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6 marzo 2004
Mediobanca, riassetto più vicino
Il futuro di Piazzetta Cuccia - Il direttivo del patto studia le tecnicalità per
ridurre il peso delle banche al 6%



MILANO - Mediobanca torna ad affrontare i nodi di un anno fa in vista del rinnovo del patto a luglio. La discesa delle banche, Capitalia e UniCredit, al 6% ciascuna nel capitale di Piazzetta Cuccia, così come concordato l'aprile scorso, non può prescindere dallo smantellamento di strutture come Consortium dove sono bloccate in parte le azioni delle stesse banche. È da qui che il direttivo del patto di sindacato ha iniziato a discutere. La riunione, sotto la presidenza di Piergaetano Marchetti, si è tenuta in forma "allargata". Oltre ai componenti del comitato - Ennio Doris (in teleconferenza), Cesare Geronzi, Carlo Salvatori, Luigi Lucchini, Giampiero Pesenti, Marco Tronchetti Provera e Vincent Bolloré - hanno partecipato anche Alberto Nagel e Renato Pagliaro, rispettivamente direttore generale e condirettore generale di Mediobanca, l'amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe, e Berardino Libonati, che con Marchetti aveva riscritto la governance dell'istituto. Il direttivo «ha avviato l'attività istruttoria per l'aggiornamento del patto secondo le linee già indicate dall'assemblea dei partecipanti del 7 aprile 2003», spiega sinteticamente il comunicato emesso al termine della riunione, che aggiunge: «In particolare si è compiuto un primo esame di modalità tecniche ipotizzabili per l'eventuale scioglimento di Consortium e/o di Fin.Priv, con attribuzione delle azioni possedute da tali società ai rispettivi soci». La questione più complessa e rilevante è quella relativa a Consortium, che detiene il 13,9% del capitale di Mediobanca (di cui il 5% apportato al patto), ha un proprio mini-patto che ne regola il funzionamento, e detiene azioni (al prezzo di carico di 11,46 euro), che in parte sono finanziate a debito. Smontare il meccanismo, tecnicamente, potrà richiedere passaggi intermedi di trasformazione di Consortium fino alla liquidazione finale. Gran parte delle azioni vincolate sarà rivincolata al patto, con il prevedibile ingresso di nuovi soci, istituzioni finanziarie sinergiche con Mediobanca e non in posizione conflittuale. Di Consortium, Unicredit e Capitalia hanno in portafoglio circa il 25% ciascuna, mentre il capitale residuo è suddiviso in piccole quote tra soci quali Fondiaria-Sai, Fiat, Pirelli e Mediolanum. Il gruppo di Salvatore Ligresti è invece l'azionista di riferimento di Fin.priv. con il 28,57%, seguito con quote del 14,28% ciascuna da Generali, Italmobiliare, Fiat, Telecom e Pirelli. «Il principio generale - ha osservato Bolloré al termine della riunione - è quello di un sostegno al management e dunque un rinnovo del patto a condizioni da determinare. Certo noi restiamo nel patto, ma ci saranno altre e nuove discussioni». Che avverranno in occasione di almeno un'altra seduta del direttivo che si terrà prima dell'assemblea plenaria del patto a fine mese («il 25, il 26 o il 27 marzo», ha detto Bollorè). Di Generali non si è parlato nel direttivo del patto di Mediobanca, ma il finanziere bretone, che si è poi recato allo studio legale Carpinelli accompagnato da Tarak Ben Ammar, si è intrattenuto per circa un'ora con Geronzi, Salvatori e Marchetti dopo la conclusione della riunione. Uscendo, a proposito della possibilità di estendere il mandato dei vertici della compagnia del Leone, ha detto: «Penso che ci sia concordia su un mandato triennale al presidente Antoine Bernheim e agli amministratori delegati di Generali». Posizione su cui si troverebbe d'accordo Capitalia, mentre più tiepida sarebbe UniCredit, per quanto riguarda la poltrona più alta, con il presidente che dovrebbe essere riconfermato per un altro anno. Quanto a Mediobanca, non risulta convocato per ora il comitato nomine, ma il presidente Gabriele Galateri dovrà esprimersi sulla proposta di assemblea straordinaria per le necessarie modifiche statutarie se sarà posta all'ordine del giorno del cda Generali del 16 marzo. Intanto c'è attesa per la prima presentazione agli analisti di Mediobanca, confermata per l'11 marzo, che sarà seguita da incontri one to one con gli investitori a Londra e Parigi. ANTONELLA OLIVIERI

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/sole060304med.html

6 marzo 2004
Mediobanca, prima intesa sul patto
Verso lo scioglimento di Consortium, che custodisce il 13,9%. I titoli andranno direttamente ai soci


MILANO — Mediobanca muove verso il rinnovo del patto, con lo scioglimento di Consortium, la « scatola » che contiene il 13,9% di Piazzetta Cuccia, e la conferma del passo indietro di Unicredito e Capitalia. Ieri il direttivo del sindacato dell’istituto ha avviato la discussione fra i grandi azionisti in vista della scadenza dell’accordo parasociale, stabilita per il primo luglio. Le disdette sono possibili fino al 31 marzo ma, si legge nel comunicato diffuso in serata, finora non ne sono pervenute.
La riunione è iniziata alle 13 con una colazione di lavoro e si è svolta a formazione « allargata » . Oltre al presidente dell’istituto Gabriele Galateri e i componenti il direttivo — il presidente dell’accordo Piergaetano Marchetti, i banchieri Cesare Geronzi ( Capitalia) e Carlo Salvatori ( Unicredito), gli industriali Marco Tronchetti Provera, Luigi Lucchini e Giampiero Pesenti, e il capofila dei soci francesi Vincent Bolloré — sono intervenuti, considerata la complessità tecnica del tema Consortium, Alberto Nagel e Renato Pagliaro, direttori generali di Piazzetta Cuccia, Matteo Arpe, amministratore delegato di Capitalia, e il giurista Berardino Libonati ( che alla fine ha lasciato l’istituto con Geronzi).
L’incontro si è svolto in più fasi. Dopo circa un paio d’ore gli imprenditori sono usciti e sono rimasti con Marchetti solo i rappresentanti degli istituti di credito.
La nota diffusa al termine dei lavori sottolinea che il direttivo « ha avviato l’istruttoria per l’aggiornamento del patto secondo le linee già indicate dall’assemblea del 7 aprile 2003 » . Il riferimento è agli accordi che hanno messo fine alla « battaglia » su Mediobanca- Generali conclusa nella primavera scorsa con l’uscita di Vincenzo Maranghi, il delfino di Enrico Cuccia, l’allargamento del patto ai soci francesi e la definizione di nuovi assetti di vertice e governance. In particolare la riunione di ieri « ha compiuto un primo esame delle modalità tecniche ipotizzabili per l’eventuale scioglimento di Consortium » , titolare come si è detto del 13,9% di Mediobanca, di cui il 5% vincolato nel patto « e ( o) di Finpriv » , che detiene l’ 1,75% di Piazzetta Cuccia, con « attribuzione delle azioni possedute ai rispettivi soci » .
Il capitolo più importante e complesso riguarda Consortium, il cui azionariato replica quello del patto con un peso relativamente più forte delle banche ( circa al 50%). Come procedere? Ieri sono state illustrate e discusse diverse ipotesi. Le cose appaiono forse più semplici per i soci industriali, ai quali le azioni potrebbero essere assegnate direttamente ( probabilmente alcuni, presenti con quote inferiori all’ 1% preferiranno però uscire dal patto), sempre comunque entro limiti massimi già definiti negli accordi. Più complesse invece le cose per le banche, considerati problemi interni di ratios e l’impegno a ridurre le quote: Unicredito e Capitalia hanno confermato anche ieri la volontà di scendere in Mediobanca dall’ 8- 9% circa al 6%, ma le modalità e gli istituti ai quali potrebbero essere cedute le azioni ( si è parlato di San Paolo- Imi, Mps e alcune Popolari) sono ancora da individuare. Allo studio ci sarebbero perciò mosse articolate: per le azioni oggi di Consortium vincolate nel patto si fanno anche ipotesi di temporanea sterilizzazione, in attesa anche in questo caso della eventuale cessione.
Per « ospitare » i titoli fuori dal sindacato senza però crescere nel capitale, è possibile invece che gli istituti di credito costituiscano nuovi veicoli societari. I punti ancora da definire, come si vede, sono numerosi e complessi. Ecco perché Bolloré, uscendo dalla riunione, ha dichiarato che « il patto sarà rinnovato, ma a condizioni ancora da determinare » .
Ieri non si è parlato invece di Generali. Sul tema si è soffermato soltanto, e a titolo personale, Bolloré, molto legato al presidente del Leone Antoine Bernheim, che ha dichiarato ai giornalisti: « Penso ci sia concordia su un mandato triennale al presidente Bernheim e agli amministratori delegati » .

Sergio Bocconi

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/cor060304med.html

6 marzo 2004

Il patto di Mediobanca verrà rinnovato, ma con «riserva»

«Il patto di Mediobanca sarà rinnovato ma le condizioni devono ancora essere definite». E il gruppo dei soci esteri che porta in dote il 10% del capitale ne farà sicuramente parte. È stato questo il commento a caldo rilasciato dal finanziere francese, Vincent Bolloré, al termine della riunione del direttivo del patto. Smentendo chi pensava già che tutte le riserve fossero sciolte in vista della scadenza dell’accordo parasociale fissata per luglio (ma eventuali disdette vanno comunicate entro fine marzo). «Nessuna decisione è stata presa, abbiamo solo discusso di diversi percorsi. Il principio generale è quello del sostegno al management e dunque un rinnovo del patto a condizioni da determinare. Noi certamente restiamo nel patto», ha detto Bolloré. Il finanziere francese ha poi aggiunto che è in agenda un’assemblea del patto di sindacato per fine marzo, «il 25, il 26 o il 27», e prima di quella data si terrà un’altra riunione del direttivo. «Ci saranno nuove discussioni, queste sono state solo esplorative e comunque positive». Una riunione, quella di ieri, servita anche per affrontare la questione Consortium, la holding cui fa capo il 13% circa del capitale di Piazzetta Cuccia (di cui l’8% fuori dal patto): «il direttivo - si legge in una nota della banca - ha avviato l’istruttoria per l’aggiornamento del patto e ha compiuto un primo esame di modalità tecniche ipotizzabili per l’eventuale scioglimento di Consortium e/o di Fin.Priv (1,75% circa del capitale) con attribuzione delle azioni possedute da tali società ai rispettivi soci». Lasciando la sede di piazzetta Cuccia, Bolloré ha anche voluto sottolineare che il gruppo di investitori internazionali, da lui rappresentato, cui fa capo il 10% del capitale di Mediobanca, «è molto contento di essere in Italia, un bel paese industriale e finanziario dove, contrariamente a quello che dicono i giornali, ci sono moltissime cose che funzionano e in particolare Mediobanca». Le distanze fra i soci, dunque restano. Come resta da concretizzare anche la promessa, rinnovata ieri, di Unicredito e Capitalia di ridurre le proprie quote entro il 6% a testa come previsto dagli accordi dell’aprile 2003 con i soci internazionali. Nessuna novità, inoltre, sul rinnovo dei vertici Generali: «Oggi non ne abbiamo parlato ma penso che ci sia concordia su un mandato triennale al presidente Bernheim e agli amministratori delegati», ha aggiunto Bolloré che al termine della riunione durata circa due ore, si è trattenuto per un’altra ora con Cesare Geronzi, Carlo Salvatori e il presidente del patto Piergaetano Marchetti. Il prossimo appuntamento per l’istituto guidato da Gabriele Galateri è fissato per l’11 marzo con la convocazione del cda sulla semestrale che sarà seguito da un incontro con gli analisti.

http://www.assinews.it/rassegna/articoli/fm060304med.html