Trader in via d'estinzione, Ibm intona il canto del cigno

Voltaire

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Il trader è una figura professionale in via d’estinzione. Lo sostiene Ibm in uno studio realizzato in collaborazione con la Economist Intelligence Unit (società internazionale di ricerca e analisi) e firmato da Suzanne Dence, senior consultant del colosso informatico americano, Daniel Latimore, direttore ricerche, e John White, managing consultant. Lo studio, che ipotizza le linee di sviluppo futuro dei mercati finanziari internazionali, è stato realizzato tramite interviste, proposte a oltre 400 alti dirigenti in 296 centri finanziari a livello mondiale tra broker, dealer, società di intermediazione, di gestione patrimoniale ed enti normativi.

Con una precisione superiore a quella esibita dai naturalisti per stimare le possibilità di sopravvivenza della foca monaca, il gruppo di lavoro di Ibm prevede che, entro il 2015, il livello di interconnessione raggiunto dai diversi mercati porterà a una violenta contrazione dei margini di lavoro per la maggioranza degli intermediari e, quindi, a una progressiva scomparsa della figura del trader. Il dato di partenza da cui prende spunto lo studio consiste nella trasformazione tecnologica, attualmente in corso, che attraversa i mercati finanziari. Sono tre, secondo Ibm, le forze evolutive in rapida espansione che stanno spingendo in questa direzione. In primo luogo la maggiore trasparenza dei mercati, attributo richiesto da ogni parte per una maggiore efficienza del sistema finanziario globale, che sarebbe assicurata tramite un accesso rapido e generalizzato all’informazione.

In secondo luogo la creazione di reti globali, capaci di mettere in comunicazione tutti mercati finanziari mondiali simultaneamente, consentendo agli investitori un accesso istantaneo e coerente, tale cioè da assicurare la possibilità di effettuare confronti tra i diversi asset d’investimento. E infine la tendenza delle società ad assumere un genuino orientamento al cliente (altra caratteristica per la verità già vantata da molti di quei trader che non dovrebbero avere vita lunga), ottimizzando l’efficienza tra rischio e rendimento degli investimenti.

Si tratta di sfide che per essere superate richiedono, secondo Ibm, un approccio aperto all’innovazione tecnologica. Anche perché con la crescita dell’automazione e con la maggiore velocità di diffusione dell’informazione, saranno sempre più numerosi i clienti non più disposti a pagare commissioni aggiuntive per le transazioni effettuate sul mercato da parte di operatori che negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la gestione comune del risparmio, non si sono dimostrati particolarmente abili. Questo calo di commissioni, infine, porterà alla decimazione del numero dei trader. Anche se, per Ibm, una piccola popolazione di trader, pari al 10% del numero attuale di operatori, potrebbe sopravvivere nella «riserva» di Wall Street.


Da Finanza&Mercati di oggi
 
nn c'ho capito niente :confused:

mi pare che, più che di trader nell'accezione da noi conosciuta, si parli di intermediari/gestori
 
Con una precisione superiore a quella esibita dai naturalisti per stimare le possibilità di sopravvivenza della foca monaca, il gruppo di lavoro di Ibm prevede che, entro il 2015, il livello di interconnessione raggiunto dai diversi mercati porterà a una violenta contrazione dei margini di lavoro per la maggioranza degli intermediari e, quindi, a una progressiva scomparsa della figura del trader.

Questi intendono ECN = trader ? :mmmm:

Non capisco il nesso tra intermediari e scomparsa di chi fa trading...
 
Se non erro intendono i trader nella figura professionale svolta nelle sim et simili.
 
PErò dall'articolo pare si riferiscano più che altro ad aspetti di commissioni ecc. quindi forse intendono SIM e Brokers vari ?

Francamente mi parrebbe strano che profetizzino la scomparsa della volatilità e delle opportunità operative...
 
Voltaire ha scritto:
Il trader è una figura professionale in via d’estinzione. Lo sostiene Ibm in uno studio realizzato in collaborazione con la Economist Intelligence Unit (società internazionale di ricerca e analisi) e firmato da Suzanne Dence, senior consultant del colosso informatico americano, Daniel Latimore, direttore ricerche, e John White, managing consultant. Lo studio, che ipotizza le linee di sviluppo futuro dei mercati finanziari internazionali, è stato realizzato tramite interviste, proposte a oltre 400 alti dirigenti in 296 centri finanziari a livello mondiale tra broker, dealer, società di intermediazione, di gestione patrimoniale ed enti normativi.

Con una precisione superiore a quella esibita dai naturalisti per stimare le possibilità di sopravvivenza della foca monaca, il gruppo di lavoro di Ibm prevede che, entro il 2015, il livello di interconnessione raggiunto dai diversi mercati porterà a una violenta contrazione dei margini di lavoro per la maggioranza degli intermediari e, quindi, a una progressiva scomparsa della figura del trader. Il dato di partenza da cui prende spunto lo studio consiste nella trasformazione tecnologica, attualmente in corso, che attraversa i mercati finanziari. Sono tre, secondo Ibm, le forze evolutive in rapida espansione che stanno spingendo in questa direzione. In primo luogo la maggiore trasparenza dei mercati, attributo richiesto da ogni parte per una maggiore efficienza del sistema finanziario globale, che sarebbe assicurata tramite un accesso rapido e generalizzato all’informazione.

In secondo luogo la creazione di reti globali, capaci di mettere in comunicazione tutti mercati finanziari mondiali simultaneamente, consentendo agli investitori un accesso istantaneo e coerente, tale cioè da assicurare la possibilità di effettuare confronti tra i diversi asset d’investimento. E infine la tendenza delle società ad assumere un genuino orientamento al cliente (altra caratteristica per la verità già vantata da molti di quei trader che non dovrebbero avere vita lunga), ottimizzando l’efficienza tra rischio e rendimento degli investimenti.

Si tratta di sfide che per essere superate richiedono, secondo Ibm, un approccio aperto all’innovazione tecnologica. Anche perché con la crescita dell’automazione e con la maggiore velocità di diffusione dell’informazione, saranno sempre più numerosi i clienti non più disposti a pagare commissioni aggiuntive per le transazioni effettuate sul mercato da parte di operatori che negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la gestione comune del risparmio, non si sono dimostrati particolarmente abili. Questo calo di commissioni, infine, porterà alla decimazione del numero dei trader. Anche se, per Ibm, una piccola popolazione di trader, pari al 10% del numero attuale di operatori, potrebbe sopravvivere nella «riserva» di Wall Street.


Da Finanza&Mercati di oggi


ma x cortesia!!



i mercati andranno da qualche parte? su o giu?......serve altro???'?!
 
uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh....

ho intonato bene?!?!? :p :p
[se non lo si fosse capito era un cigno nero]

sono anche io del parere che si parli (come d'altronde si capisce benissimo dall'articolo) di traders/analisti stipendiati dagli intermediari finanziari...

azzzzz... fossi in loro incomincerei a toccarmi... ;)
 
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