modo che tu mai
entrassi col viavai
di quando sei
dolcezza e liturgia
orgetta e leccornìa.

La prima volta che
ti vidi non guardai
da allora non t'amai
tu come stai? Aaah come stai?

Rimpiangono te
son le cose,
prolungano te
certe cose.
 
Un'emozione.

Quale emozione.
Ancora il solito "me" fuori di "me", con la mia corporatura, con la mia presenza. Un grande specchio che indifferente mi duplica.
La voce somigliante, il volto tremendamente uguale al mio.

E allora vedi.
Un viso che è la tua caricatura.
Una voce che è la tua scimmiottatura.
Una idiozia che è la tua arroganza.
Le parole stupide che sono le tue.
E stranamente, rimani fisso a guardare.

Enig Mistico

P.S. Chiedo scusa per le citazioni a tratti improprie, selvagge e sforbicianti.



Io non appartengo a niente, figuriamoci all'amore...
Il mio amore è solamente quello che ti do...
A volte cresce il mio bisogno d'inventare,
ma come faccio a tirar fuori quello che non ho?

Un'emozione non so che cosa sia,
ma ho imparato che va buttata via...
Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me,
da tanto tempo non soffro grazie a te.

Un'emozione, lo so, esiste ancora,
ma ho imparato che può non esser vera...
Un'emozione sicura che sia dentro di noi,
per ritrovarsi e crescere con lei.

Una mano, una mano di donna appoggiata sul viso...
Il mio viso è fermo, la pelle di una mano...
Con dentro piccole vene intrecciate...
La mano lunga bianca della donna che amo...

La bocca, la bocca si fa più vicina per un contatto,
controllo il gesto ed ora siamo sul letto...
Una spallina che cade da sola...
E nel silenzio solo i nostri corpi in contatto...

La mia mano, meccanica, con gesti un po' studiati,
si muove più in fretta, ed ora siamo attaccati.
Si è stabilita un'intesa perfetta...
Controllo il mio corpo e studio l'entusiasmo, l'amore, l'orgasmo...
l'orgasmo...

Un'emozione non so che cosa sia,
ma ho imparato che va buttata via...
Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me,
da tanto tempo non soffro grazie a te.

 
Sforbiciate :)

Benvenuto il luogo delle confusioni
dove i conti non tornano mai
ma non si ha paura delle contraddizioni,
dove esiste il caos
ma non come condanna,
dove si ride per come è strana la donna.

Ad essere sincero io non so
se esistono le cose,
non so se vanno male o bene
se tutto è un'illusione.
Ad essere sincero io non so nemmeno
se anche le persone
coi loro sentimenti e la ragione
esistono davvero.

Io non so niente,
ma mi sembra che ogni cosa
nell'aria e nella luce
debba essere felice.
Io non so niente,
ma mi sembra che due corpi
nel buio di una stanza
debba essere esistenza.

E gli alberi e le spiagge
e i cani e i gatti
e strani oggetti che cito alla rinfusa,
il pendolo, la stanza,
la mia poltrona rosa,
le carte dei tarocchi
e poi gli eterni scacchi,
il vecchio libro Cuore
e un acquarello di mia madre
col solito fiore
e poi lo specchio rosso
su cui splende un'illusoria aurora
chissà se è mai esistito,
chissà se esiste ora.

Io non so niente,
ma mi sembra che ogni cosa
nell'aria e nella luce
debba essere felice.
Io non so niente,
ma mi sembra che due corpi
nel buio di una stanza
debba essere esistenza.
 
Intervallo di leggerezza.

Enig Mistico

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The guilty undertaker sighs,
The lonesome organ grinder cries,
The silver saxophones say I should refuse you.
The cracked bells and washed-out horns
Blow into my face with scorn,
But it's not that way,
I wasn't born to lose you.
I want you, I want you,
I want you so bad,
Honey, I want you.

The drunken politician leaps
Upon the street where mothers weep
And the saviors who are fast asleep,
They wait for you.
And I wait for them to interrupt
Me drinkin' from my broken cup
And ask me to
Open up the gate for you.
I want you, I want you,
I want you so bad,
Honey, I want you.

Now all my fathers, they've gone down
True love they've been without it.
But all their daughters put me down
'Cause I don't think about it.

Well, I return to the Queen of Spades
And talk with my chambermaid.
She knows that I'm not afraid
To look at her.
She is good to me
And there's nothing she doesn't see.
She knows where I'd like to be
But it doesn't matter.
I want you, I want you,
I want you so bad,
Honey, I want you.

Now your dancing child with his Chinese suit,
He spoke to me, I took his flute.
No, I wasn't very cute to him,
Was I?
But I did it, though, because he lied
Because he took you for a ride
And because time was on his side
And because I . . .
I want you, I want you,
I want you so bad,
Honey, I want you.

 
Bellissima! come tutto questo thread.

Buonanotte

Dulci :)
 
l'uccello

con gli occhi rossi e stordito come me
l'uccellogiunse in volo
dal lontano Egitto
alle 5 del mattino,
e Maria quasi inciampò sui tacchi a spillo:
cos'era, un razzo?
e andammo di sopra.
riempii due bicchieri di porto
e aspettammo che le campane
stanassero gli sgobboni dai loro miserabili nidi
poi Maria andò dentro ad annaffiare
il vaso
e io rimasi là seduto a strofinarmi la barba di tre giorni
pensando a quel matto di un uccello
e questo è il risultato:
tutto ciò che davvero contava
era andare in qualche posto
quanto più in fretta tanto meglio era
perché restava meno da aspettare
per morire. Maria uscì
e tirò giù le coperte
e io mi tolsi il vestito macchiato
m'infilai sotto le lenzuola sudate,
chiudendo gli occhi al suono e alla luce,
e la sentii sfilarsi i tacchi aguzzi
e i suoi piedi gelati mi calcarono i polpacci
e io battezzai quell'uccello
Mr. America
e poi rapido mi addormentai.
 
Infine aprì l’ombrello e rimase un momento perplesso pensando: “E adesso dove vado ? Giro a destra o a sinistra ?” perché Augusto non camminava, ma passeggiava nella vita. “aspetterò che passi un cane” si disse “e prenderò la direzione che lui prenderà”.
In quell’istante passò per la strada non un cane, ma una graziosa ragazza, e seguendo i suoi occhi, Augusto se ne andò come magnetizzato e senza accorgersene.
E così per una strada ed un’altra ed un’altra ancora.
“Ma quel ragazzino” si diceva Augusto, che più che pensare parlava con se stesso, “cosa farà lì, lungo disteso per terra ? Starà a guardare qualche formica, certo ! La formica, bah, uno degli animali più ipocriti ! Non fa altro che passeggiare e ci fa credere che lavori. E’ come quel vagabondo là che va a passo di carica dando di gomito contro tutti quelli che incontra, e sono certo che non avrà niente da fare ! Che cos’ha da fare perbacco, cos’ha da fare ! E’ uno sfaccendato, uno sfaccendato come…. No, io non sono uno sfaccendato. La mia fantasia non riposa. Gli sfaccendati sono loro, quelli che dicono di lavorare e non fanno che stordirsi e soffocare il pensiero. Perché, vediamo: quello sgorbio di cioccolataio che si mette là, dietro a quella vetrina, a maneggiare il matterello perché lo si veda, quell’esibizionista del lavoro, cos’è se non uno sfaccendato ? Ed a noi che importa se lavora o no ? Il lavoro. Il lavoro ! Ipocrisia ! E’ lavoro quello di questo povero paralitico che passa trascinandosi. Ma, che ne so io ? Scusi , fratello – questo lo disse a voce alta - Fratello. Fratello in cosa ? In paralisi ! Dicono che tutti siamo figli di Adamo. E questo Giovannino è anche lui figlio di Adamo ? Ciao, Giovannino ! Caspita, e adesso l’inevitabile automobile, rumore e polvere ! Si progredisce forse, sopprimendo così le distanze ? La mania di viaggiare deriva dalla topofobia e non dalla filotopia ; chi viaggia molto, fugge da ciascun luogo che lascia e non cerca ciascun luogo a cui giunge. Viaggiare…, viaggiare….. Che oggetto noioso è l’ombrello ! … Taci, che c’è ?”.
E si fermò alla porta di una casa in cui era entrata la graziosa ragazza, che lo aveva guidato magnetizzandolo con i suoi occhi. Ed allora Augusto si rese conto che l’aveva seguita. La portinaia della casa lo guardava con occhietti maliziosi, e quello sguardo suggerì ad Augusto ciò che doveva fare in quel momento.. “Questa Cerbera aspetta” si disse “che le domandi il nome e le condizioni della signorina che ho seguito, e certamente questo è ciò che capiterà adesso. Sarebbe un’altra cosa lasciare il mio inseguimento senza coronamento, ma questo no, le opere devono essere finite. Odio l’imperfezione !”.
 
Le "Domande Consuete"

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Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
come se il tempo per noi non costasse l'uguale,
come se il tempo passato ed il tempo presente
non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei
per non strascinare le parole in linguaggio d'azzardo;
eri bella, lo so, e che bella che sei;
dicon tanto un silenzio e uno sguardo.

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che sarò domani...
non parlare non dire più niente se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi alle mani.

[...]

Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità?

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perché?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te.
Aver tutto, ma non il domani.

[...]

E siamo qui, spogli, in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove;
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove,

pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene"
a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?"
Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c'è ancora una città?

 
L'eutanasia.


Il trascorrere dei giorni era sempre lo stesso in quella casa in cima alla collina, il buio profondo ormai regnava in essa. Lei, una giovane donna, viveva quasi rannicchiata nell'angolo più buio della sua stanza.Quella era la casa dove lei era nata, e dove aveva vissuto i momenti più felici e spensierati della sua giovinezza. In primavera, il pergolato che suo padre aveva costruito davanti lo spiazzo di casa, si riempiva di grappoli di glicine e, il suo profumo, riempiva tutte le stanze. Nei pochi momenti di lucidità ripensava alla sua gioventù, alle corse tra i campi di grano per nascondersi e farsi ritrovare da colui che più di ogni altra cosa amava al mondo. Era stato lui a seminare nel suo cuore il germoglio delle prime passioni di adolescente. Era stato lui che, sfiorando le sue labbra carnose e il suo collo vellutato, come i petali di rose, l'aveva lasciata nell'estasi d'amore per anni. Ripensava al momento culminante della corsa, cioè a quando lui riusciva ad afferrarla e, esausti, si sdraivanao tra i campi di grano.
Le loro mani si toccavano e sognavano il loro futuro fissando l'azzurro del cielo che si specchiava nei loro occhi innocenti, noncuranti del loro infausto destino. I loro giochi riempivano le giornate di gioia e speranza, e com'era bello ripensarci, come si sentiva bene in quei momenti. Quei ricordi le sembravano cosi nitidi, che quasi poteva toccarli con le sue mani tremanti, quasi le sembrava di vedere da lontano il suo amore, il suo compagno di giochi che lei aveva strappato alla vita. Era ancora inverno, e il freddo penetrava tra le fessure delle porte vecchie di anni. Le imposte della finestra della sua stanza erano sempre socchiuse, quasi per imperdirvi il filtrare del tiepido sole che ogni tanto faceva capolino tra le grigie nuvole. Lei viveva ormai da anni in quello stato di profonda angoscia, angoscia provata quando lui, imbrattato di sangue, le morì tra le braccia. Come poteva liberarsi di quel dolore e riprendere a vivere?? La sua mente si rifiutava di ripensare a quell'orribile momento, di ripensare ai suoi vestiti pieni del suo liquido vitale, si rifiutava di pensare al modo orribile in cui aveva perso la sua ragione di vita, lui, il suo unico amore. Ma ad ogni primavera, al fiorire del glicine, il ricordo riappariva nella sua debole mente e, con un retrogusto che sapeva di pungente dolore, riviveva ogni istante della sua morte, le immagini si affollavano una dietro l'altra per farle sanguinare il cuore. Cominciava cosi ad urlare e, l'eco del suo cupo gridare, rimbombava nella valle sotto casa: " Dove sei, vita mia?. Dove sei, vita mia "?Continuava cosi fino a notte fonda; ormai tutti sapevano che ad ogni primavera, allo scoccare dello stesso giorno il suo tetro urlo avrebbe fatto ritorno. Come era potuto succedere? 13 anni prima, in primavera, aveva ucciso il suo amore. Correvano, come sempre, tra i campi di grano e di erba. Suo padre, la sera prima, aveva dimenticato tra l'erba la forca che usava per raccoglierla una volta falciata. Lei spronava il suo amore ad afferrarla dicendogli: "Prendimi se ne sei capace, prendimi", e intanto pensava alla gioia che avrebbe provato da lì a poco sentendo le sue mani afferrarle la gonna. Ma lui era stanco e le diceva " Giochiamo domani, oggi sono un pò stanco", infatti il giorno aveva aiutato il padre nel faticoso lavoro dei campi. Ma lei insisteva : "Prendimi, ti prego, solo una volta". Lui, per farla contenta, inizia la corsa, ma subito dopo inciampa e cade. Un urlo si alza nel cielo terso e limpido di primavera. Lei, presa dal panico, lo raggiunge e lo trova trafitto dalla forca. Lo prende tra le braccia piangendo e urlando :" E' tutta colpa mia, non dovevo insistere". Lui la guarda nel profondo degli occhi e le dice " Dolce amore mio, vivi per me" e muore.Quando rivive quei momenti, il dolore che prova la consuma sempre di più e lei ogni giorno si lascia morire alla profonda colpa che sente per la morte del suo amore. Lui era la mia vita, pensava, non posso continuare a vivere. Si avvicinava la primavera, il glicine stava per sbocciare, ma il buio del suo dolore non l'abbandonava mai. Erano già mesi che cercava di convincere, con morbosa persuasione, sua sorella a mettere fine alla sua vita, era già morta dentro.Doveva solo liberarsi di quella carcassa vuota, ma non aveva il coraggio di farlo. Voleva che il suo corpo, ormai vuoto della sua anima, lasciasse la terra lo stesso giorno in cui era morto il suo unico amore. " Non posso farlo, non ci riesco", le diceva la sorella, : "Ti prego, metti fine a questo dolore, metti fine ad una vita che è già morta dentro".Lei si fece convincere perchè non sopportava più la grande sofferenza della sorella, non sopportava vederla consumarsi di giorno in giorno. Escogitavano un piano per farlo sembrare un suicidio, e cosi fecero. Ecco, il glicine è sbocciato e la primavera mostra tutta la sua indicibile bellezza, era il giorno della sua vita. Fra poco avrebbe raggiunto il suo amore: " Aspettami, dolce amore mio, vivo per te". Cosi si incamminano tra i campi, lei a stento riusciva a trascinare quel corpo morto 13 anni prima, quel corpo che si rifiutava di vivere, perchè non aveva più ragione di vivere. Si baciano per l'ultima volta, si stringono tre le braccia e lei dice: " Grazie, sorella mia", e dopo poco un urlo si leva nel cielo limpido di primavera. Il glicine ha un sussulto, è il sussulto del cuore di lui, un cuore ancora pieno d'amore . E, ad ogni primavera, al fiorire del glicine, tra i campi di grano, invece dell'urlo lacerante si odono i sussulti d'amore di Lisa e Francesco.




Rosaram
 
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