Unicredit: solo news n. 4

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Moody's abbassa l'outlook sulle banche italiane a negativo. Cosa rischiano con un pil a zero nel 2023
di Francesca Gerosa

Solo le banche di Austria e Regno Unito si salvano dalla scure di Moody's. Gli outlook sulle banche di Italia, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Polonia e Slovacchia sono stati abbassati da stabili a negativi. Nota positiva: i coefficienti patrimoniali delle banche italiane sono solidi


https://www.milanofinanza.it/news/m...con-un-pil-a-zero-nel-2023-202211021219381124
 

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UNICREDIT: FT, ATTRITI CON BCE SU RESTITUZIONE LIQUIDITA' A AZIONISTI E PRESENZA IN RUSSIA

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 07 nov - Tra la Banca centrale europea e Unicredit ci sarebbero "attriti" sui piani della banca italiana per la restituzione di liquidita' agli azionisti e sulla presenza dell'istituto in Russia. Lo riferisce il Financial Times, che cita fonti vicine alla vicenda. Secondo la ricostruzione del quotidiano finanziario, "la tensione sarebbe cresciuta da quando l'amministratore delegato Andrea Orcel e' subentrato nell'aprile 2021, mettendo in atto una strategia aggressiva per rivedere le operazioni di UniCredit e aumentare il payout agli azionisti". Il Ft spiega che "secondo una fonte informata sui fatti, le parti avrebbero espresso i loro punti di vista, discordanti, in una serie di lettere", dalle quali emergerebbero "rapporti piu' che leggermente tesi". Nessun commento dalla Bce, mentre UniCredit ha sottolineato che "la Bce ci ha sempre fornito indicazioni" durante la revisione strategica e "il sostegno delle autorita' di regolamentazione e' indicativo della fiducia che hanno dimostrato nei confronti dell'istituto".
Ars
(RADIOCOR) 07-11-22 09:19:18
 

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Comunicato stampa:

UniCredit: aggiornamento sull’esecuzione del programma di acquisto di azioni proprie nel periodo dal 31 ottobre 2022 al 4 novembre 2022


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Bce: sale la tensione con le banche (MF)

ROMA (MF-DJ)--Ieri in borsa il titolo Unicredit ha lasciato sul terreno l'1,86% a 12,8 euro. La banca di piazza Gae Aulenti si e' mossa in netta controtendenza rispetto al settore (l'indice del comparto e' salito dell'1,17%) sulla scia di rumor su frizioni tra il ceo Andrea Orcel e la Vigilanza della Bce. Nel dettaglio il Financial Times ha parlato di "attriti" in merito alla politica di restituzione della liquidita' agli azionisti, oltre che sulla presenza dell'istituto in Russia. Il quotidiano economico inglese non ha fornito dettagli sugli addebiti di Francoforte, ricordando pero' che "la tensione sarebbe cresciuta da quando l'amministratore delegato, Andrea Orcel, e' subentrato nell'aprile 2021, mettendo in atto una strategia aggressiva per rivedere le operazioni di Unicredit e aumentare il payout agli azionisti". Se la Vigilanza non ha commentato la ricostruzione, scrive MF-Milano Finanza, la banca ha sottolineato che "il sostegno delle autorita' di regolamentazione e' indicativo della fiducia che hanno dimostrato nei confronti dell'istituto". Diversi analisti peraltro hanno fatto presente che, se un payout del 35% (portato al 75% dai buyback) non e' dissimile da quello pagato dalle banche piu' generose, oggi Unicredit puo' comunque contare su un cet1 piu' alto (15,4%) e su un npe ratio al di sotto della media. Da qualche mese pero' la Vigilanza Bce guidata da Andrea Enria e' molto attenta all'evoluzione del quadro economico e ai potenziali effetti di una recessione. Proprio per questa ragione Francoforte ha chiesto alle banche proiezioni di capitale che considerino scenari avversi, in modo da definire caso per caso se necessario le politiche su dividendi, buyback e bonus. Inoltre i supervisori stanno verificando le procedure sul credito, chiedendo modifiche e requisiti aggiuntivi nel caso non siano adeguate. Proprio per fine ottobre gli istituti hanno dovuto fornire le informazioni relative all'impatto del quadro macroeconomico sulle principali grandezze di bilancio. La sensazione di diversi banchieri e' che le interferenze della vigilanza e i paletti su bonus e dividendi stiano diventando sempre piu' marcati e che, specie in una fase molto delicata come quella attuale, rischino di sovraccaricare i gruppi. Questo per esempio e' lo spirito di una lettera che nei giorni scorsi Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Societe' Generale ed ex membro dell'esecutivo Bce, ha indirizzato alla banca centrale. Obiettivo della missiva e' protestare contro le richieste dei funzionari di essere presenti alle riunioni dei cda. Questa pratica, si legge nella lettera, limita l'efficacia delle discussioni all'interno del board. "Per quanto ne so, nessun'altra autorita' nelle principali economie avanzate partecipa alle riunioni dei cda e ai comitati nella sua attivita' di supervisione", ha scritto. Condivisa da diversi banchieri italiani, la lettera da' la misura del nervosismo che oggi si registra nei rapporti tra la Vigilanza e molti intermediari europei. Nella lettera peraltro Bini Smaghi ha richiesto un incontro con Enria e i con presidenti di altri grandi istituti di credito "per uno scambio di opinioni su come garantire una corretta valutazione della governance". In attesa che arrivi un chiarimento, la tensione sembra insomma destinata a restare alta. Tornando a Unicredit, diversi analisti si sono chiesti come potrebbe cambiare la strategia della banca in caso di stretta sulle politiche di remunerazione. Ragionando per il momento in via teorica, il cuscinetto di capitale in eccesso potrebbe essere incanalato verso un'operazione di consolidamento. Magari verso la preda su cui Orcel non ha mai smesso di ragionare, Banco Bpm. red fine MF-DJ NEWS

08/11/2022 09:42
 

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di ieri...

Unicredit: emette green bond da 1 mld richiesto da oltre 200 investritori

MILANO (MF-DJ)--Unicredit ha emesso con successo un Senior Non Preferred Green Bond fix-to-floater da 1 miliardo di euro con scadenza a 5 anni e possibilita' di rimborso anticipato (call) dopo 4 anni, rivolto a investitori istituzionali. L'obbligazione, si legge in una nota, e' stata distribuita a diverse categorie di investitori istituzionali quali fondi e assicurazioni (75%), banche e private banks (13%), hedge funds (6%), enti sovranazionali (6%). Complessivamente, il 78% delle obbligazioni e' stato collocato presso investitori con un focus Esg/Sri/Green. La domanda e' pervenuta principalmente da: Francia (27%), Regno Unito (17%), Germania/Austria (15%), Italia (14%), Paesi Nordici (12 %), Penisola Iberica (7%), Svizzera (3%) e altri (5%). L'emissione fa seguito a un processo di book building che ha raccolto domanda per oltre 2,6 miliardi di euro da parte di piu' di 200 investitori a livello globale. Grazie a cio', il livello inizialmente comunicato al mercato di circa 315 pb sopra il tasso mid-swap a 4 anni e' stato rivisto e fissato a 285pb. Conseguentmente la cedola annuale e' stata determinata pari al 5,85%, con prezzo di emissione/re-offer di 99,948%. L'emissione di Senior Non-Preferred Green Bond e' avvenuta nell'ambito del Sustainability Bond Framework (il "Framework") di UniCredit pubblicato nel 2021 e allineato ai Green and Social Bond Principles e alle Sustainability Bond Guidelines dell'International Capital Market Association. La rendicontazione annuale garantira' l'allocazione trasparente dei proventi e il monitoraggio anche in termini di impatto ottenuto. Il ricavato e' destinato a finanziare specifici progetti in materia di energie rinnovabili, trasporti puliti ed edifici verdi come delineato nel suddetto Framework. L'emissione mira a sostenere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UN SDGs) numero 7 (Energia accessibile e pulita), numero 9 (Industria, Innovazione e Infrastrutture) e numero 11 (Citta' e comunita' sostenibili). Questa emissione sottolinea ulteriormente il forte impegno di Unicredit per la sostenibilita' e l'importanza strategica delle tematiche Esg per il gruppo. L'emissione fa parte del Funding Plan 2022 e conferma ancora una volta la capacita' di UniCredit di accedere al mercato in diversi formati. UniCredit Bank ha agito in qualita' di Global Coordinator e di Joint Bookrunner assieme a Barclays, Bnp Paribas, Hsbc, Morgan Stanley, Santander e Ubs. Le obbligazioni, documentate nell'ambito del programma Euro Medium Term Notes dell'emittente, si classificheranno di pari passu con il debito Senior Non Preferred in essere dell'emittente. I rating attesi sono i seguenti: Baa3 (Moody's)/ BBB- (S&P)/ BBB- (Fitch). La quotazione avverra' presso la Borsa di Lussemburgo. com/cce MF-DJ NEWS

08/11/2022 19:31
 

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UNICREDIT, BERENBERG AUMENTA TARGET PRICE: TITOLO PUÒ CORRERE ANCORA

Berenberg ha aumentato il prezzo obiettivo su UniCredit da 14,5 a 17 euro per azione, esprimendo un giudizio Buy sul titolo e sottolineando come le azioni hanno spazio per continuare a correre. La banca italiana "ha sovraperformato il settore delle banche dell'UE del 30% circa negli ultimi tre mesi, invertendo le perdite subite dalle sue azioni a causa dell'esposizione alla Russia", sottolinea il broker.

"Dopo aver rivisto al rialzo la propria guidance sui ricavi, mantenendo la focalizzazione sul rischio ed eseguendo il piano di distribuzione del capitale, UniCredit sta realizzando con successo su tutti i fronti, a nostro avviso, e prevediamo che ciò continui", viene aggiunto. Berenberg stima che il CET1 ratio 2024 di UniCredit possa raggiungere il 13,7%, ben al di sopra del target 12,5-13,0%.

(TELEBORSA) 11-11-2022 20:00
 

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Qui le motivazioni:

Berenberg: perché Unicredit può rendere almeno il 15% svalutando completamente la Russia
di Elena Dal Maso

La banca guidata dall'ad Orcel ha recuperato quasi tutto lo scivolone da inizio anno dopo l'invasione della Russia in Ucraina e ha fatto meglio dell'indice bancario europeo del 30%. Eppure ha uno sconto sul p/e rispetto ai concorrenti del 15% e una guidance sui margini molto conservativa. Quanto al Cet 1...​

Unicredit sale lunedì 14 novembre dell'11% circa a 12,93 euro per 26,15 miliardi di capitalizzazione mentre il Ftse Mib è positivo per lo 0,4% recuperando quasi tutta la perdita da inizio anno (-6% circa) scatenata dall'invasione della Russia in Ucraina.

Il gruppo milanese, guidato dal ceo Andrea Orcel, ha sovraperformato il settore delle banche Ue del 30% negli ultimi tre mesi, invertendo in questo modo l'ondata di vendite subite a causa dell'esposizione alla Russia. Dopo aver rivisto al rialzo la guidance ai ricavi, spiegano gli analisti di Berenberg, "restando focalizzata sul rischio e proseguendo sulla strada della remunerazione degli azionisti, Unicredit sta realizzando con successo il piano industriale come promesso e siamo convinti che questo percorso continuerà".

Nonostante il recente rally delle azioni, i broker sono dell'avviso che la "ricompensa sul rischio rimanga molto interessante dal momento che le azioni sono ancora scambiate con uno sconto del 15% circa rispetto al settore se si va a guardare il multiplo prezzo/utile" (p/e). Berenberg alza quindi il target price da 14,5 a 17 euro per azione e conferma il rating buy sul titolo. Questo significa che la banca ha un upside, un potenziale rialzo, di circa il 30%.

Una guidance sul margine di interesse troppo cauta

Fra i punti a vantaggio della banca, sottolineano gli analisti, la possibilità di ulteriori revisioni al rialzo del margine di interesse (Net Interest Income, NII) nei prossimi anni, grazie all'aumento dei tassi della Bce dopo che la voce è stata rivista al rialzo per la terza volta nel 2022 e la previsione che il NII per il 2023 (senza la Russia) sarà di almeno 10,1 miliardi di euro.

La guidance si basa sul fatto che il tasso della Bce (Deposit Facility Rate) rimanga stabile all'attuale livello dell'1,5%. Il dato implica anche una crescita annua "di almeno il 12% grazie al contributo positivo dell'aumento dei costi per le società (3%) che va a bilanciare il 4% in meno di NII sul fronte dei prestiti Tltro della Banca centrale europea".

Da ricordare, scrive Berenberg, che Unicredit ha una guidance di 0,5 miliardi di euro di margine di interesse (NII) in più per ogni 100 punti base di aumento dei tassi (Deposit Facility Rate). Le aspettative del mercato per i tassi in Ue sono al 3% entro la fine del 2023, "il che lascia chiaramente spazio per ulteriori revisioni al rialzo della guidance". Gli analisti prevedono in tal senso che i margini (NII) nel 2023 (esclusa la Russia) toccheranno i 10,7 miliardi di euro e ipotizzano un comunque prudente livello di tassi del 2,5% entro la fine del 2023 nel loro modello applicato a Unicredit.

Il rigore sui prestiti e costo del rischio

Un altro punto che viene messo in evidenza nel report è "l'attenzione al rischio della banca, alla base della visione positiva nei confronti delle perdite sui prestiti, dal momento che Unicredit mantiene un migliore approccio al rischio, che a sua volta probabilmente si tradurrà in minori perdite sui prestiti per la banca".

Al momento la perdita attesa sui prestiti in essere (34 punti base) e sui nuovi prestiti (26 punti base) è rimasta "sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni ed è ben al di sotto dei livelli del 2016-19 (di circa 6 punti in media)". Gli analisti prevedono che il costo del rischio di Unicredit raggiunga i 45 punti base nel 2023, un valore inferiore alle previsioni di consenso di 55 punti.

Sul fronte poi della solidità di capitale, il coefficiente Cet 1 si attestava al 15,4% nel terzo trimestre del 2022. Berenberg a questo punto ipotizza una svalutazione completa dell'esposizione russa per circa 100 punti base, con l'effetto che il Cet 1 ratio scenderebbe al 14,0%, ovvero un cuscinetto di 500 punti base sopra i requisiti minimi richiesti alla banca dalla Bce.

Perché Unicredit può rendere il 15-16% annuo

Questo buffer di capitale in più, insieme al miglioramento della redditività, "sono due elementi importanti che continuano a sostenere il piano di distribuzione del capitale". Ed ecco perché gli analisti di Berenberg credono che Unicredit potrebbe avere un rendimento complessivo (total yield, somma di cedola e buyback) del 15-16% annuo nei prossimi tre anni, sulla base di un payout ratio totale atteso dagli specialisti dell'80-90%. Un dato superiore del 10% circa rispetto al payout totale medio del settore. Su questa base, Berenberg prevede che il Cet 1 ratio al 2024 possa raggiungere il 13,7%, ben al di sopra del target 12,5-13,0%.

L'aumento del target price sul titolo deriva da un aumento delle stime sugli utili "per il 2022 del 26% grazie a maggiori ricavi e minori perdite sui prestiti nel terzo trimestre".

Ultimo aggiornamento: 14/11/2022 12:26
 

steve50

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RAI NEWS 24 ora in diretta.... ultim'ora UCRAINA - ZELENSKY: LA PACE SI STA AVVICINANDO PER TUTTA L'UCRAINA...
rilevato che in passato ha fatto solo e soltanto dichiarazioni super bellicose.... che ci siano davvero segnali di tregua/pace... sembra che sia Biden che Macron stiano spingendo in tale direzione....

Effetti sulle quotazioni sarebbero (a mio modesto parere) rilevanti ;)

Saluti
 

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UniCredit: aggiornamento sull’esecuzione del programma di acquisto di azioni proprie nel periodo 7-11 novembre 2022


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Banche e dividendi 2023? Scope Rating: per garantirli saranno necessari solidi piani di accumulo
di Rossella Savojardo

Secondo gli analisti, la graduale revisione del bilancio in un contesto di tassi favorevoli e il costo del rischio guideranno la redditività delle banche il prossimo anno. Le nuove sfide anche dalla fine dei Tltro​

I risultati delle banche italiane nel terzo trimestre sono stati forti. Margini di interesse più ampi riflettono tassi più elevati, le spese operative e il costo del rischio sono sotto controllo, le tendenze della qualità degli asset sono intatte ma con una recessione alle porte ci si chiede quale sarà lo scenario 2023 per gli istituti di credito.

La redditività delle banche nel 2023 sarà guidata da due fattori

Nonostante il deterioramento del contesto macro, gli esperti di Scope Rating rimangono costruttivi sulle prospettive per il 2023. "La visibilità è migliorata e con i tassi di mercato che si sono spostati a prezzi superiori del previsto, le prospettive dei ricavi per le banche italiane sembrano più luminose". "Un aumento dei tassi d'interesse superiore al previsto potrebbe far salire gli interessi netti fino al 25% rispetto al 2021." I mutuatari, nel frattempo, sono resilienti, grazie in parte a misure governative per mitigare il costo dell'aumento dei prezzi dell'energia. Dunque secondo Scope le banche non vedono ancora segni di deterioramento della qualità del credito.

Entrando nel dettaglio, Alessandro Boratti, Cfa di Scope, ritiene che la redditività delle banche nel 2023 sarà guidata principalmente da due fattori: la graduale revisione del bilancio in un contesto di tassi più favorevoli, che continuerà ad aumentare le entrate e in secondo luogo il costo del rischio potenzialmente più elevato, anche se questo dipenderà in gran parte dalla forma e dalla durata della prossima recessione.

"Siamo cauti riguardo ai rischi derivanti da un peggioramento delle prospettive macroeconomiche. Una recessione danneggerebbe le banche da più parti (prestiti, commissioni e costi del credito) portando a risultati netti più bassi. Misure fiscali mirate per sostenere le famiglie e le imprese in un momento di alti prezzi dell'energia potrebbero essere fondamentali per prevenire un'ondata di default sui prestiti", spiega Boratti.

Le sfide per le banche dalla fine dei Tltro

La fine dei Tltro (le operazioni mirate di finanziamento a lungo termine della Banca centrale europea) ha sempre portato nuove sfide per le banche italiane. Nel corso del 2023 le banche italiane dovranno trovare finanziamenti alternativi e questo riaccenderà le loro attività di finanziamento del mercato dei capitali, ciò avrà un costo.

Tuttavia, la necessità di finanziamenti dovrebbe essere limitata. Dopo la crisi finanziaria globale, i finanziatori hanno progressivamente ridotto la loro dipendenza dal mercato obbligazionario per il finanziamento, aumentando la loro base di depositi dei clienti. Questa tendenza ha accelerata durante la pandemia, quando i depositi sono stati rafforzati da elevati tassi di risparmio delle famiglie e dalla maggiore liquidità disponibile per le società non finanziarie. Data la crescita dinamica dei depositi dei clienti negli ultimi anni, da Scope ritengono che la pressione sui ricavi derivanti dai maggiori costi di finanziamento dovrebbe essere gestibile per la maggior parte delle banche".

Le banche e i dividendi del prossimo anno

Infine faro sulle cedole. Stando all'analisi di Scope Rating, UniCredit, Mediobanca e Banca Popolare di Sondrio hanno riserve significative per i loro requisiti patrimoniali e per i propri obiettivi interni. Pertanto, possono continuare, e in effetti sembrano impegnati, a perseguire piani di distribuzione, dividendi o riacquisti di azioni.

Tuttavia, bisogna ricordare che le autorità di vigilanza hanno mostrato una certa preoccupazione per le prospettive economiche negative, esortando le banche a essere prudenti sulle ipotesi macroeconomiche e sui piani di distribuzione. "Non ci aspettiamo che si ripetano i divieti di distribuzione in stile Covid", dicono gli analisti, "ma siamo d'accordo con l'opinione delle autorità di vigilanza secondo cui, di fronte all'aumento dell'incertezza macroeconomica, gli impegni aggressivi di pagamento possono ridurre il margine di manovra delle banche".

In particolare, la Bce sembra preoccupata per gli impegni assunti dalle banche nei confronti degli importi assoluti. Ciò è comprensibile perché se i guadagni dovessero deludere, le banche dovrebbero rispettare i loro impegni riducendo a loro volta i "cuscini" di capitale. Un buon piano di accumulo per le esigenze del prossimo anno è un fattore che supporta le valutazioni sulle banche in Italia. Una significativa riduzione delle riserve di capitale secondo Scope avrebbe implicazioni negative per i profili di credito delle banche.

Ultimo aggiornamento: 17/11/2022 13:35
 

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Unicredit: quota azioni proprie al 3,85% dopo ultimi acquisti

MILANO (MF-DJ)--UniCredit, nell'ambito del programma di buyback, ha acquistato, tra il 14 e il 18 novembre, 5.717.000 azioni proprie a un prezzo medio ponderato di 12,9922 euro. Alla data del 18 novembre, a partire dall'avvio della seconda tranche del programma di buyback 2021, UniCredit ha acquistato un totale di 77.937.918 azioni, pari al 3,85% del capitale sociale per un controvalore complessivo pari a 881.044.929,84 euro, informa una nota. com/alb alberto.chimenti@mfdowjones.it (fine) MF-DJ NEWS

22/11/2022 09:19
 

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Ecco l’esposizione delle banche europee alla Russia aggiornata al terzo trimestre. Perché Citi preferisce Unicredit a Raiffeisen
di Francesca Gerosa

Due le banche europee con la maggior esposizione alla Russia, secondo un’analisi di Citi. Intesa Sanpaolo la più virtuosa. Perché è meglio vendere Raiffeisen

https://www.milanofinanza.it/news/e...tre-perche-citi-preferisce-202211231555015042

Gli stralci:

Due le banche europee con la maggior esposizione alla Russia

Mosca ha messo in atto un controllo sulle banche che escono dal paese e il mercato vede l'esposizione alla Russia come un rischio aggiuntivo quando si considera il rendimento del capitale. “L'esposizione alla Russia rappresenta il 3% del book value tangibile e lo 0,3% del portafoglio prestiti delle principali banche europee, escludendo Unicredit e Raiffeisen”, indica Citi. Infatti, le banche con la maggior esposizione alla Russia sono Raiffeisen con circa il 175% del book value tangibile e circa il 25% dei prestiti e Unicredit con circa il 15% del book value tangibile e circa il 2% dei prestiti, per lo più legate alle attività nazionali onshore. Mentre l'esposizione transfrontaliera è pari a circa il 70% dell'esposizione media del campione di banche di Citi (oltre a Raiffeisen e Unicredit, Societe Generale, Intesa Sapaolo, Credit Agricole, Deutsche Bank, Commerzbank, Bnp Paribas, Ing).

Perché Citi preferisce Unicredit a Raiffeisen

Tra le banche europee più esposte alla Russia, Citi preferisce Unicredit a Raiffeisen. “La banca italiana gode di una forte posizione patrimoniale di partenza e di una solida capacità di generazione di capitale organico, che le ha consentito di approvare due tranche di buyback quest’anno. Inoltre, Unicredit ha un'informativa dettagliata e trasparente sulla Russia e fornisce aggiornamenti regolari sul potenziale impatto sul capitale: -91bp l’impatto residuo al terzo trimestre di quest’anno. Prevediamo un coefficiente patrimoniale Cet1 di circa 15,4% a fine anno, pro-forma considerando l’attuale impatto della Russia e del buyback da 2 miliardi di euro previsto per il 2022, il Cet1 sarebbe di circa il 13,9%, al di sopra dell'obiettivo del management e di 490 pb al di sopra dello Srep. I target di Unicredit, al netto del valore dei cambi e delle partecipazioni, prevedono un'ulteriore riduzione della leva finanziaria. D'altro canto”, conclude Citi, “abbiamo recentemente abbassato il rating su Raiffeisen a sell, in quanto prevediamo che la banca non pagherà dividendi per tre anni al fine di raggiungere l'obiettivo di un Cet1 oltre il 13% annunciato di recente dal management ex Russia”.
 

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Banche: nuovi incentivi per cedere Npl (MF)

ROMA (MF-DJ)--Gli effetti della frenata economica sul credito sono oggi all'attenzione di banchieri e investitori. Il tema e' anche sotto la lente del governo che nella legge di bilancio potrebbe prevedere nuovi incentivi per aiutare l'attivita' di de-risking degli istituti. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza infatti in manovra potrebbe entrare il rinnovo della garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni di crediti deteriorati (Gacs). Lo strumento, concepito nel 2016 dal governo Gentiloni, e' stato molto utilizzato negli anni scorsi nell'ambito dei processi di smaltimento avviati dai gruppi grandi e medi ma e' arrivato a scadenza nel giugno scorso. Complice la crisi di governo e la pausa elettorale la misura non e' ancora stata rinnovata ma potrebbe esserlo in legge in bilancio. In tale direzione stanno spingendo le banche che, per dismettere i nuovi flussi di non performing loan, avranno bisogno dello strumento. Sembra pero' che le condizioni a cui le Gacs saranno rinnovate potrebbero essere piu' penalizzanti rispetto al passato. Nell'ambito delle discussioni in corso con la DgComp di Bruxelles (che deve dare una autorizzazione preventiva alla misura, in linea con la normativa sugli aiuti di Stato) si sta infatti ragionando su un abbassamento della soglia di copertura della tranche senior della cartolarizzazione dal 100% all'80%. Una ulteriore stretta dovrebbe poi riguardare i servicer con l'introduzione di un monitoraggio piu' stretto sulle performance dei piani di recupero. In diverse occasioni infatti negli anni scorsi i recuperi effettuati sono risultati inferiori a quelli stimati dai business plan, o per stime troppo ottimistiche in fase di sottoscrizione o per shock esterni come e' stato il covid. L'obiettivo e' insomma quello di sgravare i contribuenti di un rischio che, in certi scenari, potrebbe rivelarsi alquanto oneroso. Resta per il momento esclusa la possibilita' di estendere la garanzia pubblica anche agli unlikely to pay, cioe' la classe attivi oggi piu' rappresentativa dello stock dei crediti deteriorati rimasto nei bilanci bancari. Nel dicembre 2019 il Parlamento greco aveva introdotto uno strumento molto simile, la Haps, che per l'appunto riguarda tutte le categorie di non performing exposure e che qualche osservatore ha additato come un modello possibile per l'Italia. Sembra pero' molto improbabile che il Tesoro scelga di andare in questa direzione. Di sicuro nei prossimi due anni (questo dovrebbe essere l'arco temporale coperto dal rinnovo delle Gacs) l'attivita' di de-risking delle banche italiane potrebbe rivelarsi molto intensa. Oltre ai 78 miliardi di npe presenti sui bilanci bancari a marzo 2022 (di cui 44 miliardi di past due e utp), l'altra aree di attenzione oggi sono quella dei prestiti garantiti dallo Stato. red fine MF-DJ NEWS

24/11/2022 08:20
 

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Banche: af Jochnick (Bce), ben capitalizzate ma oulook e' peggiorato (Sole)

MILANO (MF-DJ)--"Le banche sono in generale ben capitalizzate, il livello della liquidita' e' buono, gli Npl sono bassi. Ma le prospettive economiche sono peggiorate molto in Europa e nel mondo negli ultimi mesi. E questo e' il motivo per il quale abbiamo chiesto alle banche di aggiornare le traiettorie di capitale per tenere conto esplicitamente della possibilita' di una recessione. Stiamo ora analizzando le traiettorie aggiornate che sono state presentate". Lo afferma Kerstin af Jochnick, membro del Consiglio di vigilanza della Bce, in un'intervista al Sole 24 Ore, puntualizzando che "questa revisione e' parte di un dialogo bilaterale tra noi e le banche; i prossimi passi saranno discussi con un approccio individuale, banca per banca. Vogliamo un sistema bancario forte, banche ben capitalizzate, in grado di sostenere l'economia reale durante tutto il ciclo". alb alberto.chimenti@mfdowjones.it (fine) MF-DJ NEWS

25/11/2022 08:43

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Banche: af Jochnick (Bce), stop dividendi e buyback non e' nei piani (Sole)

MILANO (MF-DJ)--"Una raccomandazione sullo stop ai dividendi e al riacquisto di azioni come quella adottata durante la fase iniziale molto incerta della pandemia non e' nei nostri piani. Ora ci troviamo in un altro tipo di crisi, caratterizzata da un alto grado di incertezza su cosa accadra' l'anno prossimo. Come supervisori, dobbiamo capire, con un dialogo individuale, fino a che punto le banche stesse conoscono a fondo le loro posizioni di capitale e se saranno in grado di gestire lo scenario avverso. Il prossimo futuro non sara' facile per l'economia dell'area dell'euro e vi saranno sfide complesse da superare. Come e' noto, sono state recentemente effettuate delle considerevoli operazioni di buyback, senza restrizioni da parte nostra. Diverse banche ne hanno fatto richiesta e noi le abbiamo autorizzate poiche' avevano lo spazio per poterlo fare. Non applichiamo quindi vincoli generalizzati al settore con un approccio unico per tutti i casi". Lo afferma Kerstin af Jochnick, membro del Consiglio di vigilanza della Bce, in un'intervista al Sole 24 Ore. Per quanto riguarda nello specifico i dividendi, "l'Autorita' bancaria europea ha raccomandato alle banche di evitare gli importi assoluti e anche noi non siamo a favore di questo approccio. piu' prudente utilizzare una percentuale sui profitti. I motivi sono chiari: non si puo' sapere in anticipo, con esattezza, l'entita' dei profitti nell'anno a venire; quindi si rischia di promettere agli azionisti una cifra specifica che non puo' essere mantenuta se non indebolendo la banca quando, ad esempio, l'andamento dell'economia e' peggiore del previsto. Questo vale in generale, non solo per le banche". alb alberto.chimenti@mfdowjones.it (fine) MF-DJ NEWS

25/11/2022 08:52

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Banche: af Jochnick (Bce), restino prudenti su rischio credito, occhio a Npl (Sole)

MILANO (MF-DJ)--"Per ora il rapporto Npl/totale attivi resta contenuto intorno al 2%. Al fine di gestire meglio i rischi e non farsi sorprendere tra qualche anno da un improvviso deterioramento dei bilanci, come gia' accaduto in passato, vogliamo che le banche definiscano in maniera proattiva le loro politiche di accantonamento. Speriamo che i crediti deteriorati non aumentino molto". Lo afferma Kerstin af Jochnick, membro del Consiglio di vigilanza della Bce, in un'intervista al Sole 24 Ore. Per il banchiere pero' "non e' un buon segno l'aumento dei prestiti nello Stage 2, cioe' dei prestiti con un profilo di rischio in peggioramento. Ci indica che forse ci sara' un aumento dei crediti deteriorati. per questo motivo che, come dicevo, il rischio di credito e' una delle problematiche piu' importanti che stiamo esaminando al momento. fondamentale che le banche restino prudenti e si impegnino a modulare strategie e piani per tenere conto dei rischi derivanti dal contesto attuale". alb alberto.chimenti@mfdowjones.it (fine) MF-DJ NEWS

25/11/2022 08:59
 

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Dividendi: le banche italiane piu' a rischio di una revisione payout (Milanofinanza.it)

Di Francesca Gerosa (Milanofinanza.it)

MILANO (MF-DJ)--L'indice Stoxx Banks Ue si limita a un rialzo dello 0,13%, ma si avvia a chiudere l'ottava settimana positiva di seguito, sui massimi da inizio giugno. Si sta mettendo in luce anche l'indice Ftse Italian Banks, cresciuto del +40% negli ultimi quattro mesi tanto da azzerare quasi del tutto la perdita da inizio anno (-3,7%), un andamento migliore in termini relativi rispetto a quello dell'indice Stoxx globale, fermo a -9,60%. Una performance positiva nonostante le raccomandazioni di cautela dei regolatori alle banche. Ultimo il membro della Vigilanza della Bce, Kerstin af Jochick, il quale ha ribadito la richiesta di un approccio prudente alle banche, escludendo, tuttavia, il rischio di un ban generalizzato alle distribuzioni di capitale come nel periodo della pandemia. In particolare, Kerstin af Jochick ha sottolineato che le banche europee sono ben capitalizzate e con elevati livelli di liquidita', ma alla luce delle incertezze sulle prospettive economiche devono aggiornare le traiettorie di capitale, tenendo in considerazione la possibilita' di uno scenario recessivo.
Detto questo, le valutazioni della Vigilanza non saranno generalizzate, ma a livello di singola banca. Le banche che sono state recentemente autorizzate all'avvio di programmi di buyback (in Italia Unicredit) non hanno ricevuto restrizioni, visto che avevano spazio per poterli attuare. Al contempo, e' stata ribadita la raccomandazione a evitare annunci di distribuzioni in importi assoluti, quanto invece in termini di payout sugli utili. In Italia Unicredit ha fornito un target assoluto di distribuzione agli azionisti previsto nell'arco del piano: almeno 16 miliardi di euro. Queste indicazioni per Equita Sim sono coerenti con i messaggi veicolati nelle scorse settimane dal presidente della Vigilanza, Andrea Enria, e dal presidente dell'Eba, Jose' Manuel Campa, e confermano la necessita' di mantenere monitorato l'andamento del settore nell'attuale contesto di mercato. In ogni caso, ha commentato Bestinver Securities, sembra che alla Bce non piacciano le banche che prevedono un payout "fisso" in termini di miliardi di dividendi in contanti o di riacquisto di azioni proprie rispetto a una percentuale dell'utile netto. "Tra le banche che copriamo solo Unicredit e Mediobanca pagano il 100% del loro utile per azione "target" tramite dividendi in contanti o buyback", ha ricordato Bestinver Securities. "Quindi queste sono le due banche piu' a "rischio" di una revisione al ribasso del payout. Tutte le altre banche, soprattutto le ex popolari, hanno un payout ratio di circa il 50/60%, cioe' sostenibile anche ipotizzando un costo del rischio in crescita", ha precisato Bestinver. Il problema che "vediamo", ha continuato, "e' che il 2022 sara' l'anno migliore per le banche nell'ultimo decennio: margine di interesse in crescita e costo del rischio in calo, quindi la politica di payout del 2022 potrebbe tecnicamente essere anche migliore di quella del 2021. Tutto dipende dal possibile aggravarsi della crisi bellica e dal suo effetto sul costo del rischio delle banche. Di sicuro vediamo solo rischi al ribasso sul payout", ha avvertito Bestinver.

Comunque, "considerando l'attuale patrimonializzazione del sistema bancario italiano: buffer Cet1 ratio di oltre 400 bps rispetto allo Srep e i progressi raggiunti nella qualita' degli attivi riteniamo plausibile che le banche possano remunerare i propri azionisti in linea con i target dei piani industriali", ha commentato un altro analista che preferisce mantenere l'anonimato. red/cce MF-DJ NEWS

25/11/2022 12:40
 

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Aziende: Orcel (Unicredit), manifattura sotto pressione ma Italia ce la fara'

MILANO (MF-DJ)--"Siamo un Paese che ha molte risorse e tutto cio' che occorre per avere successo - dovremmo esserne piu' consapevoli. Abbiamo un'economia diversificata e ad alto valore aggiunto, abbiamo un numero di imprenditori e innovatori in costante crescita e un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che ha gia' iniziato a dare i suoi frutti. Basti pensare alle esportazioni e ai piani di investimento e crescita che stiamo sostenendo come Paese. Quindi, anche se le prospettive globali possono sembrare difficili, sono fiducioso che concentrandoci costantemente su questi elementi chiave, la nostra banca e il nostro Paese non solo se la caveranno, ma avranno un futuro radioso". Lo ha affermato Andrae Orcel, ceo di Unicredit, intervenendo a Lombardia 2030. "Certo, non sono tempi facili. Si prevede che la crescita globale scendera' dal 3,2% di quest'anno al 2,7% nel 2023 e che l'anno prossimo il Pil subira' un calo dell'1,9%. Come alcuni di voi in questa sala sanno fin troppo bene, il settore manifatturiero e' sotto pressione, la fiducia dei consumatori continua a essere debole e la pressione sulle famiglie sempre piu' elevata". cce MF-DJ NEWS

28/11/2022 12:27
 

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Citi: ecco le banche europee con un rendimento da dividendo più buyback di oltre il 10% nel 2023
di Francesca Gerosa

L’upgrade delle stime del consenso sugli utili per azione delle banche Ue ha subito un'ulteriore accelerazione a novembre con gli eps 2023 ora a +12% da inizio anno. Tra le top picks di Citi c’è anche Intesa Sanpaolo

https://www.milanofinanza.it/news/c...ck-di-oltre-il-10-nel-2023-202211291041319161

Lo stralcio:

Le banche che nel 2023 offriranno un rendimento da dividendo più buyback di oltre il 10%

Quanto al ritorno del capitale resta intatto. Santander e Ing continuano a riacquistare azioni, mentre Bnp Paribas inizierà il suo programma di riacquisto non appena si concluderà l'operazione BancWest. Tutto ciò dovrebbe continuare a sostenere l'indice euro Stoxx Banks. L’esperto di Citi si aspetta ulteriori annunci con i risultati dell'esercizio 2022, tanto che vede ancora un rendimento del capitale per il 2023 del 10% (6,7% per l'esercizio, 3,3% per i buyback) e oltre in alcuni casi. I rendimenti più elevati attesi sono quelli di Lloyds, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Royal Bank of Scotland Group, Bnp Paribas, Ing.
 

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Unicredit: in porto il buyback (MF)

ROMA (MF-DJ)--Unicredit sta per chiudere il secondo buyback dell'anno. Il programma di riacquisti da un miliardo approvato dall'assemblea di settembre dovrebbe arrivare in porto questa settimana. Considerando anche la precedente operazione da 1,6 miliardi varata a maggio, nel 2023 la banca guidata da Andrea Orcel ha riacquistato oltre l'11% del proprio capitale per un controvalore complessivo di oltre 2,4 miliardi. Un obiettivo, scrive Milano Finanza, non scontato in una fase di profonda incertezza sul fronte macroeconomico e regolatorio. Se gia' lo scorso 18 novembre il programma aveva messo a segno riacquisti per 881 milioni, le ultime transazioni hanno alzato ulteriormente l'asticella a quota 955 milioni, portandola cosi' molto vicino al tetto concordato in estate con la Bce. I programmi di riacquisto costituiscono una componente essenziale del piano industriale che lo scorso dicembre Orcel ha presentato agli investitori. La strategia prevedeva infatti una remunerazione totale di almeno 16 miliardi totali per il periodo 2021-2024, una novita' per azionisti che sono rimasti a lungo a dieta: solo quest' anno tra dividendi e buyback la banca ha distribuito infatti ben 3,75 miliardi. Con i riacquisti d'altra parte Unicredit ha voluto affrontare il periodo di forte volatilita' seguito all'invasione dell'Ucraina e al progressivo avvitamento del ciclo economico. Una scelta condivisa con molte altre societa' quotate a livello internazionale che nell'ultimo anno hanno fatto ampio ricorso allo strumento del buyback. Oltre a essere un segnale di fiducia nelle prospettive di medio termine, i programmi sono infatti lo strumento ideale per aumentare il valore delle azioni che, di fatti, dai minimi di maggio a oggi hanno guadagnato il 40%. Per gli istituti di credito pero' il tema resta delicato. Con l'inasprirsi del quadro congiunturale infatti la Bce ha messo sotto osservazione le politiche di remunerazione. Giovedi' 10 novembre il responsabile della Vigilanza di Francoforte Andrea Enria e' stato molto chiaro: le banche devono riconsiderare le loro previsioni sui livelli patrimoniali e le loro policy di distribuzione di dividendi o buyback sulla base di uno scenario previsionale che consideri una possibile recessione, o un blocco alle forniture di gas dalla Russia. Il numero uno della Vigilanza e' stato comunque molto chiaro nell'escludere uno stop ai dividendi come quello varato in via eccezionale nel 2020: "Ho detto varie volte, e lo ripeto, che quella era una situazione straordinaria". Al di la' delle dichiarazioni quello che molti banchieri si aspettano e' una stretta sui requisiti di capitale che spinga implicitamente le banche a essere meno generose con gli azionisti. Unicredit e le altre grandi banche rispondono ricordando che il 2022 e' stato un anno di grandi soddisfazioni per il settore europeo. La risalita dei tassi di interesse e il contenuto impatto del rallentamento economico sugli attivi hanno spinto al rialzo ricavi e profitti, mentre le dotazioni di capitale si mantengono mediamente robuste. Per Piazza Gae Aulenti per esempio il Cet1 e' al 15,41%. Queste obiezioni non riducono pero' l'alea di incertezza e, sebbene Unicredit si appresti a chiudere uno dei bilanci piu' solidi degli ultimi anni, gli investitori preferiscono non sbilanciarsi sulle remunerazioni del 2023. Orcel comunque continua a mandare messaggi di ottimismo al mercato: "Per troppo tempo Unicredit ha performato al di sotto delle aspettative. Noi le abbiamo permesso di liberare il suo enorme potenziale", ha spiegato ieri il banchiere a Class Cnbc. alu fine MF-DJ NEWS

29/11/2022 09:44
 

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Unicredit: conclusa 2* tranche buyback

MILANO (MF-DJ)--UniCredit ha concluso la seconda tranche del programma di acquisto di azioni ordinarie. La banca, informa una nota, ha acquistato un totale di 86.949.149 azioni, pari al 4,3% del capitale sociale, per un controvalore complessivo pari a 999.954.000,14 euro. Unicredit prevede di procedere quanto prima all'annullamento di tutte le azioni acquistate in esecuzione della seconda tranche del programma di buyback 2021. com/alb alberto.chimenti@mfdowjones.it (fine) MF-DJ NEWS

01/12/2022 08:34

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Unicredit: prima exit da Mosca (MF)


ROMA (MF-DJ)--Mentre dalla banca centrale arrivano le prime, timide aperture al dialogo verso le societa' occidentali, Unicredit si alleggerisce in Russia. Il Cremlino ha dato luce verde all'acquisizione da parte della casa automobilistica Avtovaz di RN Bank, la finanziaria controllata dalla joint venture tra Unicredit e l'alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Per la banca italiana (che detiene il 40% del veicolo societario), scrive MF-Milano Finanza, l'operazione vale circa 200 milioni di euro. Si tratta insomma di un primo passo di un complesso processo di exit su cui Unicredit ha iniziato a lavorare subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Nonostante i numerosi colloqui avuti nel corso degli ultimi mesi la banca guidata da Andrea Orcel non e' riuscita a smobilizzare gli asset detenuti nel paese anche a causa dei veti posti dal Cremlino. Ad agosto infatti il governo russo ha emesso un decreto che proibisce a 45 gruppi finanziari occidentali e giapponesi di cedere le attivita' detenute in Russia. Il provvedimento viene esplicitamente citato nell'autorizzazione che nei giorni scorsi Mosca ha dato alla transazione tra Avtovaz e Rn Bank e l'operazione e' avvenuta proprio all'interno della cornice normativa previsto dal decreto. La banca centrale ha pero' recentemente ribadito che, a certe condizioni, il quadro potrebbe evolvere in una direzione favorevole per l'occidente: "La Russia e' aperta ad ammorbidire le restrizioni sulle transazioni con i non residenti ostili in cambio di di uno scongelamento degli asset russi all'estero. I requisiti per i residenti possono essere liberalizzati il piu' possibile, mentre le restrizioni per i non residenti dovrebbero variare in base alla loro giurisdizione", ha spiegato nei giorni scorsi l'istituzione guidata da Elvira Nabiullina, aggiungendo che potrebbe considerare lo sblocco degli asset dei paesi ostili in risposta a un alleggerimento delle sanzioni. Vero e' che sono molti gli intermediari finanziari rimasti in panne dopo il decreto di agosto. Oltre alle italiane Unicredit e Intesa Sanpaolo il provvedimento ha interessato le europee Bnp Paribas, Deutsche Bank, Credit Agricole, Credit Suisse, Hsbc, Ubs, Natixis, Ing e Raiffeisenbank, le americane Goldman Sachs, Jp Morgan, American Express Bank, Citibank e Paypal e le finanziarie legate al mondo auto Toyota Bank, Mercedes-Benz Bank, Bmw Bank e Volkswagen Bank. red fine MF-DJ NEWS

01/12/2022 08:44
 

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Enria (Bce) striglia ancora le banche europee: troppo ottimiste​

di Francesca Gerosa

Alcune banche utilizzano ipotesi macro relativamente blande nei loro scenari avversi, avverte il presidente del Consiglio di vigilanza della Bce. Quanto all’esposizione a gruppi energetici è cresciuta del 14% nei primi 9 mesi. Finora impatto limitato, ma tra le imprese rischi di reazioni a catena



https://www.milanofinanza.it/news/e...e-europee-troppo-ottimiste-202212011225286205