voleva sterminare le toghe rosse

rational

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La vendetta del vigile: "Ora sparo nel mucchio"
Tra gli obiettivi indicati nella lista trovata in auto: il giudice che l'ha condannato, una giornalista, il magistrato Bocassini, le toghe rosse, lo stato. Due obiettivi presunti avvisati e fatti scappare da casa

«Sparo nel mucchio». La lista degli obiettivi di Giuseppe Pegoraro era nell’auto. Gli inquirenti l’hanno trovata e stanno analizzando se i nomi citati fossero obiettivi reali o persone coinvolte in semplici deliri ed allucinazioni. Nella lettera l’ex vigile che fuggiva dal comune vestito come Rambo, se le prende con il giudice che l’aveva condannato, Adet Toni Novik, con le «toghe rosse», con Ilda Bocassini, (è un’icona avrebbe detto nell’interrogatorio) e anche con una collega del quotidiano la Prealpina, Sarah Crespi, per gli articoli sul processo della truffa dei cartellini. Non cita invece Laura Prati e Costantino Iametti, il sindaco e il vice di Cardano al campo, ai quali ha sparato.
Nella lettera tanti frasi deliranti dell'ex vigile sceriffo. Insulti contro lo «Stato ladro», o roboanti frasi che inneggiano a un «ordine esecutivo generale», o ancora minacce «Se sento puzza di poliziotti in borghese o di elicotteri sparo nel mucchio».
Durante il lungo interrogatorio di ieri, durato dalle 14 alle 19 in procura a Busto Arsizio con i pm Eugenio Fusco e Nadia Calcaterra, l’uomo è stato prima un po’ confuso poi ha recuperato parzialmente lucidità. I magistrati gli hanno chiesto perché avesse voluto colpire con una bomba carta la sede della Cgil e lui ha risposto contraddicendosi. Avrebbe detto che si trattava di un diversivo, ma aggiunto che «sono comunisti». In ogni caso ha fatto anche accennato un riferimento al fatto che non lo avessero aiutato nella sua causa con il comune. In realtà pare abbia che negato, a parole, di avere degli altri obiettivi da colpire oltre ai due feriti, e che lettera era forse solo uno sfogo. Ma è vero che la direzione di marcia che ha preso ieri, quando una volante della polizia lo ha incrociato e bloccato, era compatibile con la residenza di una dipendente comunale che aveva denunciato i vigili di Cardano al campo. La donna tuttavia non era in casa. I carabinieri, in quei concitati minuti, hanno anche cercato di immaginare dove si potesse dirigere l’uomo. E’ stato ad esempio allertata una persona che faceva parte della commissione disciplinare che il 4 giugno aveva comminato la sospensione a Pegoraro. L’uomo si è allontanato da casa per tutta la mattina.

La lettera di Pegoraro - La vendetta del vigile: "Ora sparo nel mucchio" | Gallarate/Malpensa | Varese News
 

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La vendetta del vigile: "Ora sparo nel mucchio"
Tra gli obiettivi indicati nella lista trovata in auto: il giudice che l'ha condannato, una giornalista, il magistrato Bocassini, le toghe rosse, lo stato. Due obiettivi presunti avvisati e fatti scappare da casa

«Sparo nel mucchio». La lista degli obiettivi di Giuseppe Pegoraro era nell’auto. Gli inquirenti l’hanno trovata e stanno analizzando se i nomi citati fossero obiettivi reali o persone coinvolte in semplici deliri ed allucinazioni. Nella lettera l’ex vigile che fuggiva dal comune vestito come Rambo, se le prende con il giudice che l’aveva condannato, Adet Toni Novik, con le «toghe rosse», con Ilda Bocassini, (è un’icona avrebbe detto nell’interrogatorio) e anche con una collega del quotidiano la Prealpina, Sarah Crespi, per gli articoli sul processo della truffa dei cartellini. Non cita invece Laura Prati e Costantino Iametti, il sindaco e il vice di Cardano al campo, ai quali ha sparato.
Nella lettera tanti frasi deliranti dell'ex vigile sceriffo. Insulti contro lo «Stato ladro», o roboanti frasi che inneggiano a un «ordine esecutivo generale», o ancora minacce «Se sento puzza di poliziotti in borghese o di elicotteri sparo nel mucchio».
Durante il lungo interrogatorio di ieri, durato dalle 14 alle 19 in procura a Busto Arsizio con i pm Eugenio Fusco e Nadia Calcaterra, l’uomo è stato prima un po’ confuso poi ha recuperato parzialmente lucidità. I magistrati gli hanno chiesto perché avesse voluto colpire con una bomba carta la sede della Cgil e lui ha risposto contraddicendosi. Avrebbe detto che si trattava di un diversivo, ma aggiunto che «sono comunisti». In ogni caso ha fatto anche accennato un riferimento al fatto che non lo avessero aiutato nella sua causa con il comune. In realtà pare abbia che negato, a parole, di avere degli altri obiettivi da colpire oltre ai due feriti, e che lettera era forse solo uno sfogo. Ma è vero che la direzione di marcia che ha preso ieri, quando una volante della polizia lo ha incrociato e bloccato, era compatibile con la residenza di una dipendente comunale che aveva denunciato i vigili di Cardano al campo. La donna tuttavia non era in casa. I carabinieri, in quei concitati minuti, hanno anche cercato di immaginare dove si potesse dirigere l’uomo. E’ stato ad esempio allertata una persona che faceva parte della commissione disciplinare che il 4 giugno aveva comminato la sospensione a Pegoraro. L’uomo si è allontanato da casa per tutta la mattina.

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il nano ha seminato bene
 

abdulmansour

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su quella carta da ce.sso che è "il giornale" ieri c'era un commento di un povero rincoglio.nito pidiellino il quale sosteneva che 'sto rincoglio.ni.to aveva molte ragioni per sparare al sindaco PD :bye:
 

rational

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su quella carta da ce.sso che è "il giornale" ieri c'era un commento di un povero rincoglio.nito pidiellino il quale sosteneva che 'sto rincoglio.ni.to aveva molte ragioni per sparare al sindaco PD :bye:

e bhe certo, guai a licenziare un dipendente pubblico che truffa col cartellino, specie se ha una divisa .