Wimax News

News Pace e Fujitsu collaborano alla realizzazione di una soluzione WiMAX
Autore: Seigradi - Pubblicato il 05/06/2006 - Letto 38 volte

Pace Micro Technology plc (pic.l), il principale innovatore di soluzioni tecnologiche per il settore pay TV, e Fujitsu Microelectronics Europe (FME), uno dei maggiori produttori di soluzioni su silicio, hanno collaborato allo sviluppo di una soluzione combinata WiMAX/set-top box che sarà presentata in anteprima alla manifestazione ANGA Cable.



Shipley, West Yorkshire, Gran Bretagna - Unendo tecnologia avanzata per la comunicazione wireless in banda larga con i più recenti sviluppi nel campo della televisione digitale, Pace e FME puntano a dimostrare a operatori di pay TV e compagnie di telecomunicazione le possibilità che una soluzione broadband mobile è in grado di offrire per la distribuzione di servizi digitali.

La collaborazione WiMAX tra Pace e Fujitsu ruota intorno a una piattaforma WiMAX 802.16d fissa collegata alla rete Pace Multi-Dweller per unire l'elemento broadband wireless alla più recente tecnologia di rete Pace.

Secondo una ricerca recentemente pubblicata*, WiMAX è la tecnologia favorita per i servizi mobili tra le soluzioni wireless con un fatturato previsto di 3,3 miliardi di dollari entro il 2010.

Darren Fawcett, Chief Technologist - Wireless Systems di Pace, ha commentato: "WiMAX è ancora una tecnologia emergente, eppure promette già di rivoluzionare il mercato della banda larga e aprire una gamma interamente nuova di opportunità per operatori di pay TV e telco.

"È la flessibilità propria del sistema WiMAX - grazie alla sua agilità in termini di frequenza operativa, modulazione adattativa e link coding avanzato che riduce i costi degli operatori migliorando throughput e portata - ad affermare questa tecnologia come un sistema potenzialmente molto efficace per il futuro.
Per questo Pace è impegnata ad approfondire questa tecnologia e determinare le modalità con cui potrebbe definire il futuro della distribuzione di contenuti digitali".

Mark Ellins, Director della Communications Business Unit di FME, ha commentato: "L'integrazione di WiMAX all'interno di un sistema di distribuzione di contenuti digitali ci ha permesso di capire come l'informazione e i contenuti potranno essere erogati e consultati in futuro. Collaborando con Pace a questo progetto possiamo combinare le nostre rispettive aree di competenza per sviluppare una tecnologia emergente che possa essere installata all'interno di applicazioni reali e definire il futuro dei servizi broadband e della televisione digitale".

* Semico Research Corp, maggio 2006



Pace Micro Technology

Pace Micro Technology plc (pic.l) è un leader nella tecnologia per la televisione digitale: il suo focus principale risiede nello sviluppo di soluzioni set-top box innovative per operatori, emittenti, società di telecomunicazione e mercati retail di tutto il mondo.
 
Qualcosa si muove per il WiMax
Un'interrogazione parlamentare sollecita il neo ministro delle Comunicazioni


05 Giugno 2006

Con l'avvio della legislatura e la formazione del nuovo governo qualcosa si muove anche sul fronte dei Wi-fi. Il deputato dei Ds Franco Grillino e il senatore a vita, e grande esperto di tecnologie, Francesco Cossiga hanno presentato un'interrogazione al ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni per chiedere la liberalizzazione delle frequenze del WiMax attualmente in uso al ministero della Difesa.
La tecnologia senza fili che copre distanze molto più ampie rispetto al Wi-fi permetterebbe secondo i due parlamentari di superare il digital divide che riguarda molte zone della Penisola. La trattativa con il ministero era già stata aviata dal precedente governo e aveva dato vita alla cessione di alcune frequenze grazie alle quali sono stati effettuati dei test, in scednza il 30 gugno, che hanno dato eccellenti risultati.
Intanto, in Francia, sono già state concesse 44 licenze.
 
News di marzo riguardante in particolar modo FASTWEB

SNews/
In Val d'Ayas e a L'Aquila nasce il WiMax di Fastweb
In Valle d'Aosta si combatte il digital divide, mentre in Abruzzo si sperimentano servizi business di fonia
Luigi Ferro

13 Marzo 2006

Dalle montagne della Valle d'Aosta gli edifici dell'Università di L'Aquila. Fastweb ha scelto due ambienti totalmente differenti per testare la tecnologia WiMax. E se il primo è stato ampiamente annunciato nei mesi scorsi, il secondo è una novità che dovrebbe partire in questi giorni.


In Abruzzo i test coinvolgeranno sette siti universitari on edifici in linea di vista tra loro e altri coperti con lo scopo diverificare il funzionamento di servizi avanzati di fonia a clienti business.
“Un contesto suburbano” lo definisce Gianluca Torriglia, responsabile infrastruttura Voip e accesso wireless di Fastweb che ha seguito anche la realizzazione dell'esperimento in Val d'Ayas dove l'utilizzo del WiMax potrebbe risolvere i problemi legati al digital divide. In quelle zone, infatti, non c'è traccia di Adsl.


“Il test - racconta - è partito il primo luglio. Nella prima fase si è cercato di verificare la stabilità del servizio, mentre nella secondo l'attenzione era spostata sulle prestazioni”. La stazione base è stata posta a 1.900 metri di quota da dove ha illuminato tutta la valle , passando per altre sei stazioni (sei su sette sono in linea di vista) fino alle località di Frachey e Antagnod. L'esperimento ha permesso di raggiungere una banda minima “ampiamente oltre i 2 Mb con punte fino ai cinque. La banda garantita però potrebbe essere maggiore - aggiunge Torriglia - se fossero disponibili altre frequenze”. Quello delle frequenze è infatti uno dei problemi principali del WiMax. Attualmente sono di proprietà del ministero della Difesa che le ha cedute per i test, ma bisogna vedere se questa rinuncia sarà definitiva.

Nel frattempo in Val D'Ayas un hotel e un residence hanno integrato la connessione Wimax con quella Wi-fi. Ma se l'antenna WiMax sta nel raggio di 1,5 km è possibile anche ottenere la connessione indoor. Il comune di Ayas sarà dotato infatti di una terminal station all'interno del municipio. La soluzione adottata per la Val d'Ayas, anche se Fastweb non si sbilancia sulla fattibilità economica dell'operazione, potrebbe essere imitata anche da altre valle o aree della zona. Lungo la direttrice Torino-Ivrea-Aosta corre infatti la fibra ottica della società milanese che permette in qualsiasi punto di aprire l'anello per collegare tramite ponti radio le valli limitrofe.


“L'importante - sottolinea Torriglia - è che non ci sia sovrapposizione con l'Adsl. Dove questo tipo di connessione è radicato c'è poco spazio per il Wimax”. Conclusi i test, per i quali la licenza è stata prorogata al 30 giugno dovrebbe poi aprirsi la gara per le licenze. Con i tempi della politica italiana.
 
Al forum sul WI-FI svoltosi recentemente a Roma i primi segnali di un avvio in grande stile della connessione senza fili a banda larga.

Wireless, standard europeo.


Centinaia di partecipanti,sponsor "pesanti" ed un'area espositiva:il convegno romano ha ormai una valenza importante nel settore del business senza fili. Si percepiva la presenza immanente del WiMax ma altri standard erano presenti nell'area espositiva e negli interventi degli oratori.
Hyperland, per esempio, e' uno standard europeo sui 5 GHz che, a parere di Luise' di ED-Slan, puo' essere usata come backbone per il trasporto dei dati, mentre il raggiungimento dei singoli utenti avviene con i classici link Wi-Fi. Non a caso l'azienda ha presentato un bridge dual-core in grado di funzionare con entrambi gli standard. Motorola esponeva il sistema proprietario Canopy, nelle 2 versioni a 1,2 e 2,4 GHz, in qualche maniera comparabile al WiMax. Esso si presta, infatti,all'implementazione di servizi broadband wireless sia punto-punto che punto-multipunto con alto bitrate e buona portata. Il ricevitore per l'uso privato e' piccolo,leggero e si alimenta tramite lo stesso cavo di rete che porta i dati. Buone credenziali quindi, ma non e' previsto l'uso in mobilita'.
Questo aspetto ci porta a parlare di lui, il WiMax. Il ministro ha prolungato di altri 6 mesi le sperimentazioni, che si concluderanno il 30 giugno prossimo; alcune aziende hanno rinunciato, altre se ne sono aggiunte ma l'impressione e' che l'interesse sia alto.
Brevi colloqui con uomini di Eriksson e Alcatel, i costruttori di base station presenti, hanno consentito di delineare un quadro abbastanza positivo. I trials sul campo sono soddisfacenti e le basi station sono praticamente gia' definite nella versione conforme allo standard 802.16e. La "e" finale e' importante:c'informa che l'apparato avendo bassi tempi di latenza ed un controllo della qualita' del servizio, si presta all'uso su mezzi in movimento. La questione dell'impiego mobile e' interessante e non stupisce il fatto che Telecom Italia stia sperimentando, insieme a Samsung, la tecnologia Wi-Bro. E' una tecnica che permette di avere la larga banda ( 20-30 mbps teorici e piu' ) su mezzi in movimento fino a 60 km/h. Telecom sta sperimentando il servizio proprio nella capitale, intorno al suo quartier generale di Val Cannuta. Alcatel, impegnata anche nel Wi-Bro, sta' investendo molto nel Wi-Max e prevede che le prime licenze verranno rilasciate gia' all'inizio del prossimo anno. Secondo Vincenzo Lecchi, gia' alla fine del 2006 saranno disponibili sia le loro basi station che PC CARD e palmari con scheda Wi-Max integrata. Anche i notebook godranno di questa connettivita' mentre i telefoni home ed i cellulari multimodali arriveranno non molto dopo l'inizio del 2007.
Non dimentichiamo, infatti, che altri paesi europei sono piu' avanti dell'Italia nell'adozione del sistema. Si pensa che questa tecnologia consentira' ai paesi in via di sviluppo di dotarsi di una rete cellulare prestante "saltando" l'umts. Wireless non e' , pero', solamente WiMax. A Roma si sono visti molti RFID: dal controllo dei documenti cartacei amministrativi dell'Universita' di Messina alla gestione degli utensili da noleggio per le macchine agricole. Numerosa era la rappresentanza delle aziende ( italiane ) che impiegano le applicazioni mobili dei database Oracle. Daxo usa gli RFID per gestire beni culturali, inviare a palmari informazioni nei percorsi museali e fornire strumenti per la sales force. L'azienda ha anche stretto accordi con Tom
 
Wimax: previsioni in forte crescita, in attesa dei primi prodotti mobili







Negli ultimi anni la banda larga si è evoluta da semplice tecnologia di accesso a internet per diventare un’infrastruttura basilare per la fornitura di servizi sempre più importanti.

Le infrastrutture broadband non sono però semplici da implementare, soprattutto nelle zone più remote od orograficamente complesse ed è per questo che operatori tlc e fornitori di infrastrutture stanno puntando sempre più sulle tecnologie di accesso wireless - in particolare sul WiMax - che permettono di aggirare ostacoli geografici e di abbattere i costi.



Normale dunque che il mercato delle apparecchiature per il WiMax (CPE) sia in pieno boom, con vendite che sono cresciute del 48% (a 68,3 milioni di dollari) nel primo trimestre, pari al 62% dei profitti totali generati dalla tecnologia.

In vista del lancio sul mercato dei primi prodotti per la versione mobile di WiMax – previsto per il 2007 - le vendite di CPE cresceranno a 1,7 miliardi, per rappresentare il 79% delle vendite.



Le vendite più importanti verranno realizzate nell’area EMEA (30%), seguita da Asia Pacifico e Nord America.



Lo standard 802.16e per il WiMax mobile è stato ratificato a gennaio di quest’anno e i primi prodotti dovrebbero arrivare sul mercato entro i primi mesi del prossimo anno, per conquistare nel 2012 oltre 21 milioni di utenti, contro 1,7 milioni previsti per il prossimo anno (dati Juniper Research).

L’arrivo dei primi prodotti WiMax mobile darà un ulteriore impulso all’intero mercato wireless broadband e solo allora la tecnologia si affermerà, “offerta dai maggiori vendor di infrastrutture di rete mobile come complemento al 3G, alle reti mesh e al Wi-Fi”, ha spiegato l’analista di Infonetics Research, Richard Webb.



Il mercato globale del Mobile WiMax – incluse base station e attrezzature CPE – dovrebbe raggiungere il valore di 2,53 miliardi di dollari nel 2012.



I servizi basati sulla tecnologia saranno trainati dai dati, mentre la voce rappresenterà nel 2012 soltanto il 10% del totale del mercato servizi, tranne negli Stati Uniti, dove questa rappresenterà il 32%.



“A partire dalla fine del 2007, dovrebbero essere disponibili i Pc 802.16e. A quel punto, le base station per il WiMax Mobile inizieranno a vendere più dei prodotti 802.16d” per il WiMax fisso, prevede ancora Webb.



In Italia, sebbene siano molti gli operatori impegnati nei test della versione fissa del WiMax, soltanto Netscalibur Italia - attraverso lo standard 802.16e utilizzato da NextNet – ha sperimentato appieno l'aspetto della mobilità all'interno dell'area di copertura tra un'antenna e l'altra.



Non resta dunque che aspettare che nel nostro Paese si trovi un accordo per liberare al più presto le frequenze necessarie per il lancio commerciale dei servizi e che al momento sono ancora bloccate sotto il controllo del ministero della Difesa.



Secondo i dati di Infonetics, intanto, il mercato delle infrastrutture WiMax ha generato nel corso del primo trimestre profitti per 639 milioni di dollari, segnando una crescita sequenziale dell’8%, grazie – in particolare – alle vendite nel settore business che hanno raggiunto quota 282 milioni di dollari.



“Le aziende stanno abbandonando le wireless LAN irregolari per preferire piattaforme omogenee fornite da un singolo fornitore”, ha spiegato Webb.

“La mobilità sta diventando un elemento chiaro nelle strategie di networking delle aziende e spingerà il settore verso crescite a due cifre entro la fine del decennio”, quando le vendite di attrezzature WLAN raggiungeranno quota 3,8 miliardi di dollari.



Alessandra Talarico

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WiMAX, potrebbe sostituire la TV via satellite?
di Dario Pettinelli 06/06/2006 - 18:00
WiMAX è forse la tecnologia di rete più interessante, nell'immediato futuro, per la grande utenza. Si tratta di uno standard wireless, simile all'attuale diffuso Wi-Fi 802.11g (quello a 54Mbps) ma che rispetto a questo innalza la velocità ma soprattutto la portata massima della copertura, che passa da meno di 100 metri a diversi chilometri. Su questa tecnologia, che in Italia è ancora in fase di sperimentazione ma in alcuni Paesi già si sta affermando, molti puntano per fornire ad esempio l'accesso Internet a larga banda, soprattutto nelle zone dove non arriva l'ADSL. Un altro scenario riguarda il suo possibile utilizzo per il VoIP, consentendo ai terminali mobili (cellulari, palmari, notebook) di effettuare telefonate gratuite o a basso costo. Ora Pace Micro Technology e Fujitsu Microelectronics Europe vogliono mostrare come il WiMAX possa essere utilizzato per la distribuzione di contenuti multimediali (audio/video), anche a pagamento, analogamente a quanto avviene ora con il sistema delle pay-TV via cavo o via satellite. Secondo una ricerca recentemente pubblicata in questi giorni da Semico Research Corp, WiMAX è la tecnologia favorita per i servizi mobili tra le soluzioni wireless con un fatturato previsto di 3,3 miliardi di dollari entro il 2010. Le due aziende hanno collaborato allo sviluppo di una soluzione combinata WiMAX/set-top box che sarà presentata in anteprima alla manifestazione ANGA Cable. Unendo tecnologia avanzata per la comunicazione wireless in banda larga con i più recenti sviluppi nel campo della televisione digitale, Pace e FME puntano a dimostrare a operatori di pay TV e compagnie di telecomunicazione le possibilità che una soluzione broadband mobile è in grado di offrire per la distribuzione di servizi digitali. La collaborazione WiMAX tra Pace e Fujitsu ruota intorno a una piattaforma WiMAX 802.16d fissa collegata alla rete Pace Multi-Dweller per unire l'elemento broadband wireless alla più recente tecnologia di rete Pace. Non resta che attendere gli sviluppi di queste tecnologie, sperando che portino maggiore concorrenza ed un abbattimento dei costi.
 
WiMAX, Italia sempre indietro...
Se altri Paesi sono già avanti nell'utilizzo della tecnologia wireless WiMAX, l'Italia è ancora ferma per la burocrazia.

WiMAX, ovvero protocollo wireless 802.16 : queste sigle sono ormai note nel mondo delle tecnologie di rete e di connessione ad Internet.

Si, perchè il WiMAX è la tecnologia che potrebbe porre fine al digital-divide, ovvero la suddivisione tra zone coperte dall'ADSL (o da altro accesso Internet a banda larga) e zone non coperte.

WiMAX è una tecnologia di rete wireless simile al Wi-Fi, il noto 802.11g a 54Mbps, ma che garantisce una copertura di molti chilometri, permettendo di portare accesso ad Internet nelle zone in cui per motivi economici non è arrivato l'ADSL.

Ma se diversi Paesi stanno ormai rendendo disponibile il WiMAX, tanto che qualcuno già si attrezza per usarlo per la pay-tv, in Italia come al solito stiamo "sonnecchiando".

La sperimentazione italiana del WiMAX era partita un anno fa, lasciando ben sperare per gli sviluppi futuri. In realtà ora ci troviamo ancora "impantanati" ed impossibilitati ad adottare tale tecnologia perchè il Ministero della Difesa non ha ancora liberato le frequenze da 3,4GHz a 3,6GHz che sono richieste dal WiMAX.

Tali frequenze erano in passato utilizzate dall'esercito italiano ma, nonostante ora non siano più essere utilizzate, non sono state ancora liberate.

Sull'argomento, secondo Libero, il senatore a vita Francesco Cossiga e l'onorevole Fanco Grillini hanno ora presentato un'interrogazione parlamentare per cercare di sbloccare l'iter burocratico.

Senza la liberazione delle frequenze infatti non è possibile passare all'assegnazione delle frequenze da parte del Ministero delle Comunicazioni, e quindi all'utilizzo del WiMAX in Italia...
 
A Cremona una rete wireless per superare il digital divide
A cura di Redazione - 8 giugno 2006


Il Politecnico di Milano, sede di Cremona, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano ed il CEFRIEL, ha affiancato l’Amministrazione provinciale di Cremona per la costituzione di una azienda volta a ridurre il Digital Divide tra la città e i 115 comuni del territorio.
La nuova azienda, partecipata dalla Provincia e da tre utility locali (AEM Cremona, Padania Acque e SCRP) realizzerà una rete wireless che consentirà di portare la banda larga a tutti i municipi della provincia e a quelle zone non ancora coperte da ADSL.
Le tre utility coinvolte hanno versato 1 mln di €, a fronte di un investimento complessivo pari a 2,2 mln di €, in parte finanziato con capitale di debito. Tale somma servirà alla realizzazione dell’infrastruttura di rete che sarà completata entro la fine del 2006 e permetterà di raggiungere gli oltre 100 comuni del distretto, la maggioranza dei quali con meno di 2000 abitanti.




Lo studio del progetto, denominato “PRO-WIRELESS” è stato affidato al Politecnico di Milano, sede di Cremona, che ha coinvolto nell’analisi CEFRIEL (www.cefriel.it) e School of Management del Politecnico di Milano, che gestisce da anni numerosi Osservatori sugli impatti delle nuove tecnologie Mobile & Wireless (www.osservatori.net). E’ proprio il Prof. Mariano Corso, docente della School of Management presso la sede di Cremona, a spiegare i motivi di questa scelta: “Il Politecnico è stato apprezzato per l’adeguato mix di competenze manageriali e tecnologiche necessarie per portare a termine il progetto e, grazie alla notevole reputation, per creare la coesione tra i partner ”.
Il piano di lavoro ha previsto una forte sinergia tra la School of Management, che si è occupata di redigere il business plan e i piani economico-finanziari, ed il CEFRIEL che ha messo a disposizione il suo know-how in ambito ICT (Information & Communication Technology) per elaborare l’infrastruttura di rete.
“Il CEFRIEL ha progettato una soluzione tecnologica fortemente innovativa” afferma Gianni Redaelli, Strategic Partnerships & Innovation Opportunities di CEFRIEL “che prevede l’utilizzo di tecnologie emergenti, quali WiMAX e Mesh network, in grado di offrire qualità di prestazioni e livello di sicurezza adeguati alle esigenze di Pubblica Amministrazione, mercato business e consumer. Consci dell’importanza che il progetto assume per ridurre il Digital Divide sul territorio della Provincia di Cremona, il CEFRIEL ha trasferito il proprio know-how ai diversi interlocutori coinvolti, in perfetta sincronia con la School of Management del Politecnico di Milano.”
Il lavoro è stato coordinato da CESVIN - Centro per lo Sviluppo dell’Innovazione (www.cesvin.com), che si è fatto promotore dell’iniziativa facendo dialogare con efficacia istituzioni, aziende e università
 
8 Giugno 2006
WiMax: prevista una forte crescita

A stimolare la crescita contribuiranno in modo determinante i primi prodotti per la versione mobile ViMax il cui lancio è previsto per il 2007

La banda larga si sta affermando come infrastruttura basilare per la fornitura di servizi sempre più importanti. Per implementarla nelle zone più difficili da raggiungere gli operatori tlc e i fornitori di infrastrutture stanno puntando sempre più sulle tecnologie di accesso wireless e, in particolare sul WiMax. Ne consegue che il mercato delle apparecchiature ad esso collegato registri una crescita del 48% (68,3 milioni di dollari) nel primo trimestre, pari al 62% dei profitti totali generati dalla tecnologia. Il lancio dei primi prodotti per la versione mobile di WiMax, lo standard 802.16e è stato ratificato nel gennaio scorso, è previsto per il 2007 e dovrebbe portare ad un incremento delle vendite di CPE fino a raggiungere i 1,7 miliardi. Juniper Research ritiene che entro il oltre 21 milioni di utenti dovrebbero adottare la nuova tecnologia.
 
TLC: FIRENZE PRESTO 'SENZA FILI', TEST TELEUNIT PER WIMAX



(ANSA) PERUGIA, 8 GIU Nella Firenze del futuro la
comunicazione viaggerà sul Wimax, la più avanzata evoluzione
del Wi-fi, di fatto una connessione ad Internet su banda larga.
Sono stati infatti affidati a Teleunit (operatore nazionale di
telecomunicazioni, nata a Perugia nel 1997, ha realizzato nel
2003 la prima rete a banda larga in tecnologia Wireless Local
Loop esistente in Italia) i test per trasformare la città in
uno spazio-web libero da fili, dove le connessioni saranno
velocissime e senza interventi invasivi.
L' azienda come riferisce una sua nota ha ricevuto la
licenza test da parte del ministero delle comunicazioni. Un
incarico che prevede la collaborazione tra Teleunit e Italtel,
che fornirà una soluzione integrata Wimax comprendente servizi
d'ingegneria, installazioni, test in loco, attività di supporto
tecnico e commerciale rivolti ai clienti di Teleunit.
Il lavoro di Teleunit comincerà mettendo a disposizione gli
snodi della propria rete Wll, struttura di tecnologia innovativa
che, utilizzando le onde radio, permette di veicolare telefonia
e dati con una qualità eccezionale ad una velocità altissima.
In Italia e in altri paesi come la Francia ricorda Teleunit
già molte amministrazioni comunali hanno provveduto ad
attrezzare con il Wi-fi le piazze più frequentate, i parchi,
gli aeroporti. (ANSA).
 
Non solo TV, ma comunque sempre oligopolio







di Michele Mezza
Ancora una volta il Parlamento americano si e' costituito in Authority delle telecomunicazioni del globo , definendo soluzioni e regole che inevitabilmente tracimeranno sui mercati globali. Il voto con cui la Camera dei Rappresentanti ha di fatto bocciato l'idea della neutralita della rete, aprendo la porta all’assalto della banda larga da parte delle telecom e dei service provider segna una svolta radicale per l’intero mercato multimediale. Non sono solo Google o eBay, le due principali controparti di AT&T nella controversia finita davanti ai parlamentari americani,ad avere perso. L'obbiettivo del voto dei deputati americani e'quello di frenare il processo di orizzontalizzazione del sapere e della comunicazione nel mondo, sostenendo chi - le telecom e i titolari delle infrastrutture e del copy right, prevalentemente americani- oggi vuole reimporre un modello proprietario, dove la circolazione delle esperienze e dei servizi e'condizionata dal pagamento per l'uso della rete, e dunque ancora di piu'dalla proprieta'delle infrastrutture di base.

Si ritorna ad una gerarchia fordista, dove il controllo lineare delle strutture produttive determina la distribuzione dei beni comunicativi. La rete aveva rotto questo modello, innestando un processo non lineare, dove l'accesso ai contenuti era svincolato dal rapporto con la proprieta'delle infrastrutture.E gia'questo aveva creato un rinascimento multimediale, dove da ogni parte del globo si acquisivano competenze e servizi liberamente, incremenmtando il valore del sapere complessivo. E'questo il motivo per cui in dieci anni e'mutata la geometria dello sviluppo, per cui paesi come India e Cina hanno potuto produyrre, accumulare e sopratutto distribuire sapere ed esperienze , senza dover ripercorrere tutti gli stadi dello sviluppo tradizionale. E probabilmente gia'questa dinamica ha turbato i vecchi equilibri geo economici , portando i vertici americani a diffidare delle nuove potenzialita'della rete. Ma le logiche open source e peer to peer tipiche del mondo di Internet in realta'hanno prodotto anche un altro fenomeno del tutto inedito nelléconomia capitalista: la gratuita'di accesso ai beni primari ndelléconomia della conoscenza ha incrementato e non svalutato il mercato, incentivando un numero straordinario di imprenditorialita' che si sono riversate sul mercato mondiale, accrescendo in maniera incredibile il valore aggiunto di ogni singolo prodotto della rete.

Non ci spiegheremo perche'in soli 8 anni Google sia passato dalla capitalizzazione di un milione di dollari a quella attuale di 120 miliardi di dollari, incalzando la mitologica Microsoft ew oscurando i vecchi imperi come la General motor o la City Bank.


Insomma siamo nello snodo strategico di un nuovo passaggio economico, con la transizione al cosidetto web 2.0, uuna trasformazione che accellerera'ulteriormente il valore dei beni immateriali e dove sara'acquisito una voltra per tutte il criterio di usabilit'e di accessibiliá neutra e naturale. Un passaggio che potrebbe vedere le vecchie gerarchie economiche irreversibilmente incrinate, con i grandi marchi dell-économia patrimoniale, come appunto le Telecom, i centri finanziari, le Major cinematografiche, superati dai grandi nuovi centri servizi on line come GooGle, e Bay, Bit Torrent, ecc.

In questo contesto la decisione della Camera dei rapprentanti americani indica una vera nuova guerra preventiva, o meglio un tentativo di resistenza che potrebbe aprire una falla irreparabile nel sistema statunitense. Per la prima volta infatti Gli Usa non swono in grado di schierarsi con la parte piu'dinamica del capitalismo, non sono piu'alleati con il progresso economico ma cominciano a giocare di rimessa, a rimettere i paletti allo sviluppo, a cercare una protezione contro línnovazione. Si ripete il conflitto fra allevatori e agricoltori che segn0'la nascita degli USA: con i primi che volevano libnerare gli spazi per i pascoli, e i secondi che volevano recintare le praterie. Oggi al centro della contesa e'la rete, la sua fruibilita', la sua equa accessibilita'.

Una partita dove l'europa non puo'essere assente, a cominciare dal nostro paese. Abbiamo uno strumento concreto per entrare in campo: affermare nella nostra sovranita'territoriale la neutralita'della rete, a comicniare dal mercatop televisivo, che e'quello che ancora possiamo governare. Rete neutra e libera significa nella transizione verso il digitale- terrestre, satellitare e cavo- separare il possesso dellínfrastruttura da quello dei contenuti. E' questo un passo che aprirebbe le gabbie, dando al paese, al suo nuovo governo, una leadership nella liberalizzazione dei servizi e delle produzioni. neutralita'della rete significa anche piena liberalizzazione dei nuovi standard di connessione wireless come il WiFi e il Wi Max. Signifca anche rovesciare , finalmente, la logica con cui si goiverna il sistema multimediale, uscendo dal ventennale incubo di Berlusconi, e parlando direttamente alla parte piu' diunamica del paese che non vuole morire di moligopolio. Significa anche dare al servizio pubblico una missione propulsiva e insostituibile: assicurare al paese una piena autonomia nei nuovi linguaggi multimediali, in un mercato plurale e diversificato. U

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10/06/2006, ore 14:09:57
 
Per gentile concessione di Amarone OK!
 

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ITALIA TV
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Repubblica) RFid, l’Italia cresce veloce ma mancano le frequenze
12/06/2006 - 15:30
Nuovo fronte per il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni sul fronte delle frequenze. Oltre alle decisioni per far finalmente partire il WiMax e all’assegnazione delle frequenze Dab per la radiofonia digitale, adesso si scopre che c’è anche una nuova questione frequenze anche per quanto riguarda le RFid: le etichette elettroniche. Il problema è sollevato in una breve nota introduttiva alla pubblicazione che illustra la seconda edizione dell’Osservatorio RFid curato dal Politecnico di Milano. Dando conto degli importanti risultati di un settore che in Italia nel corso del 2005 è cresciuto del 70%, l’Osservatorio nota che la crescita sarebbe potuta essere molto maggiore di questa effettivamente registrata se non ci fosse stato, anche qui, un problema di indisponibilità di frequenze. Le frequenze in questione sono nella banda Uhf, la stessa in parte utilizzata per le trasmissioni televisive, e sono al momento gestite dal ministero della Difesa. Il rapporto del Politecnico sottolinea esplicitamente che questa carenza ha di fatto impedito il decollo di nuove applicazioni in diversi settori. Adesso sembra che il ministero della Difesa abbia manifestato disponibilità a concedere delle deroghe temporanee per consentire di effettuare alcune sperimentazioni. E’ un inizio, ma ovviamente non ci si può fermare qui. E anche con poche frequenze anche se meno di quanto non sarebbe stato altrimenti possibile la marcia delle RFid in Italia è andata avanti. Una crescita che ha trovato riflesso nelle applicazioni messe sotto esame dal Politecnico, passate dalle 137 della prima edizione dell’anno scorso alle quasi 500 dell’attuale. Il valore complessivo dei progetti RFid fatturati in Italia nel corso de 2005 è stato di quasi 75 milioni di euro, Attraverso questa disamina sta emergendo una mappa dei settori più attenti e ricettivi in tema di RFid. E il settore in assoluto più impegnato su questo fronte è indubbiamente quello del trasporto persone (si tratta fondamentalmente del trasporto pubblico locale) con il 30% del mercato dei nuovi progetti, seguito dal settore delle Utility e della Pubblica Amministrazione, con il 15%. Dei primi cinque settori per quantità di progetti, quattro appartengono ai servizi, che complessivamente coprono il 60% del mercato, e uno solo appartiene all’industria: l’automotive. Come tipologia, rileva ancora l’Osservatorio, la scala media dei progetti è ancora molto piccola, con oltre il 75% dei progetti attestati su un valore inferiore ai 50 mila euro. Ma il volano della crescita è ormai in moto e il settore dovrebbe continuare a crescere a ritmi sostenuti: gli operatori si attendono, per questo 2006, un tasso di crescita attorno al 100%. Un vero e proprio raddoppio, quindi. Possibile tanto più quanto il costo unitario delle singole ‘tag’ le etichette, sta rapidamente scendendo. E gli addetti ai lavori si aspettano che quando avrà oltrepassato verso il basso la soglia psicologica dei 10 centesimi l’una, cosa che potrebbe avvenire nel giro di qualche mese, soprattutto per gli ordini superiori al milione di pezzi, si avrà un’ulteriore accelerazione. Il mercato dei semiconduttori non conosce soste. I tempi in cui il biennio 20042005 veniva vaticinato di essere il fondo di un ciclo di domanda, con crescita zero del mercato sono ormai lontanissimi. Il 2004 ha fatto segnare invece un picco del 28%, il 2005 è arretrato fino ad un più modesto 6%, ma insomma, sempre crescita è stata. Gli analisti hanno provato ad essere più cauti per questo 2006 e i successivi 2007 e 2008, ma l’andamento di vendite e ordini sta già spingendo le stime al rialzo. Così ora tutti parlano di una crescita che torna a doppia cifra: 10% quest’anno, e poi 11% il prossimo e il 12% nel 2008. A tirare la domanda sono fondamentalmente tre prodotti: lettori Mp3, telefonini e tv digitali. La Sia, Semiconductor Industry Association, prevede infatti che i lettori per la ‘musica liquida’ e le tv digitali assieme peseranno per oltre la metà della domanda (52%); il 20% circa sarà la quota di chip per telefoni cellulari, mentre quelli che costituiscono il motore dei pc saranno non più di un 1012%. Una notizia non del tutto positiva quindi per la Intel, che proprio sul settore dei personal computer ha gran parte del suo portafoglio, mentre le prospettive sono molto più rosee per la Texas Instruments, numero uno mondiale dei chipset per la telefonia mobile.
 
Italia

Nuovi operatori entrano in AIIP. Si rafforza l’opera di coordinamento, sviluppo e promozione di Internet

Stefano Quintarelli: “Un successo che va ricercato nell’impegno profuso nel coordinamento di progetti di interesse comune”





Aumenta il numero degli operatori di telecomunicazioni iscritti ad AIIP (Associazione Italiana Internet Provider). “L'elevata partecipazione riconosce il lavoro svolto della nostra associazione nella definizione di standard qualitativi e nel richiamo al rispetto della regolamentazione del settore TLC”, ha dichiarato Stefano Quintarelli, presidente di AIIP.



Il 2006 vede associarsi otto nuovi operatori: da Aruba ad Aconet, poi COLT Telecom, Gostec, Goware, Messagenet, Metrolink e Viatek.

“Un successo – ha sottolineato Quintarelli - che va ricercato nell’impegno profuso nel coordinamento di progetti di interesse comune per gli associati, per gli utenti e per le aziende. Ma soprattutto nella cura dei rapporti con le Istituzioni e con le organizzazioni internazionali che si occupano di promuovere le TLC come strumento produttivo di valore e di business”.



In particolare, il ricorso al Tar con cui AIIP ha impugnato l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni all’offerta Alice 20mega di Telecom Italia, è una delle tante ragioni di visibilità dell’associazione su tutti i mezzi di informazione.
Giusto alcuni giorni fa, il presidente dell’Associazione degli Internet provider ha sottolineato il malcontento di fronte alla situazione di stallo del tavolo tecnico previsto dall’Agcom in merito al bitstream.



Con questo atteggiamento, ha detto il presidente dell’AIIP, si è fatto “un evidente nocumento a chi sta compiendo ogni sforzo per ridurre in Italia il divario digitale che attanaglia numerose aree del nostro Paese. Ma non è da sottovalutare che mentre tutto questo accade, l’operatore che detiene più dei ¾ del mercato ha iniziato a proporre offerte al pubblico con l’autorizzazione di Agcom aveva stabilito solo tre mesi prima con delibera 34/06/CONS”.



Al giudice amministrativo, l’AIIP ha chiesto la piena attuazione della Delibera 34/06/CONS - che la stessa Agcom aveva approvato a fine 2005 in occasione del provvedimento sul mercato della banda larga all'ingrosso (Mercato 12).

Il TAR del Lazio non solo non ha respinto il ricorso contro l’autorizzazione rilasciata da Agcom per il servizio Alice 20 mega di Telecom Italia, ma addirittura l’associazione dei consumatori Codacons si è costituita in giudizio a sostegno delle tesi di AIIP.
La degradazione da concorrenti a rivenditori ha convinto il giudice amministrativo dell’importanza del ricorso ed è stato disposto di rinviare la decisione nel merito alla prima udienza disponibile, il 26 Ottobre 2006.



In sostanza, per Quintarelli, autorizzando l’offerta Alice 20 Mega, l’Agcom avalla la trasformazione degli operatori concorrenti all’ex monopolista in semplici rivenditori di un prodotto integralmente realizzato da Telecom Italia, “degradando quindi di fatto il loro ruolo e la loro autonomia sul mercato”.


Come conseguenza immediata di questa decisione, l’AIIP sostiene che si assisterà a una mancata diversificazione del prodotto che avrà ripercussioni negative sia sulla concorrenza tra infrastrutture di rete alternative che sulla libertà di scelta del consumatore che la normativa comunitaria ritiene essere elemento prioritario dell'orientamento delle attività di regolamentazione.



Ma non è solo questo, tra le tante attività dell’AIIP devono essere considerate anche le mille attività promozionali del settore, su cui l’Associazione ha sempre rivestito un ruolo da protagonista. Dal convegno di febbraio 2006 sulla Data Retention al recentissimo convegno sulla normativa VoIP, congiuntamente a Voipex, evento di successo a cui hanno partecipato i Commissari dell’Agcom e del Ministero delle Comunicazioni insieme agli operatori interessati allo sviluppo di questo particolare settore delle TLC in netta crescita.



L’AIIP, operativa dal 1995, conta oggi tra i propri associati 44 operatori di telecomunicazioni che hanno un fatturato di circa 1,9 miliardi di euro ed hanno effettuato investimenti per più di 1,3 miliardi di euro negli ultimi 5 anni.

L’Associazione è strutturata in gruppi di lavoro che si occupano dei temi più importanti sui quali opera: Accesso Wireline, Internet e Minori, integrazione con il Mobile, IPTV, Privacy, Proprietà Intellettuale e accesso ai contenuti, Intercettazione e Spam, Third Part Billing, VoIP, Wireless (Wifi e Wimax).



Al suo interno l'Associazione promuove la definizione e accettazione di standard qualitativi, come la definizione di regole di comportamento etico nell'erogazione e nella gestione dei servizi. Intende inoltre dare supporto a progetti di ricerca di interesse comune per i suoi associati, come contribuire al sostegno economico di centri deputati ad attività di coordinamento e documentazione, in analogia con quanto avviene in altri Paesi.

Gli obiettivi che persegue l’AIIP sono la definizione e diffusione di standard qualitativi e regole di comportamento nell'ambito dell'offerta Internet; la promozione della rete come strumento produttivo ed efficace per le aziende come per gli utenti finali; il coordinamento di iniziative di ricerca di interesse comune per gli associati, su argomenti tecnologici e di mercato; l'istituzione di rapporti con organizzazioni internazionali con finalità simili.



Raffaella Natale

© 2006 Key4biz

(13 giugno 2006, notizia 176079)
 
Symbol Technologies annuncia l’architettura wireless per una nuova generazione di mobilità aziendale

Wi-NG (Wireless Next Generation) colma il gap tra Wi-Fi e RFID per creare lo standard di riferimento per lo switching RF

Symbol Technologies annuncia il programma di introduzione sul mercato dell’architettura Wireless Next Generation (Wi-NG), che consentirà alle aziende di installare e gestire da un’unica postazione centrale tutte le unità wireless per la voce, i dati e l’infrastruttura che usano la radiofrequenza. Wi-NG permetterà infatti di consolidare le reti Wi-Fi, RFID, VoWLAN (Voice over Wireless LAN), mesh e WiMAX su un’unica piattaforma integrata per lo switching in radiofrequenza, la prima disponibile nel mercato. L’architettura, che aumenterà il livello di efficienza e sarà alla base di una nuova generazione di applicazioni di produttività, consentirà una reale convergenza tra reti fisse e reti mobili (Fixed-Mobile Convergence, o FMC).

La nuova piattaforma Symbol applicherà alla tecnologia RFID lo stesso concetto dello switching centralizzato che l’azienda ha portato nelle reti wireless, con un aumento della sicurezza, della facilità di gestione e della scalabilità. Entro il 2009 il mercato RFID raggiungerà i 2,5 miliardi di dollari (fonte: ABI Research) e quello delle WLAN aziendali i 2,9 miliardi di dollari (fonte: Synergy Research Group).
Piuttosto che sviluppare reti separate, l’architettura Symbol Wi-NG permetterà alle aziende di consolidarle in un unico dominio “switched” in radiofrequenza che integrerà i due ambienti. In questo modo, sarà possibile implementare dei sistemi integrati RFID con le stesse caratteristiche di sicurezza e scalabilità di una rete Wi-Fi. Inoltre, sarà possibile portare le reti wireless oltre le mura della sede, con una rete mesh gestita centralmente che offrirà le stesse funzionalità di sicurezza, facilità di gestione e integrazione.

Alla base dell’architettura Wi-NG c’è un dispositivo modulare basato sul sistema operativo Linux, che garantisce la separazione tra i livelli dell’infrastruttura, dei servizi, delle applicazioni e della gestione. Le funzionalità di gestione permettono di controllare e gestire i terminali wireless attraverso tutto lo spettro della radiofrequenza, per assicurare la massima disponibilità e le migliori prestazioni dell'infrastruttura, e monitorare la rete wireless. Il Wireless Intrusion Protection System (IPS) permette infine di estendere i servizi “location based” a tutta l'azienda, individuare rapidamente le unità collegate e bloccare tutte le potenziali minacce, in modo da assicurare una protezione continua contro gli accessi non autorizzati e gli attacchi alla rete Wi-Fi.

L’architettura Wi-NG, infine, supporta il roaming di layer 3, per gestire le reti su più piani o in più edifici anche remoti della sede aziendale. Questa funzionalità viene garantita senza che questo comprometta le prestazioni, la connettività e il consumo delle batterie dei terminali, caratteristiche indispensabili per le applicazioni wireless di tipo aziendale. Questo permette agli utenti mobili di restare sempre connessi durante gli spostamenti, e quindi utilizzare applicazioni voce, video e dati senza discontinuità dei servizi.

L’architettura Symbol Wi-NG è alla base di una reale convergenza fisso-mobile nelle aziende: essa infatti supporterà le tecnologie wireless a banda larga attuali e future – 802.11n, WiMAX, GPRS, EV-DO – e l’integrazione di più reti Wi-Fi in una LAN. I telefoni VoIP dual-mode potranno passare in modo trasparente dalla rete Wi-Fi a quella cellulare, per consentire all'utente di utilizzare la connessione migliore tra quelle disponibili.

Lo switch wireless Symbol WS5100 sarà il primo prodotto a utilizzare la nuova architettura Wi-NG entro la fine del 2006, e permetterà di costruire reti mesh 802.11 “switch-assisted” per consentire alle aziende di utilizzare gli access point/access port per portare la copertura wireless a zone che in precedenza sarebbero state troppo costose o difficili da raggiungere con una connessione cablata.
 
Meo: «Naaw, la rete che si crea da sé»
di Antonio Sofi

Da una collaborazione tra Politecnico di Torino e IPWorld nasce il Nuovo Apparato Autoconfigurante Wireless, una tecnologia per creare reti senza fili a basso costo: basta disseminare punti di accesso sul territorio per portare connettività ovunque. Angelo Raffaele Meo, direttore del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico, spiega come

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Quello digitale, sta diventando un mondo definito nella sua struttura portante da due elementi (ex naturali): la terra e l’aria, digital version. Da una parte il cavo terrestre, potente e veloce, ancorato agli scavi e al cemento, capace di veicolare megabyte di informazioni con un semplice zip di fibra. Tecnologia potente, ma costosa. Dall’altra il wireless – senza cavo appunto, fatto d’aria – che più facilmente evoca il sogno di una connettività ubiqua e inavvertita, vera e propria commodity del cittadino digitale. Tecnologia magari meno potente ma straordinariamente pervasiva.

Terra e aria, cavo e wireless: partire dall’uno o dall’alto sembra quasi influenzare direttamente la discussione sul futuro delle tecnologie, e sulle sue priorità. Il cavo terrigno – e l’intricato non risolto dibattito sulla network neutrality lo dimostra – produce, in qualche modo, azioni di chiusura. Si progettano network di nuova generazione, con centri luminosi e velocità ottiche e strabilianti – e le grandi compagnie di telecomunicazioni chiedono, a risarcimento dei costi, una qualche forma di pedaggio per il passaggio dei contenuti che generano valore economico. L’aereo wireless, al contrario, ispira in genere tutt’altra progettualità: come fare a portare la Rete ovunque e a chiunque, in zone non coperte da banda larga, per esempio.

Una diversità solo concettuale, perché – ovviamente – tra cavo e wireless il rapporto è di necessaria simbiosi: il segnale wireless si propaga a partire, prima o poi, da una connessione via cavo. Il punto è semmai su cosa è meglio puntare, su quale elemento tecnologico scommettere per risolvere alcuni problemi della società digitale (e non). Per esempio: il digital divide, e la gestione delle emergenze. Due problemi che a pensare a come risolverli una volta per tutte c’è da mettersi le mani nei capelli – o nelle tecnologie. Eppure in molti ci hanno provato e ci provano: di recente diverse province italiane hanno finanziato grossi progetti di copertura di vaste porzioni di territorio con tecnologie WiMax. Jeff Jarvis, subito dopo il disastro di Katrina ha lanciato l’appello per un Recovery 2.0, perché il Web non era pienamente preparato a gestire emergenze come quella.

Forse meglio partire dal più piccolo, allora – da una tecnologia che crea le basi. Da piccoli singoli nodi che si parlano tra loro. Semplici, flessibili, poco costosi. Che riescano a fare rete. Forse è da questo che è partita l’idea, tutta italica, di N.A.A.W., acronimo che sta per Nuovo Apparato Autoconfigurante Wireless. Piccoli, e che fanno rete. La tecnologia, appena presentata, ha obiettivi ambiziosi: portare ovunque, senza limiti geografici o infrastrutturali, reti di comunicazione wireless che si configurano automaticamente. Tecnicamente si tratta di un dispositivo di tipo “network appliance” composto da access point basati su software open source, facilmente implementabili, in grado di autoconfigurarsi e “vedersi” tra di loro. Piccoli e solidi: 14x14 centimetri di base, per 2 centimetri di altezza, e senza parti interne in movimento. Installabili praticamente ovunque: arredo urbano, veicoli di ogni tipo ecc.

Tecnologiche molliche di Pollicino che trovano da sole la strada verso la connettività. L’idea è affascinante, Apogeonline ne ha parlato con il prof. Angelo Raffaele Meo, a capo del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino, che insieme alla finanziatrice IPWorld, impresa Hi-Tech con sede a Milano, ha progettato questa tecnologia dalle innumerevoli potenziali applicazioni.



A proposito di applicazioni, professor Meo, c’è, ad esempio, il problema del digital divide – cioè il gap infrastrutturale tra chi è dotato di connettività e chi ne è invece tagliato fuori. In Italia il 20% della popolazione vive in zone non coperte da banda larga, ma il cavo, a volerlo portare ovunque, costa.

Il cavo implica un investimento fisso, anche se, globalmente, porta più bit. Le soluzioni wireless, proprio perché si appoggiano all’etere, non hanno bisogno di investimenti iniziali molto grossi, e sono quindi particolarmente idonee all’installazione di reti in zone montane, per esempio – dove posare dei cavi può essere complicato ed è di sicuro molto costoso. Il N.A.A.W è una tecnologia pensata per essere il più possibile flessibile e adattabile alle varie situazioni, proprio perché non c’è una architettura standard. Non c’è un access point fisso a cui si collegano le diverse macchine. È una rete molto configurabile, che crea da sé la sua stessa infrastruttura, anche in situazioni disagevoli.



Viene in mente il recente caso dell’allagamento di New Orleans dopo il passaggio dell’uragano Katrina. Un caso in cui le infrastrutture di comunicazione si scoprono fragili: crollano, s’annacquano, s’infiammano, si rompono. Dopo pochi minuti, le reti di ogni tipo erano quasi tutte fuori uso, e le poche ancora attive incapaci di sostenere il flusso di informazioni necessario a coordinare le operazioni di soccorso.

Nelle situazioni che rendono di fatto inutilizzabili le infrastrutture di comunicazione fissa, un tipo di soluzione wireless risulta estremamente utile. Qualche volta l’unica fattibile.N.A.A.W. è in grado di operare in condizioni climatiche estreme, funzionare a batteria o, se serve, agganciarsi a un segnale satellitare per irradiare connettività. In più è progettata per bypassare automaticamente i nodi che eventualmente non dovessero funzionare. C’è stata una attenzione specifica, in fase di progettazione, per gli usi possibili in situazioni di emergenza diffusa. I risultati dei test da noi svolti sono molto confortanti, la banda trasmessa è notevole, così come la capacità che ha questa rete di configurarsi automaticamente e in pochissimo tempo.



C’è anche la possibilità che gli access point siano assemblati in case rinforzati e quindi disseminati tramite piccoli paracadute sul territorio.

Questa è una opportunità che può servire in molti casi. Basta un elicottero che getti a terra un po’ di macchine e poi queste macchine creeranno da sole una rete funzionante. Un’opportunità che può essere sfruttata dalla Protezione Civile, ma anche da Ong che lavorano in paesi dove, per esempio, le infrastrutture di rete non ci sono ancora. Oppure, una rete così ottenuta può servire al monitoraggio di acquedotti, valanghe, dissesti idro-geologici, vulcani ecc., portando la connessione laddove serve.



Oltre che a interlocutori istituzionali, N.A.A.W. si rivolge anche al consumatore finale. In questo caso il costo è un fattore importante per il suo successo…

Se un valore aggiunto è infatti la riconfigurabilità della rete, l’altro è proprio il costo. Usando software completamente open source, si riesce a risparmiare rispetto ai prodotti proprietari, intrinsecamente molto costosi. Un access point che costa mille euro, noi possiamo realizzarlo a meno di 200 – usando codice open source, e utilizzando soluzioni hardware a basso costo.



Hardware open-source, l’ha chiamato, in una intervista al Manifesto.

Basta intendersi. L’hardware è messo a disposizione di tutti sulla Rete – e però viene venduto, com’è logico che sia. Qualche volta gli schemi sono tutti disponibili, quindi è anche un hardware che si può liberamente riprodurre. Per ora noi usiamo prevalentemente dell’hardware di mercato di basso costo, ma in prospettiva pensiamo di puntare decisamente sull’hardware open source. Ad esempio, di alcune delle Cpu che usiamo sono noti gli schemi Hdl, e sono quindi a disposizione della comunità.



Ci sono dei limiti alla costruzione di questa bolla wireless con gli access point di N.A.A.W.?

L’unico è il campo di frequenze utilizzabile. Purtroppo a oggi è limitato. Noi vorremmo uno spettro aperto senza licenze, un open spectrum. Poter liberamente andare sull’etere e trasmettere ciò che si vuole trasmettere, rispettando ovviamente alcune regole generali. Questo è un discorso di prospettiva, per ora dobbiamo usare le frequenze che sono state lasciate libere dai comitati di standardizzazione, che non sono illimitate.
 
Per gentile concessione di Fra/Mooj


Sperimentazione WiMax: i risultati
Roma - Aula Magna del Ministero delle Comunicazioni
Viale Europa 190
19-20 giugno 2006


Il convegno, organizzato dalla Fondazione Ugo Bordoni e dal Ministero delle Comunicazioni, rappresenta l'occasione per illustrare al pubblico i principali risultati ottenuti nelle sperimentazioni condotte nel periodo compreso tra luglio 2005 / giugno 2006. Per tale ragione saranno presenti, in qualità di speaker, tutte le società manifatturiere che hanno ottenuto l’autorizzazione a sperimentare. A disposizione dell'evento sarà, inoltre, allestita un'area espositiva con stand di aziende ed operatori del settore, così da consentire ai partecipanti di acquisire informazioni sui prodotti e sulle soluzioni attuabili.
Attualmente il programma del convegno è in via di definizione, in attesa di ricevere conferma di partecipazione da parte del Ministro delle Comunicazioni On. Paolo Gentiloni e di esponenti del Ministero della Difesa.

Per informazioni e iscrizioni, clicca qui
 
Come funzionerà il WiMax OK!
 

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ciao omonimo...come va' ?????.....immagino la risposta.
 
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