UCG siete sicuri di aver fatto la scelta giusta ? io sì indovinate dove sono ........

  • Due nuove obbligazioni Societe Generale, in Euro e in Dollaro USA

    Societe Generale porta sul segmento Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana due obbligazioni, una in EUR e una in USD, a tasso fisso decrescente con durata massima di 15 anni e possibilità di rimborso anticipato annuale a discrezione dell’Emittente.

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Allora come andiamo ?
 
cosa si prova a fare la cacca su quel cesso
 
buon giorno a tutti long , sh e flat
 
Buondì.... :D
 
Dalla preapertura non mi sembra molto promettente la giornata
 
proooooooooooooooooooooooooooottttttttttttttttttttttttt
 
ci hai messo un po' ad evacuare...ma mi sa che non l'hai ancora fatta tutta tutta
 

ROMA, 22 FEB - Il leader libico Muammar Gheddafi stanotte ha fatto un'apparizione lampo sugli schermi della Tv libica per annunciare di persona di trovarsi a Tripoli e non in Venezuela e per confutare ''le malevole insinuazioni'' propagate sul suo conto dai media occidentali. La Tv di stato aveva annunciato nella tarda serata di ieri che il leader della Jamahiriyha si sarebbe rivolto in nottata al suo popolo sullo sfondo della piu' drammatica crisi che il paese sta vivendo da quando il colonnello, nel 1969, e' salito al potere. Ma chi si aspettava uno dei suoi discorsi fiume e' stato deluso. A conferma della sua fama di uomo sempre e comunque imprevedibile, Gheddafi si e' concesso alle telecamere solo per 22 secondi. E' stato inquadrato con un mantello, uno stravagante copricapo nero e sotto un ombrello (a Tripoli pioveva) mentre stava per salire su un fuoristrada nella sua residenza di Bab Al Azizia, a Tripoli. "Vado ad incontrare i giovani nella piazza Verde. E' giusto che vada per dimostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela: non credete a quelle televisioni che dipendono da cani randagi", ha detto il colonnello facendo riferimento alle informazioni diffuse ieri da numerose tv e media internazionali sulla sua presunta fuga da Hugo Chavez. Con una scritta in sovrimpressione, la tv libica ha spiegato che "in un incontro in diretta con la rete tv satellitare Al Jamahiriya, il fratello leader della rivoluzione ha smentito le insinuazioni dei network malevoli". Il ministro degli esteri britannico, William Hague, aveva dichiarato ieri a margine di una riunione a Bruxelles che Gheddafi aveva probabilmente abbandonato il suo Paese per far rotta verso il Venezuela. Prima di trasmettere le immagini del leader, la tv libica aveva mandato in onda un balletto in costume. Dopo ha mostrato invece immagini patriottiche di soldati in marcia con musica araba come colonna sonora. Pur breve che sia stata, quella di stanotte e' la prima apparizione televisiva di Gheddafi da quando la rivolta contro il suo regime e' scoppiata una settimana fa. Suo figlio Seif al Islam ieri notte ha invece parlato in diretta per 45 minuti, promettendo riforme, denunciando un complotto internazionale contro la Libia e ammonendo che il regime intende resistere ''fino all'ultimo uomo e all'ultima donna''.

TRIPOLI IN FIAMME, ATTACCHI AEREI CONTRO LA FOLLA
AL JAZIRA: 250 MORTI. 'VOLEVAMO COLPIRE DEPOSITI ARMI'
ROMA, 21 FEB - Tripoli bombardata e centinaia di morti. Gronda sangue oggi la repressione del regime libico contro la rivolta, ad una settimana esatta dall'inizio delle manifestazioni di protesta con una drammatica svolta che tradisce pero' lo sgretolarsi del regime sotto il peso dell'insurrezione popolare, con voci di militari che passano dalla parte dei rivoltosi e le defezioni dei diplomatici a macchia d'olio. Anche Muammar Gheddafi, l'inossidabile rais che ha tenuto tutto in pugno per 42 anni, sembra per la prima volta cedere, date le insistenti voci di una sua fuga verso il Venezuela che oggi ritornano alla ribalta, ma sono di nuovo piu' volte smentite. Oggi il compound dove il colonnello vive a Tripoli secondo testimoni sembrava vuoto. Il colonnello non si vede da giorni ed e' stato il figlio Seif al Islam a parlare ieri notte alla nazione: ''lotteremo fino all'ultimo uomo e all'ultima donna'', ha detto. Cosi' oggi i caccia si sono alzati in volo e, ancor prima che la piazza verde fosse piena, che la marcia su Tripoli annunciata dai manifestanti fosse compiuta, hanno aperto il fuoco, uccidendo oltre 250 persone secondo al Jazira. La Tv libica tuttavia stasera ha mandato in onda altre dichiarazioni di Seif, che pero' non e' comparso in video, che ha assicurato che l'aeronautica ha bombardato alcuni depositi di armi in zone periferiche e non zone urbane popolate di Tripoli e Bengasi. In precedenza la tv aveva annunciato la massiccia operazione delle forze di sicurezza contro ''i covi di sabotatori e i terroristi'', mostrando poi immagini di manifestazioni pro-Gheddafi sulla Piazza Verde, a ripetizione. Stamane gruppi di dimostranti pro e anti Gheddafi hanno seminato il panico in diverse zone della citta', scontrandosi tra di loro e con le forze di sicurezza. E il palazzo del Congresso generale del popolo, la sede del parlamento, e' stato parzialmente incendiato. La Libia e' dunque in fiamme, tutta, da oggi brucia anche Tripoli dopo sei giorni di cruente battaglie nell'est del Paese, nella Cirenaica 'culla del dissenso' e nel suo capoluogo Bengasi. Restano difficili da verificare la informazioni che giungono dal Paese sempre bandito ai giornalisti, se non con l'ausilio di testimoni e dei molti dei cittadini stranieri gia' rientrati in patria, mentre a migliaia aspettano ancora di imbarcarsi sui voli da piu' parte messi a disposizione per lasciare la Libia, anche se da stasera a quanto pare lo spazio aereo di Tripoli e' stato chiuso fino a nuovo ordine. E le comunicazioni restano difficili, con ripetute segnalazioni di linee telefoniche interrotte e sistemi di trasmissione disturbati. Sono voci difficilmente verificabili anche quelle circolate questa mattina su un possibile colpo di stato da parte dei militari: fonti libiche hanno fatto sapere ad Al Jazira che all'interno dell'esercito vi sarebbero grandi tensioni, al punto da poter prevedere che il capo di stato maggiore aggiunto, El Mahdi El Arabi, possa dirigere un colpo di stato militare contro il colonnello Gheddafi. Poi il giornale Libia al-Youm che parla del capo di stato maggiore dell'esercito, Abu-Bakr Yunis Jabir, agli arresti domiciliari dopo essere passato dalla parte dei rivoltosi, sembra pero' confermare lo scollamento all'interno delle forze armate. Fino alla notizia, questa confermata nel pomeriggio, della diserzioni di due cacciabombardieri Mirage libici atterrati a Malta: i piloti libici a bordo hanno raggiunto l'isola senza il permesso delle autorita' maltesi dopo essersi rifiutati di eseguire l'ordine di sparare sulla folla. Defezioni a macchia d'olio invece per i diplomatici libici nel mondo: dopo le dimissioni ieri dell'ambasciatore di Tripoli presso la Lega Araba, oggi ha lasciato la delegazione libica all'Onu e il numero due della missione Ibrahim Dabbashi ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito ''un genocidio''. Ma anche diplomatici in Cina, Regno Unito Polonia, India, Indonesia, Svezia e Malta, hanno abbandonato la nave di Gheddafi: il chiaro segnale che se questa non sta affondando e' quantomeno alla deriva.

EUROPA IN ORDINE SPARSO SU PROCEDURE RIMPATRI
SMENTITA CHIUSIRA SPAZIO AEREO TRIPOLI
PARIGI, 22 FEB - I Paesi dell'Unione europea procedono in ordine sparso sulle procedure di rimpatrio dei loro connazionali dalla Libia. La Spagna ha chiesto ai suoi connazionali di lasciare il territorio libico, cosi' come la Gran Bretagna. Da parte sua, il gruppo britannico BP ha annunciato che si appresta ad evacuare nelle prossime 48 ore i suoi dipendenti. Sui rientri sembrava gravare la notizia chiusura dello spazio aereo di Tripoli, di cui ieri sera aveva parlato il ministero della della difesa austriaco. Un suo portavoce ha poi chiarito che le informazioni giunte da Tripoli non erano corrette e che lo spazio aereo della capitale libica resta aperto. Potra' cosi' procedere,salvo altri intoppi, l'evacuazione di cittadini austrici e europei che devono lasciare la Libia su un aereo militare austriaco. I gruppi tedeschi Siemens, Wintershall, RWE Dea, hanno avviato ieri le prime procedure di rimpatrio. In Francia, il ministro degli Affari europei Laurent Wauquiez, ha incoraggiato i francesi a lasciare il Paese, anche se ''al momento non ci sono minacce dirette''. Attualmente, sono circa 750 i francesi residenti in Libia. Trenta di loro, che lavoravano all'ospedale di Bengasi, la citta' cuore della rivolta contro il regime, sono stati trasferiti a Tripoli a bordo di un volo speciale. Il portavoce del ministero degli Esteri di Parigi, Bernard Valero, ha anche precisato che ''un certo numero di famiglie francesi ha lasciato il Paese'' nella mattinata di oggi e che una squadra del consolato si trova all'aeroporto per ''facilitare le procedure''. I gruppi francesi Total e Vinci hanno annunciato il rimpatrio di gran parte dei loro lavoratori. Oltre all'Austria, anche il Portogallo ha deciso di inviare in Libia un aereo militare per contribuire all'evacuazione dei loro connazionali e di altri cittadini europei. Nel caso in cui i Paesi Ue in Libia debbano ricorrere all'evacuazione del loro personale sul posto, non e' previsto nessun piano speciale a livello europeo, ma viene attuata una normale pratica di collaborazione fra i singoli Stati. Lo ha spiegato l'Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Catherine Ashton , rispondendo alle domande dei giornalisti al termine del Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Ue, ieri a Bruxelles. In caso di evacuazione dei propri cittadini ''i Paesi - ha detto Ashton - cercano sempre di collaborare gli uni con gli altri''. Perche' ''di fatto - ha precisato l'Alto rappresentante Ue - esiste un normale coordinamento fra i vari Paesi, all'interno e all'esterno dell'Ue. Si tratta di una normale collaborazione''. Intanto, secondo fonti diplomatiche, ieri a Tripoli si e' tenuta una riunione dei rappresentanti consolari dell'Ue, mentre una conference call tra le unita' di crisi dei diversi Paesi si e' svolta nel pomeriggio. Fuori dai confini dell'Ue, la Serbia e la Croazia preparano l'evacuazione dei loro cittadini. Mentre la Turchia ha riportato a casa in questo fine settimana circa 600 dei 25.000 turchi residenti in Libia, Paese nel quale sono presenti centinaia di aziende turche. Mentre gli USA suggeriscono ai connazionali a lasciare la Libia e hanno ordinato il rimpatrio del personale diplomatico non essenziale a causa della violenza divampata nel paese, ha annunciato il Dipartimento di Stato.

CLINTON: E'BAGNO DI SANGUE, OBAMA PREOCCUPATO
APPELLO PER FERMARE STRAGE, RICHIAMATO PERSONALE DIPLOMATICO
di Luciano Clerico
NEW YORK, 21 FEB - Washington guarda con ''grande preoccupazione'' l'evolversi della situazione in Libia, e il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, chiede di ''fermare questo bagno di sangue''. Il Dipartimento di Stato ha provveduto ad evacuare il personale diplomatico non essenziale e ha sconsigliato gli americani di mettersi in viaggio per la Libia. Mentre il presidente, Barack Obama, non ha commentato gli eventi in corso a Tripoli, il capo della diplomazia americana, Hillary Clinton, ha rivolto un appello alla comunita' internazionale, e a nome dell'amministrazione americana ha chiesto che ''sia fermato questo inaccettabile bagno di sangue''. E' con questo tipo di attenzione che Washington segue l'evolversi della situazione in Libia. Tuttavia l'attenzione degli Usa su quanto sta avvenendo a Tripoli, a Bengasi e al presidente libico, Muammar Gheddafi, e' diversa da quella riservata a quanto avveniva al Cairo, all'Egitto e al presidente egiziano, Hosni Mubarak. Gli interessi americani in Libia non sono neppure lontanamente paragonabili a quelli che gli Usa hanno in Egitto. Dal punto di vista economico, il petrolio libico che parte per gli Stati Uniti non supera il 2% dell'intera produzione. Equivale, dicono gli esperti, ad 80 mila barili al giorno. Un'inezia, nel complesso delle importazioni americane di petrolio dal Medio Oriente. Dal punto di vista politico-diplomatico, poi, i rapporti tra Usa e Libia per oltre mezzo secolo sono stati del tutto assenti o quasi. Per Washington, il presidente libico e' stato per anni un 'cane pazzo' (la definizione e' di Ronald Reagan), e risale a soli tre anni fa la storica telefonata fatta dall'allora presidente George W. Bush a Gheddafi. Con quella telefonata Usa e Libia 'chiusero' di fatto il capitolo della loro tesissima realazione, segnala nel 1986 dal bombardamento americano a Tripoli (tra le decine di civili mori' anche la figlia di Gheddafi), e nel 1988 dalla vicenda Lockerbie (attentato libico al volo 103 della Pan Am in cui morirono 270 persone). La Libia e' tornata solo tre anni fa ad avere rapporti diplomatici con Washington. Quanto sta succedendo a Tripoli e' fonte di ''preoccupazione crescente'' per la Casa Bianca perche', a differenza dell'Egitto, quello a cui si assiste in Libia e' ''un bagno di sangue''. Il consigliere per la Sicurezza nazionale Tom Donilon, ''tiene costantemente informato'' il presidente, Barack Obama, e Hillary Clinton ha chiesto, a nome del presidente, che ''il bagno di sangie'' venga fermato. Obama pero', a differenza di quanto avveniva per l'Egitto, non ha finora commentato i fatti di Bengasi e Tripoli. La Casa Bianca per ora si e' limitata a riferire di stare ''analizzando il discorso'' fatto in tv dal figlio di Gheddafi, Seif al-Islam. Il quale, appunto, aveva evocato la possibilita' di un bagno di sangue. Gli Usa, dopo aver atteso ''chiarimenti'' che non sono arrivati, si appellano ora alla comunita' internazionale affinche' la carneficina in corso sia fermata, ''in nome dei diritti universali del popolo'' ha sottolineato Hillary Clinton.
 
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