Un Popolo Di Deficien-ti

ramirez ha scritto:
concordo in toto. Col che si dimostra che Stiglitz ha torto.
Lui si chiede perchè mandare dei laureati a friggere le patatine...
noi ci chiediamo perchè far conseguire lauree 'sbagliate'
a persone 'sbagliate' in università 'sbagliate'....

Si dovrà passare ad un sistema a numero chiuso, che limita da subito gli accessi disponibili per l'università...

Vogliate notare che un tale sistema vede ferocemente avversi:

1) i docenti universitari (tutti indistintamente, di destra, di sinistra, di centro) timorosi che la generalizzazione del numero chiuso li costringa a trasformare in lavoro vero quello che oggi resta a metà fra un secondo lavoro (nel migliore dei casi) ed un incarico onorifico (circostanza confermata dal fatto che un "professore" va in pensione in età avanzatissima, sostanzialmente restando in carica a vita o quasi).

Per la cronaca: un professore universitario inglese è tenuto a garantire un minimo di 20 ore di ricevimento studenti a settimana, oltre alla didattica; uno italiano fa 2 ore a settimana, riservandosi di non andare se non ha tempo, di mandarci un "assistente", spesso un cultore della materia, in sua vece ecc. ecc.

2) Gli studenti, con le loro organizzazioni fossilizzate nella difesa del diritto all'"istruzione per tutti" .... purchè scadente, aggiungo io.

Così dopo chi è già socialmente inserito potrà sopperire per la solita via familistica/amicale al mancato apprendimento in sede universitaria... gli altri, capaci o meno che siano, si dovranno arrangiare essendo usciti da una facoltà di giurisprudenza senza aver mai visto un'atto di citazione o di economia politica senza aver mai analizzato un bilancio...

Si obietta che il numero chiuso darebbe adito ad abusi ... entrerebbero i figli dei soliti noti ... abuso per abuso, non c'è altro sistema, e quello attuale non regge...

3) I sindacati, anche loro preoccupati dal ricasco sul personale amministrativo della eventuale introduzione di modelli "efficientistici" nella docenza universitaria.... vuoi mai, un giorno qualcuno di questi signori fosse costretto a lavorare un po' di più per assicurare una maggiore qualità della struttura...

Risultato: ci teniamo l'università che abbiamo.... nel mentre gli altri vanno avanti... :)
 
i98mark ha scritto:
Si dovrà passare ad un sistema a numero chiuso, che limita da subito gli accessi disponibili per l'università...

Vogliate notare che un tale sistema vede ferocemente avversi:

1) i docenti universitari ...........

2) Gli studenti......

3) I sindacati........

Risultato: ci teniamo l'università che abbiamo.... nel mentre gli altri vanno avanti... :)

Tutto superabile se c'è la volontà politica di cambiare, la società può permettersi 4 mesi di scuole chiuse per scioperi ma chi sciopera non può permettersi lo stesso tempo a stipendio azzerato.

Però torniamo ai discorsi di ieri sui defi.cienti e sulle responsabilità di una classe politica inetta e attaccata esclusivamente alla poltrona, di cui buona parte è uscita dalla scuola con il 6 politico e la laurea presa nelle facoltà dove passano tutti a un tot/kg.

P.S. Paul Ginsborg quante ore fa in facoltà a firenze ? ;) :D
 
skymap ha scritto:
Tutto superabile se c'è la volontà politica di cambiare, la società può permettersi 4 mesi di scuole chiuse per scioperi ma chi sciopera non può permettersi lo stesso tempo a stipendio azzerato.

Però torniamo ai discorsi di ieri sui defi.cienti e sulle responsabilità di una classe politica inetta e attaccata esclusivamente alla poltrona, di cui buona parte è uscita dalla scuola con il 6 politico e la laurea presa nelle facoltà dove passano tutti a un tot/kg.

P.S. Paul Ginsborg quante ore fa in facoltà a firenze ? ;) :D

Abbiamo pure Baccini, ministro con la laurea presa a S. Marino, in una nota università straniera dove ci si laurea con il sistema noto come "un tanto al kg" ... :)

I professori sono una lobby potentissima: gran parte dell'attività legislativa ha alle proprie spalle docenti universitari che la sostanziano, predisponendone i contenuti per i politici....

Addirittura i giuristi, gli economisti ecc. ecc. sono spesso compensati con la cattedra per un'attività svolta a favore di questa o di quella forza politica... sono tutti "in quota", come per il personale della Rai...

Io vivo a Firenze e di Ginsburg, per il quale non ho nè simpatie, nè antipatie, valutando di volta in volta ciò che dice/scrive, sento dire che è molto presente ai suoi studenti... un mio collega è stato suo allievo e mi parla di notevole disponibilità di ricevimento....

Certo, se lo fa, lo fa per scelta personale.... ma il punto non è il singolo, il punto è il sistema....
 
i98mark ha scritto:
Scusa Ramirez... lasciando stare centrodestra, centrosinistra e fesserie varie (basti pensare che dopo le elezioni, lo scontro politico si è posto evidentemente fra l'asse d'Alema - Berlusconi e quello Prodi- Bertinotti - Margherita - UDC) trovo spunti interessanti in quello che scrivi....

Ma sul fatto dei reality... hai messo il dito su un'altra piaga...

Siamo dopo la Finlandia il primo paese al mondo per diffusione dei telefonini, e non ne produciamo 1 !! Siamo fra i primi paesi occidentali per programmazione di realities televisivi e non ne produciamo 1 !!

La posta in GB viene ancora incasellata a mano... verissimo .... ma perchè arriva in meno tempo che da noi, dove negli ultimi anni la posta viene quasi interamente smistata attraverso i CMP (centri meccanografici postali) e quindi con modalità non manuali ?

Perchè da noi il dipendente di Poste ha come primo comandamento: fare il meno possibile, con il minore impegno possibile, fregandosene il più possibile. Perchè non c'è spirito di appartenenza... perchè anche l'ultimo postale è un drittone, mica un *******.e quindi cerca di trarre il massimo beneficio personale da un lavoro che non prevede la licenziabilità e in cui non importa nulla a nessuno dei risultati....

E quello che si impegna nel lavoro lo fa per rispetto verso sé stesso e non di rado viene ostracizzato e deriso....

Quindi la meccanizzazione e l'automazione da noi diventano necessarie anche per fare cose che altrove si riesce a fare, con uguale livello qualitativo, anche a mano, e che se non si fanno a mano è per un risparmio di costi, non perchè l'automazione sia indispensabili per il conseguimento di standard minimi di efficienza... :)
Iva e servizi postali, avviata dalla Ue procedura d’infrazione
Raffaella Salerno

Nel mirino della Commissione europea la Germania, il Regno Unito e, sia pur per differenti ragioni, la Svezia. Ma la cerchia è destinata ad allargarsi

Le motivazioni connesse alle distorsioni di concorrenza causate, in quasi tutti gli Stati membri, dalla scorretta trasposizione della normativa comunitaria nelle singole legislazioni nazionali. In particolare l’articolo 13 della sesta direttiva riconosce agli Stati membri il diritto di esonerare dall’applicazione dell’imposta le prestazioni relative ai servizi postali.


La Commissione europea ha avviato, in base a quanto previsto dall’articolo 226 del Trattato Ce, le procedure di infrazione contro taluni Stati dell’Unione a causa del trattamento fiscale riservato, ai fini Iva, ai servizi postali. Gli Stati destinatari del richiamo dell’istituzione comunitaria sono, attualmente la Germania, il Regno Unito e (sia pur per differenti ragioni) la Svezia. Ma la cerchia potrebbe ben presto allargarsi in considerazione delle distorsioni di concorrenza causate, in quasi tutti gli Stati membri, dalla scorretta trasposizione della normativa comunitaria nelle singole legislazioni nazionali.

La normativa comunitaria
In particolare l’articolo 13 della sesta direttiva riconosce agli Stati membri il diritto di esonerare dall’applicazione dell’imposta le prestazioni relative ai servizi postali. Le ragioni alla base dell’esonero erano sostanzialmente due: da un lato, tali servizi venivano considerati di preminente interesse pubblico e, dall’altro, venivano erogati, proprio in vista della loro finalità pubblica, secondo un regime di monopolio pressochè assoluto.

Concorrenza e discriminazioni
Tuttavia, la crescente tendenza alla liberalizzazione di tutte le attività economiche, connessa alla parallela esigenza di proteggere il libero spiegarsi della concorrenza, ha evidenziato la discriminazione, attualmente esistente, tra le imprese pubbliche, che erogano i servizi postali in condizioni di favore in quanto "esonerati" dall’imposta, e gli altri operatori del mercato che, per contro, vedono i loro servizi gravati dall’Iva e, pertanto, discriminati.

L’intervento della Commissione Ue
E’ per tale motivo che la Commissione, mossa dall’esigenza di riportare la situazione del mercato dei servizi postali offerti a un sostanziale equilibrio, sta sollecitando il Consiglio europeo affinché adotti idonee misure per "modernizzare" la normativa Iva attualmente esistente in ambito comunitario per i servizi postali. Ciò appare ancora più improcrastinabile in considerazione della direttiva 97/67/CE (cd. direttiva postale) che ha fissato precise regole nell’ambito di queste prestazioni. L’intento è rendere accessibile l’erogazione di tali servizi a fette sempre più ampie di operatori, scoraggiando così il permanere di situazioni di monopolio.

Le osservazioni di Kovacs
A tal proposito, il commissario Ue alla fiscalità, Laszlo Kovacs, ha rilevato che la Commissione europea, in quanto "guardiana" del Trattato, è tenuta a vigilare sull’applicazione armonizzata delle regole dell’Unione. In particolare Kovacs osserva che la disciplina per l’esonero dall’Iva per i servizi postali deve essere applicata dagli Stati membri in modo da non favorire l’abuso di posizioni dominanti. In pratica si suggerisce di estendere il beneficio dell’agevolazione anche ai nuovi soggetti che si affacciano sul mercato in questione anziché rimanere circoscritto ai precedenti operatori.

La normativa italiana
Sul punto la normativa italiana ha anticipato le raccomandazioni del commissario atteso che l’esenzione (contenuta nell’articolo 10, comma 1, n. 16 del Dpr n.633 del 1972) si riferisce al servizio di distribuzione e di recapito dei supporti cartacei resi sia dall’Amministrazione delle Poste che dalle agenzia di recapito. Per queste ultime l’esenzione è limitata alle tariffe applicate dall’Amministrazione delle Poste mentre la parte eccedente è assoggettata regolarmente a Iva.
http://www.fisconelmondo.it/modules/news/article.php?storyid=520
:cool:
 
FaGal ha scritto:
....
Le osservazioni di Kovacs
A tal proposito, il commissario Ue alla fiscalità, Laszlo Kovacs, ha rilevato che la Commissione europea, in quanto "guardiana" del Trattato, è tenuta a vigilare sull’applicazione armonizzata delle regole dell’Unione. In particolare Kovacs osserva che la disciplina per l’esonero dall’Iva per i servizi postali deve essere applicata dagli Stati membri in modo da non favorire l’abuso di posizioni dominanti. In pratica si suggerisce di estendere il beneficio dell’agevolazione anche ai nuovi soggetti che si affacciano sul mercato in questione anziché rimanere circoscritto ai precedenti operatori.

La normativa italiana
Sul punto la normativa italiana ha anticipato le raccomandazioni del commissario atteso che l’esenzione (contenuta nell’articolo 10, comma 1, n. 16 del Dpr n.633 del 1972) si riferisce al servizio di distribuzione e di recapito dei supporti cartacei resi sia dall’Amministrazione delle Poste che dalle agenzia di recapito. Per queste ultime l’esenzione è limitata alle tariffe applicate dall’Amministrazione delle Poste mentre la parte eccedente è assoggettata regolarmente a Iva.
http://www.fisconelmondo.it/modules/news/article.php?storyid=520
:cool:

Forse andiamo un po' OT, ma mi sembra corretto....
 
Ancora una volta sulla preparazione dei laureati nelle nostre facoltà...

Vada per il numero chiuso, l'eliminazione del valore legale ma io dico eliminazione totale delle facoltà pubbliche e ovviamente di sovvenzionamenti a eventuali facoltà private.

Tanto io la laurea c'è l'ho già e non occupo cariche pubbliche, si fotta chi resta... (liberal style), ma si a me in fondo conviene (se no poi sono un ********).

Vorrei farvi riflettere su alcune cose:

a) i laureati italiani non so se sono meglio o peggio dei nostri cugini anglosassoni, quello che è certo è che sanno 1000 volte di più di quello che il 99.9% delle aziende italiane gli chiederà e pertanto, le aziende italiane vanno di gran lusso per quello che realmente sono...

b) Se le aziende non trovano laureati al loro livello perche non li prendono all'estero? Dove sono più preparati?

c) Ma avete mai fatto il confronto tra offerte di lavoro in italia e all'estero?
E' semplicemente incredibile, in italia tutte (diciamo il 95%) vogliono il neolaureato (che poi devono pagare un ***** per "insegnarli" il lavoro) all'estero vogliono persone che abbiano maturato almeno 3-5-10 anni in azienda, sono ben poche le offerte di lavoro che chiedono un laureato fresco di laurea.

Riflettete sul punto 'C' è capirete quanto valgono le aziende italiane e perche la preparazione dei laureati non c'entra una cippa.

Saluti.
 
Ma quanto sono asini i manager italiani
Non sanno quando entrerà in vigore Basilea 2. Che cosa sono gli Ias, la balanced scorecard e...
CARRIERE & PROFESSIONI indagine di SWG per il Mondo sulla cultura economica dei dirigenti
Sono bravi o sono asini i manager italiani ? Dalle banche alle imprese, molti di loro sono celebrati e superpagati. E le aziende che guidano hanno chiuso quest' anno bilanci d' oro. Se si va a indagare, però, si possono avere sorprese sulla conoscenza che hanno dei moderni strumenti di management o delle normative internazionali che impattano sulla vita delle aziende. Come nel caso di Basilea 2, l' accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche rispetto al rischio di credito, che entrerà in vigore nel 2007 e comporterà adeguamenti (pena il maggior costo dei prestiti) anche da parte delle aziende: un dirigente su quattro afferma candidamente di non averne mai sentito parlare. Mentre con i "fundamentals", gli elementi che caratterizzano un' azienda (missione, visione, principi guida e valori), il 52% ritiene di avere una confidenza scarsa o appena sufficiente. Per crederci basta guardare i risultati di due sondaggi realizzati da Swg: il primo commissionato da Outlooksoft (società di sistemi informativi) e il secondo dal Mondo, pubblicati in queste pagine. L' indagine su Basilea 2 (entrambe sono state effettuate online, quindi con un alto tasso di sincerità nella risposta, secondo i tecnici) ha coinvolto 100 dirigenti, con una quota maggiore di top (il 17,5% è amministratore delegato o direttore generale) seguita da quella dei capi della finanza (14,6%). La dimensione delle aziende è mista (42% con fatturato superiore ai 100 milioni di euro, 39% con meno di 25 milioni). La differenza di peso, spiega Massimo Sumberesi, che è responsabile delle ricerche di Swg, incide sui risultati: "Basilea 2, per esempio, interessa soprattutto alle piccole e medie imprese, per le quali può rappresentare una strozzatura pesante del credito. Dalle grandi viene vista più come un elemento generico di trasparenza, dopo gli scandali finanziari Parmalat e Cirio". Se Basilea 2 può sembrare lontana, le prime linee delle grandi imprese dovrebbero invece conoscere bene gli Ias, International account standard, cioè i nuovi principi contabili internazionali entrati in vigore a gennaio. Eppure anche qui una quota incredibile (42,7%) dice di non averne mai sentito parlare. Più o meno la stessa percentuale (42,4%) conosce la data di avvio esatta: un po' poco per una normativa in atto che ha già avuto effetti sulle relazioni trimestrali 2005 di gruppi come Autogrill, Eni, Enel, Fiat, Italcementi, Mediaset, Pirelli & c., Telecom Italia. Sulla corporate governance, quasi il 50% riconosce di avere un basso livello di confidenza, assegnandosi un voto (scala uno dieci) compreso fra uno e cinque. Pochi meno gli ignoranti sul Kpi (Key performance indicator), l' indice di performance che misura la corrispondenza fra la strategia aziendale e la gestione operativa. In questi casi, a parziale scusante, può aver giocato il fatto che solo un terzo degli intervistati lavora in un' azienda quotata, più coinvolta in queste tematiche. I manager ammettono i propri limiti di conoscenza con "onestà intellettuale", come dice Sumbresi. Ma lo fanno convinti di essere in buona compagnia. Se si devono esprimere non più nei confronti di se stessi ma della classe dirigente italiana in generale, infatti, il livello di conoscenza si abbassa ulteriormente. C' è da essere sorpresi da questi dati ? Massimo Milletti, managing partner dell' head hunter Eric Salmon & partners, ha a che fare quotidianamente con i manager e le loro competenze: "Non mi stupisco", dice. "Oggi si fa meno cultura manageriale. Le multinazionali, dove si faceva, hanno perso peso e in generale si sono tagliate le spese. Le aziende che fanno formazione sono quasi tutte in difficoltà. Ci sono meno ricerca, sviluppo, tecnologia, curiosità, interesse. Mentre le principali aziende vivono ormai di rendita di posizione. Questo non fa cultura, non produce stimoli e challenge con i mercati internazionali". Viste dalla parte dei manager, le cose sono, come prevedibile, meno drastiche. Margherita Della Valle, cfo di Vodafone Italia, pensa che non si debba trarne l' immagine di un' economia provinciale e non al passo con i tempi. "Certamente la struttura imprenditoriale italiana e il suo tessuto di piccole e medie aziende rende meno agevole diffondere un certo tipo di conoscenza e di aggiornamenti, più facilmente assimilabili all' interno delle realtà di grandi dimensioni. Ma come cfo dico che in tutti i campi si può e si deve fare ancora molto per familiarizzare attraverso la formazione i manager delle aree operative con i temi finanziari più rilevanti. È essenziale che tutti ne siano a conoscenza". Se ci sono lacune nel campo della finanza, le cose vanno appena un po' meglio considerando altri concetti e procedure, di origine e terminologia anglosassone, adottate nella gestione avanzata delle imprese (tabelle e grafici nelle pagine 78 e 79). In questo sondaggio il campione intervistato è meno sbilanciato sui manager finanziari e si distribuisce in maniera più uniforme tra le funzioni (il 63,3% è composto da ad, dg e responsabili di prima linea). Così si scopre che la corporate identity ha un livello di diffusione alta (90,5%) mentre della triple bottom line, documento di bilancio che misura gli effetti dell' attività dell' azienda in ambito sociale, è a conoscenza appena il 22% degli intervistati. Discreta confidenza anche con corporate social responsability (rapporto con società e ambiente), assessment (misurazione delle competenze manageriali) e people care (attenzione ai propri dipendenti), mentre se si va a metodologie più sofisticate come la balanced scorecard, che serve a collegare la strategia aziendale con le performance operative, la percentuale di chi dichiara di non sapere nemmeno di che cosa si tratti sfiora il 55%. Gianluca Grondona, human resource manager per la parte industriale di Indesit company, lancia una ciambella di salvataggio: "Credo che non sia lecito aspettarsi una conoscenza approfondita se non da chi è direttamente deputato a una funzione". Grondona (che è anche membro del direttivo di Gidp, il Gruppo intersettoriale dei direttori del personale guidato da Paolo Citterio) è però convinto che la formazione aziendale abbia un ruolo di primo piano e nel business game internazionale cui ha partecipato quest' anno, la multinazionale marchigiana ha inserito anche gli Ias fra le variabili che incidono sulle decisioni aziendali. "L' impresa deve sapere erogare conoscenza", afferma. Chi conosce bene pregi e difetti del management nazionale è anche Giorgio Del Mare, amministratore delegato di Methodos, società di consulenza di direzione. Del Mare identifica i quattro principali punti deboli nelle competenze rispetto ai colleghi di altri Paesi: "Le prime due criticità sono nella capacità di envisioning, quella cioè di prefigurare scenari evolutivi e trend emergenti, e nella percezione e gestione del cambiamento, con una bassa tolleranza per l' incertezza, il rischio, lo stress: così la paura di sbagliare frena creatività e spirito d' iniziativa", dice. "Poi nella gestione della complessità, che è la realtà delle aziende oggi con strutture sempre più articolate, partnership internazionali, delocalizzazione di siti produttivi, azionisti frammentati; infine nell' execution, ovvero la messa in pratica delle intuizioni di business, in una fase storica di compressione dei tempi e simultaneità dei fenomeni, dove occorre saper ragionare contemporaneamente su più piani paralleli". otto domande sulla finanza Si parla sempre più spesso del nuovo accordo Basilea 2. Ne ha sentito parlare prima d' ora ? Ha sentito parlare prima d' ora degli Ias (International account standard) ? Secondo lei (rispondenti 78, che ne hanno sentito parlare), in che anno dovrebbe entrare in vigore ? Secondo lei (rispondenti 59, che ne hanno sentito parlare), in che anno dovrebbero entrare in vigore ? Secondo lei, il livello di confidenza con il concetto di corporate governance è: Personale Classe dirigente Alto 9,80% 1,00% Medio 39,80% 27,20% Basso 47,60% 65,00% Non sa 2,80% 6,80% Base rispondenti: 100 Secondo lei, il livello di competenza sui problemi legati all' entrata in vigore di Basilea 2 è: Personale Classe dirigente Alto 5,80% 1,00% Medio 22,40% 22,40% Basso 68,00% 59,30% Non sa 3,80% 17,30% Base rispondenti: 100 Secondo lei, il livello di competenza sui problemi legati all' entrata in vigore degli Ias è: Personale Classe dirigente Alto 3,90% 1,00% Medio 13,60% 14,60% Basso 75,70% 62,10% Non sa 6,80% 22,30% Base rispondenti: 100 Secondo lei, il livello di confidenza con gli indicatori di misurazione delle performance aziendali (Kpi) è: Personale Classe dirigente Alto 32,10% 8,80% Medio 23,40% 30,10% Basso 42,80% 52,40% Non sa 1,70% 8,70% Base rispondenti: 100 Sondaggio realizzato da: SWG Srl Committente e acquirente: OUTLOOKSOFT Data di esecuzione: 22 27 giugno 2005 Tipo di rilevazione: indagine on line (sistema CAWI, Computer Assisted Web Interview) su un campione di 100 dirigenti di aziende private, estratto secondo criterio casuale dalla Community SWG Secondo lei, la classe dirigente italianache confidenza ha con ciascuno di questi termini ? Corporate Corporate Assessment People Intangible Funda Blog Balanced Triple identity social care assets mentals scorecard bottom responsability line Discreta (voto >6) 32,7% 25,3% 32,6% 24,3% 23,1% 30,6% 10,6% 13,8% 5,3% Appena sufficiente (5 6) 37,9% 32,6% 36,8% 31,6% 30,5% 36,8% 36,9% 22,1% 12,7% Insufficiente (<5) 24,3% 39,0% 24,3% 34,7% 32,7% 23,2% 41,0% 41,1% 41,0% Non risponde 5,1% 3,1% 6,3% 9,4% 13,7% 9,4% 11,5% 23,0% 41,0% Valore medio (scala 1 10): 5,7 5,1 5,6 5,1 5,0 5,5 4,4 4,4 3,6 Percentuale di rispondenti sul campione di 100 intervistati Che voto darebbe per il suo personalegrado di confidenza con questi termini ? Corporate Corporate Assessment People Intangible Funda Blog Balanced Triple identity social care assets mentals scorecard bottom responsability line Discreta (voto >6) 67,4% 64,1% 60,0% 55,8% 48,4% 48,4% 49,5% 30,6% 13,7% Appena sufficiente (5 6) 14,8% 19,0% 21,0% 23,1% 26,3% 24,2% 21,0% 28,4% 12,7% Insufficiente (<5) 13,7% 13,8% 12,7% 14,8% 14,8% 20,1% 20,0% 22,1% 42,2% Non risponde 4,1% 3,1% 6,3% 6,3% 10,5% 7,3% 9,5% 18,9% 31,4% Valore medio (scala 1 10): 7,1 6,9 6,9 6,8 6,4 6,2 6,3 5,5 3,8 Percentuale di rispondenti sul campione di 100 intervistati Quanto è diffusa nelle aziende italiane la prassi legata ai seguenti concetti ? Corporate Corporate Assessment People Intangible Funda Blog Balanced Triple identity social care assets mentals scorecard bottom responsability line La maggior parte li utilizza abitualmente 11,6% 6,3% 7,4% 5,3% 5,3% 11,6% 1,1% 1,1% 0,0% Un numero crescente li sta utilizzando 38,9% 29,5% 43,2% 35,8% 24,2% 25,3% 16,8% 22,1% 8,4% Li usa una minoranza di aziende evolute 36,8% 43,2% 30,5% 34,7% 46,3% 38,9% 35,8% 31,6% 22,1% Per niente diffusi 5,3% 11,6% 6,3% 12,6% 9,5% 8,4% 23,2% 14,7% 13,7% Non sa/non risponde 7,4% 9,5% 12,6% 11,6% 14,7% 15,8% 23,2% 30,5% 55,8% Percentuale di rispondenti sul campione di 100 intervistati Sondaggio realizzato da: SWG Srl Committente: il Mondo Data di esecuzione: 19 26 luglio 2005 Tipo di rilevazione: indagine on line (sistema CAWI, Computer Assisted Web Interview) su un campione di 100 dirigenti di aziende private, estratto secondo criterio casuale dalla Community SWG
il mondo settembre 2005
 
I laureati italiani poco preparati???

Ma dico ci rendiamo conto di quello che si sta dicendo in questo forum?

All'italia non vanno bene neanche i premi Nobel come Rubbia, che infatti è dovuto fuggire all'estero...
 
Ultima modifica:
con due 'b'................
 
l'università italiana è la cosa più astratta che ci sia......................

rischi di uscirne più cr.etino di prima..................
 
o più pignolo...

(correggo subbbbbito)
 
e poi rubbia, e la seconda volta che è dovuto fuggire.................

la prima volta proprio perché l'uni italica (quale splendore di scienza!) non lo voleva..................

ha fatto l'errore di tornare.................

ho fatto qualche anno di ricerca in italy...........

provare per credere.....................

l'esperienza più negativa della mia vita professionale..............

ho dentro ancora la RABBIA!
 
visch ha scritto:
l'università italiana è la cosa più astratta che ci sia......................

rischi di uscirne più cr.etino di prima..................

Sì, ci vuole tanto di quel tempo per riprendersi, una volta che si è usciti.... ma perchè l'università è costruita per dare sfogo alle ambizioni dei docenti di elaborare le loro teorie, così da dare sfogo al loro genio....

Vuoi che un genio sprechi il suo talento ad insegnare ad un futuro avvocato come si costruisce un atto di citazione, piuttosto che esporgli la sua dotta teoria sui massimi sistemi giuridici ? :D
 
ahhhhhhhhhh, l'hai detto..................

in tutta la mia carriera universitaria mi avessero fatto vedere un solo atto di citazione..............

nulla di nulla..............

solo mattoni.................

e sai cosa, secondo me lo fanno intenzionalmente, sono ragionevolmente sicuro.............

perché la vera sapienza, ossia qualla combinata con l'esperienza pratica, in italy è riservata ai pochi privilegiati..................

prova a fare buona pratica legale in italy senza raccomandazione.............

nulla di nulla..................
 
visch ha scritto:
l'università italiana è la cosa più astratta che ci sia......................

rischi di uscirne più cr.etino di prima..................

Invece quando esci da un azienda dopo magari esserci stato 5 anni, sei cosi intelligente e preparato professionalmente che le altre aziende fanno a capelli per prenderti… :D
 
visch ha scritto:
ahhhhhhhhhh, l'hai detto..................

in tutta la mia carriera universitaria mi avessero fatto vedere un solo atto di citazione..............

nulla di nulla..............

solo mattoni.................

e sai cosa, secondo me lo fanno intenzionalmente, sono ragionevolmente sicuro.............

perché la vera sapienza, ossia qualla combinata con l'esperienza pratica, in italy è riservata ai pochi privilegiati..................

prova a fare buona pratica legale in italy senza raccomandazione.............

nulla di nulla..................
:clap: :eek:
 
Ente per l’energia, il vicecommissario (con laurea sospetta) che dà lezioni al Nobel
Enea: l’ingegnere fantasma bocciò Rubbia
Regis, neo vice-commissario Enea: in Italia non risulta laureato
Carlo Rubbia (Ansa)
Rubbia è un somaro, firmato «el Valvola». Ecco la sintesi, povera Italia, del serrato dibattito scientifico sulle sorti dell'Enea. L'accusa d'esser un «sonoro incompetente » fatta al premio Nobel per la Fisica, ghigliottinato dal governo, parte infatti da un elettricista, già senatore della Lega, promosso per vie misteriose vice-commissario al l'ente per l’energia.
E benedetto dal titolo di «ingegnere» perfino nel decreto di nomina presidenziale senza che l’Ordine degli ingegneri abbia idea di dove si sia mai laureato.
Partiamo dalla coda? Siamo a metà luglio. Carlo Rubbia, accusato d’avere un carattere ruvido, di essere insofferente alle osservazioni e di avere fatto traboccare il vaso con un articolo su Repubblica contro il Cda, bollato come «il branco», è sbattuto fuori dall’Enea che, azzerato nei vertici, viene affidato ad una terna. Commissario, su indicazione forzista, è Luigi Paganetto, Preside della Facoltà di Economia a Tor Vergata, vice-commissario Corrado Clini (nell’élite del ministero dell’Ambiente da anni, ben visto da socialisti e An) e l’«ing.» Claudio Regis, appoggiato dal Carroccio. Il quale, trionfante per l’ascesa nell’Olimpo della scienza, liquida il presidente deposto con parole affilate: «Nessuno mette in discussione l e competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente ».
Un giudizio avventato. In linea con la storia dell’uomo. Il quale, quando stava a Palazzo Madama, era stato espulso dall’aula per avere barrito: «Aveva ragione chi invocava la legge Merlin per chiudere questo Parlamento: è un bordello!». Primaancora, andando incontro ad una condanna per vilipendio delle istituzioni, era stato, se possibile, più volgare: «I magistrati sono come i maiali: se ne tocchi uno, si mettono a urlare tutti».
Ma chi è quest’uomo magrolino che tratta un premio Nobel come Albert Einstein non tratterebbe l’asino della classe? Nato a Biella nel 1944, Regis compare la prima volta agli onori delle cronache, locali, nei dintorni di Telebiella, la prima emittente privata del Paese, nata via cavo nel 1971 per iniziativa di Peppo Sacchi. Era allora, stando ai ricordi dei pionieri della tivù, il rappresentante dell’Ampex, il sistema di registrazione videomagnetica che offriva la possibilità di tagliare i tempi morti. Bravissimo nel risolvere ogni problema elettrico, aveva un nomignolo con cui a Il Biellese ancora lo ricordano: «Valvola».
Che fosse laureato in ingegneria era ignoto a tutti. Sveglio, però, lo era. E gli amici dell’epoca se ne sarebbero accorti ritrovandoselo prima al comando della Lega biellese. Poi in consiglio comunale. Poi, come dicevamo, a Palazzo Madama. Dove sarebbe stato ricordato solo per una battaglia contro la messa al bando della fabbricazione delle mine anti-uomo («la questione è stata affrontata in modo demagogico, cedendo all’emotività della pubblica opinione! ») e per il curriculum fornito alla Navicella: «Laureato in ingegneria. Imprenditore. Ha studiato presso l’Ecole Polytechnique. Presidente di una società operante nel settore della ricerca aerospaziale. Esperto di relazioni internazionali». Dov’è questa Ecole Polytechnique? Boh... Relazioni internazionali con chi? Boh...
Fatto sta che per qualche anno l’uomo, non rieletto, esce dalle cronache politiche e resta in quelle giudiziarie. Viene denunciato dai titolari di una ditta edile con la quale aveva fatto un contratto per ristrutturare un palazzetto. E’ rinviato a giudizio per calunnia del segretario della Lega di Vercelli, Francesco Borasio, che aveva accusato di essersi messo in tasca dei soldi in realtà (l’inchiesta aveva accertato tutto) versati regolarmente al partito. Viene condannato perfino, pensa un po’, per essersi «impossessato di una sega per marmi». Insomma: un cursus honorum. Sufficiente al governo attuale per proiettarlo, nel dicembre 2003, su designazione del ministro dell’Istruzione, nel Cda dell’Enea.
Uomo giusto al posto giusto. Figura nel sito internet dell’ente scientifico come «ing. Regis». Scrive sulla rivista on-line Kosmos articoli sull’«Idrogeno fonte di energia, realtà o mito», firmandosi «Claudio Regis, ingegnere Enea». Partecipa a convegni come quello all’università di Fisica di Pisa tra le reverenze degli astanti: «Buongiorno Ingegnere, prego Ingegnere, dica Ingegnere». Querela gli ex soci definendosi nero su bianco, nell’atto giudiziario, «ing. Regis » e «consigliere del Premio Nobel Rubbia». Finché, caduto il genio scostante che lui «consigliava », Berlusconi lo nomina vice- commissario dell’Enea confermandogli il titolo perfino nel decreto: «ing. Regis».
Ed è lì che la luminosa carriera s’inceppa. Indispettita per i trionfi dell’uomo che disprezza, l’ex socia Maria Teresa Ramella Scarlatta segnala ciò che sa (a partire da una lettera dell’Ordine degli Ingegneri di Biella secondo cui l’ingegnere non è ingegnere) a Rocco Tritto, segretario dell’Usi/RdB, uno dei sindacati della ricerca. Il quale scrive a tutte, ma proprio a tutte, le sedi provinciali dell’Ordine ottenendo sempre la stessa risposta: non ci risulta. Ma certo, sdrammatizza Regis a Economy che gli dedica 12 righe: non ha studiato in Italia ma alla Ecole Polytechnique di Friburgo. Però, aggiunge, si considera «comunque un ingegnere a tutti gli effetti». Resta da vedere se, dato che non può legalmente fregiarsi del titolo, lo considerino tale almeno a Friburgo, dove la Scuola d’ingegneria risulta esser stata fondata quando il nostro era già in là con gli anni: nel 1978.
Dettaglio divertente. Com’è curiosa la foto fatta all’indirizzo di Londra dove il fustigatore di Rubbia risulta essere residente: «Sw3 London-30 Beauchamp Place ». Sapete che c’è, a quell’indirizzo? La trattoria «La Verbanella». Specializzata, forse, in fettuccine spaziali e neutroni al ragù.
Gian Antonio Stella
2 agosto 2005 corriere
 
visch ha scritto:
ahhhhhhhhhh, l'hai detto..................

e sai cosa, secondo me lo fanno intenzionalmente, sono ragionevolmente sicuro.............

perché la vera sapienza, ossia qualla combinata con l'esperienza pratica, in italy è riservata ai pochi privilegiati..................
Dopo 3 anni di ricerca in ambito accademico (seppure ai livelli più bassi), posso senz'altro confermare... non si vuole che si apprenda più del minimo indispensabile....

Al fondo c'è il ragionamento per cui un'università che costa poco insegna poco (e vale poco)... e potrebbe pure funzionare, non fosse per una nota stonata: che non mi pare che gli stipendi dei professori siano poi così modesti...
 
i98mark ha scritto:
visch ha scritto:
ahhhhhhhhhh, l'hai detto..................

e sai cosa, secondo me lo fanno intenzionalmente, sono ragionevolmente sicuro.............

perché la vera sapienza, ossia qualla combinata con l'esperienza pratica, in italy è riservata ai pochi privilegiati..................
Dopo 3 anni di ricerca in ambito accademico (seppure ai livelli più bassi), posso senz'altro confermare... non si vuole che si apprenda più del minimo indispensabile....

Al fondo c'è il ragionamento per cui un'università che costa poco insegna poco (e vale poco)... e potrebbe pure funzionare, non fosse per una nota stonata: che non mi pare che gli stipendi dei professori siano poi così modesti...

Gli stipendi sono semplicemente osceni, ma il problema della università italiana è uno solo:
La separazione delle carriere!
Chi insegna non deve poter operare.(punto)

Se non insegnano nulla nelle università figurati nelle aziende dove saresti un concorrente ancora più vicino sia temporalmente che alla diretta clientela...:D
 
io invece permetterei loro di lavorare...............

i campi....................

lavori forzati.................
 
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