Vado di scorporo molto bene ultimamente

Intendevo dire che hanno scosso 2 volte l'albero per raccogliere un po di mele :)
 
Ultima modifica:
togliete quegli 800000 pezzi ai 0,5350 .toglieteli OK!
60 milioni
 
il doppino di rame, volgarmente chiamato rete, copre interamente il territorio nazionale.
bucare una città come Roma ex novo costerebbe almeno 3 miliardi. Si capisce benissimo che la valorizzazione di 15 è bassissima. Se poi qualcuno pensa che con il mobile la rete
non servirà più, allora vuol dire che non ha chiaro il futuro della telefonia. Tra pochi anni
il mobile verrà utilizzato prevalentemente da extracomunitari, mentre aziende e famiglie
utilizzeranno la rete per le più svariate esigenze. Quindi Telecom faccia attenzione a non
regalare....soprattutto a danno dei piccoli azionisti. Franchino scava 1000 metri a Milano e vedi quanto di costa di mano d'opera e poi rifai i conti.
 
auspicabile una bella accelerazione ora anche perche'
oltre a tutto siamo vicini alla zona ..medaglie OK!
60300000
 
Le tappe prossime:

TIT --->>> 0,547
TITR -->>> 0,445
 
Oh, ma portate na sfiga....
 
1. TELECOM, VADO DI SCORPORO? SÌ, NO, FORSE. A CHE GIOCO SPORCO GIOCANO CATRICALÀ E BASSANINI? PER CASO, VOGLIONO LA PELLE DI BERNABÈ?
Gli uscieri di Telecom si sono trasferiti all'alba dalla sede di corso Italia alla vicina via Isonzo dove al numero 9 si trova la sede dell'AgCom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dove oggi si decide il futuro dello scorporo della Rete, l'operazione alla quale è legato il destino di Franchino Bernabè.

Alla riunione nel palazzo di vetro e acciaio dove un tempo regnava l'ex-ministro dell'Innovazione Lucio Stanca, il dossier sarà esaminato dal presidente Marcello Cardani, un bocconiano milanese dai baffetti birichini, e dai membri della Commissione per le Infrastrutture e le Reti.

Tra questi, oltre all'esperto milanese Maurizio Decina ,che è stato anche presidente della Fondazione Bordoni, siede Antonio Preto, il 48enne avvocato di Valdagno che ha svolto gran parte della sua carriera come funzionario europeo.
È stato lui a mettere ieri nelle orecchie degli uscieri e di Bernabè la pulce del dubbio perché nel corso dell'ennesimo convegno sul futuro della Rete ha dichiarato che lo scorporo potrà avvenire solo a condizione che ci siano i prerequisiti di "affidabilità e serietà".

Anche per gli uscieri di Telecom che conoscono la differenza tra la realtà e la fantasia le parole di Preto sono state interpretate come un campanello d'allarme. Allo stesso modo deve averle decifrate Franchino Bernabè che nello stesso convegno ha lanciato una sorta di appello al governo e all'AgCom sottolineando che lo scorporo non è un'idea balzana che si trascina da oltre 15 anni, ma "un grande intervento di modernizzazione del Paese, un'operazione di sistema che però non può gravare tutta sulle spalle di Telecom".
Queste parole erano chiaramente indirizzate al ruolo della Cassa Depositi e Prestiti che da tempo viene indicata come socio di minoranza nella nuova società per la Rete dentro la quale finirebbero 22mila dipendenti.

Il manager di Vipiteno non è assillato soltanto dai circa 40 miliardi di debito che l'azienda ha sulle spalle, ma ha capito che il Sistema-Italia deve fare un salto di qualità se vuole mettersi all'altezza degli altri Paesi. Proprio ieri è uscita un Report redatto dalla società Akamai Technologies che opera a Cambridge (Usa) in cui si legge - come ha riportato il sito "Linkiesta" - che l'Italia non figura tra i primi 20 Paesi per velocità media di internet a banda larga.

A queste ragioni di natura finanziaria e industriale Franchino aggiunge il bisogno disperato di dimostrare ai soci di Telco (la scatola che controlla Telecom) che lo scorporo della Rete è l'ancora di salvezza per uscire dalla voragine dei debiti e risollevare il titolo ormai sotto il limite storico.

Lo scorporo è diventato il focus della sua strategia e tutto il resto è semplicemente fuffa. Questo vale per i tentativi di vendere partecipazioni a Sawiris o di fondere Telecom con H3G, e questo vale anche per le chiacchiere che si stanno facendo sullo spezzatino sudamericano a proposito di un presunto interesse del corpulento miliardario Carlos Slim per le società di Telecom in Brasile e Argentina. Qualcuno ha messo in giro queste voci che hanno fatto lievitare il titolo e si è pagato una vacanza a Riccione oppure a Forte dei Marmi, ma per gli uscieri la strada maestra rimane lo scorporo.

Da qui l'interesse quasi morboso per le decisioni dell'AgCom che a questo punto diventano inevitabilmente decisioni di grande valore politico. Per andare in porto l'operazione deve pero' far crollare il muro di diffidenza che ancora circonda Bernabè per colpa di quei due "muratori" che si chiamano Tonino Catricalà e Franco Bassanini. Ieri al convegno sulla Rete, CatricaLetta ha usato toni enfatici spingendosi con uno slancio retorico a dire che lo scorporo "è un atto di civiltà", ma poi ha aggiunto che servono certezze normative e tariffarie per cui l'operazione non è scontata.

Un buffetto e una martellata, una carota e un bastone nascosto dietro la schiena. Sembra questa la filosofia che galleggia nel governicchio di Enrico Letta nonostante quest'ultimo a maggio abbia assicurato Franchino che l'operazione deve andare avanti.
Sulla falsariga di Catricalà sembra muoversi anche Franco Bassanini, il marito di Linda Belinda Lanzillotta, che siede sulla montagna di soldi della Cassa Depositi e Prestiti.

Nel suo caso le riserve a proposito dello scorporo sono ancora più manifeste perché l'ex-politico milanese non si limita a generiche dichiarazioni ma pone condizioni precise: che l'operazione non sia un sussidio per sanare i debiti di Telecom o coprire perdite ma serva ad accelerare gli investimenti, e aggiunge che la redditività sia garantita anche se non c'è nessun pezzo di carta che possa dimostrarla. Infine, questa è la terza condizione, l'iracondo Bassanini chiede che venga difesa l'equità nell'accesso alla Rete per non alterare la concorrenza.

Oggi i membri dell'AgCom e il presidente Cardani dai baffetti birichini dovranno tener conto di questi paletti che a prima vista sembrano ragionevoli, ma sono così robusti da compromettere il progetto-sistema di Bernabè.

Per rendere ancora più forte le sue condizioni Bassanini la settimana scorsa ha dichiarato a margine di un incontro del G20 di Mosca che la Cassa Depositi e Prestiti deve essere rafforzata per far fronte agli impegni che vengono richiesti. Sembra paradossale ma il linguaggio dei due protagonisti, Bernabè e Bassanini, è più o meno lo stesso: Franchino chiede aiuto perché lo scorporo non può gravare per intero sulle spalle di Telecom; Bassanini chiede aiuto per rafforzare la vacca grassa della sua Cassa ben nutrita dal risparmio postale.

Per gli uscieri di Telecom allo scorporo manca la luce e ben che vada anche la riunione di oggi dell'AgCom sarà un passetto interlocutorio con una benedizione formale che non ucciderà le speranze di Bernabè. I commissari di via Isonzo daranno il via all'istruttoria e l'esame del dossier durerà almeno fino alla fine dell'anno.
Un tempo che sembra breve, ma forse non basta a salvare la pelle del capo di Telecom.
 
Si è fermata proprio sulla trend che scende dai max di maggio,superarla sarebbe un primo passo positivo ,per ora è solo un rimbalzo da ipervenduto.
Comunque se non supera gli 0.56 è tutto inutile e sul lungo deve superare gli 0.68 .
Purtroppo sono long da 0.60 ,il solito vizio di prendere il coltello che cade.
 
Si è fermata proprio sulla trend che scende dai max di maggio,superarla sarebbe un primo passo positivo ,per ora è solo un rimbalzo da ipervenduto.
Comunque se non supera gli 0.56 è tutto inutile e sul lungo deve superare gli 0.68 .
Purtroppo sono long da 0.60 ,il solito vizio di prendere il coltello che cade.
Caro amico mio...resta contento perche sotto i 50 si apriva una voragine!
Adesso si deve avere ancora un po' di pazienza ma non tanto...
 
Si è fermata proprio sulla trend che scende dai max di maggio,superarla sarebbe un primo passo positivo ,per ora è solo un rimbalzo da ipervenduto.
Comunque se non supera gli 0.56 è tutto inutile e sul lungo deve superare gli 0.68 .
Purtroppo sono long da 0.60 ,il solito vizio di prendere il coltello che cade.

vabbè ma 0,6 non è un dramma...anzi...pensa a chi le ha a 6
 
25 LUG 2013 17:02
- BERNABE', COME SIAMO CADUTI IN BASSANINI! TELECOM RI-CORTEGGIA CDP PER LO SCORPORO -
Telecom torna alla carica con Cassa Depositi e Prestiti per lo scorporo della rete - Toni morbidi, buoni propositi ma tantissimi “se” e “ma” - Anche con Agcom clima più disteso dopo la batosta della riduzione dei canoni per l'unbundling sulla rete in rame - Gli “equilibrismi” di Catricaletta...
Carmine Fotina per il "Sole 24 Ore"

Il progetto di scorporo della rete di Telecom Italia prosegue lungo il filo sottile di regole e investimenti da far convivere con sapienza. Un passo importante, con toni di distensione reciproca tra il gruppo telefonico e l'Authority per le comunicazioni, si è consumato ieri nel corso di un convegno organizzato a Roma dalla fondazione Italia Protagonista presieduta dal vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Pdl).

Nella stessa sede, il presidente di Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini, ribadendo il concetto espresso poco prima in audizione al Senato dall'a.d. Giovanni Gorno Tempini, chiariva che l'ingresso di Cdp nella rete Telecom dovrebbe automaticamente includere il coinvolgimento anche di Metroweb, (società partecipata dal Fondo strategico italiano della Cassa).

L'ingresso nella rete scorporata di Telecom e l'investimento in Metroweb non sono incompatibili. «Ad una condizione - spiega Bassanini - se si raggiungesse questo accordo, verrebbe esteso anche a Metroweb».

Lo stesso Gorno Tempini, nel ribadire che l'interesse per il progetto resta ed è «concreto», precisa che se il Fondo strategico o la Cdp dovessero entrare nell'operazione di scorporo della rete l'obiettivo sarebbe quello di «evitare duplicazioni degli investimenti» sulle infrastrutture per la banda larga, e nel rispetto delle osservazioni giunte nei giorni scorsi dal garante della concorrenza Giovanni Pitruzzella.

Sullo sfondo c'è ovviamente da trovare la quadra sulla regolamentazione. Il convegno organizzato ieri a Roma ha dimostrato che le posizioni non sono mutate (ma semmai si sono ammorbidite) rispetto ai giorni di rovente polemica innescata dalla decisione dell'Agcom di ridurre i canoni per l'unbundling sulla rete in rame.

Il presidente esecutivo di Telecom Franco Bernabè ritiene comunque «possibile colmare le distanze» e il commissario dell'Autorità Antonio Preto preannuncia una prima significativa decisione: «Domani (oggi per chi legge) il consiglio valuterà il rispetto dei pre-requisiti di affidabilità e serietà del progetto volontario di scorporo della rete Telecom e posso già dire che personalmente ritengo che i requisiti vi siano e che a settembre, quindi, potremo avviare l'analisi di mercato coordinata sull'accesso». Un via libera rilevante, sebbene propedeutico a passaggi ben più decisivi.

Insomma, la volontà di riannodare il dialogo sembra esserci. Sebbene Bernabè torni ancora una volta a chiarire che si sta parlando di un progetto «complesso e costosissimo» che «ci pone all'avanguardia, ma non può gravare tutto sulle spalle di Telecom». «Abbiamo fatto una scelta - prosegue - la stiamo portando avanti, ma c'è bisogno che la politica capisca e sostenga e che l'autorità partecipi nell'autonomia dei ruoli».

Argomento delicato, lascia intendere il viceministro alle Comunicazioni Antonio Catricalà, perché la regolamentazione è ovviamente prerogativa del l'Agcom, mentre al governo spetta piuttosto un ruolo di "facilitatore", di coordinamento in termini di politica industriale. Di certo, spiega Catricalà ribadendo il valore strategico del dossier, «il Governo ritiene che lo scorporo della rete di Telecom sia utile, sufficiente, non scontato». In ogni caso, aggiunge, «il perimetro dello scorporo sembra adeguato, ora bisognerà far sì che la governance della società sia tale da non suscitare sospetti di parzialità».

Tocca poi a Bassanini chiarire, nel dettaglio, le condizioni del possibile intervento della Cdp. «Il nostro apporto di capitali deve servire ad accelerare gli investimenti e non andare ad altri fini; li dobbiamo investire in una società che assicuri l'equivalence of input per evitare il rischio di un'alterazione della concorrenza e bisogna ottenere una redditività sicura, ragionevole e nei tempi medio-lunghi».

E non guasterebbe affatto, aggiunge il presidente Cdp, un potenziamento del ruolo della Cassa, prendendo magari a riferimento gli strumenti più ampi a disposizione delle società omologhe in altri Paesi, come la francese CdC e la tedesca Kfw.
 
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