Ho una domanda sul PIL che mi attanaglia...!!!

sandalio

Part-time trader
Registrato
22/2/07
Messaggi
7.141
Punti reazioni
238
Per me c'è un macrofattore da considerare ovvero se il Paese è sostanzialmente disabitato quindi l'aumento demografico avviene quasi senza limitazione delle risorse agricole/forestali.
Ad esempio gli USA dall'inizio fino a pochi decenni fa (tuttora in Alaska), Canada, Scandinavia, Dubai. Anche Israele stesso
 

DoctorT

Nuovo Utente
Sospeso dallo Staff
Registrato
21/5/01
Messaggi
3.159
Punti reazioni
129
Israele: 3 figli per donna.
Danimarca, Svezia: 1,7 figli per donna.

sono molto più ricchi dell'Italia (1,27 figli per donna).

Se vogliamo dare un taglio storico alla problematica qui c'è il tasso di crescita della popolazione dal 1960 ad oggi

https://www.worlddata.info/populationgrowth.php?from=1960&to=2021

come puoi vedere in cima alla lista ci sono stati nei quali la religione prevalente è mussulmana anche se con reddito procapite molto diverso (paragonabile al nostro nella penisola arabica, molto più basso in Africa) quindi sicuramente le credenze religiose hanno un impatto sulla crescita demografica ... quello che volevamo capire e
l'effetto del reddito procapite a parità di altri elementi
 

piof

Nuovo Utente
Registrato
8/5/09
Messaggi
13.839
Punti reazioni
545
Discorso molto interessante, mi sentirei però di aggiungere un ulteriore fattore vitale ovvero l'accesso all'energia che cammina a braccetto con la tecnologia.

sì, probabilmente più in passato che oggi l'accesso a risorse energetiche è stato determinante. Oggi credo sia più facile rispetto a secoli fa acquistare e trasportare carbone e abbiamo anche più metodi per produrre energia.

In generale direi che la capacità di un paese di svilupparsi dipende fortemente da quanto quel paese riesce a far in modo che sia il più possibile elevata la possibilità di ogni individuo di dar il meglio di sè.
Ad esempio se in un paese mediorientale le donne non possono studiare/guidare/lavorare ecc, è ovvio che il loro contributo alla crescita sarà minimo. Lo stesso vale in paesi ove non vi sia meritocrazia oppure ove alcuni siano di fatto esclusi da attività significative per carenze del sistema di istruzione
 

freetimenow

Nuovo Utente
Registrato
23/10/19
Messaggi
1.759
Punti reazioni
248
Io credo che il fattore chiave oggi sia la capacità di un paese di attrarre talenti. Che poi e alla fin fine il punto di forza degli USA.
Viceversa ci sono paesi dai quali i talenti fuggono, tipo Italia, e anche qui i risultati si vedono.

NB. Talento non è solo il giovane bravo a scuola, ma anche l’imprenditore dotato di capitali, il professionista capace e per certi versi anche il pensionato benestante (che pure quelli se ne vanno dall’Italia)
 

M1chelasso

Libero Mercato
Registrato
13/9/22
Messaggi
1.332
Punti reazioni
420
Io credo che il fattore chiave oggi sia la capacità di un paese di attrarre talenti. Che poi e alla fin fine il punto di forza degli USA.
Viceversa ci sono paesi dai quali i talenti fuggono, tipo Italia, e anche qui i risultati si vedono.

NB. Talento non è solo il giovane bravo a scuola, ma anche l’imprenditore dotato di capitali, il professionista capace e per certi versi anche il pensionato benestante (che pure quelli se ne vanno dall’Italia)

Ray Dalio parlava di questo nel suo ultimo libro in maniera abbastanza coerente con quanto hai espresso.

Talenti sia naturali che formati con criterio dal paese.
 

Paolo1956

LOREM IPSUM
Registrato
20/6/10
Messaggi
6.477
Punti reazioni
285
bisognerebbe chiedere a qualche storico dell'economia, o economista

così per dir qualcosa si potrebbe pensare che:

........

Uhm, allora:
( la fonte di quello che scrivo è Philip Jones:
https://en.wikipedia.org/wiki/Philip_Jones_(historian)
)
Nel medioevo la popolazione italiana passa da 5 mln del 1000 agli 11 mln del 1300.
Si stabilizza sugli 8 mln tra il 1350 e il 1450, ha una crescita intorno ai 12 mln nel secolo successivo e poi è statica fino a circa il 1700. Non esistendo censimenti questi dati vengono dedotti per via indiretta.
Una tendenza assolutamente parallela si ritrova nell'andamento del prezzo del grano (che può essere considerato per l'epoca un prezzo pilota).

Siccome è sensato stabilire un parallelismo fra aumento dei prezzi e aumento del reddito, una prima risposta c'è.

Adesso però cominciano le complicazioni: il fatto è che i cicli economici non sono come i polmoni che si gonfiano e si sgonfiano restando sempre uguali.

Al di là del fatto che gli storici, almeno fino a una cinquantina di anni fa tendevano a trascurare variabili come il clima, la tecnologia spicciola, l'introduzione di specie agricole anche leggermente diverse, (chi ha letto Jared Diamond ha una qualche idea in merito), la società italiana del tempo di Dante non è quella di 300 anni prima più florida, ma è qualcosa di completamente diverso, e dal punto di vista politico, da quello securitario, del rapporto città-campagne, dal punto di vista produttivo e anche dei paradigmi che informavano la vita di tutti i giorni. Per esempio l'attività di mercante nell'alto medioevo era mal considerata (non che magari i mercanti non fossero ricchi, per quanto servisse la ricchezza quando scarseggiavano i beni di consumo), mentre in epoche successive diventa una attività rispettabile anche gli occhi delle elites di allora, clero e nobiltà (non senza recriminazioni). Cambia la ripartizione delle terre, che in una società feudale erano sostanzialmente bloccate, nascono le compagnie bancarie.

E qui succede una fortunata coincidenza: noi inventiamo le lettere di credito, i francesi cominciano a aprire le fiere della Champagne che mettono in comunicazione i mercati mediterranei con quelli anseatici. La soluzione al problema della sicurezza dei pagamenti porta con sé una straordinaria espansione dei commerci, una globalizzazione ante-litteram che produce un enorme aumento della ricchezza. Anche qui, nasce prima la tecnicalità, o l'invenzione viene forzata dalla necessità?

(to be continued)
 

M1chelasso

Libero Mercato
Registrato
13/9/22
Messaggi
1.332
Punti reazioni
420
Uhm, allora:
( la fonte di quello che scrivo è Philip Jones:
https://en.wikipedia.org/wiki/Philip_Jones_(historian)
)
Nel medioevo la popolazione italiana passa da 5 mln del 1000 agli 11 mln del 1300.
Si stabilizza sugli 8 mln tra il 1350 e il 1450, ha una crescita intorno ai 12 mln nel secolo successivo e poi è statica fino a circa il 1700. Non esistendo censimenti questi dati vengono dedotti per via indiretta.
Una tendenza assolutamente parallela si ritrova nell'andamento del prezzo del grano (che può essere considerato per l'epoca un prezzo pilota).

Siccome è sensato stabilire un parallelismo fra aumento dei prezzi e aumento del reddito, una prima risposta c'è.

Adesso però cominciano le complicazioni: il fatto è che i cicli economici non sono come i polmoni che si gonfiano e si sgonfiano restando sempre uguali.

Al di là del fatto che gli storici, almeno fino a una cinquantina di anni fa tendevano a trascurare variabili come il clima, la tecnologia spicciola, l'introduzione di specie agricole anche leggermente diverse, (chi ha letto Jared Diamond ha una qualche idea in merito), la società italiana del tempo di Dante non è quella di 300 anni prima più florida, ma è qualcosa di completamente diverso, e dal punto di vista politico, da quello securitario, del rapporto città-campagne, dal punto di vista produttivo e anche dei paradigmi che informavano la vita di tutti i giorni. Per esempio l'attività di mercante nell'alto medioevo era mal considerata (non che magari i mercanti non fossero ricchi, per quanto servisse la ricchezza quando scarseggiavano i beni di consumo), mentre in epoche successive diventa una attività rispettabile anche gli occhi delle elites di allora, clero e nobiltà (non senza recriminazioni). Cambia la ripartizione delle terre, che in una società feudale erano sostanzialmente bloccate, nascono le compagnie bancarie.

E qui succede una fortunata coincidenza: noi inventiamo le lettere di credito, i francesi cominciano a aprire le fiere della Champagne che mettono in comunicazione i mercati mediterranei con quelli anseatici. La soluzione al problema della sicurezza dei pagamenti porta con sé una straordinaria espansione dei commerci, una globalizzazione ante-litteram che produce un enorme aumento della ricchezza. Anche qui, nasce prima la tecnicalità, o l'invenzione viene forzata dalla necessità?

(to be continued)
Molto interessante, per come è narrato mi ricorda i video del professor Barbero.
 

piof

Nuovo Utente
Registrato
8/5/09
Messaggi
13.839
Punti reazioni
545
Nel medioevo la popolazione italiana passa da 5 mln del 1000 agli 11 mln del 1300.
Si stabilizza sugli 8 mln tra il 1350 e il 1450, ha una crescita intorno ai 12 mln nel secolo successivo e poi è statica fino a circa il 1700. Non esistendo censimenti questi dati vengono dedotti per via indiretta.
Una tendenza assolutamente parallela si ritrova nell'andamento del prezzo del grano (che può essere considerato per l'epoca un prezzo pilota).

Siccome è sensato stabilire un parallelismo fra aumento dei prezzi e aumento del reddito, una prima risposta c'è

Adesso però cominciano le complicazioni: il fatto è che i cicli economici non sono come i polmoni che si gonfiano e si sgonfiano restando sempre uguali.

Al di là del fatto che gli storici, almeno fino a una cinquantina di anni fa tendevano a trascurare variabili come il clima, la tecnologia spicciola, l'introduzione di specie agricole anche leggermente diverse,...

quindi tendenzialmente: miglioramenti magari tecnologici/climatici o d'altro genere che favoriscono ("causano") crescita economica e demografica. In un periodo in cui però la crescita demografica di per sè non era particolarmente influente sulla crescita economica procapite (tranne per il fatto che magari più persone=mediamente più scoperte ed invenzioni), perlomeno certo non quanto nei sistemi moderni ove rende più sostenibile il debito, favorisce la crescita delle aziende ecc. Si può pensare quindi ad un fenomeno lineare.


Magari sostanzialmente solo dopo la rivoluzione industriale l'allargamento demografico risulta molto importante nel favorire la crescita economica anche procapite. Dando origine ad un fenomeno esponenziale (e non lineare), ovvero nel quale la crescita stessa del fenomeno rafforza le cause della crescita. Crescita economica (magari per via di invenzioni-scoperte) che causa crescita demografica (si vive più a lungo, minor mortalità infantile), la quale favorisce/causa ulteriore e più rapida crescita economica. Dopodichè, dopo decenni di crescita, le economie divengono mature e si ferma la crescita demografica (l'aspettativa di vita non sale più, ma mortalità alla nascita non cala più molto, cambiamenti culturali e si fan meno figli proprio per via della crescita) e si torna ad una crescita lineare. Pure mie distinzioni teoriche, pure un po' inutili.