Un'ora sola ti vorrei.

Scardanelli

MEMber
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Poche volte mi è capitato di vedere un film così intenso.
L'hanno appena trasmesso su Raitre.
Ne riporto sotto la scheda.

UN'ORA SOLA TI VORREI
Regia: Alina Marazzi.
Montaggio: Ilaria Fraioli.
Suono: Remo Ugolinelli, Alessandro Feletti, Benni Atria.
Produzione: Alina Marrazzi, Gianfilippo Pedote, Francesco Virga per Venerdì produzioni cinema; Giuseppe Piccioni per Bartlebyfilm.
Italia, 2002, b/n e col., 55'.
Un volto di donna. Due voci che scherzano, poi una canzone "Soltanto un'ora, io e te…", la cantante si interrompe, la sua vita anche. Quel volto, quella voce sono tutto ciò che ad Alina Marrazzi resta della madre, morta suicida quando lei aveva sette anni. La regista cerca di ricostruire la sua esistenza tramite il montaggio di sequenze filmate dal nonno materno fra il 1920 e il 1970. Le immagini mute sono accompagnate dalla canzone registrata di nascosto alla stazione di Milano e dalla voce della regista, che legge le lettere e i diari scritti dalla madre nel corso della propria vita ma anche i referti medici degli ospedali psichiatrici dove la donna ha trascorso lunghi periodi. La ricerca della madre rivela con una forza sconvolgente una delle fondamentali potenzialità affettive del cinema: rendere presente l'assente.
 
ciao prof.

Mi piace quando ti leggo stereo :)



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In effetti...è la prima volta che lo faccio, ma il film in questione mi ha colpito e spiazzato come non accadeva da tempo; ho in un certo senso riscoperto la potenza dell'immagine dopo che mi pensavo assuefatto da mille e mille visioni.
 
Una vicenda privata, drammatica e delicatissima, e una figlia che si interroga sulla propria madre attraverso i documenti visivi amatoriali e i diari che ella teneva.
Il tutto con una semplicità che crea, in chi guarda, una partecipazione e, in certi momenti, un disagio fortissimi.
Disagio dell'immagine di un volto bellissimo, di occhi ridenti dietro i quali si apre il baratro della sofferenza.
Un film violento come violenti sono gli atti d'amore estremi.
Una sorta di autoterapia, forse, nella quale chi guarda è chiamato a interrogarsi su se stesso.
Di film ne avrò visti mille e mille, sono andato ogni sera al cinema per anni e anni, vedendo di tutto.
Una cosa così non l'avevo mai vista.
 
Scritto da Scardanelli
Una vicenda privata, drammatica e delicatissima, e una figlia che si interroga sulla propria madre attraverso i documenti visivi amatoriali e i diari che ella teneva.
Il tutto con una semplicità che crea, in chi guarda, una partecipazione e, in certi momenti, un disagio fortissimi.
Disagio dell'immagine di un volto bellissimo, di occhi ridenti dietro i quali si apre il baratro della sofferenza.
Un film violento come violenti sono gli atti d'amore estremi.
Una sorta di autoterapia, forse, nella quale chi guarda è chiamato a interrogarsi su se stesso.
Di film ne avrò visti mille e mille, sono andato ogni sera al cinema per anni e anni, vedendo di tutto.
Una cosa così non l'avevo mai vista.

Purtroppo non ho visto il film in televisione, ma il tuo commento mi ha colpito molto. Spero di trovare la cassetta o il DVD per poterlo vedere.
Ciao:)
 
un vero peccato averlo perso :( :( :(
 
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