vendita immobiliare

magolibero

..ma se la sà gira..
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l'INVIM non c'é più!
però, se non sbaglio
- l'avvento dell'ICI ha introdotto una tassazione annua sugli immobili che quindi su questo fronte ha una sua azione
- non c'é più l'acronimo ma una tassazione "dovrebbe" esistere x il controvalore dell'immobile a secondo di quando e' stato costruito/di quando se ne é entrati in possesso

Ergo

- io a breve ( ne sono entrato in possesso nel 90) quota di immobile costruito negli 30

per la quale ho sempre pagato l'ICI

- mia madre ha venduto appartamento ( di cui era entrata in possesso nel 76) costruito negli anni 20

per la quale ha sempre pagato l'ICI

oltre agli oboli previsti a carico degli acquirenti, ....x i venditori ?

Ringrazio anticipatamente
 
Re: ....

Scritto da redon
:confused:

in effetti l'ora del mio post non ha deposto a favore della chiarezza della esposizione
Il sunto del quesito é :
- a quali imposte é soggetto chi vende una proprietà immobiliare ? (...ed ho esposto dei casi specifici)


Forse così é + chiaro :)
 
......

Chi vende un immobile deve aver presenti alcune conseguenze fiscali:

a. la legge 28.12.2001 n. 448 ha definitivamente soppresso l'Invim stabilendo che dal 1° gennaio 2002 l'imposta non è più dovuta;

b. se il venditore vende un alloggio acquistato usufruendo dei benefici fiscali per l'abitazione principale prima che siano trascorsi 5 anni dall'acquisto, incorre nella decadenza dalle agevolazioni godute in sede di acquisto (con applicazione delle relative sanzioni), salvo che proceda entro un anno all'acquisto di altro immobile da adibire ad abitazione principale;

c. il venditore può essere soggetto, in determinati casi, anche all'imposta sui redditi per le plusvalenze realizzate;

d. infine chi vende un immobile acquistato con agevolazioni ed entro un anno ricompera un'altra abitazione principale può avvalersi di un credito d'imposta

La plusvalenza Irpef

Ai sensi dell'art. 81 del D.P.R. n. 917/1986 sono soggette a Irpef "le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione o donazione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l'acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari".

In sostanza, la differenza fra prezzo di acquisto e quello di vendita è tassata come reddito del venditore.
Se quindi si acquista un alloggio per 300.000 euro (comprese le spese di acquisto) e lo si rivende dopo 2 anni per 500.000 euro, senza averlo utilizzato personalmente o fatto utilizzare dai familiari, si dovranno aggiungere 200.000 euro al proprio reddito e pagare l'Irpef su questi 200.000 euro.

Non conviene dunque vendere prima dei 5 anni dall'acquisto se gli immobili non sono stati oggetto di utilizzazione abitativa personale del venditore o dei suoi familiari (circostanza che potrà ad esempio essere dimostrata col certificato anagrafico e con le utenze di luce, acqua e gas) oppure se non si tratta di immobili ricevuti in eredità o in donazione.

Riguardo all'individuazione dei "familiari", si deve fare riferimento all'ultimo comma dell'articolo 5 del Tuir, il quale dispone che, per le imposte sui redditi, si intendano come tali il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo

http://www.casa24.ilsole24ore.com/fc?cmd=sez&sezId=7244

a parte la numerazione del Tuir articoli, cambiata, il resto è valido.
Se vuoi approfondire...
 
Re: ......

Scritto da redon
Chi vende un immobile deve aver presenti alcune conseguenze fiscali:

...........

a parte la numerazione del Tuir articoli, cambiata, il resto è valido.
Se vuoi approfondire...

Innanzi tutto grazie x la disponibilità e la velocità nella risposta e x avermi fatto tradurre il primo quesito ( se me lo rileggo ora anch'io non ci capisco molto :D )

Riassumo
- quota di immobile (2 appartamenti + 1 magazzino) di cui sono entrato in possesso nel 1990 per successione
- appratamento di cui mia madre e' entrata in possesso nel 1976 per successione ( in cui ha abitato sua madre - stato di famiglia a sé- fino al 1995)

Pertanto se ho ben inteso le tue delucidazioni, per il fatto che sono stati acquisiti con successione nulla é dovuto.
E comunque se anche alla stessa data ce li fossimo invece comprati essendo passati comunque + di 5 anni, la solfa é la stessa
Intrpreto correttamente quando applico questa cosa legfata alla successione all' IMMOBILE , e quiandi non necessariamente ad un appartamento ( p.es negozi..magazzino...) ?

Saluti&Grazie :)
 
Re: ......

Ti ringrazio anch'io redon per la spiegazione dettagliata che hai dato visto che interessa pure a me questo punto:

Scritto da redon

....omissis
Non conviene dunque vendere prima dei 5 anni dall'acquisto se gli immobili non sono stati oggetto di utilizzazione abitativa personale del venditore o dei suoi familiari (circostanza che potrà ad esempio essere dimostrata col certificato anagrafico e con le utenze di luce, acqua e gas) oppure se non si tratta di immobili ricevuti in eredità o in donazione.
....omissis

Ti volevo chiedere, nel caso di 2^ casa (ad esempio al mare), con utenze di luce, acqua, gas intestate ad uno dei coniugi, è da intendersi immobile con utilizzazione abitativa personale (anche se stagionale) oppure no?

Grazie.
 
yes

Penso sia la prima fonte di risparmio-elusione in Italia. Se intesti l'abitazione ad uno dei coniugi e la fai figurare come prima abitazione sì

CORTE DI CASSAZIONE
Sez. trib. 8 settembre 2003, n. 13085.
Pres. Riggio – Est. Falcone –P.M. Frazzini (conf.) Ministero delle Finanze c. Romano ed altro.

Tributi in generale – esenzioni ed agevolazioni (benefici) – edilizia – benefici per l’acquisto della prima casa – acquisto da parte di uno dei coniugi in regime di comunione legale – diritto a fruire delle agevolazioni fiscali anche del coniuge sprovvisto dei requisiti di legge, sussistenti solo in capo al coniuge acquirente – sussistenza – fattispecie relativa al requisito della residenza.

Nel caso di acquisto di appartamento ad uso abitativo da parte di uno dei coniugi in regime di comunione legale, l’altro ne diviene comproprietario ex art. 177 c.c. con diritto a fruire delle agevolazioni fiscali contemplate in relazione all’acquisto della “prima casa” anche se sprovvisto dei requisiti di legge (nella specie la residenza), sussistenti solo in capo al coniuge acquirente.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO - con atto registrato il 16 agosto 1993 Stassano (…) ha acquistato, con i benefici di legge previsti per la prima casa, un appartamento da adibire ad abitazione. L’ufficio poi ha richiesto l’imposta normale di registro sul presupposto che l’acquisto era stato fatto in regime di comunione legale tra i coniugi e che per uno dei coniugi (la moglie) mancava il requisito della residenza.
I contribuenti hanno proposto ricorso, che è stato accolto dalla Commissione di primo grado in quanto la signora, con dichiarazione sostitutiva di atto notorio, ha dimostrato che abitava nell’immobile con tutta la famiglia già alla data di acquisto del 30 luglio 1993 e che, solo per motivi di lavoro, non aveva provveduto al formale trasferimento della residenza.
La Commissione Regionale ha respinto l’appello dell’ufficio sostenendo che è ininfluente lo stato civile dell’acquirente, purché questi abbia i requisiti previsti dalla legge.
La Commissione Regionale ha respinto l’appello dell’ufficio sostenendo che è ininfluente lo stato civile dell’acquirente, purché questi abbia i requisiti previsti dalla legge.
Ha proposto ricorso il Ministero delle finanze.
I contribuenti non hanno svolto attività difensive in questa sede.

MOTIVI DELLA DECISIONE – il ricorrente ha dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 177 c.c. e 7 della L. n. 168/82 in quanto l’immobile, pur se acquistato dal solo marito, è caduto in comunione tra i coniugi, onde necessariamente entrambi i coniugi dovevano possedere i requisiti previsti dalla legge per godere dei benefici per la prima casa, pena la decadenza per tutti. In particolare, nella specie, la signora non aveva la residenza, per cui legittimamente l’ufficio ha richiesto l’imposta normale.
Ritiene la Corte che il ricorso non è fondato, per cui deve essere rigettato.
E’ senz’altro esatto che un bene acquistato da un coniuge in comunione legale diventa automaticamente di proprietà di entrambi i coniugi, ma non è esatta l’ulteriore affermazione secondo la quale, per godere dei benefici della prima casa, entrambi i coniugi debbano possedere anche il requisito della residenza.
E infatti, quanto l’immobile viene acquistato da un coniuge in comunione legale, proprio per gli effetti che tale acquisto produce anche nei confronti dell’altro coniuge, acquista rilievo giuridico la famiglia, intesa quale entità autonoma che giustifica e legittima l’estensione automatica dell’acquisto da un soggetto all’altro. Se non ci fosse per lo mezzo una famiglia, non si verificherebbe quell’effetto automatico. Quella che conta, allora, non è tanto la residenza dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia.
Orbene, ai sensi dell’art. 144 c.c., i coniugi “fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa”. Questa norma, che è una esplicazione ed un’attuazione della più ampia tutela che l’art. 29 della Costituzione assegna alla famiglia, mentre da una parte riconosce che i coniugi possano avere delle esigenze diverse ai fini della residenza individuale, dall’altra tende privilegiare le esigenze della famiglia, quale soggetto autonomo rispetto ai coniugi. Anche la norma tributaria, in un caso come questo (nel quale l’acquisto fatto dal marito produce effetti automatici anche nei confronti della moglie), va letta ed applicata nel senso che diventa prevalente l’interesse della famiglia rispetto a quello dei singoli coniugi, per cui il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza di un’altra entità, quale la famiglia.
Nella specie, è emerso che il marito sicuramente possedeva il requisito della residenza e che la casa acquistata è stata destinata a residenza della famiglia, e questo è sufficiente per riconoscere i benefici per la prima casa, diventando ininfluente sul piano tributario la mancanza del requisito della residenza della moglie, ben potendo la moglie avere una esigenza (legittima e riconosciuta dalla legge civile) che la spinge ad avere residenza diversa.
Nulla va disposto per le spese non avendo i contribuenti svolto attività difensiva in questa sede.
 
Scritto da supermilan
Thanks! ;)


Devi solo portare la residenza del coniuge dove compri la 2^ casa.

Pecche:
se il comune è diverso da quello dove abitate il medico della mutua (come avrebbe detto il buon Sordi) non sarà piu' lo stesso, ed ogni visita alla tua coniuge presso la tua abitazione principale sarà a pagamento..., ogni ricetta pure....., e dovrà votare in quel comune...

Per documenti particolari potrà richiederli solo al Comune di residenza nuovo...;)
 
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