Vivere di rendita, posso (Vol. XXVI)?

  • Ecco la 72° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    È stata un’ottava ricca di spunti per i mercati, dapprima con l’esito delle elezioni europee, poi con i dati americani incoraggianti sull’inflazione e la riunione della Fed. L’esito delle urne ha mostrato uno spostamento verso destra del Parlamento europeo, con l’avanzata dei partiti nazionalisti più euroscettici a scapito di liberali e verdi. In Francia, il presidente Macron ha indetto il voto anticipato dopo la vittoria di Le Pen e in Germania i socialdemocratici del cancelliere tedesco Olaf Scholz hanno subito una disfatta record. L’azionario europeo ha scontato molto queste incertezze legate al rischio politico in Francia. Oltreoceano, i principali indici di Wall Street hanno raggiunto nuovi record dopo che mercoledì sera, la Fed ha mantenuto invariati i tassi nel range 5,25-5,50%. I dot plot, le proiezioni dei funzionari sul costo del denaro, stimano ora una sola riduzione quest’anno rispetto a tre previste a marzo. Lo stesso giorno è stato diffuso il report sull’inflazione di maggio, che ha mostrato un rallentamento al 3,3% e un dato core al 3,4%, meglio delle attese.
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Nemor

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Primo!
(tanto per mettere in chiaro le cose! :D :D :D )
 
quello che scrive alfa è corretto
mi sono spiegato male
la soggettività riguarda l'individuo che decide quale livello di rischio accettare, in economia si definisce propensione al rischio
è la propensione al rischio che è soggettiva
 
Thread XXV divorato in 20 giorni, forse e' un record.. :eek::eek:
 
quello che scrive alfa è corretto
mi sono spiegato male
la soggettività riguarda l'individuo che decide quale livello di rischio accettare, in economia si definisce propensione al rischio
è la propensione al rischio che è soggettiva

okay...su questo sono d'accordo
 
stanno aumentando i partecipanti alla discussione
speriamo arrivi anche qualche altro panda

Ho appena finito di controllare..
L'altro thread piu' "veloce" ( 1/2 giorni in meno ) e' stato il XXII in pieno lockdown..
 
Ok, grazie.
 
Secondo uno studio, riportato da “Corriere.it”, in sintesi:

. Gli americani sono più ricchi di noi in media statistica (ricchezza divisa per il numero degli abitanti), ma più poveri di noi in mediana.
. L’italiano «medio» è più ricco dell’americano «medio». La maggioranza degli italiani è più ricca della maggioranza degli americani.
. L'Italia è Paese dove la maggior parte della popolazione è economicamente quasi una volta e mezzo più agiata che la maggioranza della popolazione del Paese più potente del mondo.

Penso sia vero.
Peccato però che qui si tende a consumare progressivamente la ricchezza prodotta nei decenni scorsi, vuoi per i disastri creati da una classe politica e dirigente poco lungimirante vuoi per le conseguenti debolezze strutturali che, complice la globalizzazione, ci stanno sempre più emarginando.
Ma credo sia anche un problema di mentalità che - magari sbaglio - vede le giovani generazioni yankee più motivate a creare ricchezza rispetto alle nostre che, non avendone colpa, mirano al posto pubblico, alla raccomandazione di turno o al patrimonio dei genitori.

Un grande futuro alle spalle.
 
Secondo uno studio, riportato da “Corriere.it”, in sintesi:

. Gli americani sono più ricchi di noi in media statistica (ricchezza divisa per il numero degli abitanti), ma più poveri di noi in mediana.
. L’italiano «medio» è più ricco dell’americano «medio». La maggioranza degli italiani è più ricca della maggioranza degli americani.
. L'Italia è Paese dove la maggior parte della popolazione è economicamente quasi una volta e mezzo più agiata che la maggioranza della popolazione del Paese più potente del mondo.

Penso sia vero.
Peccato però che qui si tende a consumare progressivamente la ricchezza prodotta nei decenni scorsi, vuoi per i disastri creati da una classe politica e dirigente poco lungimirante vuoi per le conseguenti debolezze strutturali che, complice la globalizzazione, ci stanno sempre più emarginando.
Ma credo sia anche un problema di mentalità che - magari sbaglio - vede le giovani generazioni yankee più motivate a creare ricchezza rispetto alle nostre che, non avendone colpa, mirano al posto pubblico, alla raccomandazione di turno o al patrimonio dei genitori.

Un grande futuro alle spalle.

Avevamo postato qualche articolo giorni a sulla suddivisione della ricchezza nei paesi piu' ricchi.. Vero quanto dici
Vero anche il discorso dei piu' giovani, anche se qui IMHO c'e' una polarizzazione.. Da un lato i NEET, nullafacenti che aspirano al RDC, dall'altro giovani gia' con idee chiare sulle nuove tecnologie e sulle opportunita' che offrono e gia' ben informati sulla finanza, anche ragazzi sui 18/20 anni..
 
Avevamo postato qualche articolo giorni a sulla suddivisione della ricchezza nei paesi piu' ricchi.. Vero quanto dici
Vero anche il discorso dei piu' giovani, anche se qui IMHO c'e' una polarizzazione.. Da un lato i NEET, nullafacenti che aspirano al RDC, dall'altro giovani gia' con idee chiare sulle nuove tecnologie e sulle opportunita' che offrono e gia' ben informati sulla finanza, anche ragazzi sui 18/20 anni..

Si, Nemor.
Peccato che la classe politica da una parte e alcune prassi da parte del mondo del lavoro dall'altra non favoriscano la seconda polarizzazione che hai indicato.
 
Secondo uno studio, riportato da “Corriere.it”, in sintesi:

. Gli americani sono più ricchi di noi in media statistica (ricchezza divisa per il numero degli abitanti), ma più poveri di noi in mediana.
. L’italiano «medio» è più ricco dell’americano «medio». La maggioranza degli italiani è più ricca della maggioranza degli americani.
. L'Italia è Paese dove la maggior parte della popolazione è economicamente quasi una volta e mezzo più agiata che la maggioranza della popolazione del Paese più potente del mondo.

Penso sia vero.
Peccato però che qui si tende a consumare progressivamente la ricchezza prodotta nei decenni scorsi, vuoi per i disastri creati da una classe politica e dirigente poco lungimirante vuoi per le conseguenti debolezze strutturali che, complice la globalizzazione, ci stanno sempre più emarginando.
Ma credo sia anche un problema di mentalità che - magari sbaglio - vede le giovani generazioni yankee più motivate a creare ricchezza rispetto alle nostre che, non avendone colpa, mirano al posto pubblico, alla raccomandazione di turno o al patrimonio dei genitori.

Un grande futuro alle spalle.

Se tu fossi tornato giovane (micheal j fox docet) ora in Italia, consapevole di ciò che sta succedendo , cosa faresti per costruire un "patrimonio" da rentier partendo dalla classe media (escludendo situazioni criminali)?
 
Da un lato i NEET, nullafacenti che aspirano al RDC, dall'altro giovani gia' con idee chiare sulle nuove tecnologie e sulle opportunita' che offrono e gia' ben informati sulla finanza, anche ragazzi sui 18/20 anni..

Beh anche chi vive di rendita può esere un nullafacente.
Qualche rentier ad esempio di mestiere fa il "forumista".
 
Se tu fossi tornato giovane (micheal j fox docet) ora in Italia, consapevole di ciò che sta succedendo , cosa faresti per costruire un "patrimonio" da rentier partendo dalla classe media (escludendo situazioni criminali)?

Rispetto ai miei tempi, credo che la costruzione di un patrimonio tramite un lavoro dipendente sia oggi alquanto più difficile, eccezion fatta per chi nel proprio settore lavorativo riesca a coniugare il proprio talento non comune con un impiego che offra reali e rapide opportunità di crescita, anche economiche ovviamente.
Ma devi essere veramente bravo e crescere senza raccomandazioni e manfrine varie.

Forse, tenterei nell'imprenditoria, ma senza fare l'università (invece mi sono laureato e anche grazie alla laurea ho avuto le opportunità che ho avuto nel mondo del lavoro). Ma partendo senza rilevanti disponibilità finanziarie, oggi la cosa rimarrebbe un'utopia, a parte accontentarsi di fare l'agente immobiliare, aprire un bar/ristorante con amici soci o attività analoghe.
Cercherei - forse - di farmi largo nel settore delle vendite, come agente di commercio, rappresentante o cose del genere.

Corteggerei qualche donzella di "largo censo", ma entrare in certi ambienti è difficile per chi non è di certi ambienti...

Come vedi, in tutta sincerità grandi idee in merito non ne ho: fatto sta, che oggi è molto difficile crearsi un patrimonio da rentier in modo onesto, nel rispetto delle leggi e dell'etica e senza improvvisi colpi di "fortuna".
 
Riprendo il post di alfa71

Quindi mi stai dicendo che investire in un Bund tedesco, in un Treasure USA, in un bond argentino oppure in un bond venezuelano non vuol dire nulla in termini di rischio basso/medio/alto a seconda su quale di questi 4 strumenti uno decide di andare a posizionarsi e che tutto dipende soltanto dal rischio percepito individualmente ?

Le agenzie di rating che fanno valutazioni di merito sul credito stanno solo perdendo il loro tempo ?


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No. Ti sto dicendo che se prendiamo uno stesso portafoglio e lo diamo da valutare a 2 persone diverse lo valuteranno in due modi diversi.

Se poi mi stai dicendo che il rischio si può calcolare oggettivamente ti rispondo che i mercati sono incerti e non rischiosi.

"...n economia esiste una distinzione fra il concetto di rischio ed il concetto di incertezza.
Abbiamo già visto che sul piano linguistico il rischio significa l’eventualità di subire un danno dovuto ad una circostanza più o meno prevedibile. Ebbene, poiché gli economisti sono tutti gravemente malati di “calcolite”, hanno giustamente cercato di specificare meglio quel “più o meno” prevedibile. Quando è possibile farci calcoli sopra, allora si parla di rischio, quando non è possibile si usa il termine “incertezza”.
La brutta notizia è che abbastanza recentemente, diciamo negli ultimi decenni, a livello accademico, abbiamo ormai compreso senza ombra di dubbio che i mercati finanziari, in questo senso, non sono rischiosi, sono incerti.
A livello legislativo, e quindi poi operativo, continuiamo ad usare un approccio matematico-statistico alla cosiddetta gestione del rischio (pomposamente “risk management”) quando a livello accademico sappiamo benissimo che sono cose, nel migliore dei casi, inutili o, nel peggiore, dannose..."

ADUC - Investire - Editoriale - Rischio: il piu grande equivoco della finanza
 
il livello di rischio non è soggettivo
il livello di rischio è oggettivo

se tutti i giorni guidi l'auto in città andando a 100 all'ora avrai oggettivamente più probabilità di andarti a schiantare di uno che va a 30 all'ora
se fai un all-in su debito sovrano venezuelano hai oggettivamente più probabilità di perdere il denaro rispetto ad un all-in sui bund tedeschi

o no ??

Il rischio è soggettivo, nel senso che gli individui possono essere propensi o avversi ad assumersi dei rischi.

In questo thread si parla di azioni come se fosserò dei futures in leva. Quando, in realtà, l'ordine di rischio (passibile di correzioni) è: CD < BTP < Obbligazioni < azioni < opzioni < futures.
Poi ci sono le varie strutture ibrid (obbligazioni strutturate) e la leva.

Ora, sulla strada della vita puoi andare veloce o piano. Se sei vecchio, col cappello, su una panda, capisco anche che vai a 10km/h in superstrada. Se hai 30 anni mi aspetto una propensione al rischio maggiore.
Personalmente considero l'elevata avversione al rischio a due fattori: 1) una scarsa conoscenza dei mercati, 2) eventuali scottature subite o sentite in passato.

Io sono giovane, ho visto una bancarotta, un rilancio, un paio di aumenti di capitale, e una crisi (questa).
Sono 100% azionario, chiamiamolo rischioso, non ho mai prelevato nulla dal conto e ad oggi sono in pari. Rispetto ai massimi assoluti sono sotto del 30%, durante i minimi di quest'anno ero sotto del 50%. Quest'anno ho ricevuto come dividendi 1% del portafoglio in euro ed il 5% di quello in dollari. All'inizio di quest'anno non avevo più minusvalenze.

Trovo assurdo che uno non si senta di investire nemmeno uno 0,1% del proprio capitale nelle principali aziende italiane perché "la borsa è una mafia".
Ma come fai a dire di no a delle Telecom Italia Risparmio, che per legge, pagano minimo 0,0275€ di dividendo, pari al 5,6% netto?
 
Un pilota professionista che guida a 100 all'ora in città, per quanto bravo, si assume comunque rischi maggiori rispetto ad un automobilista normale che va a 30 all'ora in città.

Si ma io volevo dire un'altra cosa: a parità di velocità il pilota professionista rischia meno, siamo d'accordo?
Quindi non si può dire: 100 Km/h è rischioso uguale per tutti.
Lo stesso vale per la finanza. L'azionario è rischioso? Dipende da chi "guida" il portafoglio.
 
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