Un libro interessante

Darkghost

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Visto che circolano numerosi post sull'Italia fanalino di coda, sulla Cina che corre ecc. vorrei portare alla Vs attenzione un libro che offre alcune spiegazioni sulla causa del declino di larga parte della UE.

Il testo in oggetto, che non ho ancora terminato di leggere, è :
Sabino Acquaviva - L'eclissi dell'Europa - Ed. Riuniti

Non è un testo di finanza, più che altro di sociologia.
Ma offre a mio avviso alcune spiegazioni interessanti sul perchè l'Europa si ritrovi, dopo secoli di dominio economico, intellettuale e anche militare, ad essere una pedina debole nello scacchiere mondiale.

La tesi centrale è che due guerre mondiali, il '68 con la sua ostinata critica verso tutti i valori preesistenti, e un progresso tecnologico che ha cambiato il mondo mentre in Europa cadeva ogni paletto ideologico, hanno ridotto il nostro continente a un geriatrico incapace di progettare un futuro che non sia navigazione a vista.
La tesi è ovviamente sviluppata in dettaglio nel libro.

Che ne pensate ?
A me pare razionale. Per progettare un futuro in grande stile occorre una politica forte, capace di "prendere il toro per le corna" e imporre una direzione.
Se manca una società che abbia un certo numero di valori dominanti, se i singoli sono demotivati, timorosi del futuro, allora non c'è politica di destra o sinistra che possa qualcosa.
 
Darkghost ha scritto:
Visto che circolano numerosi post sull'Italia fanalino di coda, sulla Cina che corre ecc. vorrei portare alla Vs attenzione un libro che offre alcune spiegazioni sulla causa del declino di larga parte della UE.

Il testo in oggetto, che non ho ancora terminato di leggere, è :
Sabino Acquaviva - L'eclissi dell'Europa - Ed. Riuniti

Non è un testo di finanza, più che altro di sociologia.
Ma offre a mio avviso alcune spiegazioni interessanti sul perchè l'Europa si ritrovi, dopo secoli di dominio economico, intellettuale e anche militare, ad essere una pedina debole nello scacchiere mondiale.

La tesi centrale è che due guerre mondiali, il '68 con la sua ostinata critica verso tutti i valori preesistenti, e un progresso tecnologico che ha cambiato il mondo mentre in Europa cadeva ogni paletto ideologico, hanno ridotto il nostro continente a un geriatrico incapace di progettare un futuro che non sia navigazione a vista.
La tesi è ovviamente sviluppata in dettaglio nel libro.

Che ne pensate ?
A me pare razionale. Per progettare un futuro in grande stile occorre una politica forte, capace di "prendere il toro per le corna" e imporre una direzione.
Se manca una società che abbia un certo numero di valori dominanti, se i singoli sono demotivati, timorosi del futuro, allora non c'è politica di destra o sinistra che possa qualcosa.
posso anche concordare, ma a me basta sapere di storia
e ricordare quello che è successo alla Venezia dei dogi....
quando per vari motivi ti viene sottratto il mercato dai cui
trai profitti...inizia il declino.....
nel caso di Venezia fu abbastanza lento e piacevole.....
nel caso dell'Italia di oggi.....vedremo....
 
Ecco, il mercato. La Venezia dei Dogi decadde certo per questioni anche commerciali. Ma anche per il fatto che non seppe trovare alternative.

Venezia era un repubblica marinara di qualche decina di miglia di abitanti. L'europa a 25 un continente da mezzo miliardo. Peraltro un continente che nei secoli ha prodotto quella che viene chiamata società occidentale.
Possibile, mi domando, che tutto debba essere ridotto a mercato e consumi?

O meglio, concordo con Acquaviva, se si riduce ogni decisione solo e soltato in funzione del mercato, di quanto ciascuno può guadagnare/perdere dalla scelta, allora mi pare che veramente sia declino...
Una sorta di autocannibalismo. Nell'800 nasce in Europa il capitalismo. Questo si sviluppa al punto da trasformarsi da mezzo sociale di sviluppo a fine ultimo di ogni pensiero uccidendo la società che lo ha creato.

Ho scritto alcune volte che finchè la gente non esce da una sorta di superficialità, basata su un vuoto culturale, e inizia a ragionare criticamente, basandosi su ideali che non siano solo gli €, i problemi nostrani non scompariranno.
Ma almeno sapessero ragionare sugli €; anche lì sono sempre più in balia di qualcuno che per favore, gli passi gli gnocchi già imburrati nel canestrino....
 
Darkghost ha scritto:
Ecco, il mercato. La Venezia dei Dogi decadde certo per questioni anche commerciali. Ma anche per il fatto che non seppe trovare alternative.

Venezia era un repubblica marinara di qualche decina di miglia di abitanti. L'europa a 25 un continente da mezzo miliardo. Peraltro un continente che nei secoli ha prodotto quella che viene chiamata società occidentale.
Possibile, mi domando, che tutto debba essere ridotto a mercato e consumi?

O meglio, concordo con Acquaviva, se si riduce ogni decisione solo e soltato in funzione del mercato, di quanto ciascuno può guadagnare/perdere dalla scelta, allora mi pare che veramente sia declino...
Una sorta di autocannibalismo. Nell'800 nasce in Europa il capitalismo. Questo si sviluppa al punto da trasformarsi da mezzo sociale di sviluppo a fine ultimo di ogni pensiero uccidendo la società che lo ha creato.

Ho scritto alcune volte che finchè la gente non esce da una sorta di superficialità, basata su un vuoto culturale, e inizia a ragionare criticamente, basandosi su ideali che non siano solo gli €, i problemi nostrani non scompariranno.
Ma almeno sapessero ragionare sugli €; anche lì sono sempre più in balia di qualcuno che per favore, gli passi gli gnocchi già imburrati nel canestrino....
beh sai una certa attinenza (venezia-Italia) c'è...in entrambi i casi
il problema è la Cina o cmq. l'oriente....A venezia furono sottratti
i mercati più ricchi e i monopoli...oggi è la Cina a minacciare
le produzioni di cui eravamo fieri...
Venezia si adattò, solo che il mercato che gli restò (il mediterraneo)
era meno fiorente di quello che perse....
mi rendo conto che far decidere tutto al mercato può sembrare
'cinico'.......ma sono finiti i tempi delle merci (e soprattutto
della mano d'opera) a buon mercato......
se un prodotto non regge il mercato vuol dire che 'ha dei problemi'
vuoi di qualità o di costi....meglio abbandonarlo...
certo, ciò non toglie che ognuno è libero di decidere se vi sono
valori più importanti (e che quindi meritino costi maggiori) di quelli
stabiliti dal mercato..
ma questo può valere per l'individuo...che prenderà le proprie
decisioni in base alla propri scala di valori....
non può funzionare per lo stato il quale ha il dovere
di fornire i servizi che gli spettano al minor costo (tasse)
possibile....
 
Su questo dissento Rairez: nel senso che appunto il declino europeo potrebbe derivare proprio dal fatto che nessun valore idealistico fa presa perchè non esiste più una scala dei valori condivisa. La società civile è cioè "atomizzata".
Non metto in dubbio che ognuno debba godere della massima libertà personale.
Però mi domando come mai nessun valore più alto del mkt faccia presa, e se questo sia un male o un bene. Per me è un male.
 
Darkghost ha scritto:
Ecco, il mercato. La Venezia dei Dogi decadde certo per questioni anche commerciali. Ma anche per il fatto che non seppe trovare alternative.

Venezia era un repubblica marinara di qualche decina di miglia di abitanti. L'europa a 25 un continente da mezzo miliardo. Peraltro un continente che nei secoli ha prodotto quella che viene chiamata società occidentale.
Possibile, mi domando, che tutto debba essere ridotto a mercato e consumi?

O meglio, concordo con Acquaviva, se si riduce ogni decisione solo e soltato in funzione del mercato, di quanto ciascuno può guadagnare/perdere dalla scelta, allora mi pare che veramente sia declino...
Una sorta di autocannibalismo. Nell'800 nasce in Europa il capitalismo. Questo si sviluppa al punto da trasformarsi da mezzo sociale di sviluppo a fine ultimo di ogni pensiero uccidendo la società che lo ha creato.

Ho scritto alcune volte che finchè la gente non esce da una sorta di superficialità, basata su un vuoto culturale, e inizia a ragionare criticamente, basandosi su ideali che non siano solo gli €, i problemi nostrani non scompariranno.
Ma almeno sapessero ragionare sugli €; anche lì sono sempre più in balia di qualcuno che per favore, gli passi gli gnocchi già imburrati nel canestrino....

Una simmetria che vedo nel parallelo Venezia - Italia è il passaggio da una cultura mercantile (per la prima) e produttiva (per la seconda) alla cultura della rendita, che per Venezia portò a voltare le spalle al mare ed a concentrarsi sull'entroterra (meno marineria, più latifondo) e per l'Italia sta significando la conversione del ceto imprenditoriale (non più) produttivo alla finanza....
 
i98mark ha scritto:
Una simmetria che vedo nel parallelo Venezia - Italia è il passaggio da una cultura mercantile (per la prima) e produttiva (per la seconda) alla cultura della rendita, che per Venezia portò a voltare le spalle al mare ed a concentrarsi sull'entroterra (meno marineria, più latifondo) e per l'Italia sta significando la conversione del ceto imprenditoriale (non più) produttivo alla finanza....
io invece dal lombardo Veneto agli Stati nazione e poi agli Imperi, cioé alle dimensioni
 
Cioé di piccolo/micro è bello nel medio lungo è dannoso ed inutile
 
FaGal ha scritto:
Cioé di piccolo/micro è bello nel medio lungo è dannoso ed inutile

Devo darti ragione sulle conseguenze dei processi di concentrazione.

Si evidenzia la mancanza nel nostro paese di cultura organizzativa.

Questo genera un gap rispetto altri paesi che proprio in questa fase storica è particolarmente significativo.

Ci vuole una cultura organizzativa diffusa nel ceto medio per governare un'impero... si tratti di un impero territoriale o di un impero mercantile, la cultura richiesta è la stessa... l'impero coloniale britannico e le Compagnie mercatili (i.e. quella delle Indie) trovano possibilità di essere come entità organizzative in un sentire organizzativo diffuso fatto di meritocrazia, senso di appartenenza, senso di responsabilità verso l'organizzazione della quale si fa parte.

Che è tutto il contrario del furbettismo, della logica del "caro amico mio" e delle raccomandazioni, del "violo le regole e la faccio franca".

Nell'era delle aziende globali, prospera chi riesce a proporre modelli organizzativi in grado di assimilare fruttuosamente le energie delle persone che operano dentro quell'organizzazione (dipendenti) ma anche solo per quell'organizzazione (fornitori)...
 
Proprio il modello del nord-est è appunto modello "perdente", come lo fu Venezia
 
FaGal ha scritto:
Proprio il modello del nord-est è appunto modello "perdente", come lo fu Venezia

Più che perdente, direi non adeguato ai giorni nostri...
 
i98mark ha scritto:
Più che perdente, direi non adeguato ai giorni nostri...

Infatti, messo tra virgolette
 
Beh questo è un primo approfondimento. Nel parallelo con Venezia però.
L'Inghilterra e la Francia, seppure a diverso livello, sono anch'esse membri dell'UE.
Quindi in teoria il patrimonio culturale per gestire un impero "commerciale" dovrebbe esserci in UE...

Il punto è infatti il declino dell'Europa come centro di potere mondiale, non del nord-est italiano....
 
Modello è in crisi complessivo non è solo quello europeo, quello amerciano altrettanto.
Se avessimo speso quanto hanno fatto loro durante l'amministrazione Bush....
 
Uhm però siamo sempre fuori dal punto.
Quindi secondo voi è solo una questione di "economia politica" in senso stretto, non ascrivibile a un crollo ideologico , etico o culturale ?
Oppure ancora il mondo ormai è un mercato e non ci si può far nulla se non cercare di seguire le logiche di mercato ?
 
Secondo me sì....aggiungo che sono i rapporti economici ed i bisogni materiali che determinano lo sviluppo di una società e quindi la sua storia ed evoluzione..
in sintesi ...la cultura, la politica, i valori sono condizionate dalle strutture economiche...infatti marx le chiamò sovrastrutture.
Leggo con interesse che l'autore di questo libro è il sociologo Acquaviva, se lo avesse scritto un economista sarebbe stata una ovvietà...di solito i sociologi cercano di studiare le dinamiche di una società e la sua evoluzione, alla ricerca di una società perfetta che è sempre stata un'utopia.
 
Beh credo sia un intrecciarsi delle due cose. Agli inizi la società è plasmata dai bisogni primari, con l'evoluzione la società crea/modifica le strutture sociali , ovvero non si limita a subirle.
 
Darkghost ha scritto:
Su questo dissento Rairez: nel senso che appunto il declino europeo potrebbe derivare proprio dal fatto che nessun valore idealistico fa presa perchè non esiste più una scala dei valori condivisa. La società civile è cioè "atomizzata".
Non metto in dubbio che ognuno debba godere della massima libertà personale.
Però mi domando come mai nessun valore più alto del mkt faccia presa, e se questo sia un male o un bene. Per me è un male.
prima di tutto io preferisco quelli che dissentono sennò il piacere
dov'è ;)
beh dire che viviamo in una società priva di altri valori al di fuori
del mercato......tutto il volontariato (e in Italia è enorme)
dove lo mettiamo.
Beh sai di ideali che si sono rivelati fasulli ce ne sono stati..
e nulla di nuovo li ha rimpiazzati...
certo nella nostra società è l'egoismo che sta prevalendo..
ne ho una prova quando mi reco in Tunisia....gente povera
fatica a comprarsi un pacchetto di sigarette....ma quel pacchetto,
stai tranquillo,lo divide con chi non ha neanche quello...
però non penso sia un problema di valori (che se ci fossero
sarebbe meglio). Non credo che i Paesi europei che (al momento)
vanno bene abbiano più o migliori valori dei nostri...
 
Darkghost ha scritto:
Uhm però siamo sempre fuori dal punto.
Quindi secondo voi è solo una questione di "economia politica" in senso stretto, non ascrivibile a un crollo ideologico , etico o culturale ?
Oppure ancora il mondo ormai è un mercato e non ci si può far nulla se non cercare di seguire le logiche di mercato ?

L'Europa e' in crisi per il modello socialcomunista che si e' auto costruita. Fino a qualche anno fa' tale modello se lo e' potuto permettere ... perche' i concorrenti mondiali non c'erano.
Gli scambi internazionali erano molto meno diffusi e la concorrenza Giappone/USa era contenibile.

Il resto del mondo era tecnologicamente molto, molto piu' indietro di noi. Adesso con il mondo della conoscenza (lo scambio di informazioni) questi limiti tecnologici degli altri paesi stanno via via scomparendo.


Dei "vecchi" paesi "occidentali" un tempo fiorenti (USA, Europa e Giappone) rimangono solo gli USA dove una cultura capitalista piu' spinta spinge l'innovazione. Hanno problemi anche li' purtroppo, in quanto per quanto non sembri sono molto, molto socialcomunisti anche li'.

Europa e Giappone sono in fase di declino, e da quanto vedo in giro per l'Europa andra' peggio.

Probabilmente si migliorera' fra un paio di generazioni.
 
Darkghost ha scritto:
Il testo in oggetto, che non ho ancora terminato di leggere, è :
Sabino Acquaviva - L'eclissi dell'Europa - Ed. Riuniti

solo per curiosita

ma e' lo stesso Sabino Acquaviva fondatore ed ideologo delle BR ?
 
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