Un Popolo Di Deficien-ti

ramirez

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SI, PER QUESTO SIGNORE SIAMO UN POPOLO DI DEFICIEN-TI..
PER FORTUNA, ALLA FINE DELL'ARTICOLO C'E' SCRITTO DOVE INSEGNA
E ALLORA HO CAPITO TUTTO....
Politics can reunite with ethics in Machiavelli land
By Paul Ginsborg
Published: April 25 2006 19:54 | Last updated: April 25 2006 19:54

There are two ways of looking at the outcome of the Italian elections, in which the centre-left coalition has won a wafer-thin victory. The first is strictly economic. Most non-Italian commentators have emphasised that the urgent structural reforms required of the country are unlikely to be carried through by a government reliant on such a heterogeneous coalition, and enjoying so slim a majority in the upper house. There may be debate about the exact nature of these economic reforms, but little doubt that so precarious a government cannot carry them through. Romano Prodi, in this analysis, emerges as a “lame duck” prime minister even before he has taken to the water.
However, there is another way of looking at recent events in Italy and it is probably more important than the first. These elections have not only been about economics. In a profound way they have addressed the connection between politics and ethics. Many politicians, both in the land of Machiavelli and outside it, have denied the existence of any link at all. But they do so at considerable risk, both to their own integrity and to the future of democracy in Europe.

Over the past five years, Silvio Berlusconi has pushed an extraordinary series of legal measures. They include new laws on decriminalising accounting fraud, on shifting a trial from one court to another on the grounds of the judges’ “non-neutrality”, and on accelerating the introduction of the statute of limitations. All these measures have been widely denounced by the opposition as having a strong ad personam element, closely linked to Mr Berlusconi’s own legal troubles and to those of his friend and former lawyer, Cesare Previti. The judiciary has been subjected to immense pressure to toe the governmental line. In a country where the relationship between citizen and state is, to put it mildly, a complicated one, the supremacy of personal over collective interests, of partial over impartial judgments, has been underlined time and again.

The other area where politics and ethics should intertwine, but frequently do not, is the media. In this most sensitive area for modern democracies, Italy is in terrible trouble. The Italians are a television-watching nation. It is said that TV in Italy constitutes the third house of parliament. Mr Berlusconi came to power in this house in 1984, when he was allowed to establish near-monopoly control of commercial television. In 2001, on becoming prime minister, he added to his empire the indirect control of all state channels. Meanwhile, the media authority remained a toothless dog.

The TV diet served up to the nation in the past 20 years has a great deal to do with its moral health. The endless advertisements, quizzes offering large prizes, variety and “reality” shows, have all transmitted a powerful version of what Italian family values should be. They have encouraged families to put their own acquisitive instincts first and rarely asked them to sacrifice some part of these for the good of Italian civil society, let alone the wider world. Mr Berlusconi has presided over this empire of consumer dreams. He has left “Indian reserves” of opposition, but all in all, his is a new form of tyranny, painless and videocratic.

Europe and Britain have turned a blind eye to these sinister developments. Most of the time the Italian leader has been treated as a bit of a buffoon. In government circles, it is said that Tony Blair, the British prime minister, considers Mr Berlusconi useful. It is reasonable to ask: useful for whom and for what? Once again, politics and ethics press to be considered together and not casually separated.

Mr Prodi is no knight in shining armour. He cannot be expected to reverse at a stroke the cultural trends of two decades. He may not even want to. But he is a decent man who knows what is wrong with his country. During his first government (1996-98), he steered Italy impeccably into the single monetary system. He has promised to reform Italian TV, return to an electoral system based primarily on constituencies, increase aid to developing countries, pass a proper law on conflicts of interest and let the judiciary go about its job.

With his tiny majority in the senate, he may not survive for long. But if he manages to govern with clarity and urgency for a year to 18 months, he can go back to the electorate with a reasonable chance of success. He deserves all the support he can get, both within his country and outside it.


The writer teaches contemporary history at Florence University and is the author of Italy and its Discontents (Penguin) and Berlusconi: Television, Power and Patrimony
Capito cosa siamo agli occhi di questo stu-pido insegnante
inglese?
 
Pazzesco.... già prima delle elezioni un articolo di Ginsborg mi aveva lasciato (negativamente) a bocca aperta...
 
sì siamo propri trulli noi italiani.... poerannoi!!! :wall:
ma che guardino in casa loro, quegli imperialisti del signoraggio bancario mondiale....
 
E' fondatore dei Girotondi....
 
Se si sta così male nel paese dei teledipendenti, dei giochi a premi e dei reality show perchè l'esimio professore non torna nel suo paese d'origine ?

:mmmm: :confused:

Ahhh, scusate... meglio il posto fisso garantito e superpagato all'interno delle baronie universitarie.
 
e comunque è un'opinione diffusa..............

essendo che appartengo al popolo italico...............

lavorando e vivendo all'estero..............

spesso subisco simili pregiudizi...............

l'italia, per l'opinione assolutamente dominante, è pizza, spaghetti e mafia................

una cosa poco seria e da ridere.................

molto da ridere, e disonesta..................

ieri c'era la partita milan - barcellona..................

tutti i commentatori (tedeschi, austriaci, svizzeri) tifavano chiaramente per il barcellona........

direte: 'è perché è una grande squadra'.................

io vi dico per esperienza: 'è sempre così'..............

figuratevi, ai mondiali..............

tiferanno per l'ultima squadretta..........

pur di non tifare per l'italia, perché tifare per l'italia è quasi una vergogna..................

perché c'è qualcosa di 'disonesto'...............

credeteci o meno, è così.............

l'italiano poi è una lingua, di cui più nessuno se ne frega niente...........

ma sapete io non ce l'ho con gli stranieri per i loro pregiudizi..................

ce l'ho con gli italiani.................

non ce l'ho con il professore inglese..................

ma con gli italiani...............

perché la causa di tutto questo sono loro..............

perché lo permettono................

l'italia è uno spettacolo continuo................

da ridere.................
 
a che catso di nazione appartengo?..........................
 
Se cominciassimo ad essere in paese con le pal** a cacciare fuori tutta la zavorra che entra quà con il cappello in mano, ad avere una politica estera piu' coerente ai nostri interressi nazionali (come Francia e G.B.) forse saremmo rispettati un pò di più.
Almeno la nostra classe politica prendesse qualche spunto dalla vicina Svizzera invece di accusarsi vicendevolmente per problematiche che al 99,99% degli Italiani non interessano. Il nostro eccesso di buonismo e ospitalità ci nuoce contro
 
Finchè giudicano dai loro paesi nessun problema, ognuno è libero di pensarla come vuole.

Quando i giudizi arrivano da uno che mangia alla greppia pubblica, come nel caso del professore in questione, sono patetici. Si trova male ? se vada, punto e basta.
Io non andrei a vivere e lavorare in albania neanche se mi offrissero il posto garantito a 5000€ al mese perchè non mi piace quel tipo di cultura e sistema di vita, ho una mia dignità e non ci passo sopra nè mi vendo per un piatto di lenticchie.
Se voglio criticare gli albanesi non mi faccio pagare il pasto da loro.

Il tipo inglese evidentemente è del genere che Sciascia definiva "quaquaraquà".
 
all estero siamo visti esattamente cosi. vi piaccia o meno e, purtroppo la TV rispecchia la gente. piu che il professore andare via vi inviterei a spogliarvi delle vostre altissime considerazioni degli italiani, smettere di darvi pacche sulle spalle donando generosamente a Telethon per sentirsi dire che siamo bravi ed imparare ad accettare critiche che possono essere molto costruttive. Credo anche che il professore si sia trattenuto...

Se la critica del professore non va bene, allora ve la faccio io, italiano e che non posso neanche essere invitato ad andare all estero visto che ci sono.

Cambia qualcosa?
 
bah... insomma... nel periodo incriminato 'sto qui ha scritto, ne' piui' ne' meno, che "gli infiniti spot pubblicitari, quiz a premio, varieta' e reality show, hanno tutti trasmesso una visione di cio' che la famiglia italiana dovrebbe essere. Tutti hanno innanzitutto incoraggiato le famiglie ad anteporre i loro istinti consumistici e di possesso, e raramente hanno chiesto di sacrificare qualcosa per il bene comune della societa' italiana, per non parlare del resto del mondo"
francamente in questo non trovo nulla di men che condivisibile o di particolarmente insultante, sono cose che si sanno e si dicono da decenni e fanno parte, diciamo, di quella saggezza comune che appartiene anche all'uomo della strada. Semmai potrebbero forse essere considerate un po' banali, ma giuro che non riesco a trovare in tutto cio' una ragione per indignarmi con lo "stupido professore inglese".
;)
seppoi ne vogliamo fare un discorso di sciovvinismo puro e semplice, per cui certe cose noi le sappiamo e le diciamo ma un lurido straniero nonche' perfido albionico massoplutogiudaico non si deve permettere, allora chiudo subito qui la questione

ciao ramirez
 
Ho vissuto in GB, ci ho lavorato ed ho poi lavorato in Italia per aziende tedesche e olandesi...

Sapete cosa vuol dire occuparsi di marketing per conto di un'azienda estera e spiegare che in Italia c'è una riforma delle tariffe postali (più o meno ampia) quasi ogni anno ?

Che ogni volta che una nuova normativa entra in vigore ci voglio svariate settimane per capire come funziona, perchè chi l'ha fatta non ha alcuna idea di come funzionino nella pratica i meccanismi su cui si interviene, e quindi c'è sempre almeno un mese in cui nessuno capisce niente ?

Che se tu organizzi un mailing commerciale da Milano (lo stesso mailing) non di rado ti capita di vederti applicate tariffe postali diverse che non se operi da Verona ?

Che se chiedi un parere su una questione fiscale ad un ufficio di Firenze, ed allo stesso ufficio di Napoli e di Novara becchi 3 risposte diverse ?

Prova a spiegarlo ad un inglese, ad un olandese, ad un tedesco....

Prima ti guardano strano (e tu capisci che pensano: questo è scemo o vuole fottermi)... poi capiscono che non sei un idiot.a e che sei in buona fede.... e allora la prima reazione, diciamo così, consapevole è di stupore....

Poi, se prendono l'Italia sul serio, si incazzan.o, altrimenti ridono, fanno spallucce, si rifugiano nello stereotipo "dell'Italia dolce vita" e si aspettano che cmq tu gli risolvi i problemi, seppure con modalità conformi all' "italian way", che non ha uguali nel mondo occidentale evoluto...
 
il meglio che possa capitare è che ne ridono.............
è un paese ridicolo e basta..............
 
un po' mafioso...............
 
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2003/09_Settembre/24/berlusconi2.shtml

Il capo del governo ha incontrato gli imprenditori italiani e americani
Berlusconi a Wall Street: «Investite in Italia»
«Ci sono due buone ragioni: la prima è che l'ho fatto anch'io e la seconda è che ci sono meno comunisti di prima»

NEW YORK - «L'Italia è oggi un paese straordinario per fare gli investimenti e la riprova è che il presidente del Consiglio vi ha investito tutti i suoi soldi. Credo sia un buon argomento». È quanto ha detto Silvio Berlusconi, parlando a Wall Street davanti ad alcuni imprenditori italiani ed americani. Secondo Berlusconi, un altro argomento che dovrebbe convincere a investire nel nostro Paese è che «ci sono molti meno comunisti in Italia oggi: erano al 34%, ora sono al 16% e negano di essere mai stati comunisti».

«IN ITALIA CI SONO ANCHE BELLISSIME SEGRETARIE» - Il premier ha ricordato che in Italia ci sono cinque milioni di imprenditori, quasi la metà di tutta Europa. «Ci sono anche delle imprenditrici», ha aggiunto. «Ma un altro buon motivo per investire in Italia è che ci sono bellissime segretarie». Berlusconi ha anche ribadito le ragioni del suo ingresso in politica, ricordando il suo passato da imprenditore e non risparmiando una nuova bordata ai magistrati italiani.
Berlusconi ha poi detto di essere entrato in politica 10 anni fa «per evitare che il paese cadesse nelle mani dei comunisti».

«VENITE A MORIRE IN ITALIA» - Il premier ha anche ricordato come il suo governo abbia abolito le imposte di successione e di donazione. «Quindi l'invito potrebbe essere: venite a morire in Italia ... ma non mi sembra l'invito giusto e quindi voi tutti potete fare gli scongiuri...», ha concluso scherzando con il pubblico di imprenditori presenti.

L'ITALIA E' IL PAESE PIU AMERICANO D'EUROPA - «L'Italia - ha aggiunto Berlusconi- è il paese più americano d'Europa e con la minor invidia sociale nel mondo del lavoro». Il premier ha quindi sottolineato che in Italia gli imprenditori di successo sono guardati con «simpatia e ammirazione», mentre in Europa«con sospetto». Nel suo intervento davanti agli imprenditori, il presidente del Consiglio ha infine elencato tute le riforme del suo governo e ha ribadito che adesso l'Italia ha «il mercato del lavoro più flessibile d'Europa».
corriere


CREDO SIA UNA SINTESI PERFETTA
 
i98mark ha scritto:
Ho vissuto in GB, ci ho lavorato ed ho poi lavorato in Italia per aziende tedesche e olandesi...

Sapete cosa vuol dire occuparsi di marketing per conto di un'azienda estera e spiegare che in Italia c'è una riforma delle tariffe postali (più o meno ampia) quasi ogni anno ?

Che ogni volta che una nuova normativa entra in vigore ci voglio svariate settimane per capire come funziona, perchè chi l'ha fatta non ha alcuna idea di come funzionino nella pratica i meccanismi su cui si interviene, e quindi c'è sempre almeno un mese in cui nessuno capisce niente ?

Che se tu organizzi un mailing commerciale da Milano (lo stesso mailing) non di rado ti capita di vederti applicate tariffe postali diverse che non se operi da Verona ?

Che se chiedi un parere su una questione fiscale ad un ufficio di Firenze, ed allo stesso ufficio di Napoli e di Novara becchi 3 risposte diverse ?

Prova a spiegarlo ad un inglese, ad un olandese, ad un tedesco....

Non ci sono dubbi su questo ma di chi sono le colpe ?
Della tv, di berlusconi, degli elettori teledipendenti o tifosi del pallone con l'abbonamento al digitale terrestre ?

C'è una cosa che si chiama partitocrazia, chiamiamola con il suo nome.
Questo ha fatto sparire lo stato di diritto, questo ha cancellato o disatteso il risultato di vari referendum, questo ha messo e mette i propri lacchè nella tv pubblica.

Non si può eludere da questa analisi e bollare il tutto come stupidità di un elettorato è ridicolo e fuorviante, tipico di quel genere di radical chic i quali mangiano bene alla greppia e si guardano dal dire mezza parola contro chi gli garantisce privilegi e magari pure seggi in parlamento.
 
Quello che rimprovero al professore è che lui indica i programmi televisivi come causa di questa iperattenzione al "particulare" da parte degli italiani.

E' sbagliato... e Ginsburg, che conosce bene Machiavelli, mente sapendo di mentire quando scrive queste cose... :)

Gli italiani sono in larga parte (non tutti) così da molto prima che la televisione di massa arrivasse....

Il messaggio per cui chi non è c.oglione vota in funzione dei suoi stretti e personali interessi, a prescindere da quelli più ampi della collettività, è improponibile in qualsiasi paese nordeuropeo perchè sarebbe vissuto come amorale, perchè senza un cedere qualcosa dei propri interessi personali a quelli collettivi non c'è comunità nazionale...

Con questo non voglio buttarla in politica: alla iperattenzione al particulare fa da controaltare la mancanza di senso dello stato (e della regione, della provincia, del comune, della circoscrizione) di una gran parte della classe dirigente e latu sensu politica del nostro paese...
 
fabio, non toccare b.................
che rami si incatsa.............

una ridicolissima commedia totale.............
 
skymap ha scritto:
Non ci sono dubbi su questo ma di chi sono le colpe ?
Della tv, di berlusconi, degli elettori teledipendenti o tifosi del pallone con l'abbonamento al digitale terrestre ?

C'è una cosa che si chiama partitocrazia, chiamiamola con il suo nome.
Questo ha fatto sparire lo stato di diritto, questo ha cancellato o disatteso il risultato di vari referendum, questo ha messo e mette i propri lacchè nella tv pubblica.

Non si può eludere da questa analisi e bollare il tutto come stupidità di un elettorato è ridicolo e fuorviante, tipico di quel genere di radical chic i quali mangiano bene alla greppia e si guardano dal dire mezza parola contro chi gli garantisce privilegi e magari pure seggi in parlamento.

Credo di averti risposto mentre scrivevi.... :)
 
visch ha scritto:
il meglio che possa capitare è che ne ridono.............
è un paese ridicolo e basta..............

Sì di norma, alla lunga, ne ridono... non è un paese serio secondo loro... e chi ha vissuto e lavorato all'estero sa che non hanno proprio tutti i torti...
 
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