Un'altra vita

nickilista

Siento el Sur...
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Premesso che io sono un "non-nulla" (ovvero: piuttosto una funzione di un concetto politico-economico, che altro; cioè: si pensa a me forse in qualche statistica, insomma - per dirla con Woody Allen - sono "uno stereotipo culturale, e la cosa mi piace anche") a livello professionale, comunque, se mai rinascessi, mi piacerebbe fare un po' tutti i lavori artigiani, dal marmista al falegname. Non so precisamente per quale opterei, ma per uno tra questi certamente, perché vi è implicito il "contatto" con la resistenza della materia. Magari forse anche lo scultore. Mi piacerebbe essere in una bottega, con un maestro che mi insegni praticamente, giorno per giorno, il detto "song 'e fierr ca fanno 'o mestier" (trad.: solo con una messa in pratica di ogni singolo mezzo si può capire cosa significhi "lavorare" in questo campo specifico).
 
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BATTIATO - UN'ALTRA VITA

Certe notti per dormire mi metto a leggere,
e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.
Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene,
mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop,
e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Su divani, abbandonati a telecomandi in mano
storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.
Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,
e macchine parcheggiate in tripla fila,
e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.
Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita.
 
anche a me piacerebbe avere a disposizione più vite per poter provare un pò di lavori.Oltre al falegname mi piacerebbe l'elettricista e anche il cuoco,pure nella variante pizzaiolo.
Un altro lavoro che mi ha sempre attirato è quello del cameriere.
Però non riuscirei a farli per una vita intera.
Per ora sopperisco alla mancanza di manualità facendo il manicure di me stesso.
 
Sviluppiamo le "possibilità fenomenologiche" di un eventuale mestiere, ad esempio il falegname. Allora, si avrebbe questo tipo di necessità, da "piegare" alla bisogna dell'artigiano che c'è in me:

  • Ricerca e approvvigionamento della materia
  • "invenzione" (e anche ri-adattamento) degli strumenti "giusti" (la cosa implica "misura")
  • Deposito (da controllare quotidianamente, perché potrebbe essere reso inservibile dal clima; altra "tecnica", per conservare)
  • Saggio delle diverse attitudini di ciascun tipo di legno (maggiore o minore durezza e/o tenerezza della materia, e conseguente - diciamo così - "scala di destinazione d'uso"
  • Prima, durante e dopo, cambio in corso d'opera dello strumentario
  • ingegno e tecniche per "formare" a piacere (entro i limiti che pure impone) la materia: innanzitutto per "curvarla".
  • apertura verso le "abitudini" degli altri (anche se la cosa è problematica, dal momento che un "mobile" potrebbe a sua volta determinare delle "effettività", per cui bisognerebbe lavorare anche allo specifico così determinatosi: in sostanza. si sarebbe al cospetto di una "destinazione" non-originale, sulla quale però si potrebbe intervenire in maniera "originale")
 
Altro mestiere che mi piacerebbe fare, per breve periodo: il servo di regime, qualificato e professionale, beninteso. Pertanto, lavorare alla "materia immateriale", ad esempio: la formazione dell'opinione pubblica, pubblicandola. Ciò che qualcuno chiama "artefattualità".
 
Scritto da MissKim
Io avrei tanto voluto fare la sarta. Mi sembrava un lavoro creativo.

Invece mi limito a fare l'idraulico e l'elettricista a casa:rolleyes:

Miss, non sai quanto ti invidio! Se dipendesse dalle mie mani, avrei sempre la casa al buio e allagata!:mad: :mad: :mad:

Masca disastro
 
Dunque, in primo luogo, andrebbe fatta una sorta di "specifica", ovvero: non serve, forse, "un'altra vita" per dire che, in alcuni casi, si può avere una certa dimestichezza con un mestiere, con un'attitudine pur senza essere vicolati ad essa "artigianalmente". Cioè: nel caso di Kim, si potrebbe essere molto bravi a cucire, pur senza esercitare il mestiere di sarta.
Inoltre, guardando ai processi produttivi, si potrebbe anche dire che il passaggio dal piccolo laboratorio alla grande casa di moda implica una certa "standardizzazione" del proprio operato (nonché una sorta di astrazione del "destinatario": si potrebbe dire anche "effetto democratico"). La stessa cosa, per la produzione di mobili. Insomma, "serializzare" la produzione è una possibilità implicita alla tecnica del settore specifico, e segna forse il discrimine tra "attitudine", mestiere e industria.

In secondo luogo, mi piacerebbe anche rinascere sotto diversa specie, ad esempio come animale. Del caso, preferirei essere:
  • un cane: vivere come questo il trauma, "indicibile", della separazione dal padrone
  • un pesce, in particolare un delfino. Mi piacerebbe vivere il contesto percettivo, magari anche monotono, di emersioni e volute in superficie. E mi piacerebbe anche vivere dall'interno la varietà degli oceani
  • un uccello, per provare l'effeto sospensivo del volo e, anche qui, il diverso campo percettivo
 
Scritto da MissKim
Ciao Masca;)

Ma senti, ma MAsca non vuol dire strega?
Una volta ho letto un libro bellissimo che s'intitolava "L'anello forte" e parlava delle donne del nord (in particolare piemontesi).

Mi ha molto colpito perché le mie bisnonne e la mia nonna materna ce le ho ritrovate tutte...

(e parlava anche delle masche)

Giusto, masca significa proprio strega. Anch'io ho letto l'importante e bel libro di Nuto Revelli sulla condizione femminile delle donne, quasi tutte della zona di
Cuneo. Erano altri tempi, e per fortuna sono passati. Ma le donne sono sempre l'anello forte, lo vogliano o no, ne siano o no consapevoli.
Ciao, Masca
 
O Masca quanto tempo che non ti leggo.

Che bello, fallo più spesso.

:)
 
Scritto da nickilist@
Sviluppiamo le "possibilità fenomenologiche" di un eventuale mestiere, ad esempio il falegname. Allora, si avrebbe questo tipo di necessità, da "piegare" alla bisogna dell'artigiano che c'è in me:


Non è esatta, la "scala" delle priorità.
  • Prima di tutto, c'è un qualche bisogno che si presume possa essere soddisfatto tramite la lavorazione (e quindi la "trasformazione") del legno
  • Una volta esperita la possibilità di soddisfacimento del bisogno da parte della materia, si pone il problema di "modellarla" e di renderla di bell'aspetto. Tutto ciò, potrebbe essere innanzitutto "occasionale" e non necessario. (Intendo dire: forse la "bella realizzazione" è frutto delle leggi del caso.)
  • Poi, la verificabile valentìa delle mie capacità nel lavorare la materia; di qui, la "qualifica" (anche non esplicita) di artigiano di questo settore specifico
  • Ancora, la "committenza" di coloro i quali condividono lo stesso spazio pubblico; forse non è neanche destinata a essere "lucrosa", agli inizi, la mia "attività"

A questo punto, anche se i "piani" non sono così definitivi e successivi, si potrebbe pensare al resto.

Scritto da nickilist@


  • Ricerca e approvvigionamento della materia
  • "invenzione" (e anche ri-adattamento) degli strumenti "giusti" (la cosa implica "misura")
  • Deposito (da controllare quotidianamente, perché potrebbe essere reso inservibile dal clima; altra "tecnica", per conservare)
  • Saggio delle diverse attitudini di ciascun tipo di legno (maggiore o minore durezza e/o tenerezza della materia, e conseguente - diciamo così - "scala di destinazione d'uso"
  • Prima, durante e dopo, cambio in corso d'opera dello strumentario
  • ingegno e tecniche per "formare" a piacere (entro i limiti che pure impone) la materia: innanzitutto per "curvarla".
  • apertura verso le "abitudini" degli altri (anche se la cosa è problematica, dal momento che un "mobile" potrebbe a sua volta determinare delle "effettività", per cui bisognerebbe lavorare anche allo specifico così determinatosi: in sostanza. si sarebbe al cospetto di una "destinazione" non-originale, sulla quale però si potrebbe intervenire in maniera "originale")
 
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