Alighiero Boetti III

  • ANNUNCIO: 36° Edizione del settimanale "Le opportunità di Borsa" dedicato ai consulenti finanziari ed esperti di borsa.

    Sui mercati azionari prevale l’avversione al rischio, dopo i toni restrittivi della Fed che in settimana ha segnalato tassi più elevati e per più tempo. Mercoledì scorso la banca centrale americana ha deciso di mantenere i tassi invariati ma al tempo stesso le nuove proiezioni indicano che la maggior parte dei funzionari è favorevole ad un nuovo rialzo entro fine anno. Giovedì si è riunita la Bank of England che non ha toccato i tassi e c’è chi parla della fine del ciclo restrittivo. Al termine della riunione, i tassi sono rimasti invariati al 5,25%, interrompendo così la striscia di 14 strette consecutive. Venerdì, invece, è stato il turno della Bank of Japan che ha mantenuto i tassi negativi e ha lasciato inalterata la politica monetaria, confermando la visione secondo cui l’inflazione sta decelerando. Per continuare a leggere visita il link

Buona sera a tutti!
Senza postare le immagini di ogni opera e relativa aggiudicazione, rimando al link già condiviso da @eSide con i risultati dei lotti con opere di Boetti: Asta 57. Opere d'arte - Martini Studio d'Arte

Credo si tratti delle battute d'asta più alte realizzate da Martini su opere di Boetti.
Gli arazzi sono stati aggiudicati tra i 75.000 e gli 85.000 euro compresi i diritti.
Il Calendario ha fatto circa 22.000 euro finito.
La carta Ping Pong 17-18.000 euro circa finita.

Risultati di prima grandezza, soprattutto considerando che si tratta di una delle ultime aste della stagione e che nelle precedenti tornate si sono viste sul mercato già svariate opere.
Questo secondo me è un ottimo segnale di una domanda collezionistica boettiana davvero forte.

Va detta anche un'altra cosa - già detta in passato ma la si può ben ripetere - ossia che la domanda si sta concentrando sulle opere di qualità più interessanti e che abbiano una partenza in asta contenuta e che consenta di tentare l'acquisto, anche se poi le opere possono salire.

Viceversa, opere molto belle, come ad esempio la bellissima carta con gli Aerei, possono andare invendute se proposte a basi non stimolanti.
Per esemplificare, anche mettendo una bellissima Mappa in un'asta importante ma con una base di 2 milioni, l'opera può benissimo andare invenduta, mentre se la si mette con una base di 1 milione può fare gara e arrivare anche oltre i 2 milioni (o anche essere venduta a 3 milioni o a 1.5 milioni, le aste sono pur sempre imprevedibili).
Ma anche un capolavoro di Picasso può andare invenduto se parte da 100 milioni invece che da 50. Rimane pur sempre un capolavoro di Picasso e non cambia nulla.

Sta quindi alle case d'asta e al venditore trovare quel punto di equilibrio, e in questo caso una pur bellissima opera non ha trovato un compratore partendo troppo alta.
Nulla da dire sulla bellezza dell'opera, ma già la sola base di 80.000 euro avrebbe portato ad un importo di 100.000 euro.
Cifra che potenzialmente l'opera potrebbe anche meritare ma a fronte di una gara partita da una base molto più contenuta.
Ad ogni modo, non si sa mai che possa essere oggetto di una trattativa nel post-asta, stante la bellezza dell'opera.

Approfitto in chiusura di menzionare anche l'arazzino "Pio per Mari" passato pochi giorni fa alla Meetingart e di cui mi ero completamente dimenticato. Anche lui ha fatto bene, circa 50.000 euro finito.

Quest'ultima aggiudicazione mi dà modo di ribadire un concetto, che i "maggiormente boettiani" comprendono, ma che i "non ancora boettiani" probabilmente non percepiscono pienamente: sia nel mondo delle carte che dei ricami di Boetti esistono opere più rare e meno rare, più importanti e meno importanti, di maggiore o minore qualità, di maggiore o minore carattere evocativo ecc.
Questo evidentemente fa si che il collezionismo si possa soffermare maggiormente e in un dato periodo verso alcune opere piuttosto che altre o verso ad esempio alcune frasi piuttosto che altre.
A questo si aggiungono ovviamente le circostanze del tutto variabili ed aleatorie che caratterizzano il mondo delle aste.

Sta nella normalità delle cose che, prendendo ad esempio la tipologia degli arazzi, a parità di misura poi ci siano una miriade di fattori- più o meno immediatamente percepibili, più o meno evidenti, soprattutto a chi non è "specializzato" - che differenziano le opere tra loro, il loro appeal sul mercato e che contriubuiscano a determinare risultati finali in asta anche molto distanti tra loro.
Non sono tutte opere "equivalenti" come si potrebbe erroneamente supporre, c'è poi da dire che anche relativamente agli accostamenti cromatici ognuno ha i propri personalissimi gusti.
Per inciso aggiungerei anche che magari in galleria invece si potrebbe tendere maggiormente ad una omogenità di prezzi per opere di pari formato e in quel caso sta al collezionista saper individuare e scegliere ciò che ritiene più nelle sue preferenze e che abbia il migliore abbinamento qualità/richiesta economica anche in base al proprio gusto e alla propria sensibilità .
 
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Buona sera a tutti!
Senza postare le immagini di ogni opera e relativa aggiudicazione, rimando al link già condiviso da @eSide con i risultati dei lotti con opere di Boetti: Asta 57. Opere d'arte - Martini Studio d'Arte

Credo si tratti delle battute d'asta più alte realizzate da Martini su opere di Boetti.
Gli arazzi sono stati aggiudicati tra i 75.000 e gli 85.000 euro compresi i diritti.
Il Calendario ha fatto circa 22.000 euro finito.
La carta Ping Pong 17-18.000 euro circa finita.

Risultati di prima grandezza, sopdattutto considerando che si tratta di una delle ultime aste della stagione e che nelle precedenti tornate si sono viste sul mercato già svariate opere.
Questo secondo me è un ottimo segnale di una domanda collezionistica boettinana davvero forte.

Va detta anche un'altra cosa - già detta in passato ma la si può ben ripetere - ossia che la domanda si sta concentrando sulle opere di qualità più interessanti e che abbiano una partenza in asta contenuta e che consenta di tentare l'acquisto, anche se poi le opere possono salire.

Viceversa, opere molto belle, come ad esempio la bellissima carta con gli Aerei, possono andare invendute se proposte a basi non stimolanti.
Per esemplificare, anche mettendo una bellissima Mappa in un'asta importante ma con una base di 2 milioni, l'opera può benissimo andare invenduta, mentre se la si mette con una base di 1 milione può fare gara e arrivare anche oltre i 2 milioni (o anche essere venduta a 3 milioni o a 1.5 milioni, le aste sono pur sempre imprevedibili).
Ma anche un capolavoro di Picasso può andare invenduto se parte da 100 milioni invece che da 50. Rimane pur sempre un capolavoro di Picasso e non cambia nulla.

Sta quindi alle case d'asta e al venditore trovare quel punto di equilibrio, e in questo caso una pur bellissima opera non ha trovato un compratore partendo troppo alta.
Nulla da dire sulla bellezza dell'opera, ma già la sola base di 80.000 euro avrebbe portato ad un importo di 100.000 euro.
Cifra che potenzialmente l'opera potrebbe anche meritare ma a fronte di una gara partita da una base molto più contenuta.
Ad ogni modo, non si sa mai che possa essere oggetto di una trattativa nel post-asta, stante la bellezza dell'opera.

Approfitto in chiusura di menzionare anche l'arazzino "Pio per Mari" passato pochi giorni fa alla Meetingart e di cui mi ero completamente dimenticato. Anche lui ha fatto bene, circa 50.000 euro finito.

Quest'ultima aggiudicazione mi dà modo di ribadire un concetto, che i "maggiormente boettiani" comprendono, ma che i "non ancora boettiani" probabilmente non percepiscono pienamente: sia nel mondo delle carte che dei ricami di Boetti esistono opere più rare e meno rare, più importanti e meno importanti, di maggiore o minore qualità, di maggiore o minore carattere evocativo ecc.
Questo evidentemente fa si che il collezionismo si possa soffermare maggiormente e in un dato periodo verso alcune opere piuttosto che altre o verso ad esempio alcune frasi piuttosto che altre.
A questo si aggiungono ovviamente le circostanze del tutto variabili ed aleatorie che caratterizzano il mondo delle aste.

Sta nella normalità delle cose che, prendendo ad esempio la tipologia degli arazzi, a parità di misura poi ci siano una miriade di fattori- più o meno immediatamente percepibili, più o meno evidenti, soprattutto a chi non è "specializzato" - che differenziano le opere tra loro, il loro appeal sul mercato e che contriubuiscano a determinare risultati finali in asta anche molto distanti tra loro.
Non sono tutte opere "equivalenti" come si potrebbe erroneamente supporre.
Per inciso aggiungerei anche che magari in galleria invece si potrebbe tendere maggiormente ad una omogenità di prezzi per opere di pari formato e in quel caso sta al collezionista saper individuare e scegliere ciò che ritiene abbia il migliore abbinamento qualità/prezzo.
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tutto giusto quello che hai scritto è quello che scrivi, complimenti sia per aver anticipato il movimento a rialzo di suddette opere ( arazzetti o ricami ) sia per la tua preparazione sull’artista.

mi permetto di riprendere un tuo concetto, riportandolo , cio’ che hai detto è vero è giusto ma non riguarda solo Boetti. rispecchia un po’ il mercato di quasi tutti gli artisti.
ad esempio su Fontana, se escludiamo le Fine di Dio, il mercato preferisce i tagli dai buchi. Ma ti potrei fare altri esempi come su Schifano, dove le opere anni 60 sono ambite maggiormente rispetto a quelle più tarde, se poi aggiungiamo che un soggetto come una propaganda sia l’oggetto del desiderio, ancor più di un monocromo

ma tu queste cose le sai… non c’è bisogno che te lo dica, l’ho scritto solo per far 4 chiacchiere e magari , potrebbe essere utile a chi invece è ignaro di tutto ciò

ciao :)
 
Vedi l'allegato 2910225


tutto giusto quello che hai scritto è quello che scrivi, complimenti sia per aver anticipato il movimento a rialzo di suddette opere ( arazzetti o ricami ) sia per la tua preparazione sull’artista.

mi permetto di riprendere un tuo concetto, riportandolo , cio’ che hai detto è vero è giusto ma non riguarda solo Boetti. rispecchia un po’ il mercato di quasi tutti gli artisti.
ad esempio su Fontana, se escludiamo le Fine di Dio, il mercato preferisce i tagli dai buchi. Ma ti potrei fare altri esempi come su Schifano, dove le opere anni 60 sono ambite maggiormente rispetto a quelle più tarde, se poi aggiungiamo che un soggetto come una propaganda sia l’oggetto del desiderio, ancor più di un monocromo

ma tu queste cose le sai… non c’è bisogno che te lo dica, l’ho scritto solo per far 4 chiacchiere e magari , potrebbe essere utile a chi invece è ignaro di tutto ciò

ciao :)
Ti ringrazio Marco, sei gentilissimo! OK!
E le "4 chiacchiere" fanno poi sempre piacere, a maggior ragione se poi espongono concetti interessanti e che assolutamente condivido.

Io infatti qui parlavo di Boetti ma certamente come scrivi anche tu, sono applicabili a tanti artisti, se non tutti.

Giusto per riprendere un argomento, riadattandolo al grandissimo Fontana da te citato, anche una Fine di Dio capolavoro può andare invenduta se la si fa partire da 20 milioni invece che da 10.

Queste considerazioni di buonsenso ha sempre senso evidenziarle, anche perchè chi magari ha minore dimestichezza potrebbe trovarle utili a fronte di una difficoltà a comprendere certi aspetti, anche perchè è pur sempre facile imbattersi in discorsi apocalittici come "il capolavoro di Fontana è andato invenduto, ora non lo vuole più nessuno, crolla tutto...", perchè di persone che ragionano così è pieno e tendenzialmente non ne azzeccano una.
 
Questo mi era sfuggito, credo sia stato aggiudicato ieri o l'altro ieri.
Bonhams Parigi, Mettere i Verbi all'Infinito, 22x20 cm: 83.000 euro finiti.
Non so se l'IVA sui diritti sia inclusa o meno, certamente va aggiunto il diritto di seguito.
Opera bella e gioiosa, che prende titolo da una delle "regole" boettiane.

Screenshot 2023-06-08 at 11-07-44 Bonhams Cornette de Saint Cyr ALIGHIERO BOETTI (1940-1994) M...png
 
Sta nella normalità delle cose che, prendendo ad esempio la tipologia degli arazzi, a parità di misura poi ci siano una miriade di fattori- più o meno immediatamente percepibili, più o meno evidenti, soprattutto a chi non è "specializzato" - che differenziano le opere tra loro, il loro appeal sul mercato e che contriubuiscano a determinare risultati finali in asta anche molto distanti tra loro.
Non sono tutte opere "equivalenti" come si potrebbe erroneamente supporre.
Per inciso aggiungerei anche che magari in galleria invece si potrebbe tendere maggiormente ad una omogenità di prezzi per opere di pari formato e in quel caso sta al collezionista saper individuare e scegliere ciò che ritiene abbia il migliore abbinamento qualità/prezzo.
Personalmente mi sono invece interrogato se sia un buon segno o meno (per il mercato dell'artista e dei piccoli arazzi in particolare) vedere una tale "moltiplicazione" di opere in asta di questa ultima tornata di giugno.
Quindi chiedo a chi è più esperto di me, fatti 30 gli arazzi passati in asta (di solito si dice 100 ma mi sembrava eccessivo come numero:D ) quanti sono stati messi in vendita da privati e quanti da mercanti / gallerie? (chiaro che nessuno può saperlo ma chiedo l'opinione)
Io ho fatto le mie deduzioni in base ai diversi scenari, ma mi limito a porre la domanda
 
Personalmente mi sono invece interrogato se sia un buon segno o meno (per il mercato dell'artista e dei piccoli arazzi in particolare) vedere una tale "moltiplicazione" di opere in asta di questa ultima tornata di giugno.
Quindi chiedo a chi è più esperto di me, fatti 30 gli arazzi passati in asta (di solito si dice 100 ma mi sembrava eccessivo come numero:D ) quanti sono stati messi in vendita da privati e quanti da mercanti / gallerie? (chiaro che nessuno può saperlo ma chiedo l'opinione)
Io ho fatto le mie deduzioni in base ai diversi scenari, ma mi limito a porre la domanda
Ottime domande eSide!
Sono spunti che mi danno il piacere di argomentare :-)

Partirei dalla prima: la "moltiplicazione" è sostanzialmente una percezione che deriva dal fatto che oggi si guardi a Boetti come se ci fosse un faro puntato. E a tutti gli effetti un faro puntato c'è, sia per curiosità che per chi effettivamente vorrebbe provare a comperare.
In realtà il numero di opere di Boetti in asta si è mantenuto grossomodo stabile.
Se si vanno a rivedere singoli cataloghi di aste di oltre un decennio fa ci si accorgerà che anche in una singola asta, ad esempio di Sotheby's o Christie's, potevano essere incluse anche 10 opere di Boetti. In una singola asta di qualche anno fa ne ho contate 14 inclusa una Mappa, 2 grandi ricami, alcuni piccoli, qualche carta.
Boetti ha prodotto molto, e da quando c'è stata la sua riscoperta, sono sempre passate svariate opere nelle aste.
L'alta presenza di opere in asta è anche una fisiologica conseguenza del persistente aumento delle quotazioni, perchè di volta in volta chi aveva comperato a 2 ha poi considerato di vendere a 5, chi ha comperato a 5 ha venduto a 10, eccetera.
E' quindi normale che in questa fase, dopo i consistenti aumenti degli ultimi due anni, ci sia chi consideri di vendere, considerando che ad esempio per i piccoli ricami attualmente parliamo di valori di realizzo che oscillano tra i 40 e 80.000 euro (senza arrivare alle opere rare o particolari). Voglio dire, è normalissimo che qualcuno che 3 anni fa abbia pagato 25/30.000 euro oggi sia propenso a vendere a fronte di una potenziale plusvalenza di 30-40-50.000 euro.
Ma ci sta anche che chi ha comperato un arazzo a 30.000 oggi ne comperi un secondo o un terzo a 80.000 o a 120.000, o più.

Aggiungerei anche, che se il numero in asta invece che 30 fosse paradossalmente 300, non sarebbe la quantità in sè a suggerire chissà quali riflessioni quanto piuttosto l'equilibrio tra l'offerta e la domanda, che è quello che determina gli andamenti di mercato.
Per come guardo personalmente al mercato quello su cui maggiormente focalizzo è appunto questo.
Poi, si può anche dire che "a fronte di una cospicua presenza di opere il mercato di Boetti si è dimostrato molto forte e che la presenza di svariate opere ha evidenziato andamenti positivi e mediamente in aumento", ma se anche le opere offerte sul mercato fossero state 10 invece che 30, l'elemento che avrei guardato con interesse sarebbe sempre stato quello delle aggiudicazioni piuttosto che il numero delle opere.

Certo, mentre scrivo mi viene anche da considerare che a questo punto, vista la crescente domanda internazionale, probabilmente se le opere fossero state 10 e non 30, per la legge della domanda e dell'offerta (a parità di domanda ma con minore offerte) le quotazioni sarebbero salite ancora maggiormente. Ma questo ci porterebbe nel campo delle ipotesi e non delle analisi...

Quindi, a fronte di una quantità di opere nella media, personalmente non darei nè una valutazione negativa nè positiva, semplicemente normale, fisiologica, e con una risposta collezionistica forte e un andamento estremamente positivo.

Dò anche per scontato che a un certo punto si arrivi ad una fase di "consolidamento" stazionario delle quotazioni, è sempre stato così nei 20 anni passati e prima o poi immagino che una pausa di sedimentazione ci dovrà essere, per poi ripartire verso nuovi traguardi...

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, ossia se i venditori siano più i privati o i mercanti/galleristi, la mia opinione è che i venditori siano quasi tutti (o in larghissima parte) dei privati, e in minima parte ipoteticamente dei piccoli mercanti.
Certamente non sono galleristi o mercanti di primo piano, perchè quelli sono viceversa interessati ad acquistare opere di Boetti per proporle e per prestigio, quindi in asta piuttosto le comperano invece che venderle.
Galleristi e mercanti realizzerebbero in ogni caso margini superiori vendendo le opere direttamente ai propri clienti piuttosto che mettendole in asta.
Non mi stupirei minimamente se alcune opere di queste sessioni - siano arazzi o siano carte - le abbiano comperate proprio dei galleristi italiani o stranieri. Anzi.
 
Ultima modifica:
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, ossia se i venditori siano più i privati o i mercanti/galleristi, la mia opinione è che i venditori siano quasi tutti (o in larghissima parte) dei privati, e in minima parte ipoteticamente dei piccoli mercanti.
Certamente non sono galleristi o mercanti di primo piano, perchè quelli sono viceversa interessati ad acquistare opere di Boetti per proporle e per prestigio, quindi in asta piuttosto le comperano invece che venderle.
Galleristi e mercanti realizzerebbero in ogni caso margini superiori vendendo le opere direttamente ai propri clienti piuttosto che mettendole in asta.
Non mi stupirei minimamente se alcune opere di queste sessioni - siano arazzi o siano carte - le abbiano comperate proprio dei galleristi italiani o stranieri. Anzi.

Grazie per le tue osservazioni puntuali, e per la "memoria storica" che a me manca, e questo, non solo per Boetti, mi fa venire meno la possibilità di giudicare quanto osservo oggi alla luce di evidenze passate. Io di piccoli arazzi, comprese fiere, non ne avevo mai visti tanti come in questo ultimo periodo (parlo dei 6-7 anni di mia esprienza) vero che fino a un paio di anni fa guardavo solo poche aste e nazionali.
Certamente se compri azioni e fai un +100% ( ma anche 50) sei portato a vendere di corsa perché si sa che l'azionario è volatile e rischioso per sua natura. Trovo meno "scontato" che se compri a 30 (+ diritti) in asta, se riesci a vendere a 60 (- commissioni, + diritti per l'acquirente) sempre in asta, lo fai di corsa. Anche perché l'arte dovrebbe essere un bene rifugio, non uno strumento di speculazione.
Anche se lo avessi preso a 5 mila euro (ammesso che sia mai stato possibile), se consideri il tempo passato, l'inflazione ecc., i 40 o 50 mila euro di margine netto ormai non solo non cambiano la vita in generale, ma neanche singoli aspetti della vita, se parliamo di chi l'arte se la può permettere.
Ci stà magari che ne ne hai 3, anche se credi nella prospettiva di ulteriore crescita, uno lo vendi e due li tieni. Oppure chi vende pensa che difficilmente riuscirà a realizzare di più, se non marginalmente.
A me, dal punto di vista dell'investimento, e nei panni di chi magari di mercato dell'arte ne sa e capisce poco, non mi farebbe una gran buona impressione questa - certo apparente - corsa a vendere. Non mi sembrerebbe tale solo pensando che "in giro" ci sono molte centinaia o se non migliaia di quelle opere (ok, il mercato è mondiale, ok anche di Picasso e Warhol ce ne sono migliaia, ecc ecc, ma cmq il dubbio mi resta).
Per fare una battuta, oggi sembra più difficile riuscire a comprare un paio di scarpe Jordan di un modello un po' raro che trovare un arazzo di Boetti (in entrambi i casi, chiaramente, potendosi permettere l'oggetto).
Detto tutto ciò, mi fido di quel che dici tu e altri che di certo conoscono questo mercato molto più di me, e posso dire che mi avete convinto che i piccoli arazzi continueranno a salire e chi vende oggi (se non per reale necessità, non penso molti quindi) si mangeranno le mani quando li vedranno a 2-3 volte i prezzi attuali!
 
Il confronto è molto interessante, e Vi ringrazio per i contributi che mi danno spunto per alcune riflessioni.
Partendo dal fondo, condivido il ragionamento di @eSide nel paragone con le azioni, aggiungerei però che non tutti hanno con l'investimento in arte lo stesso approccio (e non tutti hanno la stessa preparazione), quindi penso sia difficile immaginare che vi sia un atteggiamento unitario sia tra quelli che vendono sia tra quelli che comprano oggi Boetti; a mio avviso ci possono essere collezionisti che oggi vedono nella vendita una certezza di monetizzazione, come ci possono essere soggetti che semplicemente hanno speculato nel breve periodo, e questa secondo me è legato ad una peculiarità del mercato di Boetti, le cui quotazioni sono esplose nel breve periodo ovunque senza apparenti eccezioni.
Per curiosità tempo fa ho controllato alcune aggiudicazioni di carte storiche, e anche se qui il mercato pare essere più complicato (grazie ancora a Biagio per l'exursus di tempo fa), il salto c'è stato, parlando di dimensione 70x100, ad esempio "1000 shoots one O AEB 1974" con storia espositiva che da Farsetti a Maggio è stato venduto a 48k tutto incluso, mentre la stesa opera al Ponte nel 2018 era stata battuta a 27.5k (quindi direi crescita in linea con gli arazzi)
Le carte più recenti hanno invece a mio avviso un mercato ancora in divenire, anche perchè la qualità varia moltissimo: "andare a caccia da solo", 1990 ha realizzato 13k nel 2021 e 17.5 k nel 2019, oggi un'opera simile "insapettatamente" 1988è andata a 22.5k da Christie's, insomma, ne avessi una di quest'ultima tipologia non la venderei oggi a prescindere.
Riguardo all'opera andata invenduta da Martini, concordo con Biagio che la base fosse troppo alta, contando che una simile nel 2020 ha fatto 25k da Arcadia e qui forse la casa d'aste conta, ma una differenza così non la vedrei comunque.
Interessante infine notare la quasi totale scomparsa dal mercato dei "cimento", che hanno avuto alterne fortune, ma sempre basi di partenza minime sui 40k: dal 2017 non se ne vedono in giro; molti invenduti, ma anche risultati sugli 80k nel 2015. Concludo con quella che pare la serie più rara, "autodisporsi" del 1974 in asta un unico passaggio da Christie's nel 2012, ma ha fatto 94k diritti inclusi... peraltro di autodisporsi credo di averne visti tre in tutto!
 
Grazie per le tue osservazioni puntuali, e per la "memoria storica" che a me manca, e questo, non solo per Boetti, mi fa venire meno la possibilità di giudicare quanto osservo oggi alla luce di evidenze passate. Io di piccoli arazzi, comprese fiere, non ne avevo mai visti tanti come in questo ultimo periodo (parlo dei 6-7 anni di mia esprienza) vero che fino a un paio di anni fa guardavo solo poche aste e nazionali.
Certamente se compri azioni e fai un +100% ( ma anche 50) sei portato a vendere di corsa perché si sa che l'azionario è volatile e rischioso per sua natura. Trovo meno "scontato" che se compri a 30 (+ diritti) in asta, se riesci a vendere a 60 (- commissioni, + diritti per l'acquirente) sempre in asta, lo fai di corsa. Anche perché l'arte dovrebbe essere un bene rifugio, non uno strumento di speculazione.
Anche se lo avessi preso a 5 mila euro (ammesso che sia mai stato possibile), se consideri il tempo passato, l'inflazione ecc., i 40 o 50 mila euro di margine netto ormai non solo non cambiano la vita in generale, ma neanche singoli aspetti della vita, se parliamo di chi l'arte se la può permettere.
Ci stà magari che ne ne hai 3, anche se credi nella prospettiva di ulteriore crescita, uno lo vendi e due li tieni. Oppure chi vende pensa che difficilmente riuscirà a realizzare di più, se non marginalmente.
A me, dal punto di vista dell'investimento, e nei panni di chi magari di mercato dell'arte ne sa e capisce poco, non mi farebbe una gran buona impressione questa - certo apparente - corsa a vendere. Non mi sembrerebbe tale solo pensando che "in giro" ci sono molte centinaia o se non migliaia di quelle opere (ok, il mercato è mondiale, ok anche di Picasso e Warhol ce ne sono migliaia, ecc ecc, ma cmq il dubbio mi resta).
Per fare una battuta, oggi sembra più difficile riuscire a comprare un paio di scarpe Jordan di un modello un po' raro che trovare un arazzo di Boetti (in entrambi i casi, chiaramente, potendosi permettere l'oggetto).
Detto tutto ciò, mi fido di quel che dici tu e altri che di certo conoscono questo mercato molto più di me, e posso dire che mi avete convinto che i piccoli arazzi continueranno a salire e chi vende oggi (se non per reale necessità, non penso molti quindi) si mangeranno le mani quando li vedranno a 2-3 volte i prezzi attuali!
Trovo sempre piacevole e stimolante interloquire con te eSide! OK!
Vorrei premettere che si tratta in ogni caso pur sempre di opinioni personali.
Io da anni scrivo ciò che penso senza il pensiero di convincere o meno nessuno. Devo dire però senza falsa modestia che obiettivamente ci ho azzeccato parecchio... :-)

Condivido le tue considerazioni, e giustamente parliamo di arte e non di azioni. Infatti, per restare sull'argomento, non è che ci sia la "corsa a vendere", semplicemente è normale che ci sia sempre qualcuno che vende (altrimenti nessuno potrebbe comperare se nessuno vendesse...) e l'aumento di quotazioni è un incentivo extra per realizzare. Fortunatamente è sempre in percentuale un numero basso quello dei venditori, ma appunto una parte è del tutto fisiologica. A maggior ragione quando si arriva a certe cifre.
Questo vale per tutti gli artisti... (in particolare per quelli che nel tempo si sono rivalutati).

Seguendo il mercato di Boetti da oltre due decenni, ho imparato a conoscerne alcune sfumature, come ad esempio - stando sugli arazzi - che i collezionisti dopo averne comperato uno, se possono ne vorrebbero un secondo e poi un terzo. E se ne hanno tre "classici" magari decidono di puntare su uno più raro, come un Kabul o un bi-tri cromatico, e in quel caso possono valutare di vendere uno di quelli che già hanno. Anche questo è un meccanismo che può portare ad un "ricambio" sul mercato.
Oppure, come hai detto tu: ne hai comperati 3 alcuni anni fa, ora ne vendi uno. Praticamente ti sei regalato i due che ti rimangono e magari anche con guadagno un extra vicino. Fatto sta che, al di là delle motivazioni che portano a vendere, sul mercato ogni anno compaiono opere di qualsiasi artista in vendita.

C'è poi da sfatare il mito delle cose che non si trovano. Tutto a questo mondo si trova, anche le cose più rare: "basta pagare".
Se domani mattina vuoi un autoritratto di Van Gogh o un Rembrandt o un Klimt museale, o una Mappa di Boetti, o una Marylin di Warhol, tutto si trova, o quasi. E' solo questione di disponibilità economica e al limite di un po' di pazienza.

Per fare un tuffo nel passato, posso dirti che ricordo fiere italiane e estere con ricchissima presenza di opere di Boetti e altre edizioni dove non si vedeva quasi nulla. Ricordo edizioni di Artefiera con pannelli Biro in diversi stand (costavano intorno ai 20.000 euro), o con pareti piene di arazzi di ogni formato. Anche ad Art Basel c'è stato un anno in cui una galleria aveva fatto metà stand con i ricami. Ma anche a Miart o Verona per citare alcune fiere e senza menzionare le mostre. O le aste di cui si è già accennato (i cui cataloghi del passato con un po' di tempo si possono andare a rintracciare online sui loro siti). C'erano degli anni in cui anche nelle aste vedevi 3-4-5 Mappe, 3 Tutto, 4 Arazzoni, altri in cui nulla. Poi capitava qualche biro e poi non ne vedevi una per due anni.
Certo, di arazzini nelle aste se ne sono sempre visti. Magari però per due anni nessun "Kabul", poi un anno 1 e l'anno dopo 4. Poi di nuovo nulla.
Rientra un pò nell'imprevedibilità del mercato.

Quello che è cambiato moltissimo negli anni però è stata la percezione di Boetti e la sua considerazione. Elementi che poi hanno determinato anche un ampliamento del desiderio collezionistico e un graduale aumento di quotazioni nel tempo (che non è poi stato così costante nel tempo come si può essere portati a pensare: è cresciuto, si è assestato, a volte è un po' sceso, poi è ripartito, poi ha impennato, poi di nuovo si è sedimentato ecc).

Personalmente posso dire di essermi appassionato a Boetti oltre 20 anni fa, dopo un periodo in cui inizialmente non l'avevo minimamente capito, e del resto in quel periodo era veramente bistrattato sul mercato e ciò inevitabilmente si rifletteva sull'immaginario di tutti quelli che non lo conoscevano approfonditamente e che quindi quasi non lo consideravano proprio (e io ahimè tra quelli...). Quella volta si che le opere si trovavano a pochissimo e ovunque, anche dai corniciai, ma allora non le voleva quasi nessuno.
Trovo doveroso dire anche che in quei periodi circolavano anche tantissimi falsi e che l'Archivio era da pochissimo stato istituito e non c'era il contesto di sicurezza che cui ormai siamo abituati.
Insomma, un altro mondo.

In ultimo, ti vorrei confermare che sì, le opere di Boetti (autentiche, e archiviate!) all'epoca si potevano effettivamente comperare a cifre completamente diverse da quelle di oggi: nel mio piccolo agli inizi degli anni 2000 acquistai il mio primo arazzino, pagandolo esattamente 2.000 euro. Comprese le spese di archiviazione. :-)
E nonostante i notevoli aumenti di valore, fa ancora parte della mia collezione. :-)
 
Il confronto è molto interessante, e Vi ringrazio per i contributi che mi danno spunto per alcune riflessioni.
Partendo dal fondo, condivido il ragionamento di @eSide nel paragone con le azioni, aggiungerei però che non tutti hanno con l'investimento in arte lo stesso approccio (e non tutti hanno la stessa preparazione), quindi penso sia difficile immaginare che vi sia un atteggiamento unitario sia tra quelli che vendono sia tra quelli che comprano oggi Boetti; a mio avviso ci possono essere collezionisti che oggi vedono nella vendita una certezza di monetizzazione, come ci possono essere soggetti che semplicemente hanno speculato nel breve periodo, e questa secondo me è legato ad una peculiarità del mercato di Boetti, le cui quotazioni sono esplose nel breve periodo ovunque senza apparenti eccezioni.
Per curiosità tempo fa ho controllato alcune aggiudicazioni di carte storiche, e anche se qui il mercato pare essere più complicato (grazie ancora a Biagio per l'exursus di tempo fa), il salto c'è stato, parlando di dimensione 70x100, ad esempio "1000 shoots one O AEB 1974" con storia espositiva che da Farsetti a Maggio è stato venduto a 48k tutto incluso, mentre la stesa opera al Ponte nel 2018 era stata battuta a 27.5k (quindi direi crescita in linea con gli arazzi)
Le carte più recenti hanno invece a mio avviso un mercato ancora in divenire, anche perchè la qualità varia moltissimo: "andare a caccia da solo", 1990 ha realizzato 13k nel 2021 e 17.5 k nel 2019, oggi un'opera simile "insapettatamente" 1988è andata a 22.5k da Christie's, insomma, ne avessi una di quest'ultima tipologia non la venderei oggi a prescindere.
Riguardo all'opera andata invenduta da Martini, concordo con Biagio che la base fosse troppo alta, contando che una simile nel 2020 ha fatto 25k da Arcadia e qui forse la casa d'aste conta, ma una differenza così non la vedrei comunque.
Interessante infine notare la quasi totale scomparsa dal mercato dei "cimento", che hanno avuto alterne fortune, ma sempre basi di partenza minime sui 40k: dal 2017 non se ne vedono in giro; molti invenduti, ma anche risultati sugli 80k nel 2015. Concludo con quella che pare la serie più rara, "autodisporsi" del 1974 in asta un unico passaggio da Christie's nel 2012, ma ha fatto 94k diritti inclusi... peraltro di autodisporsi credo di averne visti tre in tutto!
Grazie del bell'intervneto Villiano, lo hai postato mentre scrivevo il mio :-)
Non ho citato i Cimenti nel mio post precedente, ma assolutamente vale lo stesso discorso, ossia periodi in cui se ne vedevano e altri in cui erano difficili da trovare. Ciclo di opere piuttosto difficile ma assolutamente fondamentale, penso sia un'opera che veramente abbia segnato un'epoca. Giustamente parli anche di momenti alterni di mercato; anche io ricordo 4 fogli andati invenduti, a cifre oggi ridicole.
Gli Autodisporsi sono opere da pelle d'oca, e veramente rarissime. E' capitato di vedere qualche "bozzetto" ma nulla dell'importanza dell'opera cui ti riferisci, e che ho perfettamente presente.

Sicuramente sul mondo delle carte boettiane c'è molto da valorizzare, e va anche detto che non tutte le opere sono di qualità eccelsa. E' ben noto che Boetti abbia avuto degli alti e bassi e questo in alcuni casi si riflette anche sulle carte.
Ad esempio non ricordo in qualche asta a breve ne passerà una che non è male ma non è nemmeno nulla di speciale e parte a mio avviso con una base diciamo ottimistica, che potrebbe non dare esiti di vendita. Magari sbaglio.

Del resto, anche i Calendari, che ora stanno iniziando meritatamente ad avere un buon apprezzamento collezionistico, per anni hanno avuto momenti di mercato piuttosto alterni.

Ma tornando alle Carte, sono convinto che quella parte del mondo boettiano sia ancora tutta da valorizzare.
Certamente un primo importante passo è stato fatto con la pubblicazione sul Catalogo Ragionato delle opere realizzate tra il 1980 e 1987 (molte per me assolutamente inedite, e tante veramene spettacolari), ma quel testo è pur sempre uno "strumento tecnico" destinato ad un numero contenuto di super cultori appassionati, mentre quello che servirebbe sarebbero delle occasioni espositive importanti - magari museali, ma anche di gallerie - che facessero conoscere anche al grande pubblico la produzione su carta dagli anni 60 in avanti.
E da lì potrebbe partire anche un allargamento collezionistico importante.
 
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Nessuno è stato a Basilea e può riferire sui lavori di Boetti?
 
la risposta su 3d art Basel
 
Ho preso le immagini delle opere di Boetti fotografate da @Stefano Perrini ad Art Basel 2023 estrapolandole dal bellissimo reportage che ha fatto (qui: Art Basel 2023 )
Per vedere le immagini si deve andare leggermente più in basso e fare "espandi" per ogni citazione.

@artix71


Massimo De Carlo

Boetti e Accardi
Vedi l'allegato 2913022
002.jpg


 
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PS. vedo ora sul sito di ArtBasel che anche Barbara Gladstone esponeva qualcosa di Boetti. Così riporta il sito.

Screenshot 2023-06-20 at 18-25-33 Gladstone Gallery.png
 
anche i multipli salgono

CONTATORE ,opera iconica di Boetti ieri da ARTRITE ha superato i 7k con diritti

Schermata 2023-06-21 alle 11.57.08.png
 
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