Troncarelli: «Casa Italia? Per ora è solo uno slogan»

ceck78

Omnis homo mendax
Registrato
18/5/05
Messaggi
25.965
Punti reazioni
838
http://www.lettera43.it/esclusive/t...055.htm?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

l presidente dei geologi del Lazio a L43: «Va programmato su qualche decennio». Poi critica la Regione: «Il 50% dei Comuni senza studi di microzonazione validati»


Quando nel 2009 i Comuni di Amatrice e Accumoli furono ammessi ai finanziamenti gestiti dalla Protezione civile dopo il terremoto dell'Aquila, i geologi del Lazio tirarono un sospiro di sollievo. «Finalmente i proprietari metteranno in sicurezza quelle case centenarie», racconta di aver pensato all'epoca Roberto Troncarelli, presidente dell'Ordine regionale.
Poi, però, ha visto i moduli da compilare: «Accedere a quei fondi era impossibile. Un iter burocratico talmente lungo e tortuoso, che nel 95% dei casi i cittadini hanno rinunciato».
A sette anni di distanza la terra ha tremato ancora in Centro Italia, provocando almeno 290 morti.
Ma ci sono altri numeri che fanno riflettere.

«GRAVI CARENZE DELLA REGIONE LAZIO». «Solo 153 Comuni laziali su 378 sono attualmente dotati di un piano di emergenza in caso di terremoto. E la metà non ha uno studio di microzonazione sismica approvato dalla Regione, fra cui la stessa Amatrice», dice Troncarelli a Lettera43.it.
E nella sua denuncia di quelle che definice le «gravi carenze» dell'ente presieduto da Nicola Zingaretti, perché è alla Regione che spetterebbe monitorare, si spinge ancora oltre: «Non solo il 57% dei Comuni del Lazio non ha un piano d'emergenza. Ma tra quelli depositati noi abbiamo potuto verificare che spesso si tratta di documenti che non tengono conto delle reali necessità del territorio. In alcuni casi i contenuti di questi piani sono soltanto aria fritta».



DOMANDA. Cosa intende quando dice che tanti piani di emergenza non tengono conto delle reali necessità dei territori?

RISPOSTA. Si tratta di documenti fatti redigere dai sindaci ai propri consulenti in tutta fretta, più per la necessità di ottemperare a un obbligo normativo che per la consapevolezza della loro importanza. E invece il piano è uno strumento centrale, assolutamente imprescindibile per affrontare casi come quello del sisma che ha colpito il Centro Italia.

D. Cosa contengono questi piani?

R.
Abbiamo verificato che spesso non contengono altro che aria fritta. Mi rendo conto che è una denuncia forte quella che sto facendo, ma è così. Abbiamo riscontrato la presenza di documenti privi di qualsiasi utilità pratica. I sindaci sono spesso lasciati completamente soli ad affrontarne la preparazione, sia tecnicamente che economicamente. E per evitare sanzioni sono stati costretti a muoversi in fretta. Rimangono solo carta dentro a un cassetto.

D. Anche i Comuni colpiti dal sisma del 24 agosto sono in questa situazione?

R.
Questo non lo so. Però, per quanto riguarda un obbligo normativo simile ai piani d'emergenza, lo studio di microzonazione sismica di Livello 1, reso necessario nel 2010 da una delibera della Regione Lazio, so per certo che ad Amatrice la Regione stessa non lo ha mai validato. La metà dei Comuni del Lazio non ha uno studio di microzonazione sismica approvato dell'ente che dovrebbe vigilare.

D. In che cosa consiste lo studio di microzonazione sismica?

R.
È un documento nel quale, preso atto della morfologia del territorio e del tipo di rocce che lo costituiscono, si prevede quale effetto potrebbe avere un terremoto nelle sue diverse parti. Sulla base di questo studio, il geologo che lo redige vieta completamente l'edificazione in certe zone e la consente in altre.

D. Il fatto che la Regione non avesse approvato lo studio per Amatrice cosa significa?

R.
È una cosa di una gravità assoluta, che fa il paio con la mancanza di piani d'emergenza adeguati. Non tanto nella fattispecie del sisma del 24 agosto, ma perché la dice lunga su quanto sia scarsa la consapevolezza delle istituzioni e in particolare della Regione rispetto ai problemi della sicurezza del territorio e quindi dei cittadini che lo abitano.

D. Dal terremoto dall'Aquila del 2009 non è cambiato nulla?

R.
Guardi, io sono arrabbiatissimo. Amatrice e Accumoli erano state inserite tra i Comuni che potevano accedere ai finanziamenti stanziati all'epoca dal governo Berlusconi e gestiti dalla Protezione civile. All'epoca pensai: 'Finalmente i proprietari metteranno in sicurezza quelle case centenarie'. E invece l'iter burocratico da percorrere si è rivelato così tortuoso e lungo, che nel 95% dei casi i privati hanno rinunciato ad adeguare i fabbricati.

D. Di chi è la responsabilità?

R. Le parlo da presidente di un Ordine che quotidianamente si confronta con le istituzioni, ma anche da professionista e da cittadino: le assicuro che il confronto con la pubblica amministrazione è umiliante. Aspettiamo ore ed ore fuori dalla porta del presidente della Regione o dell'assessore alle Infrastrutture. E tutto ciò che riceviamo sono rassicurazioni verbali, nessuna presa d'atto sostanziale per risolvere i problemi.

D. Cosa bisogna fare per evitare in futuro nuovi disastri?

R.
La mancanza di studi di microzonazione sismica è una vergogna per il Lazio. C'è una serie storica che riguarda la fascia appenninica. Nel Frusinate, nella zona turistica invernale di Campo Staffi e Campocatino, la pericolosità sismica è elevatissima. Prima o poi è inevitabile che si verifichi un evento. Non siamo in grado di prevedere il terremoto, ma sappiamo che ci sono certe zone che sicuramente verranno colpite. Quindi, l'unico strumento che abbiamo è la prevenzione: mettere in sicurezza il patrimonio esistente ed evitare di costruire dove gli studi di microzonazione sismica ci dicono che il rischio è troppo alto.

D. Ma quali risultati è possibile ottenere con l'adeguamento di edifici costruiti prima del 1974?

R. La tecnica antisismica è una scienza nuova. Però, seppur recente, ha introdotto molte migliorie. Sugli edifici già esistenti è più complicato. L'efficacia non è la stessa e non abbiamo statistiche, perché i tempi di osservazione sono ancora troppo brevi. Però per esempio Norcia, rasa al suolo quasi per intero nel 1997 e ricostruita con tecniche antisismiche, ha retto molto bene all'ultimo terremoto. Anche i vecchi edifici sopravvissuti che sono stati adeguati hanno resistito.

D. Quanto occorre spendere per adeguare una casa?

R. È veramente complicato fare una stima generale, ci sono molte variabili. Però, sulla base degli interventi realizzati negli ultimi sette-otto anni, direi che l'incidenza al metro quadrato è tra i 100 e i 150 euro. Per poter definire una casa adeguata, o quantomeno migliorata, dal punto di vista antisismico.

D. Il premier Renzi ha lanciato l'idea di un piano di prevenzione, Casa Italia. Quali sono le caratteristiche che non devono mancare?

R.
Il presidente del Consiglio è un amante degli slogan, che però restano tali se non vengono riempiti di contenuti. Un altro slogan è stato Italia Sicura, l'unità di missione contro il dissesto idrogeologico. Uno scatolone su cui il governo ha costruito settimane di visibilità mediatica, ma non ha speso un euro.

D. Quali contenuti, quindi?

R. Innanzitutto mettere un freno alla burocrazia. Non si può, per avere diritto a un rimborso di 10 o 15 mila euro, pari al costo dell'adeguamento antisismico di una casa moderna di 100 metri quadrati, doverne pagare altrettanti in perizie tecniche, come è successo ad Amatrice nel 2009. Oppure essere costretti a compilare questionari di 15 o 20 pagine, che obbligano il cittadino a una processione da un ufficio all'altro, per recuperare tutti i certificati.

D. E poi?

R. Sarebbe importantissimo realizzare un censimento del patrimonio edilizio italiano. Mi rendo conto che sarebbe un'opera colossale. Una quindicina d'anni fa, a Roma, venne istituito il fascicolo del fabbricato. Fu l'unico Comune in Italia ad avviare questo esperimento, fra l'altro a seguito di un altro evento tragico, il crollo di una palazzina.

D. Di cosa si tratta?

R. Alcuni pensano che sia un libretto che dice se un palazzo crolla oppure no. Non è così. Si tratta di un fascicolo in cui, a seguito di un sopralluogo esplorativo fatto dal basso verso l'alto, si accerta lo stato di salute di un determinato fabbricato. Se fosse fatto da tutti i Comuni italiani, il risultato finale sarebbe un censimento esatto di tutto il nostro patrimonio immobiliare.

D. Quanto tempo richiederebbe?

R. È questo il punto. Per lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un patrimonio edilizio migliore, Casa Italia andrebbe programmato su qualche decennio, non su qualche settimana.

D. Confedilizia si oppone al fasciolo del fabbricato, lo ha definito un «vecchio arnese». Perché?

R.
È l'equivoco di cui parlavo prima. Non si tratta di uno strumento che dice se un palazzo può crollare oppure no, ma serve a individuare delle priorità.

D. Ma farlo non avrebbe ricadute sul valore degli immobili?

R.
Assolutamente sì, ma è inevitabile che sia così. Negli Stati Uniti sono diffuse ormai le assicurazioni contro il rischio sismico. In Italia nessuna compagnia assicurerebbe mai una vecchia casa di Amatrice. Le assicurazioni abbassano il premio quanto più il proprietario dimostra di aver fatto degli interventi migliorativi. Chi assicura vuole avere questa garanzia. Ecco: il fascicolo del fabbricato potrebbe stimolare un mercato che in Italia è ancora sconosciuto. Va visto come un'opportunità di sicurezza, non come una presa di coscienza da cui fuggire.
 
Ultima modifica:

ennio1963

Mai PD
Registrato
18/6/06
Messaggi
42.516
Punti reazioni
732
Purtroppo il nostro premier soffre di annuncite
 

Amundsen

Nuovo Utente
Registrato
13/2/09
Messaggi
13.216
Punti reazioni
650
."..........Amatrice e Accumoli erano state inserite tra i Comuni che potevano accedere ai finanziamenti stanziati all'epoca dal governo Berlusconi e gestiti dalla Protezione civile. All'epoca pensai: 'Finalmente i proprietari metteranno in sicurezza quelle case centenarie'. E invece l'iter burocratico da percorrere si è rivelato così tortuoso e lungo, che nel 95% dei casi i privati hanno rinunciato ad adeguare i fabbricati.

D. Di chi è la responsabilità?

R. Le parlo da presidente di un Ordine che quotidianamente si confronta con le istituzioni, ma anche da professionista e da cittadino: le assicuro che il confronto con la pubblica amministrazione è umiliante. Aspettiamo ore ed ore fuori dalla porta del presidente della Regione o dell'assessore alle Infrastrutture. E tutto ciò che riceviamo sono rassicurazioni verbali, nessuna presa d'atto sostanziale per risolvere i problemi....."



Rernzi è il capo di questi str*onzi di burocrati
 

deltamarco

Non auro,sed ferro
Registrato
8/11/99
Messaggi
45.577
Punti reazioni
842
Ma i piddini se la prendono con Grillo :D