Un Popolo Di Deficien-ti

A proposito, il barone universitario ha nulla dire - per parlare di economia - sulla ns "grande" classe imprenditoriale che campava su stracci e bulloni, che ha quasi sempre privatizzato gli utili e scaricato i costi sulla collettività e adesso continua nel fare nulla o scappando in cina per fare ancora gli stessi prodotti a basso costo ? cosa ha investito questa gente nelle proprie attività ?
Niente da dire su una generazione che è stata bruciata scaricandogli addosso i debiti di quella precedente da pagare ?

Assordante silenzio, ma queste porcherie sono state consentite e volute da una classe politica che sta a livello spazzatura. Evasione fiscale, doppio lavoro, invalidi fasulli, chi ha consentito questo per interessi di poltrona ?
Mica Ramirez, Balabiott, I98mark o il sottoscritto...

:no:
 
skymap ha scritto:
Non ci sono dubbi su questo ma di chi sono le colpe ?
Della tv, di berlusconi, degli elettori teledipendenti o tifosi del pallone con l'abbonamento al digitale terrestre ?

C'è una cosa che si chiama partitocrazia, chiamiamola con il suo nome.
Questo ha fatto sparire lo stato di diritto, questo ha cancellato o disatteso il risultato di vari referendum, questo ha messo e mette i propri lacchè nella tv pubblica.

Non si può eludere da questa analisi e bollare il tutto come stupidità di un elettorato è ridicolo e fuorviante, tipico di quel genere di radical chic i quali mangiano bene alla greppia e si guardano dal dire mezza parola contro chi gli garantisce privilegi e magari pure seggi in parlamento.

Eh no sky, la partitocrazia l'alimenta il popolo votando per la partitocrazia stessa. Perchè se non fosse come dico io il popolo avrebbe votato in massa ad esempio per Einaudi, per i radicali o per Mariotto Segni che invece secondo l'opinione comune del parco buoi italiota passano tutti come gli sfigatelli della politica italiana.
Perfettamente d'accordo sul fatto che lo stato di diritto non esiste più. Proprio per questo sarà uno spasso vedere cosa accadrà quando le cose inizieranno ad andare male davvero.
Vuoi un esempio recente (tra i tanti) sul fatto che lo stato di diritto non esiste più? Hai presente che hanno appena eletto senatori 9 candidati che hanno preso il posto di altri 9 che invece ne avevano diritto? Tu Skymap lo sai benissimo, ma lo spiego per gli altri. Dunque: la legge elettorale dice chiaramente, senza ombra di dubbio, che lo sbarramento regionale del 3% non esiste se la coalizione non supera il 55% dei voti e perfino durante l'approvazione di codesta legge elettorale (schifosa) uno dei relatori lo aveva sottolineato. Ora accade che i nostri politicanti non se ne siano nemmeno accorti, cioè hanno votato una cosa per un'altra; perfino il viminale non se ne è accorto quando ha fornito i risultati elettorali provvisori e quindi ha fatto il conteggio dei voti seguendo le indicazioni della Nexus anzichè leggere la legge. Poi è cominciato il ridicolo:

Qualcuno si è accorto del macroscopico errore e i penalizzati (ridicoli anche essi, poichè fino a quel momento erano convinti di non essere stati eletti) hanno fatto presente la cosa alle corti d'appello che dovevano approvare il risultato elettorale in via definitiva.

Ovviamente chi ha protestato aveva perfettamente ragione (basta leggere la legge! non è interpretabile in nessuna maniera!!!) ma se volete ridere un po' (o piangere) e vedere dove è finito lo stato di diritto in questo paese vi invito ad andare a leggere con quali motivazioni le corti d'appello hanno palesemente disatteso la legge, applicando l'inesistente sbarramento al 3%.

Adesso accadrà che Pannella (che come spesso accade ha ragione anche questa volta) comincerà a fare lo sciopero della fame e porterà la cosa in sede europea. Alla fine, dopo aver ridicolizzato l'italia, avrà avuto ragione e sarà eletto senatore per poi dimettersi dopo 3 mesi (lo ha detto lui).

Ma la cosa peggiore è vedere i giornalisti italosomari (tutti rigorosamente iscritti all'ordine, ci mancherebbe!) mettere in risalto le castronerie da scuola media di Calderoli, che non sa nemmeno che una somma può avere anche un solo addendo, mentre dello scandalo che ho illustrato nessuno ne parla, nè giornali, nè TV, nè radio, nessuno. Ormai neanche Di Pietro e Verdi che da questa cosa sono stati penalizzati. Con buona pace dello stato di diritto.

Ovviamente i magistrati che hanno avallato questa porcheria (per fare un favore agli amici politici) e che saranno presto o tardi sconfessati dalle corti europee, fra qualche anno saranno promossi per anzianità, con tanto di aumento di stipendio.

ITALIA... LA TERRA DEI CACHI
 
Ultima modifica:
Rispondo domani, devo scappare per un appuntamento.
 
Pace In Medioriente ha scritto:
inghilterra? Ma sai quanto pane e cicoria c'e' da mangiare prima di arrivare a livelli di civiltà inglesi? poi che sia ebreo o musulmano conta poco...
Ciao Luigi, certo non le mandi a dire...
vorrei ricordarti che la civilissima inghilterra non molti anni fa
è entrata in guerra per delle isole a migliaia di km da casa (Falkland)
e inoltre ha ampiamente contribuito con persone e idee
ad un fenomeno durato sino pochi anni fa...l'apartheid ..
se poi vogliamo parlare degli hooligans....
un saluto
 
ramirez ha scritto:
Ciao Luigi, certo non le mandi a dire...
vorrei ricordarti che la civilissima inghilterra non molti anni fa
è entrata in guerra per delle isole a migliaia di km da casa (Falkland)
e inoltre ha ampiamente contribuito con persone e idee
ad un fenomeno durato sino pochi anni fa...l'apartheid ..
se poi vogliamo parlare degli hooligans....
un saluto

No... no...no...no :wall: :wall: :wall:

La guerra delle Falkland... io vivevo in GB all'epoca... e va detto che le Falkland sono abitate da oltre un paio di secoli da qualche migliaio di pastori di estrazione scozzese e nordirlandese, che prima non vi ha mai abitato nessuno che fosse argentino e che fosse stato "occupato" o "colonizzato" dalla perfida Albione..

Insomma, nelle Falkland si è sempre parlato inglese e, da quando ci ha abitato qualcuno, si è sempre trattato di sudditi della corona...

Immagina se noi rivendicassimo l'italianità di un posto dove gli italiani non hanno mai governato, dove non si è mai parlato italiano, dove non abitano né hanno mai abitato italiani...

Un giorno una bella giunta di generali argentini (gente della cui sincera fede democratica potremo parlare in un 3d apposito) è nei guai perchè è estremamente impopolare...

Che vuoi, tortura oggi, ammazza domani, butta migliaia di persone ancora vive nell'oceano atlantico dagli aerei, getta nel panico e nella fobia un'intera nazione... alla lunga ci scappa un po' di impopolarità.... :D

Ma non divaghiamo: questi signori un bel giorno decidono di riguadagnare consenso presso la nazione argentina ... pensa che ti ripensa, gli viene in mente la classica cosa che può venire in mente ad un generale: una bella guerra...

E siccome il paese non può reggere nemmeno la consueta guerra contro i cileni (quasi un classico della storia nazionale sudamericana), che si potrebbe addirittura perdere, pensano ad una guarra facile facile: (ri)prendersi le Falkland. Dove il "ri" sta fra parentesi perchè per riprendersi una cosa bisogna averla posseduta, almeno per un giorno.... :D

E qui viene fuori il senso nazionale degli inglesi: immagina se le Falkland fossero state italiane... il governo se ne sarebbe fottut.o di qualche migliaio di pecorai a migliaia di km da casa.

Avrebbe lasciato le Falkland ai democratici e pacifici generali argentini ed avrebbe intavolato una bella trattativa diplomatica calandosi dignitosamente le brache, come da prassi nazionale.

Ma questi sono britannici: e quando la Thatcher ha mandato "the navy" alle Falkland nessuno ha organizzato una bella manifestazione di piazza contro la guerra... tutti civilmente e compostamente dietro l'Union Jack, nazisti e coministi britannici compresi...

E non era nemmeno una faccenda di "right or wrong, my country", non un fatto di nazionalismo, per cui tieni per i tuoi pur sapendo che erano dalla parte del torto.

Era un fatto di democrazia, erano convinti di avere ragione (a mio modesto parere, l'avevano): non si può accettare una (pseudo)disputa territoriale risolta con l'occupazione militare... Ci fossero state anche solo 100 persone ad abitare le Falkland, sarebbero andati lo stesso...

I più duri sostenitori della guerra erano quelli della working class...

Quando the navy rientrò alla base, ho visto per la prima ed unica volta in vita mia una grande festa popolare che conclude una guerra... ad affollare le banchine dei porti con le bandierine dell'UK c'era tanta gente che considerava la Thatcher, sostanzialmente, una nemica della classe operaia... :D

Intervenuto in rettifica di un grave errore sull'inglese...il vizio di non rileggere e di scrivere di getto mi perderà... :)
 
Ultima modifica:
Salve a tutti, scusate il disturbo e l’intromissione, ma volevo un vostro giudizio sulla scuola inglese o dell’Europa settentrionale se preferite.(l’istruzione è fondamentale per un popolo evoluto)
Quanto conta il pubblico e quanto conta il privato?
L’Italia cosa ha scelto in questi 50 anni? E secondo voi quale sarà la scelta futura? (la campagna elettorale è finita, quindi si parla di programmi e di scommesse per il futuro)
Ringrazio e saluto

Cantor
 
SOCIETA'
IL SERVIZIO È MIGLIORATO GRAZIE AGLI INVESTIMENTI MA I DISSERVIZI SONO SEMPRE IN AGGUATO
Poste, il Guinness dei ritardi
700 milioni di buste lumaca
La Corte dei conti: insoddisfatto il 10% della clientela
27/4/2006
di Marco Sodano


L’Asl di Bolzano le ha fissato una visita dal cardiologo per il 29 marzo, ore 14: la paziente, una signora di 65 anni, s’è presentata puntuale in ambulatorio. Dove non l’aspettava nessuno perché il controllo era in programma la bellezza di dieci anni prima. Un’occhiata più attenta alla busta trovata nella cassetta delle lettere ha chiarito il mistero: il documento, impostato a Bolzano nella Primavera del 1996, ha raggiunto il destinatario a Bressanone - 50 chilometri di distanza - un mese fa. Grazie al cielo, non si trattava di un caso grave.

Leprotti e lumache
Negli ultimi anni le Poste italiane hanno provato a cambiare la pessima opinione che gli italiani hanno del servizio adottando un leprotto come testimonial - e investendo nella riorganizzazione parecchi milioni -: i risultati non sono mancati, lo riconoscono perfino le associazioni dei consumatori. Ma nell’immaginario italiano Poste significa ancora ritardi e disservizio, posti di lavoro ottenuti per raccomandazione e burocrazia da sfinimento. Anche Romano Prodi, in chiusura di campagna elettorale, ironizzando sul suo avversario Silvio Berlusconi che rinviava di giorno in giorno la pubblicazione di un sondaggio ha spiegato: «Probabilmente c'è stato un ritardo alle Poste». Insomma, la strada da fare è ancora tanta. La corrispondenza lumaca, croce dei portalettere italiani, ama le prestazioni da Guinness (in negativo). Nell’ultima relazione che la Corte dei Conti ha dedicato al settore è scritto che i clienti insoddisfatti sono il 12,9% per la posta prioritaria e il 7,8 per quella ordinaria. Come dire, in media, un pezzo su dieci: e se nel 2004 i postini ne hanno consegnato circa sette miliardi significa che 700 milioni tra pacchi, cartoline, e lettere di vario tipo non hanno rispettato gli «obiettivi di consegna» dell’azienda. Un anno fa il Codacons ha organizzato una dolorosa prova del nove spedendo lettere da diverse città italiane alla sua sede romana. E scoprendo che le lettere possono metterci anche quattro volte il tempo previsto dalle Poste medesime. Qualche esempio: una lettera ordinaria ha impiegato quasi due settimane a raggiungere Follonica, in Toscana: 13 giorni su una distanza di 230 chilometri e record negativo, contro i tre giorni lavorativi (più quello di spedizione promessi dalle Poste. Una busta col francobollo prioritario, invece, ha impiegato 6 giorni, 4 più del previsto, per raggiungere la capitale da Bari (429 chilometri). Tanto è bastato perché l’associazione minacciasse una querela per pubblicità ingannevole «se la situazione non migliorerà in tempi brevi». Insomma: sui cartelloni pubblicitari corre il leprotto, ma delle buche delle lettere si occupano le lumache.

Non pervenute
Per tacere di tutte le missive che finiscono perse nel mare magnum di carta maneggiato negli uffici postali. La cronaca è costellata di microscandali: dalla ragazza sarda che ha perso una borsa di studi per una raccomandata rimasta un mese in un ufficio postale del Cagliaritano all’uomo che ha rischiato di saltare il turno in una lista per il trapianto di reni, casi raccontati da Mi manda Rai 3. Per finire con i telegrammi di auguri che impiegano un anno per raggiungere il destinatario, e con il caso paradossale di Marco, un cliente particolarmente puntiglioso. Abita in provincia di Rimini e ha mandato una raccomandata a Milano. L’ha seguita con il servizio di tracciatura elettronica fino a scoprire che s’è persa: «poco male - racconta -, non c’era nulla di particolarmente importante così ho chiesto il risarcimento di 17 euro previsto per le raccomandate smarrite». Venti mesi dopo quel giorno fatidico del 2003 in cui Marco affidò i suoi documenti a un ufficio postale s’è trovato ad ascoltare i consigli di un funzionario delle Poste che gli suggeriva di aprire una seconda pratica per farsi risarcire il mancato risarcimento della posta perduta. E dire che la lettera viaggiava come raccomandata. Non è andata meglio a Gino, che il 20 novembre scorso ha festeggiato l’anniversario di smarrimento di un’assicurata partita da Francoforte per via aerea. Ha protestato con le Poste italiane e con quelle tedesche. E i tedeschi gli hanno garantito di aver tentato di mettersi in contatto con i colleghi italiani per rintracciare la lettera senza risultato. È così che la fama delle Poste italiane ha valicato i confini del Paese: nei siti specializzati in aste Internet, tra le regole di vendita, ci si può imbattere in chi specifica che non spedisce in Italia perché in passato ha incontrato problemi di smarrimento degli oggetti, e per i meccanismi che regolano questo tipo di scambi - dove la fiducia è tutto - finisce per ritrovarsi etichettato come «inaffidabile».

Tutto in un giorno
A sentire l’amministratore delegato Massimo Sarmi da fine marzo le Poste sono tecnicamente in grado recapitare tutta la corrispondenza agli italiani in un giorno. L’ha detto a Napoli in gennaio, spiegando che perché la capacità tecnica si traduca in realtà serve una convenzione con il Governo. In quell’occasione Sarmi ha inaugurato il nuovo supercentro di smistamento nel quale passerà tutta la corrispondenza del Mezzogiorno: tre miliardi di pezzi l’anno. Un investimento da 60 milioni in efficienza che non ha uguali in Europa. Presto arriveranno due centri analoghi, nel Centro e nel Nord del Paese. Le Poste hanno anche un servizio di conciliazione: risarcimento massimo 500 euro, a prescindere dal valore degli oggetti smarriti per risolvere le controversie con la clientela senza che si renda necessario trascinarle in Tribunale con una bella raccomandata: col rischio che vada smarrita.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200604articoli/4677girata.asp
 
FaGal ha scritto:
SOCIETA'
IL SERVIZIO È MIGLIORATO GRAZIE AGLI INVESTIMENTI MA I DISSERVIZI SONO SEMPRE IN AGGUATO
Poste, il Guinness dei ritardi
700 milioni di buste lumaca
La Corte dei conti: insoddisfatto il 10% della clientela
27/4/2006
di Marco Sodano


L’Asl di Bolzano le ha fissato una visita dal cardiologo per il 29 marzo, ore 14: la paziente, una signora di 65 anni, s’è presentata puntuale in ambulatorio. Dove non l’aspettava nessuno perché il controllo era in programma la bellezza di dieci anni prima. Un’occhiata più attenta alla busta trovata nella cassetta delle lettere ha chiarito il mistero: il documento, impostato a Bolzano nella Primavera del 1996, ha raggiunto il destinatario a Bressanone - 50 chilometri di distanza - un mese fa. Grazie al cielo, non si trattava di un caso grave.

Leprotti e lumache
Negli ultimi anni le Poste italiane hanno provato a cambiare la pessima opinione che gli italiani hanno del servizio adottando un leprotto come testimonial - e investendo nella riorganizzazione parecchi milioni -: i risultati non sono mancati, lo riconoscono perfino le associazioni dei consumatori. Ma nell’immaginario italiano Poste significa ancora ritardi e disservizio, posti di lavoro ottenuti per raccomandazione e burocrazia da sfinimento. Anche Romano Prodi, in chiusura di campagna elettorale, ironizzando sul suo avversario Silvio Berlusconi che rinviava di giorno in giorno la pubblicazione di un sondaggio ha spiegato: «Probabilmente c'è stato un ritardo alle Poste». Insomma, la strada da fare è ancora tanta. La corrispondenza lumaca, croce dei portalettere italiani, ama le prestazioni da Guinness (in negativo). Nell’ultima relazione che la Corte dei Conti ha dedicato al settore è scritto che i clienti insoddisfatti sono il 12,9% per la posta prioritaria e il 7,8 per quella ordinaria. Come dire, in media, un pezzo su dieci: e se nel 2004 i postini ne hanno consegnato circa sette miliardi significa che 700 milioni tra pacchi, cartoline, e lettere di vario tipo non hanno rispettato gli «obiettivi di consegna» dell’azienda. Un anno fa il Codacons ha organizzato una dolorosa prova del nove spedendo lettere da diverse città italiane alla sua sede romana. E scoprendo che le lettere possono metterci anche quattro volte il tempo previsto dalle Poste medesime. Qualche esempio: una lettera ordinaria ha impiegato quasi due settimane a raggiungere Follonica, in Toscana: 13 giorni su una distanza di 230 chilometri e record negativo, contro i tre giorni lavorativi (più quello di spedizione promessi dalle Poste. Una busta col francobollo prioritario, invece, ha impiegato 6 giorni, 4 più del previsto, per raggiungere la capitale da Bari (429 chilometri). Tanto è bastato perché l’associazione minacciasse una querela per pubblicità ingannevole «se la situazione non migliorerà in tempi brevi». Insomma: sui cartelloni pubblicitari corre il leprotto, ma delle buche delle lettere si occupano le lumache.

Non pervenute
Per tacere di tutte le missive che finiscono perse nel mare magnum di carta maneggiato negli uffici postali. La cronaca è costellata di microscandali: dalla ragazza sarda che ha perso una borsa di studi per una raccomandata rimasta un mese in un ufficio postale del Cagliaritano all’uomo che ha rischiato di saltare il turno in una lista per il trapianto di reni, casi raccontati da Mi manda Rai 3. Per finire con i telegrammi di auguri che impiegano un anno per raggiungere il destinatario, e con il caso paradossale di Marco, un cliente particolarmente puntiglioso. Abita in provincia di Rimini e ha mandato una raccomandata a Milano. L’ha seguita con il servizio di tracciatura elettronica fino a scoprire che s’è persa: «poco male - racconta -, non c’era nulla di particolarmente importante così ho chiesto il risarcimento di 17 euro previsto per le raccomandate smarrite». Venti mesi dopo quel giorno fatidico del 2003 in cui Marco affidò i suoi documenti a un ufficio postale s’è trovato ad ascoltare i consigli di un funzionario delle Poste che gli suggeriva di aprire una seconda pratica per farsi risarcire il mancato risarcimento della posta perduta. E dire che la lettera viaggiava come raccomandata. Non è andata meglio a Gino, che il 20 novembre scorso ha festeggiato l’anniversario di smarrimento di un’assicurata partita da Francoforte per via aerea. Ha protestato con le Poste italiane e con quelle tedesche. E i tedeschi gli hanno garantito di aver tentato di mettersi in contatto con i colleghi italiani per rintracciare la lettera senza risultato. È così che la fama delle Poste italiane ha valicato i confini del Paese: nei siti specializzati in aste Internet, tra le regole di vendita, ci si può imbattere in chi specifica che non spedisce in Italia perché in passato ha incontrato problemi di smarrimento degli oggetti, e per i meccanismi che regolano questo tipo di scambi - dove la fiducia è tutto - finisce per ritrovarsi etichettato come «inaffidabile».

Tutto in un giorno
A sentire l’amministratore delegato Massimo Sarmi da fine marzo le Poste sono tecnicamente in grado recapitare tutta la corrispondenza agli italiani in un giorno. L’ha detto a Napoli in gennaio, spiegando che perché la capacità tecnica si traduca in realtà serve una convenzione con il Governo. In quell’occasione Sarmi ha inaugurato il nuovo supercentro di smistamento nel quale passerà tutta la corrispondenza del Mezzogiorno: tre miliardi di pezzi l’anno. Un investimento da 60 milioni in efficienza che non ha uguali in Europa. Presto arriveranno due centri analoghi, nel Centro e nel Nord del Paese. Le Poste hanno anche un servizio di conciliazione: risarcimento massimo 500 euro, a prescindere dal valore degli oggetti smarriti per risolvere le controversie con la clientela senza che si renda necessario trascinarle in Tribunale con una bella raccomandata: col rischio che vada smarrita.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200604articoli/4677girata.asp



La posta che ritarda in buca e vola via Internet? E' la disintermediazione dei servizi, bellezza...


Molti si lamentano dei servizi postali italiani. Eppure, via Internet, la posta è tutta un'altra storia.

Il sito www.poste.it offre l'ufficio postale comodamente e direttamente accessibile dal computer di casa propria o di ufficio.

Oltre al servizio di monitoraggio per sapere se la spedizione è stata consegnata al destinatario, offre la possibilità di inviare le raccomandate dal Web: cioè voi scrivete una lettera online e Poste Italiane si occupa di stamparla, imbustarla e recapitarla. Anche utilizzando i noti programmi di Microsoft Office (Word e Excel).
Da Internet si possono spedire telegrammi in tutta Italia e nel mondo.
La cosa più sorprendente è il servizio di "Interposta", che permette di inviare dal Web lettere e documenti e farli recapitare in forma cartacea al destinatario. Con tanto di forniture di francobolli: se ne possono acquistare fogli interi online, da utilizzare per le spedizioni.
Se vi registrate, potete accedere anche ai classici servizi Internet di posta elettronica e aprire "Postemail", una casella email con 20 Mb di spazio a disposizione, che non è tanto, ma grazie a "Postemail A.R." c'è anche una gamma di servizi per inviare messaggi con allegati di qualunque peso.
Ovviamente non mancano le cartoline virtuali da inviare via e-mail e la messaggistica avvalorata dalla firma digitale. Soprattutto, si possono gestire da Internet tutti i servizi finanziari di Banco Posta e i pagamenti dei bollettini...

Ditelo, a chi sta tornando da una coda in Posta.

Perchè se è vero che la posta "analogica" arriva in ritardo, la novità vera è che Internet disintermedia tutti i servizi, non solo le Poste.

Vi è capitato di saltare la coda al check-in in aeroporto grazie al biglietto aereo elettronico? O alla stazione grazie al prepagato via Internet che si ritira alle casse automatiche?

Con i servizi che si spostano su Internet, guadagnando in efficienza (meno costi, più velocità), sicurezza e comodità, aumenta il cosiddetto "digital divide", cioè quel divario tra chi Internet ce l'ha e l'utilizza e chi no.

A rimetterci sono ovviamente le fasce di popolazione deboli: sostanzialmente gli anziani e i poveri, che non accedono ai computer collegati in Rete.

Quindi se da una parte lo Stato si ritrova a dover fronteggiare i disservizi di cui soffre sempre di più il mondo analogico, dall'altra la vera sfida è l'assistenza e l'alfabetizzazione per chi non può, o non sa, accedere a Internet.
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=2&ID_articolo=378&ID_sezione=3&sezione=



Io lo utilizzo, è leggermente più caro però occorre fare confronto costi - benefici
 
Sency ha scritto:
Eh no sky, la partitocrazia l'alimenta il popolo votando per la partitocrazia stessa. Perchè se non fosse come dico io il popolo avrebbe votato in massa ad esempio per Einaudi, per i radicali o per Mariotto Segni che invece secondo l'opinione comune del parco buoi italiota passano tutti come gli sfigatelli della politica italiana.

.........

Non dubito che ci siano parecchi italiani che si avvantaggiano dal sistema attuale, ma non sono la maggioranza e le consultazioni referendarie tra il 91 e il 95 lo confermano.

Dai un'occhiata al link

http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_delle_consultazioni_referendarie

è del tutto evidente che si volesse cambiare.

C'è pure la proposta Segni in mezzo, quali sono le conseguenze di quell'esito ? nulla totale, anzi il mattarellum e poi inciuci ad ogni livello, gli altri praticamente tutti disattesi e non certo dall'elettorato.
Poi aggiungi a questo i brogli del conteggio elettori per il quorum dove si mettevano pure i morti....

Tutto il tuo post verte su problematiche dove il rispetto dei risultati referendari avrebbe cambiato parecchie cose, la legge elettorale, la rai e la magistratura... siamo il paese che ha disatteso il maggior numero di disposizioni comunitarie (per quel che contano) e non per colpa di qualche cittadino.

In un quadretto simile c'è poco da aggiungere.
 
Il premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz scrive a Grillo sulla legge Biagi
“Caro Beppe,
dall'Italia mi giungono notizie allarmanti: la legge sul primo impiego viene ritirata in Francia dopo poche settimane di mobilitazione studentesca e da voi la legge 30 resiste senza opponenti dopo anni. Permettimi allora una breve riflessione Nessuna opportunità è più importante dell'opportunità di avere un lavoro. Politiche volte all'aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno spesso portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell'impiego. Tuttavia, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Infatti, tali politiche hanno spesso conseguenze perverse sulla performance dell'economia, ad esempio una minor domanda di beni, sia a causa di più bassi livelli di reddito e maggiore incertezza, sia a causa di un aumento dell'indebitamento delle famiglie.

Una più bassa domanda aggregata a sua volta si tramuta in più bassi livelli occupazionali. Qualsiasi programma mirante alla crescita con giustizia sociale deve iniziare con un impegno mirante al pieno impiego delle risorse esistenti, e in particolare della risorsa più importante dell'Italia: la sua gente.
Sebbene negli ultimi 75 anni, la scienza economica ci ha detto come gestire meglio l'economia, in modo che le risorse fossero utilizzate appieno, e che le recessioni fossero meno frequenti e profonde, molte delle politiche realizzate non sono state all'altezza di tali aspirazioni. L'Italia necessita di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre - e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro. Queste ultime includono interventi sui programmi di sviluppo dell'istruzione e della conoscenza, ed azioni dirette a facilitare la mobilità dei lavoratori.
Condividiamo l'idea per cui le rigidità che ostacolano la crescita di un'economia debbano essere ridotte. Tuttavia riteniamo anche che ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale.

Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà.

Tali misure sono ovviamente costose. La legislazione non può prevede che la flessibilità del lavoro si accompagni a salari più bassi; paradossalmente, maggiore la probabilità di essere licenziati, minori i salari, quando dovrebbe essere l'opposto. Perfino l'economia liberista insegna che se proprio volete comprare un bond ad alto rischio (tipo quelli argentini o Parmalat, ad alto rischio di trasformazione in carta straccia), vi devono pagare interessi molto alti.

I salari pagati ai lavoratori flessibili devono esser più alti e non più bassi, proprio perché più alta è la loro probabilità di licenziamento. In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato 9 volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, 5 volte minore e che fino al 40% dei lavoratori precari è laureato.
Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?
Grazie per l'ospitalità.”
Joseph E. Stiglitz
 
azioni dirette a facilitare la mobilità dei lavoratori probabilmente ignora il disastro italiano delle case in proprietà
 
quote stigliz:Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?..unquote
.

.
Il problema è stabilire dove è l'errore.
Nella prima parte della frase o nella seconda..
siamo sicuri che i ns giovani ricevano a) un'istruzione adeguata
b) l'istruzione necessaria x entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro..
(insomma c'è sintonia fra richieste di laureati e offerta delle Università?)
 
ramirez ha scritto:
quote stigliz:Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call center, perché spendere tanto per istruirli?..unquote
.

.
Il problema è stabilire dove è l'errore.
Nella prima parte della frase o nella seconda..
siamo sicuri che i ns giovani ricevano a) un'istruzione adeguata
b) l'istruzione necessaria x entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro..
(insomma c'è sintonia fra richieste di laureati e offerta delle Università?)
:confused:
 
FaGal ha scritto:
cos'è che non ti convince?
cmq il significato sarebbe: può darsi che si mettano a friggere patatine
laureati sovrabbondanti in discipline dove la richiesta è nettamente
inferiore ( Scienza della comunicazione p.es. solo a Roma quante migliaia
di iscritti?)
Oppure, e qui è tragicomico, laureati in Fisica..sapendo che in Italia
i fisici (purtroppo) nessuno li vuole....ricordo di aver chiesto ad un'operatrice
call-center che tipo di laurea..fisica appunto...
 
ramirez ha scritto:
cos'è che non ti convince?
cmq il significato sarebbe: può darsi che si mettano a friggere patatine
laureati sovrabbondanti in discipline dove la richiesta è nettamente
inferiore ( Scienza della comunicazione p.es. solo a Roma quante migliaia
di iscritti?)
Oppure, e qui è tragicomico, laureati in Fisica..sapendo che in Italia
i fisici (purtroppo) nessuno li vuole....ricordo di aver chiesto ad un'operatrice
call-center che tipo di laurea..fisica appunto...

Infatti manca nell'intervento la necessità di puntare sulla produzione in alcuni settori, a scapito di altri, che vanno liberalizzati, controllati ai fini dell'evasione ma abbandonati a loro stessi
 
Cantor ha scritto:
Salve a tutti, scusate il disturbo e l’intromissione, ma volevo un vostro giudizio sulla scuola inglese o dell’Europa settentrionale se preferite.(l’istruzione è fondamentale per un popolo evoluto)
Quanto conta il pubblico e quanto conta il privato?
L’Italia cosa ha scelto in questi 50 anni? E secondo voi quale sarà la scelta futura? (la campagna elettorale è finita, quindi si parla di programmi e di scommesse per il futuro)
Ringrazio e saluto

Cantor

Andrebbe fatto un discorso più ampio ed un confronto fra modelli diversi.... In alcuni paesi (mi viene in mente la Germania o i paesi scandinavi) c'è un sistema ampiamente pubblico che ha un elevato livello di efficienza...

In GB il privato ha molto più peso, specie nell'istruzione superiore e universitaria, e non c'è il valore legale del titolo di studio.

La GB ha puntato molto sul privato con la Thatcher, intenzionata a rafforzare i centri di eccellenza, specie accademica. E' un sistema in cui annualmente viene pubblicata una graduatoria di qualità di tutte le università, condotta da un'agenzia indipendente, e l'università dalla quale provieni fa curriculum, nel bene e nel male... Con Blair credo ci sia stato un maggiore sforzo di riqualificazione del settore pubblico, ma sempre su base meritocratica.

L'Italia ha puntato nel fare dell'istruzione un fonte di "posti". Posti pubblici nei livelli più bassi, dell'istruzione primaria, secondaria, superiore, con le infornate di precari, l'istruzione primaria ridotta a "maestrificio".

L'ipersindacalizzazione è stata favorita e ha mirato all'abbassamento ed all'appiattimento del livello qualitativo... Sono stati poi boicottati dal corpo docente tutti i tentativi di riqualificazione dell'insegnamento scolastico, condotti da centrosinistra e da centrodestra.

Da quanto sento dire, anche l'incentivazione ai docenti affinchè rafforzino la propria qualificazione si traduce spesso in una faccenda meramente formale, in una ripartizione fra i vari docenti dei fondi pubblici resi disponibili, senza che vi sia alcun effettivo innalzamento della qualità dell'insegnamento...

Università: per esperienza personale, seppure remota, posso confermarti che i concorsi finalizzati all'accesso alla carriera accademica sono tutti truccati; che nelle facoltà politicamente sensibili (giurisprudenza, economia e commercio, scienze politiche ecc.) la spartizione dei posti viene fatta in un'ottica che tiene in considerazione anche gli equilibri dell'appartenenza politica, oltre che le baronie professionali...

Insomma la pubblica istruzione è sostanzialmente meritofobica, a tutti i livelli, ed è uno cardini del declino italiano.... non ha neanche senso chiedersi se sia una delle cause o uno degli effetti di tale declino: credo si possa parlare di una perversa spirale causa- effetto...
 
i98mark ha scritto:
Andrebbe fatto un discorso più ampio ed un confronto fra modelli diversi.... In alcuni paesi (mi viene in mente la Germania o i paesi scandinavi) c'è un sistema ampiamente pubblico che ha un elevato livello di efficienza...

In GB il privato ha molto più peso, specie nell'istruzione superiore e universitaria, e non c'è il valore legale del titolo di studio.

La GB ha puntato molto sul privato con la Thatcher, intenzionata a rafforzare i centri di eccellenza, specie accademica. E' un sistema in cui annualmente viene pubblicata una graduatoria di qualità di tutte le università, condotta da un'agenzia indipendente, e l'università dalla quale provieni fa curriculum, nel bene e nel male... Con Blair credo ci sia stato un maggiore sforzo di riqualificazione del settore pubblico, ma sempre su base meritocratica.

L'Italia ha puntato nel fare dell'istruzione un fonte di "posti". Posti pubblici nei livelli più bassi, dell'istruzione primaria, secondaria, superiore, con le infornate di precari, l'istruzione primaria ridotta a "maestrificio".

L'ipersindacalizzazione è stata favorita e ha mirato all'abbassamento ed all'appiattimento del livello qualitativo... Sono stati poi boicottati dal corpo docente tutti i tentativi di riqualificazione dell'insegnamento scolastico, condotti da centrosinistra e da centrodestra.

Da quanto sento dire, anche l'incentivazione ai docenti affinchè rafforzino la propria qualificazione si traduce spesso in una faccenda meramente formale, in una ripartizione fra i vari docenti dei fondi pubblici resi disponibili, senza che vi sia alcun effettivo innalzamento della qualità dell'insegnamento...

Università: per esperienza personale, seppure remota, posso confermarti che i concorsi finalizzati all'accesso alla carriera accademica sono tutti truccati; che nelle facoltà politicamente sensibili (giurisprudenza, economia e commercio, scienze politiche ecc.) la spartizione dei posti viene fatta in un'ottica che tiene in considerazione anche gli equilibri dell'appartenenza politica, oltre che le baronie professionali...

Insomma la pubblica istruzione è sostanzialmente meritofobica, a tutti i livelli, ed è uno cardini del declino italiano.... non ha neanche senso chiedersi se sia una delle cause o uno degli effetti di tale declino: credo si possa parlare di una perversa spirale causa- effetto...


Andrebbe applicato il Teorema di Bayes :)
 
i98mark ha scritto:
Andrebbe fatto un discorso più ampio ed un confronto fra modelli diversi.... In alcuni paesi (mi viene in mente la Germania o i paesi scandinavi) c'è un sistema ampiamente pubblico che ha un elevato livello di efficienza...

In GB il privato ha molto più peso, specie nell'istruzione superiore e universitaria, e non c'è il valore legale del titolo di studio.

La GB ha puntato molto sul privato con la Thatcher, intenzionata a rafforzare i centri di eccellenza, specie accademica. E' un sistema in cui annualmente viene pubblicata una graduatoria di qualità di tutte le università, condotta da un'agenzia indipendente, e l'università dalla quale provieni fa curriculum, nel bene e nel male... Con Blair credo ci sia stato un maggiore sforzo di riqualificazione del settore pubblico, ma sempre su base meritocratica.

L'Italia ha puntato nel fare dell'istruzione un fonte di "posti". Posti pubblici nei livelli più bassi, dell'istruzione primaria, secondaria, superiore, con le infornate di precari, l'istruzione primaria ridotta a "maestrificio".

L'ipersindacalizzazione è stata favorita e ha mirato all'abbassamento ed all'appiattimento del livello qualitativo... Sono stati poi boicottati dal corpo docente tutti i tentativi di riqualificazione dell'insegnamento scolastico, condotti da centrosinistra e da centrodestra.

Da quanto sento dire, anche l'incentivazione ai docenti affinchè rafforzino la propria qualificazione si traduce spesso in una faccenda meramente formale, in una ripartizione fra i vari docenti dei fondi pubblici resi disponibili, senza che vi sia alcun effettivo innalzamento della qualità dell'insegnamento...

Università: per esperienza personale, seppure remota, posso confermarti che i concorsi finalizzati all'accesso alla carriera accademica sono tutti truccati; che nelle facoltà politicamente sensibili (giurisprudenza, economia e commercio, scienze politiche ecc.) la spartizione dei posti viene fatta in un'ottica che tiene in considerazione anche gli equilibri dell'appartenenza politica, oltre che le baronie professionali...

Insomma la pubblica istruzione è sostanzialmente meritofobica, a tutti i livelli, ed è uno cardini del declino italiano.... non ha neanche senso chiedersi se sia una delle cause o uno degli effetti di tale declino: credo si possa parlare di una perversa spirale causa- effetto...
concordo in toto. Col che si dimostra che Stiglitz ha torto.
Lui si chiede perchè mandare dei laureati a friggere le patatine...
noi ci chiediamo perchè far conseguire lauree 'sbagliate'
a persone 'sbagliate' in università 'sbagliate'....
 
Indietro