Tobin Tax, se ne riparla

Pace In Medioriente

@LER1967 AKA Luigir
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Contrari o favorevoli? Si divide il mondo Occidentale sulla proposta di inserire la Tobin Tax. Stamane ne parlavano al Parlamento italiano e neanhce sto a dirvi chi e' a favore e chi contrario.

La Tassa sembra essere "obsoleta" mentre i problemi di oggi dei PVS sembrano essere ingigantirsi.

Esistono seri motivi per dubitare l'efficacia di questa tassa oggi ma con appositi correttivi non credo sia impossibile aplicarla anche se politicamente e' molto difficile. mentre non mi risulterebbe cio' che ho sentito oggi alla Radio che Tobin si sarebbe detto, qualche anno fa, convinto che la proposta sia stata un errore.

Allora perche' non applicare un surrogato? Cosa costerebbe dedicare l'1% della variazione annuale del PIL allo sviluppo di Paesi poveri?

Sulla Tobin tax eccovi il link a Manitese:

http://www.manitese.it/mensile/1100/tobin1.htm

Magari discutiamone per capire quali sarebbero gli impatti sull'Economia e lo Standard di vita dei Paesi Occidentali.

Buona giornata a tutti.
 
Le banche europee dicono no alla Tobin tax

di Francesco Agresti (info@vita.it)

19/04/2001

Eppure secondo l'Onu se la Tobin tax venisse applicata procurerebbe un gettito compreso tra i 180 e i 220 miliardi di dollari l'anno, da utilizzare per alleviare la povertà

I banchieri europei dicono no alla Tobin tax. La Federazione bancaria dell' Unione europea ha reso noto uno studio in cui si dice contraria all'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali. La Tobin tax prende il nome dall'economista James Tobin, premio Nobel nel 1981, che la ideò nel 1972. L'idea di fondo è quella di garantire attraverso l'introduzione di una tassa sulle transazioni internazionali in valuta, una sostanziale stabilità dei cambi, scoraggiando gli attacchi speculativi di natura valutaria causa delle brusche fluttuazioni dei corsi valutari. Negli ultimi anni l'incremento delle transazioni finanziarie ha subito una vera e propria impennata: nel 1998 su 240 giorni lavorativi i movimenti di capitale ammontavano a circa 360 mila miliardi di dollari, contro una stima di 6 mila miliardi per il commercio internazionale dei beni e servizi un rapporto di 1 a 60 rispetto all' 1 a 3,5 del 1977.

Secondo stime fornite da funzionari dell'Onu, se la Tobin tax venisse diffusamente applicata procurerebbe un gettito compreso tra i 180 e i 220 miliardi di dollari ogni anno. Dati della Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite indicano che ne servirebbero 225 mila miliardi per eliminare le forme peggiori di povertà e per garantire un'adeguata protezione ambientale. Secondo la Fbe l'introduzione della Tobin tax non sarebbe in grado di garantire la stabilità dei mercati finanziari perché dovrebbe essere introdotta contemporaneamente da tutti i paesi del mondo e anche in questa ipotesi, comunque, produrrebbe solo effetti secondari. In Italia, Mani Tese sta raccogliendo le firme per presentare una petizione che chiede l'applicazione di una tassa pari allo 0,1% delle transazioni valutarie da destinare ad azioni contro la povertà e la tutela dell'ambiente.
Info: http://www.tobintax.org

http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=3914
 
Tobin Tax: il CDU presenta un Disegno di legge

di Redazione (redazione@vita.it)

22/06/2001

Imporante passa per la Campagna sulla Tobin Tx

Primo passo importante per la Campagna “Una Tassa per lo Sviluppo”, promossa da Volontari nel mondo-FOCSIV (la Federazione di 52 Ong di volontariato internazionale) per chiedere l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a breve termine (la cosiddetta Tobin Tax) allo scopo di ridurre la speculazione valutaria e creare fondi per lo sviluppo: il CDU ha presentato un disegno di legge per l'introduzione di una tassa mondiale sui flussi speculativi di capitali in Borsa.

Il provvedimento chiede al Governo di operare in tutte le sedi internazionali per introdurre una tassa sui movimenti di capitale in Borsa a breve termine pari allo 0,05%. Il gettito annuo così generato – circa 20mila miliardi di dollari – dovrebbe essere destinato alla “lotta strutturale alla fame nel mondo”.

“E' una iniziativa che per noi riveste una particolare rilevanza – dichiara Sergio Marelli, Direttore Generale di Volontari nel mondo-FOCSIV e portavoce della Campagna “Una Tassa per lo Sviluppo” – soprattutto perché fa seguito all'appello lanciato dalla Campagna ai candidati alle scorse elezioni affinché inserissero nel proprio programma politico la Tobin Tax. La crescita dei fenomeni speculativi rende sempre più instabili i mercati finanziari mondiali e di conseguenza anche la situazione economica dei Paesi: le crisi economiche hanno determinato un netto peggioramento delle condizioni di vita delle categorie più a rischio come donne, bambini e chi vive in estrema povertà.”

“In altri Paesi già da tempo le organizzazioni della società civile sono riuscite ad instaurare un dialogo con il proprio Parlamento – continua Marelli – e stanno ottenendo un impegno a sostenere le proposte internazionali sull'introduzione della tassa. La presentazione di questo disegno di legge costituisce un importante segnale di apertura da parte delle forze politiche italiane verso la dibattuta questione del riequilibrio delle risorse mondiali.”

http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=6053
 
-LUG-01 12:25
VEGAS, NO DEL GOVERNO A TOBIN TAX
Tassa su transazioni finanziarie
ROMA - Il governo non puo' condividere la Tobin tax: lo ha affermato il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas (Fi), nel corso del dibattito alla Camera sul G8. Per Vegas, l'applicazione di una tassazione sulle transazioni finanziarie 'non appare realistica' se non in un ampio ambito internazionale. I Ds insistono con Mussi: 'Non ritireremo la nostra mozione sulla Tobin tax. E' uno degli assi portanti della nostra proposta'.(ANSA)
 
Il Canada lo ha approvato con atto Parlamentare ed entrera' in vigore non appena ci sara' un certo numero di Paesi concordi.

Opinioni? Cosa si potrebbe fare per aiutare i Paesi poveri dle mondo che non siano i soliti "aiuti" che non servono a nulla ma solo ad aumentare l'export e la produzione industriale e smaltimento eccedenze?
 
4-LUG-01 13:14
CAMERA: COMPROMESSO SUL G8
Approvate mozioni Polo e Ulivo
ROMA- Compromesso alla Camera tra maggioranza ed opposizione sulle mozioni in vista del G8. In pratica maggioranza ed opposizione si sono reciprocamente astenuti sui rispettivi testi, con il risultato del via libera di entrambi le mozioni. L'Ulivo aveva accettato una richiesta del ministro degli esteri Ruggiero di togliere dalla mozione il passaggio sulla Tobin tax. La maggioranza ha tolto il riferimento alle risorse energetiche.(ANSA)
 
luigir ha scritto:

Cosa si potrebbe fare per aiutare i Paesi poveri dle mondo che non siano i soliti "aiuti" che non servono a nulla ma solo ad aumentare l'export e la produzione industriale e smaltimento eccedenze?


...dipende da chi facciamo gestire l'intervento...

cmq, male non sarebbe destinare qualche fondo alla Grameen Bank e similari, per interventi di microcredito nei PVS.

...

Tk
 
x Tarkol

Bisognerebbe vedere anche le motivazioni dietro gli interventi ed il tipo di interventi.

Gli aiuti che danno i governi sono semplicemente finanziamenti alle esportazioni nazionali, nulla di piu'. Si esporta roba in eccesso od obsoleta, li si rende debitori ed il trucco e' fatto.

non credo che i governi farebbero gestire questi interventi all'unicef od alla Croce Rossa...
 
luigi,

scartavo, in maniera implicita (e mi scuso per il salto logico non giustificato), gli aiuti di tipo bilaterale spostandomi a ragionare sugli aiuti multilaterali (aiuti che giungono ai PVS tramite organizzazioni internazionali, quindi il Paese finanzia l'Organizzazione e non devolve i fondi direttamente al paese).

La tipologia di impiego dei fondi destinati agli organismi ONU, per progetti in PVS, non sempre ha condotto ai risultati attesi. Esiste un fortissimo spreco di risorse, basti pensare agli stipendi dei funzionari ONU coinvolti nei progetti.
Parlavo della Grameen Bank, proprio perchè contando su microfinanziamenti, ed impiegando solo manodopera locale (con stipendi adeguati al mercato locale) adotta micropolitiche atte a garantire lo sviluppo di piccoli gruppi (famiglie) presi trai i più poveri.

Sulle distorsioni degli aiuti bilaterali quante ne vuoi. Basti pensare all'allegra politica di Craxi a favore del Terzo Mondo, che portò (sulla carta) l'Italia tra i principali donatori in sede ONU. Politica che in realtà favoriva "governanti amici" (es. in Tunisia) ed il meccanismo di finanziamento "laterale" dei partiti, oltre a poche note aziende italiane.

Per la cronaca, molti paesi, Francia in testa, registrano sotto la voce contabile "AIUTI AI PVS" anche le sovvenzioni e addestramenti militari (tra queste, ad es. le spese per il mantenimento della guarnigione francese a Djibouti).

Ne approfitto per far notare come sia stato disatteso da tutti gli Stati (ad esclusione, forse di quelli scandinavi) l'impegno preso negli anni '80, in sede ONU, di destinare l'1% del proprio PIL agli aiuti ai PVS (sia bilaterali che multilaterali).

Ultima osservazione, guardando la composizione degli aiuti ai PVS dei paesi scandinavi si può notare che la componente "multilaterale" è decisamente superiore a quella bilaterale. Questo è indice di una corretta interpretazione dell'aiuto al Terzo Mondo.

Tk

p.s. ho abusato, per semplicità di esposizione, del termine "aiuto", questo andrebbe opportunamente modificato caso per caso.
 
controlliamo un po' di cifre sulla Tobin tax

La tassa
Si tratta di una piccola imposta, nell’ordine dello 0,01% del valore della transazione. Tobin pensava che un’imposta del genere potesse servire a ridurre i movimenti finanziari a carattere puramente speculativo.

La causa
Le campagne a favore dell’introduzione della tassa nascono dalla constatazione che l’economia mondiale tende a concentrarsi sempre di più sugli scambi di valuta a scapito della produzione di beni.

Le speculazioni
Ogni giorno sui mercati monetari di tutto il mondo vengono scambiati 1.800 miliardi di dollari: nel 90% dei casi si tratta di operazioni che speculano sulla variazione dei tassi di cambio.

Il gettito
È stato stimato che l’introduzione della Tobin tax potrebbe generare dai 200 ai 300 miliardi di dollari l’anno (una cifra oscillante tra i 420 mila e i 660 mila miliardi di lire circa) attraverso un esborso variabile tra i 10 e 25 centesimi ogni 100 dollari di investimenti.

La gestione
Il gettito sarebbe raccolto a livello nazionale dalle Banche Centrali che ne tratterrebbero l’80% per attività nazionali (servizi sociali, programmi per l’occupazione), destinando il restante 20% ad attività internazionali come cooperazione, tutela dell’ambiente.
.........................

Da questi dati (tratti dal Corriere della Sera) ne deriverebbe un davvero scarso supporto per la cooperazione ai PVS, dell'ordine tra i 40 e i 60 $mld., contro, se non vado errato, i circa 2.200 $mld. di debito pregresso complessivo dei PVS, anche se questo dato, come ho espresso in precedenza, mi sembra più virtuale che reale, vista l'impossibilità pratica che sia in larga parte effettivamento rimborsato.

Devo ben capire quindi se la finalità prima della Tobin tax sia da ascrivere a penalizzare la speculazione (con lo 0,01%?) o di raccolta fondi per compensazioni umanitarie.

mario

correggo il dato sull'esposizione debitoria complessiva:

Debito estero dei Paesi in via di sviluppo, cifre in miliardi di dollari

1980: 609,5 mld $
1990: 1.472,8 mld $
1997: 2.316,6 mld $
2000: 2.600 mld $ (stima)

Fonte: World Development Finance
[Messaggio editato da microalfa il 08-07 alle ore 08:52]
 
mario,

come hai scritto, lo scopo della Tobin tax non è solo quello di aiutare il Terzo mondo, infatti la destinazione dell'80% ad impieghi "sociali" nei singoli Stati non è casuale. Sicuramente Tobin intendeva colpire anche i movimenti speculativi, cercando di dare una maggiore stabilità all'intero sistema. Questa stessa stabilità favorirebbe, indirettamente ma in misura maggiore, proprio i Paesi de III Mondo.

Un capitolo a parte, invece, merita il problema del "debito dei PVS".
Quello della sua cancellazione NON è necessarimente l'approccio corretto, ma solo il più semplice. La natura di questi debiti è molteplice. Prima di affrontarla vorrei, però rilevare che in quei 2200 miliardi che citavi (prendo per buono il numero non avendo i dati sotto mano) una percentuale cospicua è relativa agli interessi sul debito, che continuano ad accumularsi e a perpeturarsi (i PVS continuano ad accumulare debiti relativi agli interessi sugli interessi degli interessi...).

Alcuni di questi debiti sono relativi all'acquisto di armamenti (!!!), a costruzione edili (strade/edifici ecc.) con finanziamenti dei Paesi ricchi (l'aiuto bilaterale di cui sopra) concessi a condizione di impiegare aziende del paese donatore (non necessarimente le migliori e più economiche) e via dicendo.
Altra componente del debito per alcuni fortunati (sic!) PVS è quella relativa ai prestiti dell'IMF (Fondo Monetario Internazionale), che richiede, quale garanzie per il prestito, che lo Stato beneficiario adotti rigide politiche monetarie tra cui blocco dei salari, riduzione delle spese sociali, ecc. al fine di contenere il tasso d'inflazione.

Questo tipo di politiche monetarie sono in contrasto con politiche di sviluppo che pongano l'attenzione sulla crescita sociale di uno Stato (livello di istruzione, ospedali, parità di opportunità indipendentemente da razza-sesso-religione, ecc,).

Alcune osservazioni "sparse" quindi:
- Gli aiuti bilaterali di molti paesi ricchi, come ha evidenziato luigi, si configurano più come sovvenzione alle imprese nazionali e finanziamento all'esportazione piuttosto che come vero e proprio "aiuto", con la variante che gli interessi per queste sovvenzioni vengono pagati dai Paesi poveri "beneficiari";
- non si capisce perchè si debba/voglia cancellare il debito di uno stato per l'acquisto degli armamenti;
- una grossa operazione può essere fatta, da parte dei Paesi ricchi, sul taglio degli interessi dovuti;
- Le politiche di finanziamento del IMF (e Banca Mondiale) potrebbero essere meno restrittive delle attuali.

Altre ce ne sarebbero di cose da dire sul debito, ma questo in estrema e superficiale (per mia colpa) sintesi.

Tk

p.s. 40/60 miliardi di $, da destinare alla realizzazione di progetti dei PVS, non sono cosa trascurabili. L'unico punto (e torniamo all'inizio del thread) è a chi farli gestire e per quale tipologia di progetti.
[Messaggio editato da Tarkol il 05-07 alle ore 09:50]
 
Tarkol

concordo in pieno con quanto dici.

Mi chiedevo semplicemente, in base ai numeri, il valore effettivo della tanto mitizzata Tobin tax, al di là del suo alto significato (duplice) in senso morale.

Ad esempio, in sede europea, si parla (si parla solo per ora) di destinare ai PVS percentuali ben più significative del PIL, dallo 0,3 allo 0,7%.

Sulle modalità di gestione, grosse incognite come sempre, anche se a dir la verità la contestazione attuale antiglobalizzazione non fa che danneggiare, praticamente e come immagine, le organizzazioni internazionali che potrebbero svolgere un ruolo importante (chiaramente non come ad Agrigento!).

Certamente il problema debito pregresso non é l'impostazione corretta, ma visti i numeri é peraltro sostanziale: o si annullano (in toto o in parte) e si riparte con l'utilizzo più efficiente di nuove risorse, oppure resta tutto mistificato nel calderone che non risolve nulla, se non a far acquistare eventuali nuove armi o far continuare "mischiette bilaterali".

Problemi enormi, caro Tarkol, da trattare a mio modesto avviso con tanto pragmatismo, ricercando e trovando intelligenti escamotages che stimolino l'interesse dei Paesi ricchi, unica molla priva di necessità normative, per aiutare lo sviluppo di quelli poveri.

E, credimi, ce ne sarebbero tanti.

ciao
mario
 
Tra i tanti, te ne dico uno.

Basterebbero alcune persone con gli attributi, tipo don Luigi Verzé, promotore dell'Ospedale S.Raffaele di Milano e di un'altra dozzina di similari realizzazioni in tutto il mondo: quello, se lo lasci libero di agire, ti ribalta il mondo.

Una vera forza della natura, poca teoria e tanta tantissima pratica.

mario
 
mario,

purtroppo c'è stata un'involuzione nell'impegno (si fa per dire)Terzomondista dei Paesi ricchi. Le percentuali di PIL, che tu citi, da destinare ai Paesi Poveri dovevano già essere state raggiunte alla fine degli anni '80: lo 0,7% del PIL esattamente. Mentre l'attesa era per l'1% entro il 2000.

Le organizzazioni non Governative - ONG - (prevalentemente di volontariato) impegnate in progetti nei PVS e, che contemporanemente combattono contro la globalizzazione non possono temere di compromettere la propria immagine. Questi due impegni, in realtà, sono uno solo.

Hai visto come sia "Mani Tese" (associazione cattolicissima), oggi, a riproporre la Tobin Tax (e fa meraviglia che non sia l'intero mondo cattolico a farla propria).

I volontari di Mani Tese, del FOCSIV (l'associazione che raccoglie le ONG cattoliche in Italia) sono impegnati quotidianamente in micro-progetti di sviluppo, a diretto contatto con la popolazione.
Quando cerchi, nell'ambito di un progetto ONG, di combattere la desertificazione stimolando comportamenti di coltivazione più adeguati lo fai per fornire sostentamento alle popolazioni locali. Quando intraprendi progetti che possano favorire un'industria di esportazione, pure.

Ma i peggiori nemici di queste azioni sono le dinamiche del commercio mondiale che, da un lato, danneggiano le esportazioni dei prodotti agricoli imponendo dazi e deprimendo i prezzi, mentre dall'altro, impongono a questi Paesi un ruolo di "sbocco" delle eccedenze agricole dei Paesi ricchi e di "supporto" della domanda per i beni industriali.

Per tale motivo, l'attuale modello di globalizzazione vanifica il lavoro e la ragione di esistere di queste Organizzazioni.
Il WTO (Organizzazione Mondiale per il Commercio- ex-GATT, accordo internazionale per il Commercio Internazionale)
garantisce la realizzazione del commercio mondiale tentando di evitare politiche di tipo protezionistico. Ma sono i Paesi più forti ad imporre le regole.
Del sano protezionismo potrebbe aiutare la nascita/crescita di alcune industrie autoctone nei PVS, favorendone lo sviluppo economico e sociale. Ma questo è contrario alla logica dei paesi ricchi che si vedrebbero privati di mercati di sbocco.

Queste sono alcune delle ragioni che "costringono" le ONG a schierarsi, al di là di qualsiasi danno di immagine legato solo alle azioni delle frange violente.
Ma l'interesse delle ONG non è parlare con l'opinione pubblica, che sempre si è mostrata disinteressata alle loro parole, mai ai governi dei Paesi ricchi. E quest'ultimi, come le azioni di Ruggiero hanno dimostrato, sanno bene di cosa si stia discutendo.

(...oh, magari altri aspetti li vedo dopo...)

Tk
 
in attesa degli approfondimenti di Tarkol

G8: Antonione, Italia all'avanguardia cancellazione debito

Radiocor - Roma, 05 lug - "L'Italia, con la cancellazione integrale dei crediti vantati nei confronti dei Paesi più poveri già si attesta su posizioni di avanguardia, ben oltre le decisioni adottate a Colonia".
Cosi' il sottosegretario agli esteri, Roberto Antonione, in risposta a interrogazioni in Senato sul G8.
Sulla Tobin tax, Antonione ha ricordato le osservazioni fatte ieri dal Governo alla Camera "sugli effetti negativi" della misura.

(RADIOCOR) 05-07-01 15:40:35 (0530) 5 NNNN
 
Giusto per completare il quadro sugli aiuti. I dati OCDE mostrano la preoccupante regressione degli aiuti a livello internazionale. I paesi "donatori" hanno ridotto il loro apporto medio dallo 0,24% del PNL allo 0,22%, nel 2000.

L'Italia destina solo lo 0,13 del PNL, con una riduzione del 14%.

L'obiettivo per i Paesi ONU donatori è dello 0,7% del PNL.
In testa in questa classifica una "magnifica" Danimarca con l'1,06%. Altri 4 Paesi superano la soglia/obiettivo: Olanda (0,82%), Norvegia (0,80%), Svezia (0,81%), Lussemburgo (0,7%).

Di seguito la Tabella di dettaglio (se riesco a postarla):


ODA ODA/GNP Real Percent
USDm % change ODA(1999 to 2000)

Australia 995 0.27 9.3
Austria 461 0.1 0.25
Belgium 812 0.36 21.7
Canada 1 722 2.2 0.25
Denmark 1 664 1.06 7.3
Finland 371 0.31 0.1
France 4 221 0.33 -13.9
Germany 5 034 0.27 5.9
Greece 216 0.19 28.7
Ireland 239 0.30 7.3
Italy 1 368 0.13 -14.3
Japan 13 062 0.27 -17.9
Luxembourg 116 0.70 9.1
Netherlands 3 075 0.82 10.0
New Zealand 116 0.26 -0.4
Norway 1 264 0.80 9.6
Portugal 261 0.26 6.7
Spain 1 321 0.24 8.3
Sweden 1 813 0.81 22.3
Switzerland 888 0.34 0.1
United Kingdom 4 458 0.31 35.6
United States 9 581 0.10 2.7

TOTAL DAC 53 058 0.22 -1.6
 
Tarkol

Dalla lettura dei dati si può quindi dedurre che la somma degli aiuti ai PVS da parte dei Paesi industrializzati si colloca nella fascia alta dell'ipotetica raccolta tramite Tobin tax - 53 $mld circa.

Non conosco se tali stanziamenti nazionali siano al netto o al lordo degli abbuoni/crediti nei confronti di PVS, il che potrebbe eventualmente variare, anche sensibilmente, le percentuali riportate.
 
The Millennium Action Plan

Africa’s plan to save itself
Jul 5th 2001 | PRETORIA
From The Economist print edition

African leaders are promising reform, and asking the rest of the world to help

TRYING to construct a set of goals and policies for Africa that both George Bush and Robert Mugabe would sign up to is nearly impossible. But this week a team of drafters was closeted in a hotel in South Africa, attempting to incorporate some last-minute comments from African governments in order to make the Millennium Action Plan (MAP) for African recovery acceptable to as many African leaders as possible. But if the plan looks like an African begging-bowl held out to the rest of the world, it will be ignored.

The plan is the brainchild of Thabo Mbeki, who wanted a way of bringing to life his vision of an “African renaissance”. Working with the presidents of Nigeria and Algeria, Olusegun Obasanjo and Abdelaziz Bouteflika, South Africa’s president set up a team to write a plan that would inspire Africa to create a better future for itself—and persuade others to take it seriously. The hope is that if African leaders commit themselves to democracy and human rights, to tackle disease and reform their economies, and generally to get their act together, the rest of the world will start investing in Africa again.

The mood of the UN millennium summit last year suggested that the world might be ready to help. Later, Tony Blair let it be known that he wanted some big scheme for Africa to feature in his second term as Britain’s prime minister, but that he also wanted the initiative for this scheme to come from Africa, and that he would then respond.

This is what is happening. The MAP, an African initiative, is to be presented to heads of government at an Organisation of African Unity (OAU) meeting in Lusaka next week. After a bit more fiddling with the text, the OAU is expected to endorse the plan, and individual African rulers will sign up to it. Mr Mbeki will then, with the help of Mr Blair, present the plan to the G8 summit in Genoa the following week.

The plan’s central thesis is that Africa’s development depends on its full involvement in the global economy, and that this requires a mixture of reform in Africa and assistance from other countries. The most important reforms are:

• establishing peace, and more democratic government;

• respecting human rights;

• investing in people by giving them better health and education;

• diversifying economies, and encouraging trade both within Africa and with the outside world;

• combating disease and boosting new technologies.

In return, the plan asks the developed world for more debt relief, the removal of trade barriers and the ending of its farm subsidies.
Aid is low on the agenda, being mentioned only in the last few pages.

Plans and promises of reform in Africa have been two a penny in recent years; getting them implemented is the hard bit. The MAP puts its faith in peer pressure, and monitoring performance with timetables and targets. Not unnaturally, African leaders want matching commitments from donors, demanding that help should be open, clearly aimed and co-ordinated.

The plan’s hopes and ideas are not new but, so far, they have been propounded by donor countries. The MAP appears to be Africa’s acceptance that the donors were roughly right, and that their conditions for aid were not so much neo-colonial bullying as the rules of a globalised economy. But not all African leaders will go that far. Some Africans—not Mr Mbeki—strongly believe that it is their right to claim aid from the developed world in compensation for past exploitation.

The plan’s delicately balanced structure remains shaky. At a meeting in Cairo last week, African ministers tried to hook several of their own pet ideas on to it. Senegal’s president, Abdoulaye Wade, has drawn up his own plan, which is basically a call for more aid, and wants it incorporated. The Nigerians have begun to talk about debt relief for middle-income countries, such as themselves. But this is something that no donor country will look at.

The drafters in Pretoria, surrounded by African ministers and ambassadors, know that some leaders, above all Mr Mugabe, will still insist on blaming the past or “neo-colonialism” for their ills, and will certainly not approve a document that wants dictators isolated or property rights respected. The battle is for the middle ground. The difficulty is to find a formula that enough Africans can accept but that will still convince world leaders that Africa is serious about reform.
 
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