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watson

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Nato in una vecchia famiglia provenzale tra i cui antenati si annovera la Laura cantata dal Petrarca, il piccolo Sade entra nel prestigioso collegio dei gesuiti Louis-le-Grand (1750 -1754), quindi è interno al collegio di Cavalleria reale. Nominato capitano, partecipa alla guerra dei Sette Anni (1756 -1763). Congedato dopo il trattato di Parigi, sposa Renée de Montreuil (17 maggio 1763) con «l'approvazione della famiglia reale» ma ben presto un ordine di cattura (29 ottobre 1763) lo fa internare al torrione di Vincennes "per deboscia reiterata". Il destino di Sade, ormai, è segnato. La sua singolare personalità si palesa mentre, nello stesso tempo, è fatto segno di una reputazione inquietante. Le sue relazioni multiple, il suo libertinaggio dichiarato (mentre quello dei membri della sua casta, non meno outré, è invece saggiamente tenuto nascosto) gli valgono numerose incarcerazioni.
 
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Viene costretto dal padre a sposare Renee Pelagie de Montreuil, una ragazza appartenente a una famiglia di nobiltà recente, ma molto ricca. Secondo alcune fonti l'intenzione del padre sarebbe stata quella di fargli mettere la testa a posto; secondo altre avrebbe mirato soltanto ad assicurarsi il patrimonio familiare della ragazza, vista la precaria situazione economica in cui versava in quel periodo la famiglia De Sade.

Quel che comunque è certo è che il matrimonio non fa abbandonare al Marchese le vecchie abitudini. Anzi: Pochi mesi dopo le nozze viene imprigionato per quindici giorni nelle carceri di Vincennes a causa del "comportamento oltraggioso" tenuto in un bordello. Sarà questo il primo di una lunga serie di soggiorni in prigione.
 
Il secondo sarà nel 1768, quando verrà incarcerato per sei mesi per aver rapito e torturato una donna. Liberato per ordine del re torna a dedicarsi alle sue occupazioni preferite. Organizza feste e balli nella sua tenuta di La Coste e inizia a viaggiare in compagnia dalla sorella più giovane della moglie, Anne, di cui si è innamorato e con la quale ha già da tempo una relazione sessuale.
 
Nel 1772, anno in cui viene rappresentata per la prima volta una sua opera teatrale, viene accusato di avvelenamento. Durante un'orgia alla quale aveva preso parte insieme a quattro prostitute e al suo domestico Armand, aveva infatti dato alle donne dolci adulterati con delle droghe, che però, invece dello sperato effetto afrodisiaco avevano provocato loro forti malori.

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uè, wat, poi -mi raccomando- aggiungi Fourier e Loyola. Riuscissi a rinverdire l'opera di R Barthes (quello che, pensa tu se avesse recensito canzonette...)
 
Scritto da watson


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Sade entra nel prestigioso collegio dei gesuiti Louis-le-Grand (1750 -1754), quindi è interno al collegio di Cavalleria reale.

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Non lo sapevo.

Conosco però uno del Fol che è stato prima dai Gesuiti e poi ha fatto l'ufficiale di complemento negli Alpini.

:confused:
 
Scritto da lattepiù
uè, wat, poi -mi raccomando- aggiungi Fourier e Loyola. Riuscissi a rinverdire l'opera di R Barthes (quello che, pensa tu se avesse recensito canzonette...)

e chi sono questi qui?nun li conosco,mi tocca andà a sfruculià su guggle,manneggia.
 
2 giugno 1740, nasce Donatien-Aldonse-François De Sade. Il “Marchese De Sade”. L'uomo che vivrà e sentirà sulla sua pelle la metamorfosi di una Francia che con il 1789 entra nella storia mondiale delle rivoluzioni sociali. Aristocratico per acquisto di nobiltà (si usava all'epoca), il giovane marchese era passionale e ardente nelle sue scelte amorose: attrici di teatro ed altre avventure nelle case parigine ne lustravano l'animo per prepararlo al libertinaggio soft della Parigi del 18° secolo. Ma è il suo ardore per l'altro sesso unito ad uno spiccato interesse per la filosofia illuminista meccanicista (si considera discepolo di D'Holbach, tra gli altri) che lo spingono inesorabilmente verso le frontiere di una sfida con il mondo aristocratico che presto si stupirà di aver prodotto tali estremi della vita di società: il giorno di Pasqua del 1768 Donatien porta una mendicante in una casa affittata ad Arcueil e, istigandole una specie di terrore psichico con minacce di morte, la frusta per procurarle ferite che servono solo a sperimentare un liquido di sua invenzione, che farebbe guarire in pochi giorni. Rose Keller, la vittima, dà il via agli scandali sadiani che attornieranno il mito di questo strano personaggio.
 
Si intravede la gioia che i personaggi libertini dei suoi futuri libri vivranno: il godere delle proprie vittime, rese oggetti puri per i propri bisogni fisici (l'orgasmo) ed intellettuali (la ricerca chimica). I suoi problemi cominciano così, perché essendo genero di uno dei più alti magistrati di Francia, comincia la persecuzione morale e sociale da parte dalla casata della moglie, al fine di soffocare scandali per il buon nome della famiglia. Ma ciò non basta e nel giugno del 1772 scoppia il caso di La Coste: Sade si produce in un avvelenamento a base di confetti di cantaride (supposti afrodisiaci per creare eccitazione e quindi orge) e in crimini di sodomia ai danni dei suoi invitati nel castello dell'omonima cittadina provenzale. Lo scandalo è immediato, perché sottolinea la meticolosa ricerca di perversione della mente lasciva del Divin Marchese

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nel settembre dello stesso anno verrà condannato a morte in contumacia con l'esecuzione in effigie per il caso Keller. Viaggia e sfugge alla polizia, mentre la presidentessa De Montreuil, la suocera, cerca di farlo arrestare per salvaguardare almeno la figlia, dimostratasi in alcuni casi succube della personalità di De Sade. Fugge il marchese, ma guarda caso, fugge con la sorella della moglie, facendo alterare di più la famiglia con uno scandalo che ha da essere soffocato. Viene incarcerato a Miolans, ma con assoluto spirito d'avventura, riesce a fuggire e a dileguarsi.
 
Il tutto ci porta al 1775, l'anno della svolta: “l'affaire delle ragazzine”. Il marchese si isola all'interno del castello di La Coste con la moglie, il segretario, la ragazza che lo incriminerà, un ragazzino e cinque ragazze minorenni di cui i genitori non possono chiedere la restituzione; si configura, anche in questo caso, un inconscio sviluppo delle ambientazioni che ritroveremo classiche nei suoi romanzi (l'isolamento, la disposizione assoluta delle vittime come oggetti sessuali). La voluttà si sviluppa nell'isolamento: nessuno può vedere, nessuno può sentire, senza freni e senza barriere. La curiosità dell'erotismo, del meccanismo del corpo e della mente trovano terreno in questo luogo di assoluto dominio. Sade sperimenterà le Centoventi giornate di Sodoma prima ancora di scriverlo, quel libro. Viene accusato di omicidio in seguito al ritrovamento di ossa umane nel giardino del castello, e da allora comincia il suo pellegrinaggio da un carcere all'altro, vicende che lo terranno rinchiuso per quasi tutto il resto della sua esistenza (morirà il 2 dicembre del 1814).
 
Come si è accennato, è la suocera che ne chiederà la carcerazione con una “lettre de cachet” (“lettera col sigillo” - emanata personalmente dal Re), ed è sempre lei - la figura aristocratica per eccellenza agli occhi del marchese - che insisterà nella sua persecuzione penale e sociale. L'odio per l'aristocrazia nasce e si sviluppa attraverso la figura di questa donna, e tutto ciò provocherà la violenza che addobberà, per migliaia di pagine, i crudeli personaggi nobili.

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E' solo dal carcere che la vena scrittoria sboccia e si manifesta potente e assidua. Scrive tutte le sue opere più note da dietro le sbarre, si dedica al teatro, alla filosofia, alle scienze ma saranno i suoi romanzi a rimarcare la fama di crapulone che si era costruito durante le sue stravaganti avventure giovanili.

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Man Ray, Portrait imaginaire de Sade (1938)
 
la discussione intorno alla figura di De Sade è proprio questa: che attinenza c'è tra la sua vita e le sue opere? Lo stesso marchese ha sottolineato “sì, sono un libertino, lo confesso; in quel campo ho inventato tutto quel che è possibile inventare, ma certo non ho mai fatto, né mai farò, tutto ciò che la mia mente ha concepito”. Sono parole che danno respiro, ma provengono dalla parte in causa e sanno di apologia difensiva estrema. Egli stesso cercherà, invano, di negare la paternità del romanzo Juliette, in un atto estremo di negare se stesso di fronte alla sua potenza mostruosa ed efferata nello scrivere. Potenza che ha avuto ed ha ancora riflessi nel mondo della letteratura.
 
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Come filosofo smette di esistere quando egli stesso chiude i discorsi in cerchi che ripropongono sempre ed ossessivamente le medesime situazioni ed i medesimi pensieri che si sviluppano nei romanzi, ma come fenomeno letterario esplode e si impone perché vede in anticipo la distruzione della società (ricordiamoci che vivrà la rivoluzione francese dal carcere), della sua morale fittizia e sintetica, perché ne svela i vizi portandoli al parossismo nell'espressione letteraria. I suoi libri danno corpo e vita a ciò che mai prima d'ora (e mai più dopo) ha vissuto e vivrà: ha smascherato alla coscienza collettiva il mostruoso potere dell'egoismo devastante dell'uomo singolo, affermando che il "diritto al crimine è soltanto dell'individuo"; un uomo con la sua potenza economica e la disposizione naturale all'intelletto: per lui tutto il resto è niente. Con Sade, l'argomento letterario perde la verginità e spesso, per esperienza acquisita e personale, si capiscono molte cose dopo questo evento, ma non di certo che bisognava preservarla, quella strana verginità. Sade è stato uno spirito libero perchè agiva con il pensiero che non si fermava di fronte alle spesso assurde e volute operazioni di censura, ma che si sviluppava fino alle sue estreme conseguenze. È la volontà di sperimentazione che l’ha spinto sin dove è giunto
 
Scritto da watson
e chi sono questi qui?nun li conosco,mi tocca andà a sfruculià su guggle,manneggia.

gnùrant. Almeno Loyola, il fondatore dei Gesuiti!!

:p :p
 
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