una riflessione su questa sezione del forum

microalfa

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Un articolo tratto dal Corsera di oggi, a firma Vittorio Malagutti che incollo in calce, mi spinge ad una riflessione non tanto sull’utilità del forum di Finanzaonline, indubbiamente elevatissima, quanto al modo, o ai modi, per renderla ancor più valida per l’investitore, specie in tema di analisi fondamentale.

Come potrete leggere per Cirio, ma può valere teoricamente e praticamente per tutte le società quotate, da alcuni anni vi erano segnali ben precisi di declino o almeno di sofferenza, primo tra gli altri la fuga dall’azionariato della holding di partners che possiamo definire eccellenti.

Converrete che in alcuni casi tali segnali possono essere molto più indicativi di un ebitda o di un p/e che derivano squisitamente dalle comunicazioni societarie al mercato, sulle quali la storia recente ci invita a non mettere più di tanto la mano sul fuoco.

Probabilmente le notizie concernenti le società quotate le ritroviamo tutte quante nelle pagine di Finanzaonline, tuttavia pur sempre sminuzzate in tempi diversi, spesso distanti, e all’interno di una infinità di threads differenti.

Difficile quindi la comprensione immediata di certe evoluzioni per chi, come me, sia un dilettante dell'investimento azionario.

Per questo avevo proposto, al lancio di questa sezione sui fondamentali, la creazione di un thread per ogni titolo di interesse generale in maniera di avere sempre sott’occhio, aggiornata nel tempo, la situazione della singola società.

Questione puramente organizzativa, forse utile, che certo non interessa agli scalpers.

Un saluto
micromario


Cirio e l’addio miliardario dei vecchi soci

PopMilano, Sbs, Falck, Tanzi, così lasciarono il gruppo. Il giallo dei pagamenti e le società off shore.

I guai di Sergio Cragnotti non sono cominciati il 5 novembre scorso, quando il patron della Lazio ammise di non essere in grado di rimborsare le obbligazioni in scadenza. L'inizio della fine risale a molti anni prima. E se proprio vogliamo fissare una data simbolica bisogna tornare indietro nel tempo addirittura al dicembre del 1996. Fu allora che la Società di banche svizzere (Sbs), poi destinata a fondersi con l'Ubs, partì lancia in resta contro il finanziere italiano. Il colosso elvetico voleva rompere ogni legame azionario con Cragnotti. Per questo lo trascinò in tribunale e alla fine l'ebbe vinta. Mister Cirio accettò di pagare circa 85 miliardi di lire (44 milioni di euro) per ricomprare le azioni della holding Cragnotti & Partners di Lussemburgo messe in vendita dalla Sbs. Fu come lo sparo dello starter. Nella pattuglia dei finanziatori di Cragnotti suonò il rompete le righe. C'erano nomi importanti: Credit Lyonnais e Banca di Roma, Falck e Popolare di Milano, Banco di Napoli e Sirti. Tutti, salvo la Banca di Roma, cominciarono un pressing spietato per farsi rimborsare il loro investimento nella holding lussemburghese. Obbiettivo centrato. Entro la fine del 1999 i grandi sponsor di Cragnotti riuscirono a farsi liquidare a suon di decine di miliardi di lire. Chi pagò il conto? Dalla documentazione ufficiale emerge che buona parte del denaro destinato ai soci uscenti venne sborsato da finanziarie off shore che farebbero riferimento al patron della Lazio. In qualche caso furono offerti a saldo titoli della Cirio quotata in Borsa. A volte, infine, i dettagli di queste complicate transazioni si perdono tra sigle off shore e paradisi fiscali. Fatto sta che da allora per Cragnotti, da sempre a corto di liquidità, diventò sempre più difficile far quadrare i conti. La piramide di holding che partiva dalle Antille olandesi per arrivare alla Cirio passando per l'Irlanda e il Lussemburgo, venne rivoltata come un guanto. Cominciò una girandola di scambi azionari tra società tutte riconducibili al gruppo Cragnotti. E il risultato di queste operazioni è scritto nel bilancio 2001 della Cirio holding, che a sua volta controlla la Cirio finanziaria quotata in Borsa. Secondo quel documento, le società personali di Cragnotti si sarebbero indebitate per oltre 800 milioni di euro con Cirio e le sue consociate.
Nel frattempo il patron della Lazio ha mandato in pensione le due holding che facevano da ombrello al gruppo. Ovvero la Cragnotti & Partners financial company di Dublino e la Bombril Cirio international (già Cragnotti & Partners) di Lussemburgo. Al loro posto è entrata in scena la C&P capital investment di Amsterdam, che in base all'ultimo libro soci depositato, risulta controllata al 100% da un'altra società olandese, la Cragnotti group, costituita alla fine del 2001. A che cosa è servito questo ribaltone? Perché Cragnotti ha lasciato l'accogliente paradiso fiscale irlandese per trasferirsi armi e bagagli in Olanda? Proprio questo è l'interrogativo a cui hanno cercato di dare una riposta, senza riuscirci, anche i funzionari della Consob che almeno dal 1999 hanno tenuto sotto osservazione la Cirio e il suo azionista di controllo.
Resta il fatto che nel giro di pochi anni, come confermano le carte che il Corriere della Sera ha potuto consultare, tutti i grandi soci di Cragnotti si sono defilati. Ancora alla fine del 1997 tra gli azionisti della C&P di Dublino compariva anche la International travel consultant della famiglia Tanzi con circa il 10% del capitale. Pochi mesi dopo, nel corso del 1998, queste azioni risultano cedute a Centrofinanziaria, la società romana a sua volta controllata dal patron della Lazio. Tanzi fu l'ultimo a lasciare Dublino, dopo che negli anni precedenti si erano defilati i soci della prima ora di Cragnotti, come, per esempio, il gruppo Montedison, gli ex manager Ferruzzi, Pippo Garofano e Carlo Sama, il finanziere Gianni Varasi. Nel 2001, quando la C&P di Dublino arriva al capolinea, l'intero capitale, cioè 346 milioni di fiorini (157 milioni di euro) risulta sottoscritto dalla finanziaria Anarca. Quest'ultima farebbe capo a Cragnotti. In base al bilancio 2000, la C&P olandese avrebbe ceduto la propria quota del 41,5% nella C&P di Dublino valutandola 57,7 milioni di dollari (58,2 milioni di euro). Come compratore però non viene indicata l'Anarca, ma la società Abberley. Quest'ultima avrebbe almeno due cose in comune con l'Anarca: è una società off shore (sede nell'isola di Jersey) ed è controllata da Cragnotti.
In Lussemburgo intanto era arrivata agli sgoccioli anche la holding Bombril Cirio international (già C&P capital investments). Come detto, i principali soci si erano già fatti da parte. Fuori la Sbs. Fuori la Sirti (allora del gruppo Telecom a capitale pubblico) che vendette la sua quota del 4,7% valutata 26,4 miliardi di lire. In uscita anche la Falck con il suo 2,03% stimato 14,1 miliardi di lire. Prima di chiudere bottega, però, la finanziaria lussemburghese si esibì nell’ennesima acrobazia. Il 28 marzo del 2000 girò una quota del 31,5% della Cirio holding a una società costituita pochi giorni prima, la International development of investments (Idi), anche questa con base nel Granducato e controllata al 100% dalla stessa Bombril Cirio international. Prezzo dell’operazione: 120 milioni dollari. La Idi non pagò in contanti, ma mediante obbligazioni con lo stratosferico rendimento del 10% e scadenza 2005. La Bombril Cirio international incassa questi titoli e, secondo quanto si legge nel suo bilancio, il 6 aprile li gira a società affiliate in pagamento di propri debiti. Non viene specificato quali siano queste "affiliated companies". Per la Idi però era già venuto il momento di farsi da parte. Di lì a pochi mesi venne messa in liquidazione. E anche alla Bombril Cirio international toccò la stessa sorte. Nel marzo 2001, mentre il mercato italiano veniva invaso dai bond Cirio, la holding del granducato si sciolse. Il capitale risultava intestato quasi per intero a società di Cragnotti. Con l’eccezione di una quota del 4,62%. A controllarla era la Banca di Roma.
 
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