I padroni dei mercati generali

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I padroni dei mercati generali
I Bocchi di Verona fatturano2 miliardi, il doppio di Bulgari. Gli Orsero di Albenga 1,2 miliardi. I Battagliodi Torino hanno fatto fortuna con le banane. Tutti ora guardano alla finanza
primopiano la mappa dei grossisti di frutta e verdura diventati gruppi multinazionali
Vent' anni fa scaricavano le cassette al mercato, oggi sono al comando di multinazionali che fanno girare merce per miliardi di euro. Tutti figli di contadini e pescatori, i nouveaux entrepreneurs che in questi anni si sono affermati con il commercio all' ingrosso di frutta e verdura, fiori e pesce, sono ormai di casa a Montecarlo e in Lussemburgo, hanno le loro fiduciarie offshore, siedono nei consigli di amministrazione di banche e finanziarie. Ma per emergere nel mondo della distribuzione all' ingrosso hanno dovuto affrontare una selezione spietata. In un comparto caratterizzato dall' imprevedibilità dell' offerta e della domanda, e costellato da innumerevoli variabili ambientali, poteva sopravvivere solo chi era in grado di scovare la merce migliore nei tempi più rapidi, non importa in quale angolo del pianeta: gela in Puglia, arrivano le arance dal Sudafrica, non si trovano più cernie nel Mediterraneo, si attivano i pescherecci in Argentina. Antesignani della globalizzazione, i signori della cassetta hanno inseguito già dalla fine degli anni ' 70 le rotte dei prodotti da un continente all' altro, abituando gli italiani a trovare in tavola 16 varietà di uva, una per ogni periodo dell' anno. Per essere sempre più veloci e affidabili, i grossisti che potevano permetterselo hanno investito in magazzini e celle frigorifere, acquistando anche flotte di automezzi, navi cargo, persino terminal portuali. Per avere il controllo diretto della produzione, altri hanno comprato aziende agricole e piantagioni, in Sudamerica, Africa, Australia. E per aumentare le fonti di guadagno, c' è anche chi si è messo a fare industria, con la preparazione di piatti pronti, la cosiddetta quarta gamma, dalle insalate alle macedonie, dai minestroni ai surgelati. In questa continua espansione lungo la filiera, gli intermediari più grandi, che sono emersi nel quadrilatero tra Milano, Verona, Bologna e Torino, si sono trasformati in giganti. Ma alle loro spalle sono cresciuti decine di gruppi da 50 100 milioni di fatturato, l' avanguardia di un settore polverizzato in migliaia di microimprese, che ogni mattina si ritrovano nei mercati generali, dove transita il 70% dell' ortofrutta italiano: merce per 18 miliardi, dice Ottavio Guala, il presidente di Fedagro, l' associazione di categoria. Chi sono i protagonisti di questo mercato ? Se fosse quotata in Borsa rientrerebbe di certo nell' indice delle blue chip: perché la veronese Bocchi con i pomodori, le arance e le mele fattura il doppio di Bulgari, quasi 2 miliardi l' anno. Il patron dell' azienda, Giovanni Bocchi, 64 anni, un veneto figlio di emigrati in Germania, ha iniziato a lavorare con il padre, alla fine degli anni ' 50, dietro un banco del mercato di Francoforte sul Meno. Nel giro di qualche decennio però, l' attività originaria di importazione dall' Italia si è allargata a tutto il Mediterraneo e all' America Latina. E oggi Bocchi è alla testa di un impero che, dopo l' aggregazione con la belga Univeg, si colloca al quinto posto nel mondo nella distribuzione di frutta, verdura e piante, con una quindicina di controllate tra Europa e Sudamerica, 6.500 dipendenti e 32 mila ettari coltivati di proprietà. La logistica ha nel frattempo affiancato il commercio ortofrutticolo, la capogruppo è stata spostata in Olanda (Bocchi holding bv) e la famiglia Bocchi, che con le figlie Daniela e Patrizia è arrivata alla terza generazione, ha fatto il suo debutto nel capitale della Palladio finanziaria, la piccola Mediobanca del Nordest, il salotto finanziario che raccoglie tutti i nomi che contano dell' imprenditoria veneta. Se la Bocchi è proiettata verso la Germania, il suo mercato di riferimento, dove realizza l' 80% dei ricavi, è ad Albenga, in provincia di Savona, che va cercato il leader incontrastato delle tavole italiane. Qui ha sede il GfGroup della famiglia Orsero, che con il marchio Fruttital ha creato una multinazionale da 1,2 miliardi di fatturato, con 70 controllate, 2 mila dipendenti e attività che vanno dall' importazione di frutta e verdura alla logistica e ai trasporti, sia su ruote che su mare. Come altri grossisti, gli Orsero hanno cominciato coltivando pesche nella piana di Pietra Ligure. Poi Raffaele, il capofamiglia, classe 1937, si è messo a fare l' importatore, insieme ai fratelli Luciano e Gianni. E dopo essere diventati, alla fine degli anni ' 70, agenti della Del Monte con l' esclusiva per il Mediterraneo, i tre fratelli hanno allargato il loro raggio di azione dalle banane alle pere argentine, continuando con i pompelmi israeliani e gli ananas ivoriani, l' uva sudafricana e le mele neozelandesi. E via di seguito, in una giostra di accordi e alleanze che li ha portati da ultimo a sbarcare in Cina, con un investimento nella provincia dello Hebei, a nord di Pechino, per l' avvio di un impianto di conservazione di mele Fuji. "Intorno al business delle banane se ne sono sviluppati di nuovi", spiega Antonio, il rappresentante dell' utima generazione degli Orsero, "e così dalla gestione dei magazzini e delle celle frigorifere, siamo passati ai tir e alle bananiere, fino a dotarci di un terminal presso il porto di Vado, che lavora anche per conto terzi". Da produttori e importatori di frutta, gli Orsero sono così diventati armatori, con una propria compagnia marittima, la Costa container lines, che di recente ha rilevato anche il ramo di navi cargo della Grimaldi (Gt Gilnavi). L' attività di trasporto su quattro ruote è stata invece organizzata con la Siter trasporti, la controllata che ha contribuito a contrastare la crisi del settore ortofrutticolo, innescata dalla forte concorrenza e dal calo dei prezzi. Nel frattempo nel consiglio di amministrazione è stato cooptato Paolo Del Bue, il banchiere della Banca Arner di Lugano, che è entrata nel capitale del GfGroup con una quota del 26%. Le banane hanno fatto la fortuna anche della famiglia Battaglio di Grugliasco (Torino), che da qualche anno si è unita alla Fruttital per distribuire i prodotti Del Monte in Piemonte. Un' alleanza sancita anche dall' ingresso degli Orsero (con il 30%) nell' azionariato della Battaglio, azienda con 60 milioni di fatturato guidata dal giovane Luca, che con i fratelli Siro e Marco è subentrato al padre Giovanni. La Battaglio realizza la metà del suo giro d' affari con prodotti di importazione, principalmente agrumi, pere e mele, da Francia e Spagna, Argentina e Sudafrica, ma ha anche delle aziende di produzione in Emilia Romagna e Puglia, e sta sviluppando un' attività di trasporto in proprio. E in questa sua evoluzione riflette il cambiamento di tante altre imprese del settore che, per sopravvivere in un mercato frammentato e altamente competitivo come quello dell' ingrosso alimentare, hanno scelto di allearsi con grandi gruppi, o si sono inventate qualcosa di nuovo. I Peviani di Milano, per esempio, esportatori di frutta da più generazioni, con un giro d' affari consolidato di 115 milioni, hanno optato per la Fyffes, la multinazionale irlandese delle banane e degli ananas, che è anche quotata in Borsa. Dieci anni fa, nel pieno della crisi dell' ortofrutta made in Italy, i Peviani hanno ceduto il 50% della loro azienda alla Fyffes. Ma in cambio hanno ricevuto un prodotto forte, che li ha aiutati a tenere la posizione nei mercati del Nord Europa, respingendo la concorrenza spagnola. Da quell' accordo ne è nato un altro con i produttori sudafricani, che hanno stagioni complementari rispetto alle nostre, con gli stessi prodotti. "Negli ultimi cinque anni ci siamo dovuti misurare con una competizione esasperata sul versante dei prezzi", spiega il titolare, Luigi Peviani, che è anche presidente dell' associazione degli importatori esportatori (Aneioa) "e per reagire abbiamo avviato rapporti commerciali con Paesi nuovi nel Mediterraneo e nell' Est Europa, puntando sempre di più sull' innovazione dei prodotti". L' uva senza semi, le miniangurie e le altre novità che puntualmente appaiono sui banchi del mercato sono il riflesso di questa guerra all' ultimo sangue, dove a guadagnare sono soprattutto gli ultimi anelli della catena, quelli della vendita al dettaglio, che applicano ricarichi del 30 60%: mentre a monte, all' ingrosso, i margini sono inferiori al 10%. Per resistere senza cadere nelle braccia delle multinazionali, gli Amaglio di Bergamo, che commerciano pere dai tempi di Mussolini, si sono inventati la frutta equa e solidale. "Alla metà degli anni ' 70 abbiamo cominciato a viaggiare", ricorda Fulvio Amaglio, con Giuseppe e Raffaele uno degli amministratori del gruppo, "già allora le pere non erano più italiane, le importavamo dall' Argentina per averle tutto l' anno. Poi ci siamo spostati in Cile per produrre pesche, dopodiché abbiamo avviato una cooperativa in Ghana per la coltivazione di ananas". La Amaglio ha esportato il suo know how, formato i contadini, inviato i suoi camion frigoriferi, cercando di dare impulso a un' economia locale, con una sua eticità. E l' esperimento è stato poi replicato in Brasile, con la produzione di manghi e papaya. Con una struttura molto segmentata, e divisa per specialità, tutte regolarmente certificate, gli Amaglio sono così passati dai funghi porcini, raccolti e lavorati in Polonia, Bulgaria e Romania, dove crescono con più frequenza, alla frutta esotica e alle mele cinesi, di cui sono diventati importatori, fino a creare un gruppo da 130 milioni di fatturato, incluse le attività di catering e fornitura delle mense Pellegrini. Sono approdati in Cina anche Pietro e Michelangelo Rivoira, grossisti di frutta del Cuneese con un giro d' affari di circa 40 miloni, che di recente hanno siglato un accordo con un' azienda cinese per impiantare una coltivazione di kiwi a livello locale. Sui kiwi ha scommesso anche Carlo Alberto Milani, patron della Milan Fragor di Verona, gruppo di analoghe dimensioni con diramazioni anche in Moldavia, che è al primo posto nella produzione di zucchine. Mentre altri grossisti hanno scelto specializzazioni ancora più di nicchia: i Morando il radicchio trevigiano, i Sambugaro (gruppo Napoleon) la patata veneta, mentre Mario Mazzoni, il titolare dell' omonimo gruppo ortofrutticolo (60 milioni di ricavi), che è anche consigliere della Fondazione Cassa di risparmio di Ferrara, ha diversificato con i surgelati. Il mercato ittico. Alle spalle di Bocchi e Fruttital si sono messi in luce anche due gruppi da 200 300 milioni di fatturato che commerciano entrambi col pesce. La Fiorital di Venezia, che fa capo a Emanuele Fiorotto e ai suoi fratelli, e la Panapesca di Massa e Cozzile (Pistoia), che è guidata da Vito Panati e dal figlio Andrea, ed è partecipata anche dal fondo Fidia, con il 10%. La prima si occupa prevalentemente di pesce fresco, la seconda di pesce congelato, ma l' organizzazione a monte è sempre la stessa. Il pesce viene pescato nei mari di tutto il mondo, dalla Patagonia alla Thailandia, in parte anche grazie a flotte di proprietà, e dopo essere stato raccolto negli stabilimenti di stoccaggio, lavorazione e smistamento, finisce nei vari canali del commercio all' ingrosso: dai mercati generali, ai supermaket, ai mercatini rionali. E ogni mattina la giostra ricomincia. Numero di aziende presenti nel mercato di Milano: 132 grossisti con punto vendita e 137 produttori con punto vendita Stima degli ingressi di privati per settimana: 10 mila che cosa finisce all' ortomercato 2001 2002 2003 2004 2005 Frutta fresca 2.320.810 2.178.760 2.025.345 2.194.412 2.211.770 Frutta secca 33.650 26.520 28.790 32.142 33.192 Agrumi 1.065.345 973.875 996.685 1.074.738 1.093.989 Ortaggi 4.340.900 4.052450 3.825.020 4.164.368 4.309.331 Totale 7.760.705 7.231.605 6.875.840 7.465.660 7.648.282 Derrate introdotte nel mercato italiano, in quintali.
il mondo 3 marzo
 

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Prezzi: al via Borsa Merci Telematica per agroalimentare
frutta e verdura
27/04/2006 - 14:48

Efficienza e trasparenza di prezzi e mercati nel settore agroalimentare. Questi gli obiettivi della Borsa Merci Telematica Italiana, il mercato telematico, analogo alla Borsa Valori, sul quale si effettueranno le contrattazioni dei prodotti agricoli, agroalimentari e ittici.

Efficienza e trasparenza di prezzi e mercati nel settore agroalimentare. Questi gli obiettivi della Borsa Merci Telematica Italiana, il mercato telematico, analogo alla Borsa Valori, sul quale si effettueranno le contrattazioni dei prodotti agricoli, agroalimentari e ittici. Il varo ufficiale della Borsa si è svolto oggi a Roma nel corso del convegno "Borsa Merci Telematica Italiana: un grande progetto per lo sviluppo del mercato", organizzato da Unioncamere insieme al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e alla Bmti, la società consortile del sistema camerale che gestirà il mercato telematico agroalimentare. E insieme alla Borsa ci sarà anche un nuovo strumento , il Fixing Indicativo Nazionale Camerale (in sigla, FINC), che servirà a rappresentare l'andamento del prezzo prevalente sui mercati più rappresentativi.

Il via libera ufficiale della Borsa segue l'emanazione del decreto firmato, lo scorso 6 aprile, dal Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Gianni Alemanno, intervenuto al convegno: "La borsa merci telematica nata con Decreto del Ministero delle Politiche agricole è un nuovo strumento al servizio della trasparenza dei prezzi e dell'efficienza dei mercati agroalimentari". L'obiettivo seguito è stato quello di una politica attenta ai rapporti interni della filiera produttiva. "La Borsa merci telematica - ha commentato Alemanno - è uno strumento che, se attuato correttamente, può essere la chiave di volta di un processo di chiarificazione, trasparenza ed equità nello scambio. Un altro aspetto importante è che il soggetto centrale sono le Camere di Commercio, soggetto fondamentale della sussidiarietà orizzontale. Se faremo in modo che la filiera agroalimentare sia trasparente nel prezzo e nella tracciabilità del prodotto sono convinto che la nostra agricoltura non avrà niente da temere".

La Borsa non si muoverà su rilevazioni o stime di prezzo ma sui prezzi reali, che saranno determinati dall'asta continua fra domanda e offerta. "Diamo il via alla prima borsa telematica al mondo per la completezza e la quantità dei prodotti commercializzati e scambiati - ha detto Francesco Bettoni, presidente della BMTI - La Borsa Merci Telematica si è dotata di un importante punto informativo nazionale che è la cosiddetta "Area Prezzi", che rappresenta un unico database nazionale contenente tutte le rilevazioni dei prezzi camerali e delle quotazioni telematiche consentendo il raggiungimento dell'obiettivo importante della confrontabilità e della comparabilità e quindi della trasparenza dei prezzi a livello nazionale".

Attualmente la contrattazione telematica è attiva su 28 mercati che comprendono il settore dei cereali, lattiero caseari, carni, olio, vino, ortofrutta e concimi minerali, mentre sono in via di attivazione altri quattro mercati telematici che si riferiscono ai vini Doc, a mitili e molluschi bivalvi, alla fragola e a fiori e piante in vaso. Gli operatori accreditati alla Borsa Telematica sono a oggi 967, i contratti telematici conclusi sono stati 2786, pari a 416.038 tonnellate di prodotto transato, per un ammontare complessivo di oltre 85 milioni di euro (per la precisione, 85.561.222 euro). Potenzialmente il mercato potrebbe raggiungere, nel giro di tre o quattro anni, un controvalore di scambi pari a circa 15 miliardi di euro.

Il Fixing Indicativo Nazionale Camerale (FINC) rappresenta in questo campo uno strumento di trasparenza del mercato, accessibile sia agli operatori agroalimentari, che potranno confrontare i prezzi dei diversi prodotti, sia ai consumatori o alle loro associazioni, che potranno essere informati sul costo del singolo prodotto nel primo passaggio della catena dell'intermediazione, cioè l'acquisto diretto dal produttore. Il regolamento emanato all'inizio di aprile ha stabilito le modalità di funzionamento e gli organi che sovrintendono alla gestione della Borsa, allineando la struttura a quella della Borsa Valori. Si sta inoltre formando una Deputazione Nazionale che svolgerà funzioni di vigilanza e di indirizzo generali della Borsa Merci Telematica, simili a quelli della Consob. E nasceranno nuovi soggetti abilitati all'intermediazione.

"Viene così a strutturarsi - ha detto Bettoni - un meccanismo di straordinaria novità che realizza un'esperienza fra le più avanzate a livello mondiale, in grado di dare efficienza e trasparenza a prezzi e mercati all'ingrosso, evitando al contempo bolle speculative a danno dei consumatori e contribuendo alla comprensione dei criteri di formazione del prezzo".

2006 - redattore: BS
http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=7378